06 marzo, 2025

Logica binaria e logica ternaria - Logica aristotelica e logica farisaica - Terza Parte (3/4)

 

Logica binaria e logica ternaria

Logica aristotelica e logica farisaica

Terza Parte (3/4)

 

Sempre seguendo Dionigi, Tommaso presenta una serie di valori che appartengono a Dio in modo sommo, ma che nel contempo possono essere negati nel significato che noi ad essi diamo in rapporto alle creature:

 

«Come i nomi da noi imposti si possono dire di Dio secondo una qualche somiglianza che le creature hanno con Dio, così in quanto le creature sono inadeguate a rappresentare Dio, si possono negare e si può predicare il loro contrario. Per cui Dionigi dice che Dio si può chiamare Ragione come pure Irrazionalità; si dice Intelletto, ma si può dire anche Inintellegibilità; si può chiamare Parola, ma anche Innominabile; non certo nel senso che Egli sia privo di queste cose, ma per il fatto che Egli è Esistente  secondo nulla di ciò che sono gli esistenti, ossia non esiste secondo il modo di nessuno degli esistenti; ed Egli certamente è Causa dell’esistenza di tutte le cose, trasfondendo in qualche modo la sua somiglianza in tutte le cose, così da poter essere nominato a partire dai nomi di tutte le cose; Egli stesso è non-esistente, non nel senso che difetti di esistenza,  ma in quanto esiste al di sopra di ogni sostanza; ed è innominabile, così che Egli stesso propriamente e scientemente nomina Se stesso, ossia secondo la proprietà del suo essere e secondo la perfetta scienza di Se stesso, nel qual modo nessuno lo può nominare» (Comm. al De div. Nominibus, c. I, lect. I, n.30).

La teologia negativa suppone tuttavia quella positiva o affermativa, la quale ci fa conoscere chi è Dio e quali sono gli attributi che gli convengono, in modo tale da conoscere qual è il soggetto dal quale escludiamo certi predicati, altrimenti, se non conoscessimo di chi stiamo parlando, il negare non avrebbe alcun significato, perché non capiremmo a che cosa esso si riferisce. Se nego una cosa di tal cosa, devo conoscere positivamente quella cosa dalla quale rimuovo quella cosa, altrimenti non sapremmo di che cosa stiamo parlando.

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L’essenza divina è una forma, come il nostro concetto è una forma. Solo che la forma divina è come un cerchio dal raggio infinito, all’interno del quale è incluso il cerchio ovvero la forma del nostro concetto. In tal modo il raggio del nostro cerchio è superato all’infinito dal raggio del cerchio divino. In tal senso, per quanto ampliamo il raggio del nostro concetto, restiamo sempre ignoranti di ciò che sta oltre il raggio del nostro concetto. Dice San Tommaso:

«Dio supera sempre la nostra intelligenza e sempre resta ignorato da noi. Perciò il più alto punto a cui si solleva la cognizione umana a suo riguardo è di sapere che noi non lo conosciamo, è di capire che la sua Essenza supera tutto quello che noi possiamo pensare» (De Pot., q.7, a.5, 14m).

 

 
«Al termine della nostra conoscenza noi conosciamo Dio come un Ignoto, perché la mente si trova perfettissimamente nella conoscenza di Dio, allorquando sa che l’essenza di Lui è al di sopra di tutto ciò che può apprendere nello stato della vita presente; e così, sebbene rimanga ignoto chi Egli sia, resta tuttavia noto che Egli É» (Comm. a De Trinitate di Boezio, q.1, a.2, 1m).  

«Nella vita presente noi conosciamo Dio per mezzo di una visione intellettuale non così da sapere chi Egli sia, ma che cosa non sia; e quanto a ciò noi conosciamo la sua essenza, intendendola posta al di sopra di tutte le cose, sebbene tale conoscenza avvenga per mezzo di alcune similitudini» (De veritate, q.10. a.11, 4m).

Immagini da Internet

05 marzo, 2025

Logica binaria e logica ternaria - Logica aristotelica e logica farisaica - Seconda Parte (2/4)

 

Logica binaria e logica ternaria

Logica aristotelica e logica farisaica

Seconda Parte (2/4)

 

La logica evangelica

Cristo non ha cincischiato, non ha tergiversato, non si è barcamenato, non ha dato un colpo al cerchio e uno alla botte, non ha fatto il doppio gioco, ma ha detto al Padre un sì assoluto e deciso senza oscillazioni o pentimenti, senza riserve, condizioni o tergiversazioni. Questa è la logica di Cristo.

Quale rapporto può esserci fra il sì e il no? Così quale accordo può esserci fra Cristo e Beliar? Conciliare il sì col no non è spirito di concordia, ma doppiezza e slealtà. Non si può conciliare l’inconciliabile. Cristo concilia ciò che può essere conciliato e non l’inconciliabile. 

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Ecco una sintesi fatta da San Tommaso delle tre modalità di predicazione teologica:

«Poiché ascendiamo a Dio partendo dalle creature rimuovendo tutte le cose (in omnium ablatione), oltrepassando (in excessu)  e come causa di tutte le cose (in omnium causa), per questo Dio è conosciuto in tutte le cose, così come è separato da tutte le cose e tutte le supera, poiché tutto ciò che cade nella nostra conoscenza, lo riceviamo come provenuto da Lui; ed ancora è conosciuto per mezzo della nostra ignoranza, in quanto cioè questo stesso è conoscere Dio, che noi sappiamo di ignorare di Dio chi Egli sia» (Comm. Al De div. Nominibus, c. VII, lect. IV, n.731).

Tommaso propone questa triplice via parlando della conoscenza angelica:

«La sostanza separata, per mezzo della sua sostanza, conosce di Dio che Egli esiste, che è la causa di tutte le cose; che trascende tutte le cose e che è separato da tutte le cose, non soltanto quelle esistenti, ma anche quelle che possono essere concepite da una mente creata. A questa conoscenza di Dio anche noi in ogni modo possiamo giungere. Tramite gli effetti possiamo infatti sapere che Egli esiste e che è causa delle altre cose, sovrastando alle altre, e separato da tutte.


E questo è il vertice e la massima perfezione della nostra conoscenza in questa vita, come dice Dionigi nella sua Teologia mistica, che noi ci congiungiamo a Dio come ad ignoto (quasi ignoto): il che avviene conoscendo di Lui ciò che Egli non è, mentre ciò che è ci rimane del tutto ignoto (penitus ignotum). Per cui per dimostrare tale sublimissima conoscenza per ignoranza di Mosè è detto che entrò nella caligine nella quale era Dio (Es 20, 21)» (Contra Gentes, l. III, c.49).


Immagine da Internet:
- San Paolo all’Areòpago, Arazzo, Pietro Lefebvre, XVII sec. su cartone di Raffaello Sanzio.
- Mosè e il roveto ardente, Sébastien Bourdon

04 marzo, 2025

Logica binaria e logica ternaria - Logica aristotelica e logica farisaica - Prima Parte (1/4)

 

Logica binaria e logica ternaria

Logica aristotelica e logica farisaica

Prima Parte (1/4)

 

Il rispetto della logica è indispensabile

a una vita umana degna di essere vissuta

Lo scontro fondamentale tra Cristo e i farisei si pone sul piano della logica, del ragionare retto ed onesto. Gesù chiede limpidezza e lealtà nel pensare e nel parlare; i farisei fanno leva sull’astuzia, sulla doppiezza e sull’ipocrisia. L’opposizione fra credenti e non credenti presuppone un’opposizione preliminare e più radicale fra chi ragiona e chi non ragiona.

San Tommaso ha utilizzato la logica di Aristotele, che è la logica naturale della ragione umana,  per interpretare la logica evangelica perché si è accorto che il modo di pensare di Cristo era basato sul fondamentale principio logico di non-contraddizione ampiamente giustificato, illustrato e dimostrato da Aristotele nel IV libro della Metafisica contro la sofistica di Protagora, nella quale Tommaso ha giustamente individuato la logica dei farisei. 

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Questa logica confonde l’altro o diverso con l’opposto, il contrario col contradditorio. Certo il falso è altro dal vero, è diverso dal vero, ma non basta fermarsi qui. 

La vera alterità o diversità o contrarietà comportano coesistenza dei diversi, degli altri, dei contrari. Invece i contradditori sono incompossibili: o esiste l’uno e esiste l’altro: non possono esistere assieme.

Possono coesistere l’estate con l’inverno, la giustizia con la misericordia, il massimo col minimo, ma non può coesistere l’uomo col non-uomo, Dio con non-Dio, l’esser-questo col non esser-questo. Nei contrari il soggetto è lo stesso; nei contradditori nega sé stesso.


 
Immagini da Internet: paesaggio d'estate e d'inverno 

03 marzo, 2025

Non si tratta la pace con le armi in mano, ma con le ragioni nella mente

 

Non si tratta la pace con le armi in mano,

ma con le ragioni nella mente

Oggi più che mai è pericolosissimo per tutti concepire l’atteggiamento che l’Occidente deve avere verso la Russia sul modello del giudice nei confronti del criminale o della pubblica autorità che lo conduce a miti consigli con la forza della coercizione o costringendolo con la sanzione penale o la minaccia della pena.

Oggi nessuna nazione che non sia accecata dalla superbia e dall’imperialismo può permettersi di far pace con una nazione avversaria con un simile modo di ragionare, che poteva ancora funzionare fino all’invenzione delle armi atomiche, ma che oggi – e lo sanno tutti – non funziona più. Nessuna grande potenza può obbligare un’altra a far pace con lei sotto la minaccia delle armi atomiche.

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La storia da duemila anni, con la nascita della Chiesa e delle comunità e delle famiglie cristiane, dimostra nei fatti e con gli esempi che un’umanità pacifica e concorde, nella giustizia e nella libertà, una umanità felice, ben ordinata e virtuosa, una comunità fatta da fratelli che si amano, una umanità capace di un continuo progresso sociale, economico, culturale, politico, morale e  spirituale non è impossibile, non è un’utopia, ma si può cominciare a realizzare sin da quaggiù, sia pur sempre tra i difetti e le debolezze della vita presente, seguendo le vie e le norme del Vangelo e con l’aiuto della grazia divina.

Immagine da Internet: Santi Cirillo e Metodio

02 marzo, 2025

Il Mistero Eucaristico - Conferenza del Servo di Dio P. Tomas Tyn - Parte Seconda (2/2)


Il Mistero Eucaristico

Conferenza del Servo di Dio P. Tomas Tyn

 Parte Seconda (2/2)

Ho il piacere di presentare questa conferenza del Servo di Dio Padre Tomas Tyn, dedicata ad una analisi teologica dell’atto della Consacrazione Eucaristica nella Messa, nonché della presenza reale di Cristo nell’Eucarestia e all’esame di alcune delicate questioni che nascono dalle riflessioni sul Mistero dell’Eucarestia.

Questi pensieri appaiono oggi particolarmente opportuni in un clima ecclesiale segnato purtroppo da diverse parti da una tendenza liturgica che non riconosce al Mistero Eucaristico, e quindi alla Santa Messa la sua vera dignità, riducendola ad una semplice memoria dell’Ultima Cena e ad uno stimolo di carità sociale, mentre nel contempo purtroppo dispiace dover constatare in certi ambienti un’attenzione all’essenziale del Mistero Eucaristico, ma in un contesto spirituale di dissidio nei confronti di una piena comunione ecclesiale.

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 28 febbraio 2025

 *****

P.Tomas Tyn, OP - I Meditazione - Eucarestia S.Messa - Bologna, 16 - 30 marzo 1985

Conferenza sul sacrificio della Santa Messa per il Terzo Ordine Domenicano presso la Basilica di San Domenico in preparazione alla Santa Pasqua del 1985 - N. 3 Meditazioni

 Audio:   6a) http://youtu.be/xgbBROL5XfY

Cf. : http://www.arpato.org/testi/lezioni_dattiloscritte/Sacrificio-SMessa.pdf

Prima Meditazione - Parte Seconda

Registrazione e custodia dell’audio a cura di diverse persone

          A differenza però della creazione, nella quale prima c’è un puro nulla, e dopo c’è tutto l’ente, nella transustanziazione c’è il passaggio, diciamo così, dal pane e dal vino soggetti ai loro rispettivi accidenti, al corpo e al sangue di Cristo sotto accidenti che non sono suoi propri. Non nel senso che gli accidenti del pane e del vino ineriscano al corpo e al sangue di Cristo. Questo è impossibile. Però mentre nella creazione prima non c’è nulla e dopo c’è tutto, nella conversione sostanziale prima c’è una sostanza e dopo c’è un’altra sostanza con altri accidenti, che non sono i suoi. 

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San Tommaso, che è sempre molto delicato e raffinato nelle sue analisi filosofiche, dice che la transustanziazione si colloca tra la generazione sostanziale, di cui abbiamo esempi nella natura, e un atto che solo Dio può compiere che è appunto la creazione. È un qualche cosa di quasi più vicino alla creazione che alla generazione delle cose.

In questo senso solo Dio agisce. E anche qui, come in generale nella creazione, Dio non si serve di strumenti. 

Ci sono le parole, che sono quelle stesse di Gesù, che il sacerdote pone per così dire nello spazio e attraverso queste Dio produce questo prodigio, che è il passaggio sostanziale del pane e del vino nella sostanza del corpo e del sangue di Cristo. C’è il sacerdote eterno, il sacerdote principale, Gesù. Poi ci sono i poveri sacerdoti ministri, i quali prestano la loro voce a Gesù stesso. E poi soprattutto, al di là di queste parole, c’è l’anima del sacerdozio, c’è l’anima del sacrificio, c’è l’anima di Gesù piena di questa carità oblativa che vuole sacrificarsi, che vuole espiare.

Nella Santa Messa noi abbiamo la grazia unica di partecipare, al di là dei secoli, e della distanza spaziale, al mistero del Calvario. Bisogna proprio essere lì come se stessimo davanti alla croce di Cristo Signore, storicamente piantata sul Golgota. Bisogna partecipare a questo sacrificio con gli stessi sentimenti di Maria Santissima e di San Giovanni davanti alla croce di Gesù. 

Immagine da Internet: Il trionfo del mistero eucaristico, Pietro Paolo Vasta

01 marzo, 2025

Il Mistero Eucaristico - Prima Conferenza del Servo di Dio P. Tomas Tyn - Parte Prima (1/2)

 

Il Mistero Eucaristico

Prima Conferenza del Servo di Dio P. Tomas Tyn

 Parte Prima (1/2)

Ho il piacere di presentare questa conferenza del Servo di Dio Padre Tomas Tyn, dedicata ad una analisi teologica dell’atto della Consacrazione Eucaristica nella Messa, nonché della presenza reale di Cristo nell’Eucarestia e all’esame di alcune delicate questioni che nascono dalle riflessioni sul Mistero dell’Eucarestia.

Questi pensieri appaiono oggi particolarmente opportuni in un clima ecclesiale segnato purtroppo da diverse parti da una tendenza liturgica che non riconosce al Mistero Eucaristico, e quindi alla Santa Messa la sua vera dignità, riducendola ad una semplice memoria dell’Ultima Cena e ad uno stimolo di carità sociale, mentre nel contempo purtroppo dispiace dover constatare in certi ambienti un’attenzione all’essenziale del Mistero Eucaristico, ma in un contesto spirituale di dissidio nei confronti di una piena comunione ecclesiale.

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 28 febbraio 2025

 *****

P.Tomas Tyn, OP - I Meditazione - Eucarestia S.Messa - Bologna, 16 - 30 marzo 1985

Conferenza sul sacrificio della Santa Messa per il Terzo Ordine Domenicano presso la Basilica di San Domenico in preparazione alla Santa Pasqua del 1985 - N. 3 Meditazioni

 Audio:   6a) http://youtu.be/xgbBROL5XfY

Cf. : http://www.arpato.org/testi/lezioni_dattiloscritte/Sacrificio-SMessa.pdf

Prima Meditazione

Registrazione e custodia dell’audio a cura di diverse persone

            Bisogna definire la natura stessa del sacrificio, per poi applicare questa definizione, che come diceva Aristotele, fa conoscere l’essenza delle cose, alla Santa Messa e far vedere che effettivamente nella Santa Messa si tratta di un’azione strettamente e propriamente sacrificale. Allora, abbiamo visto che il sacrificio consiste nella oblazione, da parte dei legittimi ministri, dei doni a Dio per mezzo della loro reale o equivalente distruzione. 

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In questo grande sacramento è presente Christus Totus, Cristo tutto, Cristo nella sua piena realtà di Dio e di uomo, vero Dio e vero uomo. … Ma allora, mi direte voi, come c’entra la duplice consacrazione?

La formula della consacrazione del pane, significa la presenza del corpo; quella del vino, la presenza del sangue di Cristo. Precisamente come corpo e come sangue. E qui c’è il punto in cui bisogna scomodare la sacra teologia. I teologi ci dicono che c’è una presenza di Cristo nel sacramento in virtù del sacramento stesso e in virtù di ciò che i teologi chiamano giustamente la reale concomitanza.

Ora, l’eucaristia significa in virtù della stessa divina istituzione di questo sacramento, significa la presenza di Gesù, non in maniera indifferenziata, ma la presenza precisa sotto l’aspetto di corpo e di sangue. Gesù non ha detto: “Qui ci sono io”. Non ha nemmeno detto: “Qui”; ma ha detto: “Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue”. Non ha detto indifferentemente: “Questo sono io”. Ma ha detto: “Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue”.

Il Signore ha istituito questo sacramento mediante questa duplice consacrazione, proprio per indicare il sacramento della sua morte sacrificale. Ora, questo sacramento o sacrum signum, il segno sacro della morte di Cristo sulla croce, diventa la realtà della croce sull’altare. ... E questo proprio perché il sacramento produce ciò che significa. La croce di Cristo, che è significata nella duplice consacrazione, è anche resa presente sull’altare dopo la consacrazione delle due specie. Questo è essenziale.

Immagine da Internet

27 febbraio, 2025

Il pensiero dei deboli è il pensiero forte

 

Il pensiero dei deboli è il pensiero forte

Hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti

e le hai rivelate ai piccoli

Mt 11,25

Ho provato una viva gioia nel trovare nell’Avvenire di ieri, 26 febbraio 2025, un ottimo articolo di Francesco Totaro “La metafisica non ha pretese sulla verità”, in riparazione all’articolo di Pierfrancesco Tagi dell’11 febbraio in lode alla filosofia di Vattimo contro la «metafisica cattolica e tomista» accusata di fomentare la violenza e i regimi autoritari, quando, se c’è un pensiero che all’ombra di Nietzsche e di Heidegger è fattore di violenza è proprio quello di Vattimo, che, simile ad un lupo travestito da agnello, vorrebbe proporre una carità nel disprezzo della verità.

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Da "Avvenire" del 26 febbraio 2025, pagina 19

24 febbraio, 2025

Il Papa può sbagliare sul piano della dottrina? Osservazioni su di un libro del Padre Lanzetta

 

Il Papa può sbagliare sul piano della dottrina?

Osservazioni su di un libro del Padre Lanzetta

Un teologo pio e dotto, ma bloccato nel passato

Ho un carissimo ricordo del Padre Giuseppe Lanzetta. Lo conobbi quando faceva parte dei Francescani dell’Immacolata. Lo ricordo come organizzatore di tre importanti convegni teologici internazionali negli anni 2007-2009, ai quali egli ebbe la bontà di invitarmi e nei quali vennero formulate ottime critiche alla teologia di Rahner.

Frequentando in quegli anni i Francescani dell’Immacolata, ebbi modo di fare amicizie con teologi di quell’Istituto, come il Padre Siano e il Padre Apollonio e conobbi lo stesso Fondatore, il Padre Manelli, figlio spirituale di San Pio da Pietrelcina, Religioso che mi fece un’ottima impressione. Le cattive notizie diffuse successivamente sul suo conto mi hanno lasciato incredulo e le ho considerate calunnie di modernisti. Notai che tuttavia l’Istituto era troppo legato alla Messa vetus ordo e forse troppo austero.

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Il Papa ha il compito di custodire, interpretare, spiegare, trasmettere e difendere i contenuti della Tradizione a tutti gli uomini, in ciò infallibilmente assistito dallo Spirito Santo, affinchè credano in Cristo salvatore. I fedeli imparano dal Papa i contenuti della Tradizione, ma essi a loro volta li conoscono già dal Papa precedente. Succede così che fra Papa e fedeli esiste un duplice rapporto relativamente alla funzione della Tradizione. I suoi contenuti sono ad un tempo oggetto della fede del Papa e della Chiesa.

 
Immagine da Internet: Padre Serafino Lanzetta

22 febbraio, 2025

Discese agli inferi - La differenza fra gli inferi e l’inferno

 

Discese agli inferi

La differenza fra gli inferi e l’inferno

 Il destino ultraterreno dell’uomo

nel passaggio dall’Antico al Nuovo Testamento

Ci sono dei teologi che confondono gli inferi con l’inferno. Ma ciò può comportare la conseguenza, come sembra nella teologia di Von Balthasar, che siccome Cristo discendendo agli inferi ha liberato i giusti ivi prigionieri, si affermi che Cristo ha condiviso il peccato dell’uomo peccatore, è sceso all’inferno ed ha salvato tutti dall’eterna dannazione.

Ora il dogma dell’inferno è il frutto di una presa di coscienza operata dalla Chiesa nell’ascolto delle parole di Cristo nel Nuovo Testamento. L’Antico Testamento non conosce ancora la realtà dell’inferno, perché esso è stato istituito da Cristo, come appare evidente per esempio dal suo annuncio del giudizio universale in Mt 25,42.

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L’Antico Testamento conosce gli inferi ma non l’inferno, il quale non è assolutamente, come taluni esegeti credono, una comprensione più chiara di cosa erano gli inferi, ma è tutt’altra cosa dagli inferi, i quali sono soltanto quella che era la condizione dei defunti prima dell’opera redentrice di Cristo.

Mentre cioè gli inferi ospitavano i giusti e ingiusti assieme soggetti ad una medesima pena, Cristo con la sua opera salvifica dette inizio al paradiso riservato ai soli giusti e caratterizzato dalla visione beatifica di Dio, e l’inferno come carcere degli empi che hanno rifiutato di assoggettarsi a Dio.


Gli inferi non esistono più mentre esiste l’inferno. 

Tutti i giusti che stavano negli inferi da Adamo a Cristo, non solo tra gli Ebrei, ma tra tutti i popoli della terra, furono liberati da Cristo alla sua discesa agli inferi ed ora godono della visione beatifica in cielo in eterno insieme con tutti i giusti che via via si succederanno fino alla fine del mondo, sia che vadano in paradiso immediatamente, sia che passino attraverso il purgatorio 

Immagini da Internet:
- Resurrezione e discesa agli Inferi, Maestro Fiammingo, fine '500
- La discesa agli Inferi di Enea, Pittore del XVIII secolo 

21 febbraio, 2025

La voce del Tabernacolo - Pensieri sul Venerabile Pio Giocondo Lorgna

 

La voce del Tabernacolo

Pensieri sul Venerabile Pio Giocondo Lorgna

Uno scritto di Padre Negrelli

sul carisma di Padre Lorgna

Una grazia concessa a noi cattolici sconosciuta agli altri fratelli cristiani è la possibilità che ci è data sulla base della conoscenza della verità completa del mistero dell’Eucaristia di sostare anche a lungo davanti al tabernacolo in atteggiamento di adorazione e di fiducioso colloquio col Signore presente nel tabernacolo.

Il nostro bisogno di avere davanti a noi l’interlocutore è ampiamente soddisfatto, perchè sappiamo di trovarci davanti a Dio mediante il rapporto spaziale col sacramento dell’eucaristia. Dunque volgendoci al tabernacolo ci volgiamo fisicamente verso Cristo ed Egli è fisicamente davanti a noi nel tabernacolo. 

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20 febbraio, 2025

Le calunnie di Vattimo - Tra Nietzsche e San Tommaso

 

Le calunnie di Vattimo

Tra Nietzsche e San Tommaso

 L’abilità nel cambiar le carte in tavola

 È incredibile fino a qual punto di sfrontatezza possa giungere uno che vuol dare un’apparenza di legittimità ad una condotta morale contraria alle leggi divine. Il sedicente cattolico quotidiano Avvenire dell’11 febbraio scorso pubblica un encomio di Vattimo dal titolo «La carità di Vattimo e i suoi nemici laici»[1]. In tale articolo Vattimo è presentato come maestro di carità evangelica in opposizione all’etica autoritaria e dispotica basata sulla metafisica di Aristotele e di San Tommaso. L’articolista ha la spudoratezza di scrivere quanto segue:

 

«Non stupisce che Vattimo abbia progressivamente accentuato la sua provenienza dal cristianesimo sociale e riscoperto l’ispirazione cristiana, ad esempio, della filosofia di Heidegger. Il cristianesimo che Vattimo riscopre non è la metafisica cattolica e tomista, che aveva costituito il solido fondamento dell’alleanza da antico regime tra Chiesa cattolica e potere politico, ma un ‘cristianesimo minore’, per così dire, evangelico, che si ispirava più alla testimonianza storica del fondatore e dei suoi primi ‘poveri’ seguaci, che ai trionfi speculativi della metafisica aristotelica e platonica».

Questo discorso dietro all’apparenza di voler magnificare il valore della semplicità e povertà evangelica della primitiva comunità cristiana, trasuda ipocrisia e falsità parola per parola e richiederebbe un dettagliato commento.

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La filosofia di Vattimo finge di promuovere la misericordia, ma con la sua cortezza di vedute e col suo rifiuto di guardare in alto e di fondarsi sulla roccia, di basarsi sul solido, sull’assoluto e sull’eterno, crea delle mezze figure, dei personaggi smidollati, pronti a fare tutte le parti, simili a canne sbattute dal vento, costruttori che costruiscono sulla sabbia, altro che misericordiosi! Per essere misericordiosi occorre avere salde convinzioni, senza farsi spaventare dai potenti. Nella visione di Vattimo i deboli sono in piena balia dei prepotenti, esattamente come la pensava il maestro di Vattimo Nietzsche, che dice queste cose con totale chiarezza. 

Vattimo cita a sproposito l’ama et fac quod vis di Sant’Agostino, il quale non intendeva affatto con ciò avallare il volontarismo scettico e individualista di Vattimo, ma si riferisce al primato della carità in coloro che applicando diligentemente la legge divina, raggiungono la libertà dei figli di Dio.

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19 febbraio, 2025

Il prossimo incontro fra Trump e Putin

 

Il prossimo incontro fra Trump e Putin

Occorre regolare la convivenza tra Occidente ed Oriente

La decisione di Trump e Putin di incontrarsi per trattare della pace in Ucraina e della fine della guerra provoca nel mondo un sospiro di sollievo e un moto di speranza e mette chiaramente in luce, se mai ce ne fosse stato bisogno che alla radice del conflitto Ucraina-Russia si trova il conflitto fra Stati Uniti e Russia.

Trump e Putin si sono resi conto che la guerra in Ucraina è soltanto l’espressione locale del conflitto tra loro due. La stessa cosa è il conflitto israelo-palestinese: si tratta di un’espressione locale del conflitto fra Occidente ed Oriente. Dunque per avere la pace nel mondo bisogna che Occidente ed Oriente si accordino su ciò che è ad essi comune e che può costituire la regola di una serena e pacifica convivenza.  Bisogna che Trump e Putin assieme si accordino su ciò. 

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Le profonde differenze fra Occidente ed Oriente di carattere millenario, ben note agli studiosi delle religioni e delle civiltà, sono sempre state occasioni di incomprensione e di conflitti, non ultimi le due stesse guerre mondiali del secolo scorso. 

Infatti, la spiritualità occidentale e quella orientale rappresentano due modi diversi del nostro spirito di porci davanti a noi stessi e a Dio. 

Rappresentano due modi di unire l’intelletto con la volontà nel nostro metterci davanti a Dio: o l’uso della volontà per dar forza all’intelletto in Oriente o l’uso dell’intelletto per dar forza alla volontà in Occidente. Per l’Occidente la cosa importante è la messa in pratica della verità; per l’Oriente è il gusto e la contemplazione della verità. L’occidentale vede Dio nelle cose; l’orientale vede le cose in Dio. L’occidentale vede Dio al di sopra dell’io; l’orientale vede Dio nell’io.

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