09 agosto, 2023

La pace è una conquista umana ed è un dono di Dio

 La pace è una conquista umana ed è un dono di Dio

«Pace! E la pace non c’è» (Ez 13,10)

Da ogni parte si sente oggi invocare la pace. Tutti sono contro la guerra. Gli Ucraini vogliono la pace. I Russi vogliono la pace. L’UE vuole la pace. L’ONU vuole la pace. Erdogan vuole la pace. Gli Americani vogliono la pace. I Cinesi vogliono la pace. Il Papa invoca la pace.

Chi è che oggi fa l’apologia della guerra? Chi è che oggi come Hegel sostiene la necessità della guerra per la promozione del progresso umano? Chi oggi si dichiara d’accordo con Nietzsche nelle lodi del superuomo che schiaccia i deboli ed elimina i malati? «La guerra – si dice – è sempre una cosa orribile. Non esistono guerre giuste». 

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La pace è quella condizione di spirito che corrisponde alla piena fruizione fino alla tranquilla sazietà del bene perfetto, sì che altro non ci sia da desiderare.

È innanzitutto un bene interiore che dipende dall’essere in pace con Dio e per conseguenza col prossimo. Comporta un ordine interiore di tutte le nostre forze ben connesse e in armonia fra di loro. Essa dal nostro intimo si spande all’esterno e genera pace attorno a noi.  Impossibile creare la pace se non si è in pace.

Nella vita presente la pace non è un dato di fatto, ma una meta da raggiungere o un bene da conservare e difendere, perché messo continuamente in pericolo o in discussione da forze contrarie. Può essere una condizione stabile, ma va mantenuta, perché da sola non resta, ma tende a corrompersi.

Certo, si può parlare di pace anche riguardo all’ambiente nel quale viviamo: un luogo di pace, un fiume pacifico, un tempo pacifico, un clima pacifico. Ma è chiaro che queste sono solo immagini di ciò che è veramente la pace: un fatto dello spirito. La pace può riguardare la natura o anche la vita sensitiva, le passioni ma soprattutto la vita dello spirito; una coscienza pacifica, una mente pacifica, una persona pacifica, una società pacifica. 

La pace è un’ardua conquista.

Immagini da Internet:
- “Madonna della Pace”, Pinturicchio
- Dipinto, Manuel Pablo Pace

08 agosto, 2023

Il principio della guerra - Seconda Parte (2/2)

 

 Il principio della guerra

Seconda Parte (2/2) 

I guasti del pensiero conflittuale

Il pensiero conflittuale, che potremmo chiamare antinomico[1] per la sua simpatia per l’antinomìa, non sostiene solo che il pensare è in se stesso contradditorio e che la contraddizione è la legge del pensare, ma concepisce la realtà come contradditoria in se stessa. È la visione di Hegel. L’ente è opposizione di essere e nulla. E questo vale anche per Dio. Dio è essere-non-essere, è quindi vero e falso, buono e cattivo. Dio non è Colui Che È, ma Colui Che È e non È. Non è l’ipsum Esse, ma Colui Che diviene. Non è Dio del sì, ma del sì-no. Approva il bene, ma anche il male. Non è immutabile, ma mutabile. Non sovrasta la storia, ma s’identifica con la storia. Questo è il Dio della Kabbala, poi ripreso da Hegel e dalla massoneria gnostica ed esoterica. È il Dio della coincidentia oppositorum del Cusano[2], il Dio di Böhme, il quale, col pretesto che Dio è misericordioso ma anche castiga, sostiene che in Dio c’è la crudeltà accanto alla bontà. Così in Dio c’è il sì e il no, non nel senso che Dio dica sì a Se stesso e no a ciò che è contro di Lui, ma nel senso che Dio stesso è sì e no.

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L’uomo ingannato di Satana crede che l’identità, la precisa ed univoca determinazione del suo io e delle cose sia principio di divisione, mentre in realtà essa è la condizione prima dell’accordo, dell’armonia, della giustizia, dell’ordine e della pace. La pace infatti nasce quando ognuno sta al suo posto, quando ha il suo e si accontenta del suo, ossia di ciò che gli spetta, di ciò di cui ha realmente bisogno e diritto, nel rispetto dell’identità di ciascuno.

La contraddizione già posta in Dio introduce nel pensiero un principio di autonegazione, di falsità e di incomunicabilità. 

Esso è connesso, come fa notare San Tommaso, col principio protagoreo che il vero è ciò che sembra a me. Ma è in questo modo, osserva l’Aquinate riprendendo la critica che già Aristotele aveva fatto a Protagora, che le contradditorie vengono ad essere vere simultaneamente, perché se io che ho il gusto sano sento la dolcezza del miele, tu che hai il gusto infetto avverti il miele come amaro.

Se dunque vale il relativismo nella conoscenza, succederà che il miele è allo stesso tempo dolce e amaro. È chiaro come qui ci troviamo davanti ad un principio di discordia e quindi di conflitto sul piano pratico: io amerò il miele e tu odierai il miele e se l’uno vorrà imporre all’altro la propria idea, finiremo per farci guerra.

La pace si costruisce solo sulla base di un pensare che sappia da una parte rispettare il principio di non-contraddizione così da evitare la doppiezza e il servizio a due padroni (aut-aut) e dall’altra tenga conto della diversità (et-et). Questo metodo del pensare che ottiene questa sintesi fra il valore del diverso e l’onestà del pensare è il pensare per analogia o il metodo analogico, per il quale sappiamo cogliere e rispettare le diversità nell’ambito dell’unità e dell’universalità. 

Immagine da Internet: Le api e il miele, Tacuinum sanitatis

07 agosto, 2023

Il principio della guerra - Prima Parte (1/2)

 Il principio della guerra

Prima Parte (1/2)

La nostra condotta dipende dalle nostre idee

È idea oggi diffusa che tutte le guerre siano da condannarsi come stragi organizzate. Non esistono ragioni valide per far la guerra né ci sono guerre giuste, ma il guerreggiare o il muover guerra è sempre ingiustizia, odio, violenza, rapina, omicidio, stoltezza. Tutte le guerre, siano quelle di difesa, di liberazione, di sopravvivenza, di restituzione o siano quelle di conquista, di dominio, di invasione, di sterminio, di rapina, di vendetta, sono parimenti condannate ed esecrate, sono poste al bando come azioni illecite, moralmente colpevoli e proibite. 

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Ora dobbiamo tener presente che esiste un concetto lato di guerra, che non è limitato allo scontro degli eserciti, ma ha un significato molto più ampio e profondo e coinvolge tutto il senso della nostra vita, della nostra esistenza, della nostra condotta, del nostro destino.

Per il cristianesimo, poi, la prospettiva ultima del cammino dell’umanità non è quella monista-buonista-panteista dell’unità di tutta l’umanità, sia soggetta teisticamente a Dio (Dio Signore di tutto) o identificata panteisticamente con Dio («tutto è Uno»). 

Quindi non è quella di una pacificazione o conciliazione di tutti con tutti, ma è quella che risulta dal Giudizio universale di Mt 25, ossia la separazione eterna fra due società: una società celeste di beati – la Gerusalemme celeste – sotto il regno di Dio e la società infernale dei dannati sotto il regno di Satana, che tuttavia cade anch’esso nell’orbita della provvidenza divina.


Immagine da Internet:
Francesco Cozza – San Michele Arcangelo in lotta con il demonio, XVII sec.

06 agosto, 2023

Cari Vescovi, parlateci di Dio - Seconda Parte (2/2)

 Cari Vescovi, parlateci di Dio

Seconda Parte (1/2) 

Il teologo al posto del Vescovo

Oggi il personaggio mitico produttore di dottrina, colui che vi aggiorna sulle nuove scoperte riguardanti la Parola di Dio e il concetto di Dio, colui che corregge i vostri errori su Dio, che vi mostra che il vostro concetto di Dio è antiquato e superato, il maestro della fede,  la luce della Chiesa, il mistagogo e l’iniziatore ai divini misteri, il maestro dell’anagogia, chi vi guida per gli ardui e scoscesi sentieri dell’Assoluto, che vi fa sentire il sapore dell’Eterno aprendo spazi infiniti alla vostra autocoscienza, il profeta dell’escatologia del presente e del futuro realizzato, che vi fa sperimentare l’ineffabilità atematica del Trascendente preconcettuale, l’inutilità dei concetti e dei dogmi, nonché  la tenerezza della divina misericordia, non è più il Vescovo, non è il parroco, non è il catechista, non è il confessore, non è il Papa; è il teologo e il biblista, è il professore dell’Università Gregoriana o della Facoltà di Teologia di Tubinga o di Francoforte. 

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Voi, cari Vescovi, dovete tornare ad insegnarci a guardare in alto, a sollevare lo sguardo da queste cose che abbiamo sotto gli occhi e che cadono sotto i sensi, che pure sono belle e utili, alle realtà sovrasensibili, metafisiche, invisibili, puramente intellegibili, spirituali, celesti, divine.

Come mai non riprendono mai i grandi temi spirituali trattati da Papa Francesco sulla santità, lo gnosticismo, la lotta contro il demonio, la confidenza in Dio, l’ascolto della sua Parola, il mistero di Cristo, l’azione dello Spirito?


Immagine da Internet: Portogallo, 6 agosto 2023
 
https://www.vatican.va/content/francesco/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2023/8/6/portogallo-angelus.html

Cari Vescovi, parlateci di Dio - Prima Parte (1/2)

 

 Cari Vescovi, parlateci di Dio

Prima Parte (1/2)

Ad Aldo Maria Valli

Disce elevare ingenium, aliumque rerum ordine ingredi

Card. Tommaso de Vio, OP, detto il Gaetano

In mille faccende affaccendati

Un mio caro amico, Aldo Maria Valli gestisce da anni un sito web molto frequentato dal titolo suggestivo: duc in altum. Dispiace che egli svolga questo programma con un tono troppo duro verso il Santo Padre, che come Vicario di Cristo, certamente ci conduce in alto. Egli tuttavia ha ragione nel constatare con dolore, da buon cattolico, il clima di aridità, sonnolenza e sciatterìa spirituali che stiamo vivendo.

Assistiamo a un diffuso ripiegarsi dei pastori sul mondo e cedere ai suoi allettamenti sotto pretesto del dialogo, della cura dei poveri e della misericordia per i fragili e i sofferenti. Le figure dell’immigrato e dell’omosessuale sembrano occupare tutto lo spazio lasciando in ombra altri aspetti e bisogni più profondi del dramma umano del nostro tempo.

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Il Vescovo e il Cardinale, in collaborazione col Papa, hanno come loro uditorio naturale non solo e non tanto la loro diocesi, ma la Chiesa intera. Già il teologo si rivolge alla Chiesa. Con ben maggior ragione e autorità lo fanno il Vescovo e il Cardinale, i quali, cum Petro et sub Petro, sono veri maestri della fede.  Vorremmo vederli più attorno al Papa nel parlarci di Dio, delle grandi sfide della Chiesa di oggi, delle sue chances, delle sue sofferenze e delle sue gioie, delle sue speranze, dei suoi dubbi e delle sue certezze.

Immagine da Internet: Portogallo, 2 agosto 2023

https://www.vatican.va/content/francesco/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2023/8/2/portogallo-omelia.html

05 agosto, 2023

Il baratro della ragione secondo Kant - Tra la pusillanimità e la presunzione - Seconda Parte (2/2)

 Il baratro della ragione secondo Kant

Tra la pusillanimità e la presunzione

 

Parte Seconda (2/2) 

Il potere della ragione speculativa va ben oltre quanto crede Kant

La ragione umana è un potere sillogistico induttivo-deduttivo, analitico-sintetico di avanzamento e miglioramento della conoscenza, che, iniziando col contatto con le cose sensibili e i fenomeni, non si ferma ad essi, ma, continuando la sua ricerca delle cause, scopre un livello di realtà, che è il mondo dello spirito e della persona.

Ma interrogandosi ulteriormente sulla causa dell’esistenza del mondo spirituale, la ragione si accorge che la spiegazione è data dall’esistenza di una somma persona infinita, assoluta e creatrice di tutte le cose visibili e invisibili. E questa persona è Dio. 

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Ciò che qui ci colpisce di più è la domanda insensata che dovrebbe farsi Dio – poiché è chiaro che di Lui si parla - circa la sua origine, come se l’Origine di tutte le origini dovesse avere un’origine. Kant si riferisce veramente all’Io divino o ad un’immagine sbagliata che ci facciamo noi? S’interroga seriamente?

Infatti, se sappiamo che Dio è la Causa prima, l’Ente assolutamente necessario, l’Ego Sum Qui Sum, il Motore immobile, il fine ultimo, la Totalità dell’essere, l’Assoluto, l’Eterno, l’Infinito, Colui che tutto sostiene e da Cui tutto dipende, Colui che tutto causa e spiega, che cosa cerchiamo di più? Che cosa vogliamo al di sotto?

Il baratro si apre davanti a chi non ammette l’esistenza di Dio ovvero dell’Io Sono, perché senza Dio nulla ha senso, nulla esiste. Ma come si può pretendere che Dio poggi su qualcosa, mancando il quale tutto svanisce. Che concetto si ha di Dio? Un Dio causato che Dio è? 

È evidente che se la ragione si accorge di aver ipostatizzato la semplice idea dell’Ente sommo senza aver argomenti tratti dall’esperienza delle cose per affermarne l’esistenza, si chiederà da dove viene questo fantasma e le parrà di precipitare in un baratro. Ma se bada alla realtà delle cose, ne scopre l’autore divino mediante il ragionamento metafisico, si troverà sul terreno saldissimo dell’assoluta certezza e pienezza.



Immagine da Internet: La creazione, Il battistero di San Giovanni Battista, Firenze

04 agosto, 2023

Il baratro della ragione secondo Kant - Tra la pusillanimità e la presunzione - Prima Parte (1/2)

 

 Il baratro della ragione secondo Kant

Tra la pusillanimità e la presunzione

Parte Prima (1/2)

I limiti della ragione speculativa

Sulla questione dei poteri e dei limiti della ragione umana Kant assume una posizione contradditoria, notata da tutti i critici – il famoso «dualismo kantiano»[1] - e inutilmente giustificata dai suoi seguaci. Egli segue l’empirismo di Hume nella ragione speculativa, cosicchè, nonostante il tentativo di dar necessità e livello scientifico ai giudizi sintetici apriori, non riesce ad attingere al mondo dello spirito e a far funzionare il principio di causalità sul piano dell’essere.

Infatti Kant sente il bisogno, contro Hume, di un sapere speculativo necessario ed universale, che effettivamente è il vero sapere scientifico. E per questo afferma che la conoscenza dev’essere «apriori». Che cosa intende Kant con questa espressione? Intende esprimere la sua convinzione di origine cartesiana che noi possediamo i concetti o predicati fondamentali delle cose, quelle che Aristotele chiamava «categorie» prima di attuare l’esperienza delle cose esterne, mentre questo tipo di conoscenza Kant la chiama appunto «aposteriori».

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Non si è accorto, il povero Kant, di quanto miope sia stato a non accorgersi che «dalla creazione del mondo in poi, le perfezioni invisibili di Dio possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità» (Rm 1,20). 

 
Immagine da Internet: Vincent Van Gogh
 

27 luglio, 2023

Un nuovo studio sulla massoneria - Come agisce la massoneria oggi?

 Un nuovo studio sulla massoneria

Come agisce la massoneria oggi?

Le ragioni storiche del nascere della massoneria

Gaetano Masciullo, giovane promessa della filosofia cattolica italiana, ci ha lasciato recentissimamente un accurato e documentato studio sulla massoneria, La tiara e la loggia. La lotta della massoneria contro la Chiesa, per i tipi delle Edizioni Fede&Cultura di Verona, argomento notissimo, questo della massoneria, molto complesso, di non facile interpretazione, di estrema importanza ed attualità per l’influsso palese od occulto che la massoneria, società ben organizzata ed efficiente su scala mondiale ormai da tre secoli,  con inflessibile determinazione, idee precise sapendo quello che vuole, pur sapendosi abilmente camuffare, esercita sulla società, la politica e la cultura di oggi, nonchè nella Chiesa stessa, con l’offrire a volte utili contributi alla civiltà e al progresso umano, ma nel contempo e più spesso tramando contro la Chiesa e mirante al predominio politico mondiale, nel suo dichiarato proposito di porsi come suprema fautrice e garante dell’umana felicità, e quindi sostituendosi al cristianesimo nella sua missione salvifica universale.

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I Rosa-Croce partivano da un principio cabalistico, per il quale non è impossibile, ma possibile ed anzi necessario e divino, che l’ente sia e non sia simultaneamente. Dio stesso è principio sia del bene che del male. Dio contraddice a se stesso per poi conciliarsi con se stesso.

Occorre però distinguere il contradditorio dall’atto malvagio, il contraddirsi dal contraddire. Mentre il contradditorio è impossibile, come aveva già dimostrato Aristotele, il male è possibile, ed anzi esiste realmente. 

Che rapporto c’è fra il contraddirsi e il contraddire? Fra il disobbedire a Dio e il disobbedire alla verità? Fra l’assurdo e lo scetticismo? Il servire a due padroni ovvero la doppiezza nasce dal contraddire e il contraddire comporta il contraddirsi, anche se il contraddirsi è possibile, ma non è possibile un ente contradditorio in forza del principio di identità, illustrato da Aristotele, principio primo dell’essere e del pensiero.

Ebbene, il cabalista, come Protagora, come Cartesio e come Hegel, crede che l’ente contradditorio possa esistere, ma con ciò, come dimostrò Aristotele, annulla l’atto del pensare. Come dunque può esistere l’intenzione maligna? Come può esistere un pensiero che fa riferimento al contradditorio, ossia all’impossibile, mentre la realizzazione di quel pensiero, ossia il peccato, è possibile? Perché il soggetto concepisce un fine realizzabile sì, altrimenti il peccato non esisterebbe, ma che non è un vero bene, bensì un falso bene, la cui falsità è dimostrabile in base al principio di non-contraddizione.

Immagini da Internet:
- Croce sormontata da una rosa, incisione dal Summum Bonum di Robert Fludd
- foto di una rosa 



25 luglio, 2023

I Papi nostre guide nel confronto col mondo moderno - Quinta Parte (5/5)

 I Papi nostre guide nel confronto col mondo moderno

Quinta Parte (5/5) 

Ratzinger giovane teologo

L’impostazione filosofica e teologica del giovane Ratzinger non era di impronta tomistica ma agostiniano-cartesiana proveniente da Romano Guardini, per cui egli non intendeva la metafisica come scienza dell’ente sostanziale, ma dell’io-spirito che entra in relazione con l’altro e con se stesso. Da qui la sua concezione dell’ente non come sostanza ed accidenti, ma come azione o come  relazione sussistente[1].

Ciò lo portò a concordare per un certo tempo col trascendentalismo hegeliano-heideggeriano di Rahner. Accortosi tuttavia ad un certo momento dell’insidia, già dall’immediato post-concilio Ratzinger prese le distanze da Rahner, ma non riuscì ad abbandonare del tutto la visione buonistica, che era propria anche di Von Balthasar, del quale Ratzinger divenne amico e collaboratore alla rivista Communio.

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Il Magistero di Benedetto si riassume nelle sue tre encicliche sul valore della carità, 'Deus caritas est'; sul valore della speranza 'Spe salvi'; e sulla giustizia sociale 'Caritas in veritate'. La dottrina di Benedetto si mantiene nel solco della Tradizione arricchita dagli apporti del Magistero e della teologia postconciliare.

Benedetto aveva in animo di indire il 2013 come Anno della Fede, ma non attuò il suo progetto per aver dato le dimissioni. Il suo Successore, comunque, Francesco ebbe cura di scrivere un’enciclica sulla fede Lumen fidei, che redasse assieme al Papa emerito.

Benedetto, prima di lasciare il ministero petrino, ci ha illuminati, come canto del cigno, col suo carisma papale, circa l’essenza del Papato emerito, precisando, nella sua Dichiarazione di dimissioni, che egli conservava il munus papale, ma non il ministerium, ossia restava Papa, ma passava il governo della Chiesa al suo Successore. Mai avevamo udito una cosa del genere. Benedetto ci ha illuminati su di un aspetto del carisma petrino finora del tutto sconosciuto: la distinzione fra l’essere Papa e il fare il Papa. Il Papa dimissionario o emerito resta Papa, ma non fa più il Papa. Come c’è il tu es sacerdos in aeternum, così c’è il tu es Papa in aeternum, anche se dovesse abbandonare il governo della Chiesa.

Immagine da Internet: Papa Benedetto XVI

I Papi nostre guide nel confronto col mondo moderno - Quarta Parte (4/5)

I Papi nostre guide nel confronto col mondo moderno

Quarta Parte (4/5) 

I Papi propositivi

È chiaro che i Papi sono sempre stati propositivi, lo sono per essenza, perché il loro compito essenziale è insegnare la sana dottrina. Fin dai primissimi secoli del cristianesimo i Papi sono stati particolarmente impegnati nel dirci chi è Cristo e nell’opporsi alle eresie contrarie. Sono stati ad un tempo propositivi e combattenti.

Successivamente hanno continuato ad insegnarci la verità sulla SS.Trinità, sull’autorità pontificia, sulla natura umana, sulla legge morale, sul valore dei dogmi, sulla Chiesa, sui sacramenti, sempre mettendoci in guardia contro gli errori continuamente insorgenti.

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Se con San Giovanni XXIII assistiamo ad una svolta nello stile pastorale dei Papi e nel loro atteggiamento nei confronti della modernità, questa svolta era già stata preparata dai Papi precedenti.

Con San Giovanni XXIII assistiamo a una svolta nello stile pastorale dei Papi del secolo scorso. Un modo nuovo di affrontare il mondo moderno. Abbiamo anzi un nuovo concetto di mondo moderno.

Giovanni XXIII nell’enciclica Pacem in terris ci mostra la possibilità e l’auspicabilità di un dialogo e di un incontro fra cattolici e non-credenti su valori di comune interesse concernenti il bene comune temporale e spirituale.

Immagine da Internet: San Giovanni XXIII

21 luglio, 2023

I Papi nostre guide nel confronto col mondo moderno - Terza Parte (3/5)

 I Papi nostre guide nel confronto col mondo moderno

Terza Parte (3/5) 

 I Papi combattenti

Fino al Concilio Vaticano II il modello del Papa era quello di Cristo maestro che, denunciando e condannando l’errore, dissipa le tenebre del mondo, sconfigge il mondo e i nemici della Chiesa. Era il Papa combattente, signore e vincitore.  San Giovanni XXIII ha creato una svolta nel modello di Papa. Il Papa resta sempre ovviamente Vicario di Cristo; tuttavia l’accento adesso è posto non più su Cristo maestro e glorioso trionfatore degli eretici, ma sull’imitazione di Cristo sofferente per la salvezza del mondo: Cristo crocifisso.

Con San Paolo i Papi del post-concilio possono dire di non conoscere altro che Cristo crocifisso (I Cor 2,2). Sono Papi crocifissi. Senza rinunciare alla condanna dell’errore, essi propongono, con la loro stessa sofferenza per le umiliazioni e le opposizioni ricevute  il mistero salvifico di Cristo sofferente e risorto. Ecco la preminenza della testimonianza liturgica su quella magisteriale. La Sacrosanctum Concilium del Vaticano II s’ispira questo principio. E lo stesso Ratzinger non era affatto insensibile a questo principio. Per questo è tanto più inspiegabile la sua ripugnanza all’idea del sacrificio espiatorio da lui espressa per la verità solo al di fuori del periodo che passò come Sommo pontefice.

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Pio IX è il primo Papa che si rifiuta di impiegare le truppe pontificie per alleanze militari contro altre nazioni cristiane o non cristiane, ma unicamente per la difesa dello Stato pontificio. È il primo segnale di quella che sarà la rinuncia al potere temporale che si verificherà con i patti lateranensi del 1929.

Quanto al concilio Vaticano I, guidato dal Beato Pio IX, esso finalmente risolve una volta per tutte il tormentato rapporto fede-ragione che angosciava l’Europa da tre secoli, a partire dalla riforma luterana, definendo dogmaticamente la funzione della ragione e della fede e il loro reciproco rapporto.

 Splendida perla del pontificato di Pio XII fu la proclamazione del dogma dell’Assunta, apoteosi della femminilità, il cui valore sublime Pio XII non si stancò mai di esaltare propugnando per tutta la durata del suo pontificato a molte riprese, dal 1939 al 1958 la pari dignità di persona e di natura tra uomo e donna e la mutua complementarità tra uomo e donna, dottrina che mai nessun Papa aveva fino ad allora insegnato lasciando fino ad allora in circolazione la tesi antichissima della superiorità dell’uomo sulla donna. 

Immagini da Internet: Pio IX e Pio XII

20 luglio, 2023

I Papi nostre guide nel confronto col mondo moderno - Seconda Parte (2/5)

 I Papi nostre guide nel confronto col mondo moderno

Seconda Parte (2/5) 

Come i Papi ci hanno guidati

I Papi sono i nostri maestri della fede. Posseggono le chiavi del Regno dei cieli, sono incaricati da Cristo di confermarci nella fede e di pascerci come buoni pastori, con giustizia e misericordia. Lo so che a volte sembra che invece di mostrarci il volto di Cristo, ce lo nascondano; invece di far chiarezza, creino confusione, invece di far giustizia tollerano i prepotenti e gli eretici, invece di favorire la concordia siano faziosi e divisivi.

Ma noi dobbiamo saper andare al di à di questi difetti umani e non sottrarci alla loro guida evangelica, altrimenti non facciamo che danneggiare noi stessi e il prossimo. Non dobbiamo essere troppo sicuri di che cosa dovrebbero o non dovrebbero fare il Papa, perché non sappiamo che cosa al loro posto faremmo noi. Badiamo noi a dare il buon esempio e aiutiamoli nel loro difficile ministero, anziché aver sempre qualcosa di cui lamentarci o strumentalizzarli per i nostri comodi.

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Si è arrivati alla Rivoluzione Francese. 

Il mondo laico, sobillato dalla massoneria e stanco per la sordità della Chiesa ai valori del mondo moderno, indisse un concilio a modo suo con la Rivoluzione Francese, cosa che se da una parte affermò princìpi di libertà, di uguaglianza, di fratellanza, di razionalità, di tolleranza, di rispetto per i diritti dell’uomo e per il diverso, di internazionalismo, di attenzione ai poveri e ai bisognosi, di rifiuto delle tirannie, dei privilegi e dei favoritismi, 

dall’altra, organizzando l’iniziativa al di fuori della guida del Papa, anzi contro il Papa, luce del mondo a nome di Cristo e maestro di verità e di dialogo, principio di unità e di concordia e di riconciliazione, giudice delle controversie umane, teologiche e filosofiche, non poteva che invischiarsi in tragiche contraddizioni, sicchè, come è stato osservato, la Rivoluzione ha mangiato i suoi figli. 

Immagine da Internet: La distruzione della Bastiglia, di Jean-Pierre Houël

18 luglio, 2023

I Papi nostre guide nel confronto col mondo moderno - Prima Parte (1/5)

 

 I Papi nostre guide nel confronto col mondo moderno

Prima Parte (1/5)

La formazione del mondo moderno

Con lo scisma d’Oriente del 1054, mentre i fratelli orientali fermavano lo sviluppo dottrinale della Chiesa a quel tempo e da allora sono rimasti fermi lì,  la Chiesa cattolica ha continuato a progredire e ad avanzare nella conoscenza della rivelazione cristiana, perfezionando grazie agli apporti di una sana filosofia, gli strumenti logici e concettuali per approfondire sempre meglio le sconfinate ricchezze del mistero di Cristo.

È successo tuttavia che a cominciare dal sec. XIV è sorta una teologia, come quella di Guglielmo di Ockham, che respinse l’uso della filosofia aristotelica purificata da S.Tommaso per la comprensione e la formulazione verbale e concettuale del dogma cristiano, e cominciò a ricorrere agli antichi scettici e sofisti greci, i quali, con la loro negazione della verità, rendevano impossibile l’accesso alla Parola di Dio contenuta nella Scrittura o quanto meno ne falsificavano o decurtavano il significato e la ricchezza sublime.

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La cosa che stupisce nella massoneria è il fatto che da una parte essa propone il modello di una società di uguali, non gerarchizzata. E in nome di questo progetto essa promosse l’abbattimento della monarchia e della nobiltà nella Rivoluzione Francese.

Essa, se potesse, abbatterebbe anche l’elemento gerarchico della Chiesa, secondo il modello luterano. E di fatto oggi la massoneria si sforza a più non posso per svilire, banalizzare, dissolvere ed annullare il ministero petrino e mettere il Papa alla pari di un qualunque altro membro del popolo di Dio.

Si fa paladina della sinodalità non perché la vede animata da carisma episcopale, ma solo perché vede in essa falsamente una copia del populismo di Rousseau o al massimo della concezione luterana del sacerdozio comune dei laici. Ma poi ecco che dall’altra parte la massoneria è essa stessa caratterizzata da una spropositata quantità di gradi gerarchici di appartenenza, che la fa cadere nel ridicolo.

Immagine da Internet

15 luglio, 2023

Nel seno della donna il destino dell’uomo

  Nel seno della donna il destino dell’uomo

Dio ha creato l’uomo maschio e femmina per una finalità biologica e per una finalità eterna. La finalità biologica è espressa nel c.1 della Genesi e vale fino alla fine del mondo, ed è la riproduzione della specie nel matrimonio. La finalità eterna è l’attuazione dell’amore («saranno una sola carne»), espressa nel c.2, la cui realizzazione riguarda il mondo della futura risurrezione.

La donna attira l’uomo in vista dell’attuazione di questo duplice fine: generare in questa vita, essere una cosa sola in paradiso. L’uomo è concepito nel seno della donna. È concepito infetto dalla colpa originale. Ma subito la grazia di Cristo giunge a purificare l’embrione dal peccato, perché Dio vuol salvare tutti. La grazia del battesimo, prima ancora della recezione del sacramento, agisce così che se l’embrione viene abortito il bambino comunque va in paradiso, vittima innocente per la salvezza del mondo in Cristo.

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Il seno della donna è il mondo nel quale si gioca il destino eterno di un’infinità di esseri umani che sono morti prima di essere stati partoriti.

Ed in ogni caso, lo è anche di tutti coloro che sono venuti alla luce e hanno vissuto una lunga vita, in quanto anche loro, nel momento in cui sono stati concepiti e in cui si è formato lo zigote, sintesi dei gameti dei genitori, Dio ha creato immediatamente l’anima e l’ha purificata con la grazia battesimale di Cristo, liberandola dalla schiavitù di Satana, contro la quale comunque il soggetto, anche battezzato sacramentalmente, dovrà lottare per tutta la vita.


 

Il seno della donna è il tempio nel quale la persona umana è consacrata a Dio, inizia, seppur inconsapevolmente, a celebrare il culto divino, fruisce dei benefìci del sangue di Cristo, riceve l’assistenza dell’angelo custode, è purificata dal peccato, riempita dei doni della grazia, liberata dalla colpa originale, elevata allo stato di figlia di Dio, membro della Chiesa ed erede della vita eterna.



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14 luglio, 2023

Il Papa commemora e raccomanda di nuovo San Tommaso

 Il Papa commemora e raccomanda di nuovo San Tommaso

Il Card. Semeraro, Prefetto del Dicastero per le Cause dei Santi,

in occasione del 700° anniversario

della morte di San Tommaso a Fossanova,

celebrerà una Messa, latore di una lettera del Santo Padre

di lode e raccomandazione della santità e della dottrina di San Tommaso.

 

Testo latino originale *

FRANCISCUS

EPISTULA DATA

MARCELLO S.R.E. CARDINALI SEMERARO

Venerabili Fratri Nostro
MARCELLO S.R.E. Cardinali SEMERARO
Praefecto Dicasterii de Causis Sanctorum 

Spiritu intellegentiae ab Altissimo repletus, sanctus Thomas de Aquino, presbyter et Ecclesiae Doctor, sine fictione didicit et sine invidia aliis sapientiam eximiam orationibus et scriptis communicavit. Ordinis Fratrum Praedicatorum decus, scientia numquam inflatus, caritate vero aedificatum semper se praebuit. Mirabili  eruditione repleta multa scripsit opera innumerosque docuit, de disciplinis philosophicis et theologicis optime meritus. Recto ingenio ac perspicuitate fulsit atque dum divina mysteria ratione reverenter indagabat ipsa ferventi fide contemplabatur.

...

 

Al Venerabile Nostro Fratello

MARCELLO Cardinale di SRC SEMERARO

Prefetto del Dicastero per le Cause dei Santi

Riempito di Spirito di intelligenza dall’Altissimo, San Tommaso d’Aquino presbitero e Dottore della Chiesa, senza finzione imparò e senza invidia comunicò agli altri nelle preghiere e negli scritti un’esimia sapienza. Decoro dell’Ordine dei Frati Predicatori, giammai inorgoglitosi della scienza, mostrò sempre se stesso come edificato sulla carità. Scrisse molte opere piene di una mirabile erudizione ed ammaestrò moltissimi, ottimamente meritando nelle discipline filosofiche e teologiche. Rifulse per la rettitudine e per l’acutezza del suo ingegno e mentre indagava i divini misteri con la ragione, li contemplava nella sua fede fervente.

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- Abbazia di Fossanova