La funzione del cappellano militare

 

La funzione del cappellano militare

Una delle conseguenze del peccato originale è l’inclinazione in ciascuno di noi all’ostilità nei e alla sopraffazione nei confronti del prossimo, la volontà di primeggiare, di emergere sugli altri e di assoggettarli a sè, la smania di comandare, il gusto di imporre agli altri la propria volontà o di costringerli a fare quello che vogliamo noi, il gusto dello scontro, il fare il bastian contrario, la tendenza all’odio, all’invidia, alla rivalità, all’aggressività, alla prepotenza, alla violenza, al dominio, diciamo, in una parola, la tendenza alla guerra.

Purtroppo nella vita presente, conseguente al peccato di Adamo che ha dato retta alla menzogna, il possesso della verità non è più un possesso comune e pacifico, non c’è più tra di noi l’accordo e il consenso sugli interessi, sui valori e i fini fondamentali dell’esistenza e della vita. 

La nostra ragione, ribelle, orgogliosa, infingarda, disonesta, offuscata dalla passione e gonfiata dalla superbia, invece di procedere con linearità e semplicità, regolarmente e lealmente secondo le leggi della logica e le esigenze della verità, ricorre alle tortuosità, alle astuzie, alle finzioni, ai vani pretesti, ai sotterfugi, alle vie traverse e ai sofismi per ottenere ciò che è bramato dalla nostra concupiscenza e dal nostro egoismo.

Ora, il credere, come avviene nella mentalità illuministica, razionalista, pelagiana, russoiana e massonica  che ogni controversia che sorge tra noi e soprattutto tra popoli e nazioni possa essere risolta con la semplice trattativa, e col semplice ragionamento, senza il ricorso alle armi (naturalmente non quelle atomiche ma quelle da fuoco), sembra un suggerimento sublime, risolutivo ed evangelico, ma in realtà nasconde e suppone  una visione della situazione attuale dell’umanità e delle sue forze o capacità morali e pratiche, che non corrisponde alla realtà di fatto, ma era quella condizione felice dello stato edenico, che purtroppo abbiamo perduto col peccato  e, per quanto la vita cristiana ci aiuti e recuperarla, non vi riusciamo mai del tutto.  Questa meta è raggiunta dalle anime beate del paradiso e soprattutto potrà essere pienante raggiunta dai beati alla futura Parusia di Cristo.

Stando così le cose, su questa terra appare la necessità, in certi casi, proprio al fine di ottenere la pace e il rispetto del diritto, la necessità - dico - dell’impiego moderato e ragionevole, da parte degli Stati, delle forze armate, cosa che non era necessaria nell’eden e non sarà più necessaria nella futura terra della risurrezione gloriosa per il fatto che tutti i beati, risolti ormai tutti i conflitti ed eliminato ogni motivo di divisione e di discordia, vivranno nella pace e nella concordia perfette.

Invece, a causa delle conseguenze del peccato originale succede quaggiù inevitabilmente prima o poi che, quand’anche in noi ci fosse il miglior intento di seguire le vie della retta ragione, quand’anche ci fosse in noi tutta la lealtà ed onestà di riconoscere la verità e la buona volontà di curare i nostri legittimi interessi e di operare il bene del prossimo, nell’attenzione ai suoi bisogni, nel rispetto dei suoi diritti e esigenze, se il prossimo è verso di noi malintenzionato, attaccabrighe, ostinato, litigioso, impaziente, invidioso, intollerante,  permaloso, vendicativo, prepotente ed aggressivo, non c’è nessun modo di risolvere la questione e di ottenere giustizia pacificamente per mezzo del ragionamento e di un leale scambio di idee.

Se infatti l’avversario nel caso di una controversia non ascolta ragione, se non vuol ragionare, se messo davanti ai suoi torti non li vuol riconoscere, ma pretende di aver ragione lui e magari ci accusa con malignità e se pretende da noi ciò che non possiamo concedere, se mette in pericolo i nostri interessi vitali, i nostri beni e la nostra stessa vita e quella dei nostri cari o concittadini, minacciandoci con le armi o con misure ingiuste che ci opprimono, che dobbiamo fare?

Alcuni, credendo di interpretare il Vangelo, dicono che non dobbiamo resistere, ma dobbiamo offrire l’altra guancia o sopportare. Senonchè però Cristo in un altro passo dice di non esser venuto a portare la pace, ma una spada ed inoltre nell’Apocalisse Cristo appare come un terribile Cavaliere che sconfigge di spada tutti i suoi nemici.

Dunque si tratta di espressioni enfatiche e paradossali di Cristo e della Scrittura, che devono essere accordate ed interpretate secondo la tradizionale interpretazione della Chiesa, la quale ha sempre teorizzato e praticato il giusto uso delle forze armate. Che lo si chiami o non si chiami «guerra giusta», ha poca importanza.

L’importane è che si comprenda il concetto che ho esposto, lo si denomini come si vuole. Non si tratta di sciogliere le forze armate o di istillare nelle coscienze dei militari assurdi sensi di colpa, ma al contrario si tratta di incoraggiarli a svolgere generosamente il loro prezioso servizio per l’edificazione della pace nella giustizia. Qui il cappellano militare svolge un ruolo essenziale.

Aggiungiamo che se l’aggressione del nemico avviene non sul piano privato e personale, ma a livello pubblico e collettivo, da parte di un intero popolo, di uno Stato o di una nazione, ebbene, quel popolo, quello Stato o quella nazione che sono aggrediti che devono fare?  Se il ragionevole impiego della forza militare si profila come unica via per far valere o rivendicare o ristabilire il proprio o l’altrui diritto, perché non usarla?

A questo punto comprendiamo la funzione provvidenziale del cappellano militare, proprio in ordine al conseguimento della pace. Egli è presente nelle nostre forze armate non certo per benedire la guerra, ma per benedire quei militari che fanno il loro dovere a rischio della vita per la conquista e la difesa della pace.

Certo, se per «guerra» intendiamo lo sfogo bestiale e orribile di due eserciti che incrudeliscono e si odiano a vicenda, tutti coloro che sono sani di mente e alieni dal sadismo rifiutano la guerra così intesa. Si può certo arrivare a dire, come pure fa la Bibbia, che la guerra è una cosa brutta e che un paradiso non ci saranno guerre.

Ma se non vogliamo distinguere una guerra giusta da una guerra ingiusta come facevano i nostri moralisti del passato[1], non dimentichiamoci però dell’esigenza imprescindibile e permanente nella vita presente di distinguere un uso giusto e un uso ingiusto delle forze armate - si capisce quelle tradizionali e non quelle atomiche -, e quindi di riconoscere la volontà di quel Dio, che abbatte i superbi e innalza gli umili e con mano potente ha liberato Israele dall’esercito del faraone.

Una condanna indiscriminata di qualunque uso delle forze armate non è per nulla tale da promuovere la pace e far cessare le guerre, ma otterrebbe l’effetto contrario di favorire i prepotenti, i quali si sentirebbero liberi di continuare impunemente nella loro prepotenza, aumenterebbero i loro maltrattamenti nei confronti dei popoli da essi oppressi.

La missione preziosissima del cappellano militare è quindi quella di assicurare ai militari un adeguato servizio religioso, tale da far loro comprendere da una parte l’inaccettabilità del militarismo e dell’imperialismo, e dall’altra parte che le forze armate non si sentano demotivate nel loro prezioso servizio al bene comune e alla patria da uno stolto pacifismo che finisce per favore la guerra.

Padre Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 28 giugno 2026

A causa delle conseguenze del peccato originale succede quaggiù inevitabilmente prima o poi che, quand’anche in noi ci fosse il miglior intento di seguire le vie della retta ragione, quand’anche ci fosse in noi tutta la lealtà ed onestà di riconoscere la verità e la buona volontà di curare i nostri legittimi interessi e di operare il bene del prossimo, nell’attenzione ai suoi bisogni, nel rispetto dei suoi diritti e esigenze, se il prossimo è verso di noi malintenzionato, attaccabrighe, ostinato, litigioso, impaziente, invidioso, intollerante,  permaloso, vendicativo, prepotente ed aggressivo, non c’è nessun modo di risolvere la questione e di ottenere giustizia pacificamente per mezzo del ragionamento e di un leale scambio di idee. 

Se infatti l’avversario nel caso di una controversia non ascolta ragione, se non vuol ragionare, se messo davanti ai suoi torti non li vuol riconoscere, ma pretende di aver ragione lui e magari ci accusa con malignità e se pretende da noi ciò che non possiamo concedere, se mette in pericolo i nostri interessi vitali, i nostri beni e la nostra stessa vita e quella dei nostri cari o concittadini, minacciandoci con le armi o con misure ingiuste che ci opprimono, che dobbiamo fare?

Alcuni, credendo di interpretare il Vangelo, dicono che non dobbiamo resistere, ma dobbiamo offrire l’altra guancia o sopportare. Senonchè però Cristo in un altro passo dice di non esser venuto a portare la pace, ma una spada ed inoltre nell’Apocalisse Cristo appare come un terribile Cavaliere che sconfigge di spada tutti i suoi nemici.

Dunque si tratta di espressioni enfatiche e paradossali di Cristo e della Scrittura, che devono essere accordate ed interpretate secondo la tradizionale interpretazione della Chiesa, la quale ha sempre teorizzato e praticato il giusto uso delle forze armate. Che lo si chiami o non si chiami «guerra giusta», ha poca importanza.

A questo punto comprendiamo la funzione provvidenziale del cappellano militare, proprio in ordine al conseguimento della pace. Egli è presente nelle nostre forze armate non certo per benedire la guerra, ma per benedire quei militari che fanno il loro dovere a rischio della vita per la conquista e la difesa della pace.

La missione preziosissima del cappellano militare è quindi quella di assicurare ai militari un adeguato servizio religioso, tale da far loro comprendere da una parte l’inaccettabilità del militarismo e dell’imperialismo, e dall’altra parte che le forze armate non si sentano demotivate nel loro prezioso servizio al bene comune e alla patria da uno stolto pacifismo che finisce per favore la guerra.


Immagini da Internet:
- Caserma Pio IX, Roma
- Parata militare, Roma


[1] Tuttavia anche l’attuale Catechismo della Chiesa Cattolica ammette la guerra giusta.

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