giovedì 10 giugno 2021

Sessolatria e sessofobia - Seconda Parte (2/4)

 Sessolatria e sessofobia

Seconda Parte (2/4)

Il matrimonio 

In ogni caso, dopo il peccato originale resta il dovere della riproduzione della specie per sostituire gli individui che vengono meno a causa della morte. Ma prima di Cristo le anime, che sono immortali, al momento della morte, sono da Dio trasferite in un luogo umbratile provvisorio extraterreno, che la Bibbia chiama sceòl, e che traduciamo con «inferi».

La riconciliazione dello spirito col sesso dev’essere operata da una duplice attività morale: da un’opera educativa tesa ad istruire la coscienza e a rettificare la volontà circa l’ideale cristiano della temperanza sessuale, che trova la sua più alta realizzazione nel matrimonio e la pratica del voto di castità, che è il modo col quale nella vita religiosa è vissuta la dimensione della sessualità; e da una pratica ascetica, che ha lo scopo di vincere la concupiscenza col soccorso dei mezzi della grazia, così da mortificare l’uomo vecchio (cf Rm 6,6) e da far crescere gradualmente l’uomo nuovo (Ef 4,24). 

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L’essenza del matrimonio non è mutata dopo la caduta del peccato originale. Tale essenza, come si esprime San Tommaso, «consiste in una certa indivisibile congiunzione degli animi, per la quale l’uno è tenuto a mantenersi indivisibilmente fedele all’altro».

Tommaso non fa questione di superiorità del marito sulla moglie. Ma è evidentemente sottintesa la pari dignità nella reciproca complementarità, che è appunto il piano genesiaco originario, mentre il dominio dell’uomo sulla donna è castigo del peccato originale (Gen 2,16).

La sessolatria dipende sostanzialmente da un fraintendimento materialista e gnostico del valore spirituale unitivo dell’unione sessuale, scambiata per una creazione della libera volontà della persona, la quale decide del proprio essere esistenziale a prescindere da una legge naturale creata da Dio e quindi da una reciprocità naturale fra uomo e donna voluti da Dio.

Alla persona umana non si può prendere a modello del suo essere la Persona divina intesa come esse ad, perché solo in Dio l’essere coincide con l’agire mentre il relazionarsi di Dio col mondo non è essenziale alla natura divina, ma è suo atto libero che mette in gioco una relazione di ragione, non una relazione reale, perché è vero che il mondo è realmente distinto da Dio, ma Dio non dipende dal mondo, né l’essenza divina si risolve in un esse ad, ma è sostanza. 

Immagini da internet

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