Le menzogne di Severino - Avvenire continua a darsi la zappa sui piedi

 

Le menzogne di Severino

Avvenire continua a darsi la zappa sui piedi

 

L’ultima trovata del quotidiano cattolico

È ormai da alcuni anni che il quotidiano cattolico Avvenire pubblica periodicamente articoli di nemici del cattolicesimo senza confutare le loro menzogne dando quindi al lettore l’impressione di essere d’accordo con loro. Ho avuto occasione più volte di segnalare questo fatto esortando il quotidiano a essere fedele alla sua linea programmatica, ma purtroppo senza alcun risultato.  È evidente che il giornale, benchè si dichiari «quotidiano di ispirazione cattolica», di fatto è sotto l’influsso di nemici del cattolicesimo.

Per esempio, Avvenire del 12 giugno scorso a p.19 riporta un articolo dello stesso Severino, dal titolo Il destino parla nella terra isolata[1], dal quale traggo il brano finale:

«L’alienazione del senso autentico della verità investe anche il cristianesimo. Ma anche il “cristianesimo” come ogni altro evento “storico” appare all’interno dell’interpretare secondo cui si costituisce la terra isolata dal destino della verità. Che il cristianesimo esista e che degli uomini abbiano una “fede cristiana” è cioè il contenuto di una fede – della fede in cui consiste l’isolamento della terra - … Ovviamente appare all’interno di quella fede anche l’intera vicenda che è stata riassunta dal titolo redazionale di un mio libro: Il mio scontro con la Chiesa (Rizzoli).

Tuttavia questo “scontro”, che appare all’interno della fede della terra isolata, sussiste, propriamente, tra la testimonianza del destino della verità e quella grandiosa forma dell’alienazione della verità che è il cristianesimo e la sua configurazione storico-istituzionale. … Fondamentalmente quello “scontro” è la negazione da parte del destino della verità, della verità di ogni contenuto della terra isolata - e quindi del cristianesimo, in quanto appartenente a tale contenuto».

Ora io mi chiedo come è possibile che un quotidiano cattolico dia spazio a un tale calunniatore del cristianesimo senza far seguire a tali menzogne un’adeguata risposta?  Non crede forse Avvenire che il lettore nel leggere queste falsità, le respinga con ribrezzo?  Non si accorge che il normale cattolico rimane scandalizzato per una tale pubblicità fatta a Severino in un quotidiano cattolico? O non crede che qualche ingenuo potrebbe essere persuaso dalle tesi di Severino? O forse Avvenire è d’accordo con Severino?

Ma sanno chi è stato Severino?

Ricordiamo che Severino fu docente all’Università Cattolica di Milano. È quindi stato un cattolico, che ha perduto la fede. Per conseguenza è entrato in conflitto con la Chiesa e la CDF, dichiarando nel 1970 l’incompatibilità del suo pensiero con la dottrina della Chiesa[2], cosa che provocò la sua espulsione dall’Università Cattolica. Non fu ufficialmente scomunicato, ma è evidente che Severino, rifiutando l’autorità della Chiesa e abbandonando la stessa fede cattolica, si pose egli stesso fuori della Chiesa e contro la Chiesa.

Che cosa gli successe? Fu imprudente nell’accostarsi alla filosofia. Non tenne conto dell’avvertimento di San Paolo: «Badate che nessuno v’inganni con la sua filosofia (vulg. philosophiam et inanem fallaciam, gr. filosofias et kenès apates) e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana e non secondo Cristo» (Col 2,8).

Lo spirito della menzogna, Satana, approfittando della nostra tendenza alla superbia, si serve della falsa filosofia per distogliere la mente umana dall’obbedienza a Cristo e alla Chiesa o per impedire che la mente si apra alla luce di Cristo e alla dottrina della Chiesa.  Così, per quanto è dannosa alla fede la cattiva filosofia, altrettanto è utile e benefica quella buona.  La grandezza della teologia di un San Tommaso dipende dalla saggezza con la quale l’Aquinate ha saputo assumere quanto di buono c’è nella filosofia di Aristotele. Ma il lasciarsi abbindolare e il fissarsi ostinatamente sul monismo eternalista, univocista e panteista di Parmenide vedendo in lui la luce della verità dell’essere superiore a quella di Cristo e della Chiesa, respingendo il saggio metodo di Tommaso, non poteva che recar danno alla fede e purtroppo così è stato.

E i Vescovi stanno a guardare

Ma il problema gravissimo, che dovrebbe stare sommamente a cuore ai nostri Vescovi che patrocinano Avvenire, è che essi dovrebbero ben sapere che colui che imbocca questa strada sbagliata o al quale capitano disavventure del genere, come un Severino, ricco di capacità intellettuali, di cultura e dotato di eccezionale capacità comunicativa, imbonisce e induce molti altri ambiziosi come lui a seguirlo sulla via della perdizione, sicchè fà  loro perdere o falsificare la fede rendendoli da figli a nemici della Chiesa. 

Severino parla tranquillamente e boriosamente del suo «scontro con la Chiesa», come farebbe un uomo politico che si scontra con un’altra corrente politica. Non si rende conto di quello che dice. La Chiesa è invincibile e chi le è contro, se ne renda o non se ne renda conto, è spinto dal demonio, le cui forze alla Parusia di Cristo saranno sconfitte. Severino vuole lottare contro Dio?

Questo ridicolo porsi dichiaratamente contro la Chiesa in Severino ricorda il programma della massoneria. Se Severino non è stato affiliato alla massoneria, non c’è dubbio comunque che il suo pensiero fà il gioco della massoneria. Ma quello che sorprende e amareggia è l’ammirazione per Severino in cattolici come Bontadini, Postorino, Barzaghi, Sequeri e Messinese.

Sappiamo dall’Apocalisse che il grande avversario della Chiesa è Satana. I cattolici severiniani vorrebbero forse mettere d’accordo Cristo con Beliar? Non si accorgono che fanno il doppio gioco? Si può e si deve recuperare la parte di verità contenuta nel pensiero di Severino senza per questo fare i panteisti o gli gnostici o i parmenidei.

Come affrontare i filosofi di oggi?

Parlare di Severino è un’ottima idea, ma non a questo modo. Non c’è dubbio che il suo pensiero costituisce un potente richiamo al valore dell’essere, dell’unità, dell’eterno, del destino, della totalità, del necessario, dell’immutabile, dell’assoluto, dell’infinito, dell’incontrovertibile, in un clima come quello attuale caratterizzato dalla filosofia romanzata, dalle teologie narrative, dai pensieri deboli, dai dubbi sistematici, dagli evoluzionismi dogmatici, dai nichilismi latenti, dalle sbrodolate storicistiche e da crassa ignoranza della metafisica.

Tuttavia l’eterno va accostato al temporale, e questi non va dissolto nell’eterno. La struttura originaria dell’essere o del reale non è l’essere parmenideo, ma la composizione di atto e potenza, di essenza ed essere. L’autocoscienza dell’io non è originaria, ma suppone la conoscenza delle cose.

La totalità non esclude la partecipazione. L’univocità non esclude l’analogia. L’identità non esclude la diversità.  L’essere non è monolitico, ma graduato, gerarchizzato, moltiplicato e differenziato. L’essere va unito al divenire, che pertanto non va negato e non è contradditorio, ma è ontologico.

Il necessario va accostato al contingente e questo non deve sparire in quello. L’immutabile deve accompagnarsi al mutevole e questi non va annullato nell’immutabile. L’infinito non schiaccia il finito, ma lo produce. Il pensiero non è l’apparire dell’essere ma la rappresentazione dell’essere. La materia non è apparizione dello spirito, ma soggetta allo spirito.  

L’accostamento di Severino a San Tommaso non è impossibile: l’essere di Severino, uno, eterno, assoluto ed immutabile fa pensare all’ipsum Esse per se subsistens di Tommaso. Ma poi si apre un abisso, perchè mentre Severino identifica l’essere con l’essere necessario, Tommaso distingue l’essere necessario divino dall’essere contingente creato.

Inoltre Severino non ha mai capito che cosa è il divenire, che non è affatto un’«oscillazione tra l’essere e il nulla», ma il passaggio dell’essere dalla potenza all’atto.  La creazione non è nichilismo, ma la produzione divina dell’ente dal nulla.

L’uomo non è l’apparire finito dell’essere, ma persona creata ad immagine di Dio. Solo Dio è eterno; gli enti non sono affatto eterni, ma mutevoli, corruttibili e contingenti. Dio non è l’essere, ma l’ente supremo. Per Severino non solo la gioia, ma anche la sofferenza è eterna, non solo la vita ma anche la morte. Non solo il vero, ma anche il falso. Non solo il bene, ma anche il male.

Tutto è eterno. Tutto ritorna, come nella visione di Nietzsche o nella ruota di Sciva, secondo un libro dello stesso Severino: «L’anello del ritorno». Tutto è fissato dal destino, come recita il titolo di un suo libro: «Il destino della necessità».

Osserviamo che se il mondo è l’apparire dell’Assoluto e nel mondo c’è il male, allora anche nell’Assoluto c’è il male. Se l’agire umano è l’apparire della libertà dell’Assoluto e questa non è soggetta a leggi, allora l’agire umano non è soggetto a leggi. Inoltre, per Severino la fede cristiana non è un sapere incontrovertibile, perchè è effetto della volontà del singolo. È incontrovertibile solo la verità dell’essere, che è l’essere come lo intende Severino.

 

Prudenti come i serpenti, semplici come le colombe

Un quotidiano cattolico deve certamente essere aperto al confronto con la cultura contemporanea e del passato anche non cattolica.  Ma occorre che questo confronto sia dato in mani capaci di un vaglio critico intelligente e prudente, alla luce della dottrina cattolica, onde assumere i valori e aiutare i lettori a difendersi dagli errori.

Ospitare uno scritto di Severino, il quale con somma sfrontatezza dichiara la falsità del cristianesimo sulla base di Parmenide, senza batter ciglio e senza avanzare alcun commento, come si pubblicherebbe un qualunque articolo condivisibile da lettori cattolici, ha tutto il sapore di un’enorme presa in giro dei lettori, che vengono provocati a sdegno, e si ritorce a grave danno dello stesso quotidiano infangandone il buon nome e tradendo lo scopo per il quale è stato fondato.

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato 14 giugno 2026

 

 

Severino parla tranquillamente e boriosamente del suo «scontro con la Chiesa», come farebbe un uomo politico che si scontra con un’altra corrente politica. Non si rende conto di quello che dice. La Chiesa è invincibile e chi le è contro, se ne renda o non se ne renda conto, è spinto dal demonio, le cui forze alla Parusia di Cristo saranno sconfitte. Severino vuole lottare contro Dio?


Immagine da Internet: Emanuele Severino


[2] Vedi la vicenda narrata dallo stesso Severino in Essenza del nichilismo, Adelphi Edizioni, Milano1995, pp.316-387.

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