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17 settembre, 2026

I sofismi di Kant riguardo all’esistenza di Dio - Ottava Parte (8/8)

 

I sofismi di Kant riguardo all’esistenza di Dio

Ottava Parte (8/8)


La questione della creazione

Kant accenna più volte alla creazione, ma senza mai fermarsi su questo concetto. Ne parla come di un termine della teologia cristiana, che però per lui non offre alcun interesse speculativo. Non si rende conto quanta importanza ha il concetto di creazione in relazione alla questione dell’esistenza di Dio che sta trattando.

Questa trascuratezza nel prendere in esame il concetto di creazione dipende dal fatto che abbiamo già notato, che Kant non si rende conto – lui, docente di metafisica - dell’importanza fondamentale del problema dell’essere. E sappiamo quanto il concetto della creazione è connesso con quello dell’essere. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/i-sofismi-di-kant-riguardo-allesistenza_0365420200.html

Kant è interessato alla questione della realtà e della cosa, ma solo dal punto di vista dell’essenza o dell’idea, non dell’essere. Parlando dei cento talleri, fa capire che si distingue l’essenza (concetto di 100 talleri) dall’esistenza (talleri reali), ma anche qui non c’è in gioco il tema dell’essere. 

Cita il concetto dell’ente quando parla dell’ente supremo, originario, realissimo, sommo o necessario, ma non considera mai - lui, docente di metafisica! - l’ente per se stesso (ens ut ens) e non si chiede mai da che cosa è composto: avrebbe scoperto l’essere.

San Tommaso ci fa capire, come chiarisce il Padre Fabro, che l’esistere (existere) è l’essere in atto (esse in actu), mentre l’essere (esse) è atto della potenza (esse ut actus o actus essendi). Mentre l’essere in atto è la semplice attuazione di una possibilità, l’atto d’essere è l’atto di una potenza di essere.

Ora la questione della creazione è la questione dell’essere, è il chiedersi qual è l’origine di cose che non sono l’essere, ma hanno l’essere o lo hanno solo parzialmente o, come diceva Platone, l’hanno per partecipazione. E se non l’hanno da sé e non l’hanno tutto, da dove viene quell’essere limitato che esse posseggono? Perchè esistono se potrebbero non esistere?

Aristotele si interrogò sulla causa del divenire, non dell’essere. Per questo non si pose il problema della creazione. Il suo Dio, quindi, non è un Dio creatore come causa dell’essere, ma è la causa prima del movimento delle cose, il motore immobile. Ma egli non si chiese perché esistono la materia ed esistono le forme. 


 
Aristotele, come Kant, non si è mai interrogato sull’essere (einai) delle cose, ma solo sull’ente (on) e sulle essenze (usìa). Aristotele tuttavia capì che era possibile conoscere l’essenza dell’ente materiale (sinolo di materia e forma) e spirituale. A Kant manca la nozione dell’ente, per cui la sua nozione della cosa non corrisponde a quella dell’ente, ma solo alla cosa materiale, come si evince facilmente dal fatto che per lui la cosa è oggetto di esperienza ed è ciò che fornisce il materiale empirico del conoscere.

 Tuttavia nessuno si sbaglia o resta ignorante circa l’esistenza di Dio, come nessuno può vivere se non respira e non batte il cuore. Ciò che è possibile ma che dipende dalla volontà e non dalla ragione, è fare di una causa seconda una causa prima: è l’idolatria. Ma il concetto di causa prima è inevitabile. Lo possiede anche chi lo nega. Quello che è possibile è distogliere volontariamente lo sguardo da Dio o fermarsi volontariamente nel cammino che conduce a Lui, ma si fa questo solo perchè si è capito dove conduce e non ci si vuol incontrare con Dio. L’ateismo è questo.

Immagini da Internet: Volti, Modigliani