Il Dio Trinitario
Il dogma di Nicea e il dogma di Calcedonia
Quinta Parte (5/7)
Il Logos
La rivelazione cristiana ci dice con San Giovanni, che una Persona della Trinità, il Figlio, si è incarnata: o Logos sarx eghèneto. San Paolo in Fil 2,7 ci spiega che non è che il Logos si sia mutato in carne - cosa assurda -, ma che ha assunto (labòn) una natura umana nell’unità della Persona del Figlio.
Il Logos, come Dio, esiste da sempre, sin da principio. E dà principio a tutto, fa iniziare tutto. Anche il Padre è Principio, Principio del Principio, il Logos. Lo Spirito è il Principio principiato dal Padre e dal Figlio. Cristo stesso dice di essere il Principio (Gv 8,25).
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Il termine dogmatico «incarnazione» appare al Concilio di Costantinopoli del 381 sotto i vocaboli sarkothenta, da sarkòo, che al passivo vuol dire «m’incarno, divento carne», e enanthropesanta, participio passivo dal verbo enanthropeo, al quale i Padri aggiungono altri vocaboli come enanthropopesis, enanthropotes e anthropismòs, tutti termini che significano umanizzazione o diventar uomo. Il tedesco ha Menschwerdung, che vuol dire appunto diventar uomo.
Deve restare
comunque chiaro, come spiega il dogma calcedonese, che dire che Dio è diventato
uomo o si è fatto uomo non dev’essere inteso nel senso che, Dio perde o
sminuisce o rimpicciolisce o finitizza o materializza o cambia la sua natura
divina e si muta in un uomo, cosa che non ha senso, e sarebbe una forma di
antropolatria, ma vuol dire che il Verbo ha unito a sé un’individualità umana
facendola sussistere della sussistenza della Persona divina. Questa unione
operata dal Verbo si chiama unione ipostatica.
Immagine da Internet:
- Chronica Maiora del Concilio Lateranense IV, 1250 circa, Matteo da Parigi

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