13 aprile, 2024

Lo spirito e la carne - Prima Parte (1/2)

 

Lo spirito e la carne

Prima Parte (1/2)

                                                                                                       Caro te excaecaverat? Caro te sanat

S.Agostino

 

Il contrasto di ciò che dovrebbe essere unito

Uno dei problemi fondamentali della vita è come mettere d’accordo le esigenze dello spirito con gli appetiti del corpo, i piaceri dello spirito con quelli fisici, la vita del senso con quella dell’intelletto, l’esercizio della volontà con quello delle passioni, l’esercizio della ragione con quello dell’istinto, l’affettività sensibile con l’amore spirituale, il sesso con lo spirito.

La Sacra Scrittura, al riguardo, ha due concetti fondamentali: carne (eb.basar, gr.sarx) e spirito (eb.rùach, gr.pneuma). Essa rappresenta lo spirituale con l’immagine del cielo, il materiale con quella della terra. Lo spirito è incorruttibile, la carne è corruttibile. Lo spirito è al di sopra del tempo, la carne è nel tempo. lo spirito si vede con l’occhio della mente, la carne con l’occhio del corpo. Il Creatore è spirito, la creatura è carne. L’anima è lo spirito dell’uomo, composto di anima e corpo.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/lo-spirito-e-la-carne-prima-parte-12.html 


Particolarmente delicato è il discorso che Paolo fa quando tratta del corpo umano nella futura risurrezione gloriosa. Egli parla di un passaggio dall’attuale «corpo animale» a un «corpo spirituale», e dall’attuale «uomo terrestre» a un «uomo celeste» (I Cor15, 44-49). Che significa tutto ciò? Che l’uomo perderà la sua animalità per diventare un puro spirito? Che non ci sarà più la distinzione e l’unione fra uomo e donna? Che cosa intende dire San Paolo?

Lungi da lui la prospettiva platonica o indiana, della quale purtroppo Origene è rimasto vittima, della liberazione dello spirito dalla carne o dell’anima dal corpo o di un corpo asessuato, sennò dove va a finire la risurrezione del corpo? Paolo intende, al contrario, riferirsi, al di là del linguaggio desunto dallo gnosticismo, al pieno dominio dello spirito sulla carne e dell’anima sul corpo maschile o femminile, alla piena riconciliazione della carne con lo spirito e dell’uomo con la donna secondo il ripristino del piano originario della creazione secondo il quale maschio e femmina Dio li creò.


Sant’Agostino è estremamente acuto nell’osservare che quella carne e quindi quel sesso che, pur creati da Dio, sono stati per noi occasione di perdizione col peccato originale, quella stessa carne e quello stesso sesso diventano per noi, assunti dal Verbo divino, occasione, principio, criterio e mezzo di salvezza. Dio ha voluto servirsi di ciò che ci aveva perduti per farci trovare la via della salvezza dalla perdizione.

 

Immagini da Internet: San Paolo di Tarso e Sant'Agostino d'Ippona.

10 aprile, 2024

Considerazioni circa la Dichiarazione Dignitas infinita del Dicastero per la dottrina della fede

 

Considerazioni circa la Dichiarazione Dignitas infinita

del Dicastero per la dottrina della fede

 Due antropologie contrapposte

La Dichiarazione recentemente pubblicata dal Dicastero per la Dottrina della Fede risponde a un bisogno oggi avvertito da molti che hanno sete di giustizia, di ritrovare il senso della dignità umana troppo spesso ignorata, fraintesa o calpestata da gravi atti peccaminosi o criminosi, che discendono da due concezioni dell’uomo che in due forme opposte offendono la detta dignità, una, per eccesso, l’altra per difetto.

La prima nasce da quella superbia, per la quale l’io umano, con sfrenato egoismo e metodico egocentrismo, credendosi in possesso di un sapere superiore – quello che il Papa ha denunciato come gnosticismo - per il quale l’uomo si è scoperto come un’apparizione dell’Assoluto, accentra individualisticamente tutto il reale su se stesso e sui propri interessi trattando il prossimo con prepotenza ed arroganza.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/considerazioni-circa-la-dichiarazione.html

 

 

 

 

 

 

Immagine da Internet: 

- Giovanni Pico della Mirandola, famoso autore del trattato De hominis dignitate

 



09 aprile, 2024

Il Dio dialettico - Occorre bloccare l’operazione per la quale si vuole inserire il male in Dio e scagionare l’uomo - Quarta Parte (4/4)

 

Il Dio dialettico

Occorre bloccare l’operazione per la quale si vuole

 inserire il male in Dio e scagionare l’uomo

 Quarta Parte (4/4)

 Una concezione volontarista di Dio

Questa concezione di Dio che non può esistere senza determinarsi come mondo è connessa con la concezione volontaristica di Dio per la quale Dio è concepito come volontà autorealizzatrice. Questo concetto è quello di Schelling, per il quale Dio esiste non perché non può non essere, ma perchè ha voluto esistere ed esiste non per la necessità della sua essenza, ma come effetto della sua volontà, puro atto della sua libertà. L’essere è lo stesso che il volere.  Per Lutero, similmente, seguace del volontarismo di Ockham, Dio è buono e giusto per il semplice fatto che vuole.

La buona azione e il peccato non sono tali perché sono irragionevoli e basati su di un falso bene, ma semplicemente perché Dio vuole così.  Se avesse voluto, poteva stabilire che l’adulterio, il furto, e l’omicidio o la menzogna fossero buone azioni. Per questo i buonisti e i genderisti dicono che la sodomia non è contro natura e non è peccato, perchè Dio in chi la pratica vuole diversamente. 

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-dio-dialettico-occorre-bloccare_50.html


Mentre nella realtà il bene può stare senza il male, nel pensiero bene e male formano una coppia dove l’uno richiama all’altro. Allora succede che se io confondo logica e realtà, devo affermare simultaneamente che esiste un bene assoluto (pensando al reale) e che non esiste bene senza male (pensando ai miei concetti).

Anche San Tommaso nota che medesima è la scienza dei contrari: la scienza medica conosce il sano e il patologico, il normale e l’anormale, la scienza morale conosce le virtù e i vizi. È nella realtà, invece, che può esistere un essere libero dal non-essere, ossia dal limite, un vero libero dal falso, un bene libero dal male, una vita immortale.

La verità in Hegel non sta nell’affermazione del sì escludendo il no, ma nella congiunzione del sì col no.

Quindi Dio esiste e non esiste, è concettualizzabile e non è concettualizzabile, è buono e cattivo, è onnipotente e impotente e così via. Questo per Hegel è il vero Assoluto, che secondo lui è stato esattamente intuìto da Böhme. Questa è la «totalità hegeliana», quella che poi Bontadini chiamerà l’«Intero», riferendosi a Parmenide, ma è chiaro che nell’essere parmenideo è implicita la totalità panteistico-nichilista hegeliana.

Hans Urs von Balthasar nella Teologia dei tre giorni afferma: «C’è un calvario lassù, da cui tutto è derivato». Aveva appena scritto che «il sacrificio di Cristo è iniziato prima che venisse nel mondo e la sua croce era quella dell’“agnello sgozzato fin dalle origini del mondo”». Questa tesi di Von Balthasar è assolutamente falsa. 

Immagine da Internet: L'Agnus Dei. L'agnello mistico sorretto da angeli, mosaico, San Vitale (Ravenna)

08 aprile, 2024

Il Dio dialettico - Occorre bloccare l’operazione per la quale si vuole inserire il male in Dio e scagionare l’uomo - Terza Parte (3/4)

 

Il Dio dialettico

Occorre bloccare l’operazione per la quale si vuole

 inserire il male in Dio e scagionare l’uomo

 Terza Parte (3/4)

 Dio oppone sé a sé nel peccato e si riconcilia con sé nella misericordia.

La teologia di Jakob Böhme

La concezione böhmiana di Dio è uno sviluppo del concetto kabbalistico della mano destra (bontà) e della mano sinistra (malvagità) di Dio. Böhme parte da due presupposti, che si ritroveranno nell’idealismo tedesco a partire da Fichte: la coscienza richiede l’opposizione di soggetto e oggetto; il libero arbitrio suppone l’opposizione del bene e del male. Dice Böhme:

 

«L’Uno non ha niente dentro di sé da poter desiderare, né una tale unità potrebbe sentire il proprio sé. Questo è possibile solo in uno stato di dualità». «L’Uno, il Sì è un puro potere e la vita e la verità di Dio stesso; ma Dio sarebbe inconoscibile a se stesso e in lui non vi sarebbe alcuna gioia o percezione se non fosse per la presenza del No. Quest’ultimo è l’opposto o l’antitesi del positivo o verità; esso fa sì che questa divenga manifesta e ciò è possibile solo perché è l’opposto in cui l’amore eterno può divenire attivo e percettibile». 

 

Continua a leggere:

 

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-dio-dialettico-occorre-bloccare_7.html 

 

Dalla concezione böhmiana di Dio Hegel è partito per sostenere che la nostra ragione può sapere non solo perché Dio è uno, ma anche perché è trino. Egli infatti non pone in Dio solo l’uno, ma anche il due, ossia l’opposizione, che si trova invece solo nella creatura, come per esempio la distinzione di essenza ed essere o l’opposizione fra bene e male. 

Ora invece nella natura divina non c’è alcuna opposizione o composizione, perché l’essenza divina è semplicissima, è puro atto d’essere. Dio nella sua essenza è assolutamente Uno. Su ciò Platone, Aristotele, Plotino e Maometto hanno ragione con Abramo e Mosè.

Ma perchè l’essere e il non-essere, il vero e il falso, il bene e il male sono anche in Dio? Il motivo è semplice: perché questa «teologia» - se così possiamo chiamarla - non sa concepire Dio se non essenzialmente connesso al mondo, come dice Hegel: «Dio senza il mondo non sarebbe Dio», in ciò in perfetta linea con Lutero, per il quale Dio non può esistere se non come Dio incarnato.  

Ora è evidente che nel mondo c’è il vero e il falso, il bene e il male. Ma se Dio coincide col mondo, allora è chiaro che vero e falso, bene e male passano in Dio, anzi ne è lui il principio, se è vero che è il creatore del mondo.

Soloviev dà una perfetta descrizione del Dio dialettico di Hegel che, per essere Dio, deve includere in sé anche la sua negazione e quindi il male, in quanto il male è concepito come elemento perfettivo dell’essere, senza il quale l’essere sarebbe difettivo e quindi non assoluto.

Immagine da Internet: La predicazione dell'anticristo, Luca Signorelli e la sua scuola

07 aprile, 2024

Il Dio dialettico - Occorre bloccare l’operazione per la quale si vuole inserire il male in Dio e scagionare l’uomo - Seconda Parte (2/4)

 

Il Dio dialettico

Occorre bloccare l’operazione per la quale si vuole

 inserire il male in Dio e scagionare l’uomo

 Seconda Parte (2/4)

 Il Dio peccatore di Von Balthasar

L’impresa di Von Balthasar si presenta grandiosa ed originale: una teologia della glorificazione di Dio, nella quale Dio appare nella categoria della bellezza, non una theologia gloriae contro la quale polemizzava Lutero, per la quale il teologo glorifica se stesso e non Dio.

E a questa teologia Lutero contrapponeva la theologia crucis di San Paolo. Infatti, come si esprime San Giovanni, la gloria di Cristo consiste proprio nella sua croce, nel suo sacrificio per la remissione dei peccati. Per essa Cristo ha vinto la morte mediante la sua morte. 

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-dio-dialettico-occorre-bloccare_6.html


L’impresa di Von Balthasar si presenta grandiosa ed originale: una teologia della glorificazione di Dio, nella quale Dio appare nella categoria della bellezza, non una theologia gloriae contro la quale polemizzava Lutero, per la quale il teologo glorifica se stesso e non Dio.

E a questa teologia Lutero contrapponeva la theologia crucis di San Paolo. Infatti, come si esprime San Giovanni, la gloria di Cristo consiste proprio nella sua croce, nel suo sacrificio per la remissione dei peccati. Per essa Cristo ha vinto la morte mediante la sua morte.

Un documento significativo in questo senso, che si rifà a Von Balthasar, è l’articolo di Maurizio Cecchetti Con l’incarnazione Dio salverà la creazione, apparso su Avvenire del 3 febbraio scorso. La cosa interessante di questa teologia è che vorrebbe parlare in nome di un Dio misericordioso che non castiga nessuno. 


Immagine da Internet: “Agnus Dei” (1635-1640), Francisco de Zurbaran

06 aprile, 2024

Il Dio dialettico - Occorre bloccare l’operazione per la quale si vuole inserire il male in Dio e scagionare l’uomo - Prima Parte (1/4)

 

Il Dio dialettico

Occorre bloccare l’operazione per la quale si vuole

 inserire il male in Dio e scagionare l’uomo

 Prima Parte (1/4)

 Il Dio buono che non castiga

Una questione oggi molto sentita è quella della bontà divina. Ci si chiede: stante il fatto che il male è privazione del bene dovuto, mentre Dio, bontà infinita, vuole solo il bene, e considerando il fatto che il male di pena sembra essere privazione del bene dovuto, ossia che la punizione è un male di pena, come è possibile che Dio voglia punire qualcuno, ossia voglia privare qualcuno del bene dovuto? Può in nome della giustizia punitiva la privazione di un bene diventare un bene, una cosa giusta?

È questa la domanda che oggi molti si pongono e alla quale vogliamo tentare di rispondere con questo articolo sostanzialmente dedicato alla visione in merito di Von Balthasar, che mi sembra l’esito di una lunga storia del pensiero umano che potremmo far risalire da una parte all’antica sofistica greca e a Plotino e dall’altra alla speculazione kabbalistica incentrata sull’esegesi del racconto della creazione e del peccato originale, speculazione mediata dall’idealismo hegeliano, del cui influsso risente il pensiero di Von Balthasar. Vedremo questi punti nello svolgimento dell’articolo.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-dio-dialettico-occorre-bloccare.html

 


L’uscita o emanazione degli enti dall’Uno – così pensa Plotino – è il formarsi della molteplicità, la quale, muovendosi di moto circolare (stasi-uscita-ritorno), dopo aver raggiunto il punto opposto del cerchio, torna indietro verso l’Uno. Per il semplice fatto di uscire dall’Uno gli enti peccano in quanto uscendo dall’Uno sono finiti. Si salvano solo tornando all’Uno.

Ma ricongiungendosi all’Uno, la molteplicità scompare nell’Uno e con essa scompare il male, legato alla molteplicità, perché tutto si ricompone nell’unità iniziale. Origene incautamente, affascinato da Plotino, fa propria questa visione panteistico-emanatista, quando invece nella visione cristiana Dio crea un mondo nel quale permette l’esistenza del peccato, per cui alla fine del mondo non fa scomparire il male, ma se lo assoggetta creando l’inferno abitato da coloro che Lo hanno rifiutato.

Ora dobbiamo segnalare con dolore una cosa ben nota da tempo e cioè un’abile operazione condotta da teologi, i quali, col pretesto di portare avanti l’ecumenismo o di esaltare la misericordia divina e sottolineare la volontà di Dio di salvare tutti, cercano di persuadere i cattolici ad assumere la concezione luterano-böhmiana-hegeliana di Dio.

Immagine da Internet: Mysterium Magnum, libro di Jacob Böhme

04 aprile, 2024

Ricordo di un maestro - La testimonianza del teologo tomista Padre Roberto Coggi - (Parte Seconda (2/2)

 

Ricordo di un maestro

La testimonianza del teologo tomista Padre Roberto Coggi

Parte Seconda (2/2)

 Padre Roberto e Lutero

Unico autore al quale Padre Roberto ha dedicato due libri è Lutero. In Ripensando a Lutero troviamo una buona sintesi storica dei principali teologi luterani a cominciare da Kant, per passare a Schleiermacher, a Barth, Bultmann, Brunner, Tillich, Schmidt. Mostra l’influsso di Heidegger.

Coggi trascura però Kierkegaard ed Hegel, i quali, insieme con gli altri, influenzano e infettano oggi la teologia cattolica. Manca una sufficiente messa in luce dei punti di contatto di Lutero col cattolicesimo, effetto del lavoro ecumenico in atto a partire dal Concilio Vaticano II.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/ricordo-di-un-maestro-la-testimonianza_4.html


 

Esemplare era il modo col quale Padre Roberto celebrava la Messa: con diligenza, precisione, adagio, devozione, esattezza, raccoglimento, nel rispetto pieno e intelligente delle norme. Nutrientissime le sue omelie: chiare, brevi, succose, sostanziose, con proprietà di linguaggio, ben argomentate, utili, stimolanti, spiegazioni dei testi biblici.



Immagine da Internet:
P. Roberto Coggi, OP


03 aprile, 2024

Ricordo di un maestro - La testimonianza del teologo tomista Padre Roberto Coggi - (Parte Prima (1/2)

 

Ricordo di un maestro

La testimonianza del teologo tomista Padre Roberto Coggi

Parte Prima (1/2)

 

Ho presentato il dorso ai flagellatori,

        la guancia a coloro che mi strappavano la barba.

                                                                                         Is 50,6

 Chi è stato Padre Coggi

Padre Roberto Coggi, per chi già non lo conosce, è un eminente teologo domenicano che fu insegnante di teologia per alcuni decenni nello Studio teologico del convento domenicano di Bologna, improvvisamente spentosi in quel convento il 19 gennaio scorso all’età di 86 anni, dopo aver vissuto ininterrottamente in esso fin dal suo ingresso nell’Ordine nel 1965.

La sua figura esemplare di teologo, in perfetta linea con quanto la Chiesa richiede dai suoi teologi, ci induce anzitutto a premettere – cosa che non è sempre chiara - che cosa essa intenda per teologia e come intenda l’ufficio del teologo, dato che sono in circolazione certi modi di intendere la teologia o di far teologia, che, benché considerati «cattolici», in realtà sono estranei alla vera concezione cattolica. Si tratta purtroppo di teologi, che sono considerati o si considerano cattolici senza veramente o pienamente esserlo. Cominciamo dunque col dire chi è il teologo cattolico e in che consiste il compito del teologo cattolico. 

Continua a leggere:

 https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/ricordo-di-un-maestro-la-testimonianza.html

 

Padre Roberto, benché in possesso di un buon metodo di studio e appassionato del sapere, non era affatto un erudito o un collezionista di notizie più o meno interessanti, non aveva tempo da perdere; benché attento alla documentazione storiche, sensibilissimo alla pura teoresi ed anzi animo contemplativo e meditativo, aveva sempre presenti i bisogni urgenti delle anime e la situazione intellettuale e morale disastrata nella quale oggi esse vivono. 

 

Immagine da Internet

29 marzo, 2024

Che cosa vuol dire che Cristo è risorto

 

Che cosa vuol dire che Cristo è risorto

Lettera di buona Pasqua ai miei Lettori

              Cari Amici,

siamo ormai nelle immediate vicinanze della Santa Pasqua, e io non posso fare a meno di mandarvi i miei più sinceri auguri con un vivo e riconoscente ricordo nella preghiera.

Penso non solo a coloro che accolgono quanto scrivo, i quali a volte mi correggono e mi fanno conoscere cose che non sapevo, ma anche a coloro che non si persuadono delle mie risposte, coloro che mi mancano di rispetto, coloro che non accettano la dottrina della Chiesa, inclini o all’indietrismo o al modernismo. Anche costoro mi aiutano a farmi santo mettendo alla prova la mia carità e la mia pazienza. Chiedo scusa a coloro che non avessi trattato col dovuto rispetto o avessi frainteso.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/che-cosa-vuol-dire-che-cristo-e-risorto.html

Cristo Risorto, Tiziano

28 marzo, 2024

Dio non esiste ma insiste. La teologia di John Caputo - Seconda Parte (2/2)

 

Dio non esiste ma insiste.

La teologia di John Caputo

Seconda Parte (2/2)

 Dio è quell’ente la cui essenza è quella di essere

Se, come dice la Bibbia, «Dio ha creato tutte le cose per l’esistenza» (Sap 1,14), evidentemente non potrà essere che il sommo ente, primo ente ed ente supremo. Cristo dice nell’Apocalisse. «Io sono il Primo e l’Ultimo» (Ap 1,17). «Io sono il Principio e la Fine» (Ap 21,6 e 22,13). Dio dà principio e pone fine a tutte le cose.     

Dio è la causa prima e il fine ultimo. «Il Figlio sostiene tutto con la potenza della sua parola» (Eb 1,3). Fa essere e mantiene nell’esistenza tutte le cose. Senza questo sostegno cadrebbero nel nulla. Dà alla terra le sue fondamenta.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/dio-non-esiste-ma-insiste-la-teologia_28.html

 

Se Dio è lo stesso Essere sussistente, vuol dire che in Lui non c’è nessuna potenzialità, cioè la sua essenza non è un poter essere rispetto al suo atto d’essere.

Un conto è dunque l’essere in atto, l’esistere, attuazione nella realtà della possibilità di esistere di un ente, e un conto è l’essere o essere come atto, l’atto di essere, attuazione di una potenza, che è l’essenza.

Una nozione che Caputo trascura è quella della sussistenza (subsistentia, ypostasis). Il sussistere è l’esistere in sé, che è proprio della sostanza, mentre l’esistere proprio dell’accidente è l’inerire. Ora, da ciò che ricaviamo da Es 3,14, impariamo che il sussistere non è proprio soltanto di un’essenza, di una forma o di una sostanza, cose normali in questo mondo, ma può appartenere anche all’essere. Ma ciò è proprio esclusivamente di Dio e lo caratterizza nella sua propria essenza o natura.

Ora nella creatura l’esistere o essere non sussiste, cioè non fa parte della sostanza o dell’essenza sussistente come in Dio, ma inerisce come un accidente, giacchè l’essenza della creatura è pensabile e completa come semplice possibile o creabile anche senza annettervi l’esistenza reale, anche se adesso essa non esiste più o esisterà in futuro.

Immagini da Internet: Dio Creatore, Michelangelo

27 marzo, 2024

Dio non esiste ma insiste. La teologia di John Caputo - Prima Parte (1/2)

 

Dio non esiste ma insiste.

La teologia di John Caputo

Prima Parte (1/2)

 

Da sempre Tu sei

Sal 93,2

 

Se non credete che Io Sono,

morirete nei vostri peccati

Gv 8,24

 

La teologia a briglia sciolta

 La Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna nei giorni 12-13 marzo scorso ha tenuto a Bologna un convegno sul tema «La Bibbia per la riforma della Chiesa». Uno dei relatori, Massimo Nardello, nel tenere una conferenza dal titolo «La normatività delle Scritture rispetto alla cultura nella teologia contemporanea», ha svolto un breve esame critico del pensiero del teologo americano John Caputo[1].

Il pensiero di questo teologo è interessante perché rappresenta una teologia basata non sul dato biblico, né sulla metafisica, nè sul dogma cattolico, ma sulla creatività poetica e sulla narrativa estrosa, cambiando senso alle parole senza rispettare le regole della logica, anche della grammatica, senza temere di cadere in clamorose contraddizioni, che lo portano a confutare se stesso.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/dio-non-esiste-ma-insiste-la-teologia.html


Se Dio non esiste, come può insistere? Insiste qualcuno che esiste, ma non insistere chi non esiste. Caputo dice che è impossibile formare un concetto di Dio. Allora come fa a parlare di Dio?

Il nome proprio di Dio, più adatto, quello di «essere», ce lo insegna Egli stesso. Comprendiamo anche noi che è il nome più adatto, giacchè che cosa c’è di più grande e di meglio dell’essere sussistente, assoluto, infinito ed eterno? La parola essere porta con sé altre parole, come ente, realtà, essenza, esistenza, causa, fine, sostanza ed altre, sicchè possiamo utilizzare la metafisica. Che fatica, tuttavia, davanti all’essere! Ci sentiamo smarriti, perduti. Ci pare, come diceva Hegel, di non afferrare nulla. Se prescindiamo da ogni ente che ci cade sottomano, che cosa resta? Non usciamo dalla realtà?

La teologia dunque è apofatica, perché rendendosi conto della limitatezza della nostra intelligenza e dei nostri concetti, anche rivelati, conclude nel silenzio, non trovando parole per esprimere ciò che sperimenta, intravede, sente e gusta. Per lei Dio non è nulla di ciò che la nostra mente nella sua limitatezza comprende come esistente, ma è infinitamente di più e del tutto misterioso. In tal senso Rahner ha ragione a chiamare Dio Mistero santo.

Se Dio non esiste e però ne parliamo, allora vorrà dire che parliamo di un personaggio immaginario, un idolo inventato da noi? In realtà il vero Dio, il Dio reale lo troviamo come Qualcuno di esistente fuori di noi, al di sopra di noi ed esistente prima di noi, nostro creatore, o lo inventiamo così come la mitologia ha inventato Giove, Giunone, Minerva, Venere e Marte? Allora Dio è una nostra idea o è una realtà?

Immagine da Internet: Dio Creatore, Michelangelo