Un commento al Patto tra le religioni in Italia
promosso dalla CEI
Si tratta di un avvenimento molto importante che si inserisce nel cammino che la Chiesa Italiana[1] sta facendo a partire dall’impulso ricevuto dal Concilio, concernente il dialogo tra le religioni, l’ecumenismo e la libertà religiosa.
Il fatto che si sia giunti a questo Patto[2] - LA VIA ITALIANA DEL DIALOGO INTERRELIGIOSO. LE RELIGIONI NELLO SPAZIO PUBBLICO E PER LA COESIONE SOCIALE. ARA PACIS, Roma - 25 giugno 2026 -, è il segno tangibile di una convergenza di fedeli di diverse religioni su di un insieme di valori umani e morali, che sono alla base della convivenza civile, sono ordinati al bene comune e giovano agli interessi dello Stato al servizio dei cittadini.
Si comprende allora come il Patto sia stato presentato al Presidente Mattarella[3] e si comprende il compiacimento di Mattarella per questa testimonianza di coesione sociale, di fedeltà repubblicana e di senso dello Stato proveniente da credenti di diverse religioni, che in questa occasione non toccano la questione della verità, se non in quanto essa è alla base dei valori comuni nei quali essi convergono.
La questione della verità totale o della pienezza della verità non si può ignorare. Occorre pertanto distinguere, nel dialogo interreligioso, la sede o il momento del confronto teoretico e la sede o il momento della convergenza pratica sui valori morali e civili comuni, che fanno l’oggetto del Patto.
La preoccupazione del Prof. Stefano Fontana nel suo articolo di oggi ne La Nuova Bussola Quotidiana “Patto tra religioni. Zuppi e la Cei cadono nel tranello della religione laica”[4], in sé è giusta, ma Fontana si sbaglia quando accusa la CEI di favorire il sincretismo.
L’errore di Fontana sta nel fatto che egli confonde il momento del dialogo teoretico, che comporta l’evangelizzazione, il lavoro apologetico, la confutazione dell’errore, la dimostrazione del primato del Cristianesimo sulle altre religioni e del fatto che le altre religioni accanto a verità contengono degli errori, con il momento della collaborazione civile sancita dal Patto, per cui finisce per rifiutare ingiustamente il Patto in nome del momento del dialogo teoretico.
Come stanno assieme il momento del Patto con il momento del confronto teoretico? Il momento del Patto costituisce proprio quel clima di rispetto e di fiducia reciproci che permettono di avviare il momento delicato dell’annuncio, della apologetica, della confutazione e della correzione, che hanno per scopo finale la comunione nella carità.
Padre Giovanni Cavalcoli
Fontanellato, 29 giugno 2026
[1] Il 25 giugno, a Roma, i responsabili delle religioni che sono in Italia hanno sottoscritto un Patto per dare continuità e prospettiva al lavoro compiuto, rendendo al contempo ufficiale l’esperienza chiamata “La via italiana del dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale”.
https://www.chiesadibologna.it/sottoscritto-il-patto-tra-le-religioni/
[2] LA VIA ITALIANA DEL DIALOGO INTERRELIGIOSO. LE RELIGIONI NELLO SPAZIO PUBBLICO E PER LA COESIONE SOCIALE.
ARA PACIS, Roma - 25 giugno 2026
https://www.chiesadibologna.it/wp-content/uploads/sites/2/2026/06/Patto-2026.pdf
[3] Nel pomeriggio dello stesso 25 giugno al Quirinale la consegna del Patto «La via italiana del dialogo interreligioso».
Per il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il pluralismo religioso è una ricchezza che «rafforza i valori democratici» e la convivenza civile. Di fronte a un tempo in cui la religione viene piegata «a strumento di odio e non di pace», il Capo dello Stato ha definito «gli estremismi e i fondamentalismi» una «semplificazione mistificante» incapace di rispondere alla complessità del presente.
Il suo appello finale è rivolto a credenti e non credenti: «Riconoscere l’altro è una condizione che già alimenta la pace. Incontrarsi, dialogare, riflettere insieme la moltiplica».
[4] Patto tra religioni. Zuppi e la Cei cadono nel tranello della religione laica, del 29.6.26
https://lanuovabq.it/it/zuppi-e-la-cei-cadono-nel-tranello-della-religione-laica


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