Il mistero trinitario e la creazione
Il Dio creatore e il Dio Trinitario
Seconda Parte (2/2)
La nozione della creazione
Il tema importantissimo della creazione meritava una maggiore attenzione perché oggi è oggetto d’interesse da parte di filosofi che purtroppo ne fraintendono il senso per conciliarlo con una visione panteistica della realtà.
Occorre dire che per un’adeguata comprensione della natura dell’atto creativo divino occorre tener presenti e delucidare alcune categorie che nel documento non sono abbastanza messe in luce. Anzitutto occorre partire dalla considerazione dell’analogicità dell’ente e degli enti. Gli enti si assomigliano fra di loro, anche nelle più abissali diversità.
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San Tommaso definisce il creare come productio totius esse: produrre non semplicemente la forma accidentale del prodotto, come fa l’artefice umano, ma anche la materia del prodotto: non un semplice dar nuova forma a un presupposto composto di materia e forma, ma produrre e la forma e la materia del composto. Il creare dunque non presuppone nulla, o possiamo dire che presuppone solo il nulla. Benchè tratta dal nulla, la creatura, preesiste in Dio come idea di quella creatura. Occorre pertanto considerare che il produttore produce secondo un’idea o modello che ha in mente. È evidente che gli enti dimostrano di esser stati prodotti secondo un piano intelligente e razionale. Dunque il creatore, per poter creare, deve anche lui avere in mente l’idea di ciò che vuol creare. E queste sono le idee divine. Per questo la Chiesa, seguendo l’insegnamento della Scrittura, dice che Dio crea dal nulla. Occorre, quindi, anche il concetto del nulla e non dire, come dicono alcuni, che tale concetto è una nozione assurda o che il nulla non esiste. Non è vero. Certo il nulla è il non-essere. Tuttavia esso esiste come ente di ragione ed è concepito sul modello dell’ente, ad instar entis, come presupposto all’atto creativo.
La nozione di persona è data, come si sa, dalla famosa definizione di Boezio: individua substantia rationalis naturae, noi potremmo dire: spiritualis naturae. E al posto di individua substantia, potremmo dire: individua subsistentia. La persona è una sostanza, non necessariamente composta di materia e forma, come nell’uomo, ma può essere una pura forma, come nell’angelo e in Dio. La persona creata è sostanza atta a sussistere, perché non ha la sussistenza da sé, ma la riceve da Dio. Invece la sostanza divina sussiste da sé per essenza. In tal modo il pensare e l’agire della persona creata entrano nell’ordine della relazione, che può esserci o non esserci a seconda che il soggetto pensi o agisca oppure no. In ogni caso la persona umana ha sempre una relazione essenziale con quegli accidenti che non può perdere, come lo spazio, il tempo, l’abito, la stessa disposizione all’azione e alla passione, la quantità e la qualità. Tutti questi accidenti non occorrono invece nella sostanza divina, che essendo essere sussistente, non ha bisogno di essere completata da alcun accidente.
L’atto creativo divino dona l’essere all’ente e lo conserva o nel tempo o nell’eternità. Dio, se volesse, potrebbe annullare ciò che crea, ma non lo fa perché lo ama, essendo un bene, fosse anche il demonio o l’uomo dannato. Parlare, dunque, di «creazione continua», come fa il documento, è quanto meno equivoco, anche se poi spiega ciò che intende dire, ossia la permanenza dell’ente nell’essere assicurata da Dio. Tuttavia il parlare di «creazione continua» fa pensare al fatto che l’ente cada nel nulla nell’istante successivo all’esser stato creato, sicchè avrebbe bisogno di esser ricreato da un nuovo atto creativo.
Il documento accenna bensì in modo generico alle conseguenze penali del peccato originale, ma non parla assolutamente dell’ostilità della natura tra queste conseguenze, quando invece la Scrittura è chiarissima su questo punto (Gen 3, 17-18). Capire che i benefìci della natura provengono da Dio non è difficile per chi sa ragionare. Ma il difficile è capire che vengono da Dio per mezzo della natura anche le calamità naturali! Eppure è proprio ciò che occorre capire per potersi liberare dal male ed è ciò che il cristiano – è qui che si vede la sua virtù! - deve saper far capire ai sofferenti che si interrogano sul perché delle sofferenze e sul perchè la natura è così crudele verso di noi. Bisogna saper rispondere alla domanda di Leopardi.


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