09 ottobre, 2024

L'esistenza di Dio - Conferenza di P. Tomas Tyn - Terza Parte (3/3)

 

Conferenza di P. Tomas Tyn, OP

Bologna, 13 novembre 1986 - Presso Istituto Tincani

Terza Parte (3/3) 

 Audio:  http://youtu.be/GM5xcy5WQv0

         Adesso proviamo a vedere le singole prove proprio molto in breve. Le cose si muovono. È una evidenza. Voi sapete che c’era quel filosofo dell’antichità, che appunto per convincere Parmenide che esiste il movimento si alzò in piedi e si mise a camminare. Allora, è una evidenza insomma, quella del movimento. Le cose si muovono.

        Ora, il principio di causalità, riguardo alle cose che si muovono è questo: quidquid movetur ab alio movetur. Tutto ciò che si muove, è mosso da qualcos’altro. Quidquid movetur ab alio movetur. Tutto ciò che si muove, si muove da un altro. Nessuna cosa dà a sé stessa il suo divenire. Tutte le cose che divengono dipendono nel loro divenire da una cosa che è già arrivata al termine. 

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Servo di Dio Padre Tomas Tyn

La prima prova arriva a Dio, causa prima di tutte le cose, ma anche alla immobilità di Dio. Dio non è nel movimento, non è nel divenire, ma è la causa, la condizione assoluta di ogni divenire e di ogni movimento. … Non è, ripeto, un puro architetto del mondo, ma è Dio creatore.

Ora, miei cari, dopo aver visto queste cinque vie, quinque sunt viae, come dice San Tommaso, intratteniamoci solo brevemente su quelli che possono essere altri tentativi di provare l’esistenza di Dio. Ce ne sono sostanzialmente altri tre.

Anzitutto la prova ontologica di Sant’Anselmo. Questa è divenuta celebre. Sant’Anselmo è qui acuto, però purtroppo non conclude. San Tommaso non gliela perdona, quella prova. E dice: “Non si passa dall’essere conosciuto all’essere reale”. Anche Kant farà una critica simile.

Comunque, nonostante tutto non c’è nulla da perdonare, penso. Perché è un colpo di genio lo stesso. Nel senso che Sant’Anselmo per quanto non abbia dimostrato l’esistenza di Dio, ha però fatto vedere che l’essenza di Dio consiste nella identità tra essenza ed essere. Il che non è poco.

La prova di Sant’Agostino si può chiamare psicologica.

Poi c’è la prova morale. È quella kantiana. Solo che non è una prova molto convincente. Perché un ateo potrebbe sempre dire: il mondo è assurdo. Quindi può anche darsi che abbiamo la sete di qualche cosa che non c’è. Invece contro le prove cosmologiche non datur argomentum.

Immagine da Internet: Statua Di San Tommaso, Giuliano Vangi


08 ottobre, 2024

L'esistenza di Dio - Conferenza di P. Tomas Tyn - Seconda Parte (2/3)

 

L’esistenza di Dio

Conferenza di P. Tomas Tyn, OP

Bologna, 13 novembre 1986 - Presso Istituto Tincani

Seconda Parte (2/3) 

 Audio:  http://youtu.be/GM5xcy5WQv0

 

Adesso, dopo aver accertato questo, vediamo qual è il punto di partenza per arrivare alla conoscenza di Dio e della sua esistenza. San Tommaso d’Aquino, il nostro Angelico Dottore esclude tutte le prove dell’esistenza di Dio tranne un solo tipo di prova, che ammette. Ed è la prova cosiddetta cosmologica, cosmologica.

Perché si chiama cosmologica? Perché parte dal cosmo, ossia dalle cose sensibili che compongono il mondo sensibile e che guardiamo con i nostri occhi, che ascoltiamo con le nostre orecchie, insomma tutte quelle cose che sono percettibili dai sensi dell’uomo e quindi intelligibili immediatamente dalla intelligenza umana.

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Servo di Dio Padre Tomas Tyn, OP

Pensate che noi non conosciamo nemmeno per bene la nostra anima. Magari la conoscessimo. La conosciamo solo indirettamente, proprio tramite i sensibili, per analogia con i sensibili. Quindi bisogna partire dalle cose materiali sensibili. Se volete, per risalire al sommo, al divino, bisogna partire dal più umile e più semplice, da quello che è più evidente.

Queste prove, che noi ammettiamo volentieri, non sono però ammesse da molti dei nostri contemporanei. Perché? Perché loro capovolgono il rapporto, che esiste tra oggetto e soggetto. Esiste questa convinzione, ovviamente sbagliata, solipsistica, che chiude l’uomo in sé stesso, che dice che noi non conosciamo la realtà delle cose, ma conosciamo solo le apparenze, ta fainomena, le cose che appaiono, in quanto appaiono. E quindi l’apparire delle cose.

Al giorno di oggi è il pericolo numero uno. Cioè il soggettivismo non può che essere ateismo. Se ci prova a non essere ateismo, diventa fideismo, ma il fideismo non è un superamento, come abbiamo spiegato, vero dell’ateismo. Quindi il soggettivismo, quello che si chiama immanentismo soggettivistico, cioè il permanere della nostra mente nel soggetto, negando l’evidenza dell’essere, ebbene questa chiusura dell’uomo in sé stesso lo rende ateo. Lo pone quasi al posto di Dio: “Non ho bisogno di Dio, basto a me stesso, sono sufficiente a me stesso”.

Invece bisogna partire da questa convinzione, che non è l’uomo, miei cari, non è l’uomo che impone le leggi del suo conoscere all’essere, ma è l’essere che impone le leggi dell’essere al nostro conoscere. Naturalmente per questo non c’è bisogno di dimostrazione, che poi non è neanche possibile. Questa è una evidenza. Purtroppo a parole anche le evidenze si possono negare.

Quindi partiamo da questa evidenza, che non è il nostro pensiero che crea le cose. Non sono io che mi sono inventato il libro che ho dinanzi, il tavolino e tutto il resto. Al contrario, è l’esistenza di questo oggetto che si imprime nella mia mente. Partendo da questa evidenza si risale sino alla esistenza di Dio. Quindi punto di partenza è il semplice esistere delle cose materiali e sensibili.  

Immagine da Internet: Biblioteca San Domenico, Bologna

07 ottobre, 2024

L'esistenza di Dio - Conferenza di P. Tomas Tyn - Prima Parte (1/3)

 

L’esistenza di Dio

Conferenza di P. Tomas Tyn, OP

Bologna, 13 novembre 1986 - Presso Istituto Tincani

 Prima Parte (1/3)

 Audio:  http://youtu.be/GM5xcy5WQv0

 Sono molto felice di rivedervi così numerosi e soprattutto così entusiasti, per intraprendere questo non facile ma bello cammino delle nostre meditazioni. Quest’anno soprattutto avremo un tema particolarmente difficile da trattare. Ma tutte le cose belle sono difficili. E quindi ci facciamo coraggio.

E cioè si tratta esattamente di quello che classicamente si chiama il trattato De Deo Uno, della esistenza di Dio, degli attributi di Dio, le proprietà di Dio, il rapporto tra Dio e il mondo, tra Dio e le creature, la creazione, la conservazione delle cose nell’essere e il modo in cui Dio contribuisce all’attività di ogni creatura. 

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Servo di Dio Padre Tomas Tyn, OP

Un cristiano cattolico è obbligato, proprio è un dogma di fede, definito dal Concilio Ecumenico Vaticano I nella Costituzione Dei Filius, un buon cristiano cattolico è obbligato a credere per fede rivelata, che è possibile alla intelligenza umana, alla pura intelligenza senza essere sostenuta dalla fede, è possibile alla pura naturale intelligenza umana, a livello puramente filosofico, elevarsi alla conoscenza di Dio, conoscere l’esistenza di Dio ed alcuni suoi attributi fondamentali.

Perché la Chiesa ci tiene tanto? Perché, come diceva San Tommaso d’Aquino di beata memoria la gratia naturam non tollit sed supponit et perficit. Cioè la grazia non toglie la natura, ma la suppone. La grazia non è campata in aria. La grazia afferra l’anima umana, che per natura sua è razionale e quindi chiamata a conoscere razionalmente. Così anche la fede. È certamente una conoscenza soprannaturalmente mediata, perché, se non ci fosse la luce della fede, noi il mistero della Trinità non lo conosceremmo in nessun modo. Tuttavia, grazie alla luce della fede, noi siamo in grado di conoscere, di conoscere Dio razionalmente. Cioè è la ragione che elicita l’atto di fede, anche se sostenuta ovviamente dalla luce della divina rivelazione. Ossia Dio non si rivolge a degli animali, piante, pietre: si rivolge a uomini dotati di natura umana, dotati di ragione, quel dono benedetto del Signore. E che il Signore ci mantenga sempre nella sana ragione. Facciamo quella preghiera.

Quindi bisogna assolutamente partire da questo dato di fatto, che il presupposto della fede, conoscenza soprannaturale di Dio, è la ragione naturale, che già con le sue forze connaturali è in grado di conoscere Dio, così come è conoscibile dall’uomo. Non certo così come è conoscibile solo da Dio.

Quindi ci sono due conoscenze di Dio. Una, alla luce della nostra ragione naturale e della conoscenza filosofica. L’altra, alla luce della conoscenza che Dio Stesso ha di Sé Stesso e che ci ha rivelato nel Figlio Suo Prediletto, Gesù Cristo Nostro Signore. Quindi la conoscenza naturale filosofica è presupposta alla conoscenza di fede.

Immagine da Internet: 
- Un filosofo, Jacques-Louis David

06 ottobre, 2024

Perché i modernisti non vogliono sentir parlare di modernismo

 

Perché i modernisti non vogliono sentir parlare di modernismo

Perché parlare di modernismo?

Jacques Maritain già nel 1966, appena promulgati i documenti del Concilio Vaticano II, nel suo libro Le paysan de la Garonne, denunciò con occhio profetico un forte ritorno di modernismo, molto peggiore di quello dei tempi di S.Pio X, e ne descrisse i caratteri, mostrando come essi corrispondessero a una falsa interpretazione delle nuove dottrine del Concilio.

Maritain però non si accorse di chi era il principale promotore e diffusore del modernismo postconciliare; era Karl Rahner, le cui posizioni in merito ho ampiamente dimostrato nel mio libro Karl Rahner. Il Concilio tradito. La cosa strana fu che S.Paolo VI, pur accorgendosi anche lui pochi anni dopo che si stava diffondendo una falsa interpretazione del Concilio che stava causando gravi danni alla Chiesa, con una forte ribellione al Magistero, nonostante la grande stima che egli aveva per Maritain, non pensò di riprendere la sua denuncia, ma usò altre categorie per condannare questa ribellione, soprattutto quella di «secolarismo» .   

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Oggi i modernisti non parlano più di «sentimento», ma di «esperienza trascendentale», ma l’impostazione teoretica è la stessa: il concetto, sia pur anche quello dogmatico, non ha alcuna funzione realista, ma resta prigioniero dell’ipoteca soggettivista, relativista, storicista, idealista, fenomenista, oggi chiamata «fenomenologica», ed «esistenziale».

Oggi i modernisti parlano e straparlano di Dio. Come segnalava Papa Francesco, assistiamo ad un ritorno di gnosticismo, per il quale è possibile imparare una sapienza elevatissima che ti dice con dotti riferimenti a Parmenide, Meister Eckhart, Lutero, Spinoza, Böhme, Kant, Hegel, Schelling, Heidegger, Severino e la Kabbala qual è il Dio cristiano meglio di San Tommaso, della Scrittura, della Tradizione, del Magistero della Chiesa e dello stesso Signor Nostro Gesù Cristo.

Sull’esempio dei Papi precedenti il Santo Padre non dovrebbe limitarsi a dire che chi è contro il Concilio è fuori della Chiesa, ma dovrebbe distinguere una falsa da una vera interpretazione del Concilio – quella fatta dai Papi -, dove quella falsa è quella di vedere nel Concilio una tendenza modernista, i modernisti per rallegrarsene col farsi  passare per sostenitori del Concilio, mentre ne sono i falsificatori, e gli indietristi per lamentarsi senza fondamento con l’accusare il Concilio di modernismo. 

Immagine da Internet: - Ernesto Buonaiuti

La psicologia del beffardo - Scherza con i fanti e lascia stare i santi

 

La psicologia del beffardo

Scherza con i fanti e lascia stare i santi

La Sacra Scrittura ha una forte polemica contro i beffardi, della quale nella corrente teologia morale non si tiene gran conto. Anzi esiste la convinzione diffusa che il prendere in giro qualcuno o lo scherzare sulle cose di religione o dottrinali o morali non presenti nulla di male e sia semplicemente una cosa divertente e spiritosa. Si pensa che la persona che si sente offesa o per l’attacco personale o per l’attacco alle sue convinzioni religiose o morali sia un tipo dalle vedute rigide o ristrette, permaloso, «che non sta stare allo scherzo».

La religione cristiana nella sua lunga storia è sempre stata oggetto di irrisione non solo da parte dei pagani, ma anche dagli stessi ebrei che non hanno accettato Cristo. Le testimonianze di questa irrisione blasfema appaiono prestissimo già col Talmud. 

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Il beffardo non ha risolto il problema della verità o diciamo che lo ha risolto male. Il suo bisogno di certezza non lo ha soddisfatto semplicemente adeguando il suo pensiero al reale, ma con una decisione della volontà: è vero non ciò che è, ma ciò che decide lui.


Il suo bisogno di libertà prevale sul bisogno di verità. Infatti nella conoscenza della verità l’intelletto è necessitato dall’evidenza o dalla dimostrazione. L’intelletto, se vuole essere nel vero è obbligato a rappresentare nei concetti e nei giudizi le cose come sono.

Invece la volontà è libera. Può formare il suo giudizio sulla realtà liberamente, come vuole, indipendentemente da come stanno effettivamente le cose in realtà. Per questo, ciò che per il realista è menzogna, per il beffardo è la verità, ossia la sua verità, la verità come la decide lui, non tenendo conto come il realista di ciò che è. Quello che pare al beffardo è per lui ciò che è.

Quando Nietzsche dice che la verità è un errore, che il mondo vero non esiste e che la verità consiste nel mentire, rispecchia esattamente questo far dipendere la verità non dall’intelletto, ma dalla volontà: «è vero ciò che io decido esser vero e se la realtà non corrisponde a quello che dico io, tanto peggio per la realtà». È il decisionismo al posto del realismo. La verità non nasce da un atto di obbedienza al reale, ma da un atto di comando.

Saper scherzare è un servizio di carità fraterna, allenta le tensioni e rende lode a Dio. La vera allegria e il vero buon umore si trovano tuttavia solo nelle persone che sanno quali sono le cose serie circa le quali non si può scherzare.

Immagine da Internet:
- Un figurino ottocentesco di Rigoletto

 

05 ottobre, 2024

I costumi dei modernisti

 

I costumi dei modernisti

Il Concilio strumentalizzato dai modernisti

Il Beato Antonio Rosmini scrisse le famose «Cinque piaghe della Santa Chiesa». A noi oggi ne basta una sola e ce n’è d’avanzo: quella dei modernisti. Sono quegli scribi e farisei, dei quali Cristo dice: «sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei».

Ma Gesù oggi non direbbe: «fate quello che dicono», perché è già sbagliato quello che dicono. Piuttosto ci metterebbe in guardia dalle loro menzogne presentandoli come falsi cristi e fasi profeti, lupi travestiti da agnelli.

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Alcuni però si domandano: perché parlare oggi di modernismo? Esistono ancora i modernisti? Occorre in realtà dire che «modernismo» è una categoria eresiologica che va oltre il modernismo come il fenomeno storico dei tempi di San Pio X. Come tale, nei suoi precisi contorni storici, è evidente che questo modernismo oggi non esiste più.

Ma se per modernismo intendiamo l’ispirazione che animò il modernismo dei tempi di San Pio X, dobbiamo dire che il modernismo, benchè in forme diverse ed anche più gravi, esiste anche oggi. Di che si tratta? L’ho detto tante volte: di un’istanza in sé giusta, ma realizzata male. Era giusta l’istanza dei modernisti di far progredire la teologia cattolica assumendo i valori della modernità.

Sbagliato fu il metodo col quale essi, sottraendosi alla guida della Chiesa, condussero col loro solo criterio la delicatissima operazione, la quale, per ottenere il risultato prefisso e sperato, avrebbe invece dovuto essere condotta separando, nel pensiero moderno, il grano dalla pula, alla luce, come raccomandava la Chiesa, di San Tommaso d’Aquino e della dottrina della Chiesa.

San Giovanni XXIII seppe capire e raccogliere il valore dell’istanza modernista di rinnovamento, ma che per la verità era rimasta inattuata, perché la repressione degli errori non seppe accompagnarsi con l’apprezzamento del positivo. Con l’indire il Concilio, il Papa avviò nella Chiesa quel processo di recupero di quell’istanza, la quale, fatta propria dalla Chiesa stessa, non poteva non realizzarsi libera dagli errori, che avevano fatto fallire la proposta modernista.

Immagine da Internet:
- La chiesa di Auvers, Vincent van Gogh, Parigi

30 settembre, 2024

L’importanza di San Tommaso d’Aquino e di P. Tomas Tyn al Convegno tomistico in Argentina

 

L’importanza di San Tommaso d’Aquino

e di P. Tomas Tyn

al Convegno tomistico in Argentina

Pubblico un video di Don Ignatio Andereggen, che ci parla dell’importanza di San Tommaso d’Aquino nell’attuale situazione della Chiesa e un video, nel quale io presento il pensiero del Servo di Dio Padre Tomas Tyn, circa il cammino della nostra mente dalla fede alla visione beatifica.

 

https://www.youtube.com/@sociedadtomistaargentina4317

XLVIII SEMANA TOMISTA - CONGRESO INTERNACIONAL VIDA TERRENAL Y VIDA ETERNA, EL LEGADO DE SANTO TOMÁS A LOS 750 AÑOS DE SU MUERTE. PONTIFICIA UNIVERSIDAD CATÓLICA ARGENTINA.

 

https://www.youtube.com/watch?v=qVHo4a0PQVQ&t=146s

https://www.youtube.com/@ignacioandereggen1494?app=desktop

(06/09/24) "La misión del tomismo y de la Sociedad Tomista Argentina frente a las crisis en la cultura y la Iglesia contemporáneas" Disertante: Pbro. Dr. Ignacio Andereggen

 

https://www.youtube.com/watch?v=psItB7sNctg

(02/09/24) "Il pensiero di P. Thomas Tyn O.P. sul rapporto tra fede e visione beatifica" Disertante: R.P. Dr. Giovanni Cavalcoli O.P.

 

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 30 settembre 2024

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XLVIII SEMANA TOMISTA - CONGRESO INTERNACIONAL VIDA TERRENAL Y VIDA ETERNA, EL LEGADO DE SANTO TOMÁS A LOS 750 AÑOS DE SU MUERTE. 

Buenos Aires, 2 al 6 de septiembre de 2024

27 settembre, 2024

Pluralismo linguistico e pluralismo dottrinale

 

Pluralismo linguistico e pluralismo dottrinale

Si può esprimere una medesima cosa in molte lingue,

ma non è possibile che una medesima cosa

sia vera e falsa allo stesso tempo

Il recente discorso del Papa ai giovani a Singapore ha suscitato sia reazioni favorevoli che contrarie. Ho già messo in luce il valore del discorso del Santo Padre, chiarendo equivoci e rispondendo alle accuse di relativismo, indifferentismo e reticenza.

Voglio qui mettere in luce un aspetto del dialogo interreligioso e del valore della diversità delle religioni, che non è stato toccato dal Santo Padre, ma che ritengo bene qui mettere in luce, allo scopo di tranquillizzare quei cattolici che sono rimasti turbati per le parole del Papa.

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Il Papa ha trattato del valore della diversità nel senso che ho detto e si è riferito alla religione naturale, preparazione alla religione cristiana, che, come egli ama dire, ci fa tutti fratelli, perchè, come direbbe San Tommaso d’Aquino, è basata sulla ragione naturale, principio dell’uguaglianza umana, che definisce la natura umana come tale, valore universale presente quindi identicamente, seppur in infiniti modi diversi, in ogni essere umano, quale che sia la sua religione.

Il Papa ha voluto fermarsi, per una precisa scelta pastorale adatta alla circostanza, a trattare dell’aspetto del dialogo e del rapporto interreligioso che tocca la legittima diversità non tanto fra le religioni come tali, quanto piuttosto fra i fedeli delle diverse religioni, e quindi l’integrazione, la complementarità e l’arricchimento reciproci.

Non sono le religioni ad essere tutte alla pari; siamo noi uomini, cristiani e non-cristiani ad essere tutti alla pari, tutti parimenti peccatori, tutti ugualmente redenti dal sangue di Cristo, tutti chiamati alla salvezza.

Immagine da Internet

24 settembre, 2024

Il cogito cartesiano è contrario alla fede?

 

Il cogito cartesiano è contrario alla fede?

Videte ne quis vos decipiat

       Per philosophiam et inanem fallaciam

Col 2,8

La cattiva filosofia blocca o falsifica l’accesso alla fede

Se una buona filosofia apre la mente all’accoglienza della fede, ne crea le condizioni della sua possibilità, la prepara all’ascolto della Parola di Dio e della Chiesa, liberandola dagli ostacoli e dalle illusioni che le impediscono il cammino, incoraggiando, purificando e confermando il suo desiderio e la sua sete di verità e di giustizia, una cattiva filosofia accentua la tendenza della mente all’ipocrisia e alla menzogna, fomenta vane illusioni di grandezza, restringe lo sguardo dell’intelletto, insegna ad essere dei sofisti e ad impugnare la verità conosciuta, rende sleali e capziosi nei ragionamenti, giustifica la propria voglia di peccare ed avvia verso la strada della perdizione.

La verità di fede è il massimo livello di un’esperienza della verità che inizia con l’esercizio dei sensi, sale alla ragione e s’innalza alla fede. Se non facciamo quest’esperienza iniziale della verità, che fanno anche gli animali, in quanto dotati come noi di sensi, è impossibile procedere oltre e l’intelletto rimane bloccato, come avviene nei dementi. 

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Alcuni fecero notare a Cartesio che il suo principio non era nuovo. Anche Aristotele, Sant’Agostino e San Tommaso si erano espressi in questo senso. Cartesio rispose che invece il suo principio non coincideva affatto con quello dei pensatori citati.

Era un chiarimento pericoloso ed equivoco, inquatoché le parole di Cartesio potevano essere interpretate come a dire: nel momento in cui esercito l’atto del pensare, esercito l’atto d’essere.

Sarà proprio questa l’interpretazione di Fichte, per cui verrà fuori che io non ho bisogno di essere creato da Dio, perché io stesso pongo il mio essere nel momento in cui penso me stesso. E si noti bene che per Fichte questo porre non è un atto teoretico, ma pratico. È un fare, un agire, un causare, un produrre, quindi un creare.

Nel cogito cartesiano non c’è un’adaequatio intellectus, ma una positio voluntatis. La verità, la scienza e la certezza non sono l’effetto di una convinzione dell’intelletto necessitato dall’evidenza, ma della libera volontà.

Aristotele nel porsi il problema dell’essere, non si chiede chi sono io, ma che cosa è l’ente. È estremamente meschino ridurre la sconfinata vastità della questione dell’essere alle ristrettissime dimensioni del proprio io, come se esso esaurisse tutto l’essere e non esistesse altro che il mio io.

La mia essenza non sta nel pensare. Io esisto anche se non penso. E solo dopo aver pensato le cose, posso, con un atto di riflessione, pensare a me pensante le cose e scoprire me che sto pensando le cose e accorgermi di esistere. Questo è l’iter di un cogito che dia il vero fondamento.  

Immagine da Internet: Il pensatore, Auguste Rodin

22 settembre, 2024

Sulla questione dei segreti di Medjugorje

 

Sulla questione dei segreti di Medjugorje

 Cito questo brano dal blog della Casa Editrice Shalom:

«Il terzo segreto è collegato a un evento che darà prova della veridicità di tutti i segreti. Ci sarà un evento straordinario sulla Collina delle apparizioni, visibile a tutto il mondo, che non lascerà dubbi sulla presenza della Madonna a Medjugorje e sulle profezie celate dai segreti. Sarà “visibile, indistruttibile, durevole, bellissimo e di chiara origine divina”. In quel momento l’umanità si dividerà in due netti schieramenti: gli “apostoli dell’amore”, chiamati a seguire l’Immacolata nella lotta contro Satana e coloro che hanno scelto di rifiutare Cristo»

Questi segreti sono credibili?

Osserviamo che indubbiamente Dio può compiere miracoli, la cui traccia resti in permanenza e per ciò stesso sia essa stessa miracolosa; e di fatto in molti casi ciò si è verificato: pensiamo, tra gli esempi che si potrebbero fare, all’impronta delle fattezze di Cristo sul telo della Sindone o alle tracce del sangue di Cristo nel miracolo di Bolsena. Pensiamo a certe immagini sacre qualificate come miracolose perché per loro tramite Dio concede grazie straordinarie

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Immagine da Internet:
- La nuova Gerusalemme, Arazzo dell'Apocalisse, Angers

20 settembre, 2024

Lourdes, Fatima, Medjugorje

 

Lourdes, Fatima, Medjugorje

Come scoprire i fatti soprannaturali?

Il recente documento del DDF circa i fatti di Medjugorje[1] parla di «presunti veggenti» e «presunti messaggi», cosa che ci porta necessariamente a pensare a presunte apparizioni della Madonna.

È interessante confrontare queste dichiarazioni con quanto i Papi hanno detto a proposito dei fatti di Lourdes e di Fatima, dove invece non hanno avuto alcuna difficoltà a parlare di veggenti, apparizioni e messaggi della Madonna.

Come mai questa differenza? Perché, nonostante gli studi attenti compiuti dal DDF, il Dicastero, a differenza dei milioni di pellegrini che hanno assistito ed assistono ai fatti di Medjugorje, non ha potuto raggiungere la certezza, a differenza di quanto è accaduto per Lourdes e per Fatima, che a Medjugorje la Madonna sia veramente apparsa, abbia veramente parlato Lei e che sia stata veramente vista dai famosi personaggi protagonisti di questi fenomeni straordinari che durano da 45 anni?

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Immagine da Internet:
- Regina della Pa

16 settembre, 2024

Il significato della diversità delle religioni

 

Il significato della diversità delle religioni

La libertà del proprio cammino verso Dio

Nel recente viaggio a Singapore il Santo Padre ha rivolto ai giovani le seguenti parole: «Tutte le religioni sono percorsi per raggiungere Dio. Esse sono, per fare un paragone, come differenti linguaggi, differenti dialetti, per arrivare a quell’obiettivo. Ma Dio è Dio per tutti. Se tu incominci a combattere sostenendo ‘la mia religione è più importante della tua, la mia è vera e la tua non lo è, dove ci porterà tutto ciò? C’è un solo Dio, e ognuno di noi possiede un linguaggio per arrivare a Dio. Alcuni sono sikh, musulmani, hindu, cristiani: sono diverse vie che portano a Dio».

Il Papa non entra qui nella questione di chi ha ragione e di chi ha torto; non pone la questione di distinguere la verità dall’errore; 

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Una delle cose che più mi ha colpito di voi giovani, di voi qui, è la capacità del dialogo interreligioso. E questo è molto importante, perché se voi incominciate a litigare: “La mia religione è più importante della tua…”, “La mia è quella vera, la tua non è vera…”. Dove porta tutto questo? Dove? Qualcuno risponda, dove? [qualcuno risponde: “La distruzione”]. È così. Tutte le religioni sono un cammino per arrivare a Dio. Sono – faccio un paragone – come diverse lingue, diversi idiomi, per arrivare lì. Ma Dio è Dio per tutti. E poiché Dio è Dio per tutti, noi siamo tutti figli di Dio. “Ma il mio Dio è più importante del tuo!”. È vero questo? C’è un solo Dio, e noi, le nostre religioni sono lingue, cammini per arrivare a Dio. Qualcuno sikh, qualcuno musulmano, qualcuno indù, qualcuno cristiano, ma sono diversi cammini. Understood? Ma per il dialogo interreligioso fra i giovani ci vuole coraggio. Perché l’età giovanile è l’età del coraggio, ma tu puoi avere questo coraggio per fare cose che non ti aiuteranno. Invece puoi avere coraggio per andare avanti e per il dialogo. Una cosa che aiuta tanto è il rispetto, il dialogo. 

Immagine da: Viaggio Apostolico a Singapore: Incontro Interreligioso con i giovani- 13 settembre 2024:

https://www.vatican.va/content/francesco/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2024/9/13/singapore-giovani.html

Il colloquio con Dio

 

Il colloquio con Dio

Il nostro destino sorge da una rete di relazioni interpersonali

Dalla Sacra Scrittura nell’interpretazione cattolica risulta che l’uomo decide del suo destino mediante una pluralità di diverse relazioni o polemiche personali sia con persone umane vive o defunte sia con personalità superiori, gli angeli e la personalità suprema che è Dio. Nessuno può evitare di incontrarsi o scontrarsi con queste personalità di vario grado terrene o celesti o infernali nel corso della sua vita e nelle scelte che deve operare.

Alcuni credono che le loro relazioni si esauriscano con i viventi, ma in realtà anche loro nel loro intimo intrattengono rapporti con personalità ultraterrene puramente spirituali, che giocano una parte ancora più importante nella loro vita che non il rapporto con i viventi.

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Il colloquio con Dio avviene innanzitutto nel nostro mondo interiore e poi certamente grazie alla mediazione degli angeli, di Cristo e della Chiesa. Avviene sul piano della ragione e sul piano della fede. Il primo è accessibile a tutti: il secondo, per chi conosce Cristo e la Chiesa. Ma la grazia, che vuole tutti salvi, pone in comunione con Cristo e con la Chiesa anche chi, senza sua colpa, non li conosce formalmente o esplicitamente.

Qui il colloquio con Cristo e con la Chiesa diventa implicito per il tramite delle nozioni e delle parole umane che il soggetto riesce a formare e ad esprimere.  Qui Dio gli parla nella coscienza e nella ragione naturale, perdonandogli errori e lacune della sua propria religione.

Nessuno crede seriamente di essere Dio. Nessuno crede veramente che dopo la morte ci sia il nulla. Tutti sanno di dover render conto a Dio.


Immagine da Internet: San Francesco da Paola in preghiera

14 settembre, 2024

La differenza tra il pensiero e l’essere

 

La differenza tra il pensiero e l’essere

Una questione che mette in gioco la differenza fra l’uomo e Dio

Tutti sappiamo distinguere fra 100e reali e 100e pensati.  Ciascuno di noi preferirebbe certamente possedere 100e reali che 100e pensati. Eppure, a partire da Parmenide, per arrivare ad Hegel e a Rahner una schiera infinita di filosofi ci assicura che pensare ed essere sono la stessa cosa. Non c’è differenza fra100e pensati e 100e reali. Dice infatti Rahner:

«L’essenza dell’essere è conoscere ed essere conosciuto in una unità originaria che noi vogliamo chiamare coscienza o trasparenza («soggettività», «conoscenza») dell’essere di ogni ente».

Applichiamo questo principio ai 100e. Risulta che l’essenza di 100e reali si identifica col fatto di conoscerli e di essere da noi conosciuti in una unità originaria che è trasparenza del loro essere ovvero la nostra coscienza o soggettività. 

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Fontanellato, 11 settembre 2024.


Il pensiero può essere un progetto della mente: l’idea. E ciò appartiene innanzitutto alla mente divina creatrice. Oppure può essere un sostituto dell’essere, una sua rappresentazione formata dalla nostra mente. Gli angeli, partecipando delle idee divine, ricevono da Dio le idee delle cose corrispondenti alle cose, ma non tratte dalle cose come facciamo noi partendo dall’esperienza sensibile.

 

Immagine da Internet: Angelo, Michelangelo


12 settembre, 2024

Lo sbaglio di Cartesio - Seconda Parte (2/2)

 

Lo sbaglio di Cartesio

Seconda Parte (2/2)

 Il vero oggetto della metafisica

Cartesio ha un concetto sbagliato della metafisica. Nella metafisica non devo parlare di me stesso, ma dell’ente. Non devo dare fondamento al mio io, ma all’ente. Non devo parlare della mia esistenza, ma dell’esistenza dell’ente. Oggetto della metafisica non è l’io, ma l’ente.

In metafisica, non interessa un ente particolare, ma l’ente in universale, la totalità dell’ente, il principio di ogni ente. Il mio io m’interessa se devo curare la mia salute o compiere i miei doveri morali. Ma allora questo non è il campo della metafisica ma della mia condotta personale. 

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Aristotele intende dire che il nostro pensiero o le nostre idee sono misurate sulle cose o sugli enti. Non è, come credeva Protagora, che il nostro pensiero sia la misura delle cose, ma sono le cose ad essere la misura del nostro pensarle affinchè siamo nel vero.

Aristotele peraltro precisa che noi però possiamo misurare o calcolare le matematicamente le dimensioni delle cose, supponendole comunque già esistenti indipendentemente da noi. Così dunque Aristotele prosegue e conclude:

«non perché noi ti pensiamo bianco tu sei veramente bianco, ma per il fatto che tu sei bianco, noi, che affermiamo questo, siamo nel vero».

Bisogna distinguere le cose dalle idee delle cose. Le cose sono create da Dio; le idee le produciamo noi per conoscere le cose. La dottrina delle idee non serve per arrivare a cogliere le cose partendo dalle idee come oggetto immediato del sapere. Ma serve per spiegare come e perché conosciamo le cose: io mi rendo conto di conoscere quella data cosa e che essa è immaterialmente in me. Come è possibile questo? Perché mi formo un’idea della cosa, che è una similitudine immateriale della cosa nella mia mente.

Immagine da Internet: Minerva, Claude Michel (Clodion)

11 settembre, 2024

Lo sbaglio di Cartesio - Prima Parte (1/2)

 

Lo sbaglio di Cartesio

Prima Parte (1/2)

La loro stessa lingua li farà cadere

Sal 64,9

O realismo o idealismo: tertium non datur

È conforme a Cristo Aristotele o Cartesio? Questo è il nodo da sciogliere se noi cattolici vogliamo obbedire a Cristo nella concordia e nella pace, finalmente liberi dalla maledetta e scandalosa lacerazione tra rahneriani e lefevriani nata col postconcilio sessant’anni fa che ci porta all’odio reciproco e ci fa dare un pessimo esempio agli occhi di quel mondo al quale pretendiamo di portare la pace e che invece giustamente si fà beffe di noi nel constatare che siamo noi i primi ad essere in discordia fra di noi.

Questa alternativa corrisponde al confronto fra realismo e idealismo: il realismo, che, come ci ha ricordato più volte Papa Francesco, dà il primato della realtà sull’idea e l’idealismo, che dà il primato dell’idea sulla realtà; il realismo, per il quale l’idea è rappresentazione della realtà; l’idealismo per il quale la realtà è l’idea che l’idealista ha nella sua mente; il realismo, per  il quale il pensiero è distinto dall’essere; l’idealismo, per il quale il pensiero s’identifica con l’essere; il realismo, per il quale il vero è il pensare adeguato all’essere o l’idea adeguata al reale; l’idealismo per il quale la verità è il contenuto del pensiero dell’idealista.

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L’idealismo viene confutato in base a quello stesso realismo al quale l’idealismo è obbligato ad appoggiarsi per sostenere di essere vero. Non è vero, quindi, che, come sostiene Bontadini, l’idealismo è inconfutabile. Inconfutabile è il realismo, per il quale l’idealista non ha bisogno di essere confutato dal realista, perché è lo stesso idealista, che, nel momento in cui crede di essere nel vero, confuta sé stesso nel credere che il suo pensiero sia adeguato alla realtà, ossia nel credere che sia vero.

Per il realista il pensiero non si identifica con l’essere, ma è una perfezione spirituale analogica e gerarchica soggetta a gradi di perfezione, che, partendo dal minimo, il pensiero umano, sale al medio, il pensare angelico, per salire al grado massimo, che è quello divino.

La nozione metafisica di pensiero, come quella dell’essere, comporta un arco di possibilità: pensiero umano, pensiero angelico e pensiero divino. La semplice nozione di pensiero non dice, di per sé, come credono gli idealisti, pensiero attuale, ma può comportare anche il pensiero potenziale, il pensiero come facoltà di pensare: non è solo il pensiero che s’identifica con l’essere, ma è anche il pensiero distinto dall’essere e subordinato all’essere. Insomma, non c’è solo il pensiero divino, ma anche quello creato, sia esso quello dell’angelo o quello dell’uomo.

Immagine da Internet: Mercurio, Jean Baptiste Pigalle