Alcuni Lo hanno accolto e altri Lo hanno respinto
Pensieri per il Natale
Venne fra i suoi e i suoi non Lo hanno accolto
Gv 1,11
Ricordiamo nel prossimo Santo Natale la venuta di Cristo fra noi. Alcuni di noi, che cercano Dio e desiderano la verità su Dio e la salvezza, quelli che sanno chi egli è, ascoltano la sua parola, lo amano e obbediscono ai suoi comandamenti, costoro si preparano a questa ricorrenza con preghiera, riti religiosi, opere penitenziali e di misericordia, lettura e meditazione della Parola di Dio e insegnamenti della Chiesa e dei Santi, lo attendono, desiderano conoscerLo sempre meglio, vivono nella sua Chiesa, diffondono il suo Vangelo, gioiscono per la sua venuta.
Ad altri invece, la commemorazione della nascita di Cristo sembra non dir nulla, è per loro un giorno come un altro, o mostrano totale indifferenza o mostrano apertamente di non essere affatto interessati oppure mostrano disprezzo o irritazione o irrisione, oppure per loro il Natale si risolve un una grande abbuffata ed in un’occasione per far quattrini. Oppure ad altri non interessa veramente e sinceramente ma fingono che a loro interessi avendo per vari motivi o in vari modi un falso concetto di Cristo. Ma dietro a quella falsa immagine di Cristo c’è il loro io o il principe di questo mondo.
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Immagine da Internet:
Natività, Michelangelo Buonarroti

segnalazione tardiva ma necessaria.
RispondiEliminaCristo si è umiliato anche nella nascita
Maurizio Blondet 25 Dicembre 2025
Matteo D’Amico
Lo splendore del Santo Natale
La splendida festa del Santo Natale non può non commuoverci nel modo più profondo: il Figlio di Dio, il Verbo eterno, non è stato geloso della Sua eguaglianza con il Padre, ma ha accettato di incarnarsi nel seno purissimo della santa Vergine Maria, di farsi uomo e di nascere, povero fra i poveri, in una misera stalla, per espiare sul Golgota i nostri peccati. Il Creatore del mondo è venuto per essere umiliato, eriso, rifiutato, abbandonato, torturato e ucciso.
E’ venuto per essere crocifisso, per morire al nostro posto, per lavare con il prezioso balsamo del suo sangue divino le piaghe della nostra anima infetta e deforme: Lui, il Signore dell’universo, il Re glorioso, è venuto a morire per ridare a noi, morti, la vita. E Betlemme è già luogo di agonia e di strazio infiniti, significa già crocefissione e abbandono. Il sacro cuore del Bambino Gesù, in virtù dell’unione ipostatica, contempla dal primo istante della Sua incarnazione la sua agonia, le torture e le offese che dovrà subire, la spaventosa flagellazione, l’atroce coronazione di spine, la trafittura coi chiodi delle mani e dei piedi, la fuga dei discepoli, il suo corpo santo denudato, la sua carne lacerata e ridotta a brandelli esposta al riso e al disprezzo dei peccatori e dei demoni, la sua vergognosa morte sulla croce.
Già nella mangiatoia di Betlemme il Divin Bambinello, in quanto vero Dio, è, al tempo stesso, infinitamente felice, in quanto vero uomo è infinitamente desolato, perché già immerso nei dolori della Sua passione e della Sua morte.
Come Gesù Bambino, così anche noi, a Lui incorporati dal santo battesimo, sue membra vive, dobbiamo lasciarci inondare dalla gioia sconfinata del Salvatore che finalmente giunge e, al tempo stesso, con Lui soffrire di fronte al peccato che devasta il mondo, all’impurità che sommerge, come un mare in tempesta, anche i popoli un tempo cristiani, all’incredulità e all’eresia che sono penetrate, senza più freni, nel clero e nell’episcopato e fin nelle più alte sfere della Santa Chiesa Cattolica.
Gioia e desolazione devono abitare insieme il nostro cuore, come abitano quello del Divin Bambinello, e nella luce segreta di questa gloriosa battaglia chiediamo una sola cosa, un solo grande dono: che Colui che ha creato il mondo si degni di convertirci e di santificarci presto e molto.
Caro Ettore,
RispondiEliminaringrazio vivamente per questa meditazione natalizia, ricca di stimoli per la nostra vita spirituale.