15 giugno, 2023

La mente e il cervello (Lezione tenuta all’Università di Parma il 26 ottobre 2010) - Prima Parte (1/3)

 La mente e il cervello 

Prima Parte (1/3)

(Lezione tenuta all’Università di Parma il 26 ottobre 2010)*

 

http://www.arpato.org/ 

http://www.arpato.org/studi.htm (P. Giovanni Cavalcoli, n. 59)


 I. Definizione dei termini e punti di partenza

1.La mente

          Per dare una definizione nominale del termine “mente”, penso che tutti conveniamo nel ritenere che essa sia quella proprietà dell’uomo, per la quale egli pensa, intende, ha coscienza di sé, ragiona, parla e dà principio volontario alle sue azioni, restando la questione se la mente sia qualcosa di materiale o cerebrale o qualcosa che invece trascende la materia e le funzioni fisiologiche e nervose proprie del cervello. Per gli animali parliamo di mente, ammesso che ne parliamo, solo in un senso analogico e diminuito.

 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-mente-e-il-cervello-lezione-tenuta.html


L’anima dunque è il principio della vita, per il quale i primi sono detti viventi, mentre i secondi sono detti non-viventi.

Parlando dell’anima, non possiamo quindi non parlare del corpo, in quanto corpo animato. Ma in generale che cosa è un corpo? E un qualcosa di esteso che cade sotto i nostri sensi, dotato quindi di qualità sensibili e determinato da una data forma, in base alla quale lo distinguiamo da altri corpi. 

 

Normalmente distinguiamo corpi solidi, liquidi e gassosi. Le dimensioni dei corpi variano immensamente: si va dai corpi celesti ai corpuscoli o particelle elementari della fisica quantistica. Nell’immensamente grande come nell’immensamente piccolo non ci è possibile sperimentare un corpo direttamente, ma lo riconosciamo attraverso le tracce che esso lascia nei nostri strumenti di osservazione.

Ogni corpo reale, empirico, è dotato di proprietà quantitative e sensibili-dinamiche che ne determinano la particolare natura e attività. Le prime consentono una conoscenza fisico-matematica dei corpi; le seconde consentono una conoscenza sperimentale, legata al moto, come per esempio l’anatomia, la biologia o la neurologia per quanto riguarda i corpi viventi animali.


Immagini da Internet

14 giugno, 2023

Il volo di Icaro - Chi troppo vuole nulla stringe - La falsa ascetica del platonismo e le sue conseguenze materialiste - Seconda Parte (2/2)

 

 Il volo di Icaro

Chi troppo vuole nulla stringe

La falsa ascetica del platonismo e

le sue conseguenze materialiste

 

Seconda Parte (2/2) 
 

Mentre Platone, per la sua diffidenza nei confronti del senso, era portato a cercar rifugio nel mondo delle idee, Aristotele non problematizza come Platone in maniera così esagerata la questione della certezza sensibile, ma dopo aver puntato l’attenzione sulla verità di questo sapere iniziale, applica il principio di causalità efficiente e giunge a scoprire l’attività del Motore immobile, mentre d’altra pare, riflettendo su come avviene la conoscenza sensibile, sorretto da precedenti considerazioni di Platone, scopre l’esistenza dell’anima spirituale e quindi si affaccia nel mondo dello spirito, al vertice del quale scopre la Nòesis Noèseos, il Pensiero del Pensiero, la divina Autocoscienza.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-volo-di-icaro-chi-troppo-vuole-nulla_14.html

 

 

 

Cartesio, riprendendo Platone, convinto di esaltare lo spirito al di sopra del corpo, e di fondare una spiritualità superiore a quella tomista, a causa di una falsa concezione di entrambi, li confonde tra di loro e concepisce uno spirito che finisce nella carne e una carne che si eleva a spirito.

Il risultato del ’68 nelle Università fu che chi si laureava allora in ingegneria meccanica o aereonautica, avendo sostituito allo studio i discorsi infuocati all’assemblea costituente, quando aveva da lavorare in un’azienda, gli facevano fare tutti gli esami che aveva trascurato di fare, altrimenti, se avesse dovuto costruire un ponte o un aereo con le nozioni rivoluzionarie che aveva acquistato nei dibattiti assembleari, il ponte sarebbe crollato dopo tre settimane e l’aereo sarebbe precipitato dopo aver preso il volo.


Immagini da Internet:
- Dedalo e Icaro, Andrea Sacchi
- La caduta di Icaro, XVII secolo, Musée Antoine Vivenel

12 giugno, 2023

Il volo di Icaro - Chi troppo vuole nulla stringe - La falsa ascetica del platonismo e le sue conseguenze materialiste - Prima Parte (1/2)

 Il volo di Icaro

Chi troppo vuole nulla stringe

La falsa ascetica del platonismo e

le sue conseguenze materialiste

Prima Parte (1/2)

Chi vuol fare l’angelo
finisce per fare la bestia
Blaise Pascal

Dio è il creatore dei corpi e degli spiriti

I Padri della Chiesa, dovendo dare, alla luce della Rivelazione, una sistemazione all’etica della persona, si trovarono davanti alla questione antropologica della distinzione fra anima e corpo, al problema di come l’anima deve governare il corpo e a quale valore dare all’una e all’altro.

La questione preliminare che si poneva era allora quella di chiarire l’insegnamento della Scrittura circa l’effettiva esistenza di una distinzione fra realtà spirituali e realtà materiali, i visibilia e invisibilia, articolo del Simbolo della Fede. Quindi si trattava di vedere come queste realtà si dovevano rapportare fra di loro.

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Occorre fare attenzione a che cosa intende dire Paolo, quando, nel contesto del discorso ascetico, parla della «carne» (sarx). Egli, infatti, a seconda dei contesti parla della carne in due significati ben distinti: a volte, per «carne» intende la semplice parte materiale dell’uomo. Altre volte, invece con questo termine Paolo intende l’uomo fragile tendenzialmente ribelle a Dio. 

Così può esistere uno spirito carnale o un corpo spirituale. La lotta tra lo spirito e la carne non è solo ribellione delle passioni alla retta ragione, ma è anche violenza e maltrattamento di una volontà rigorista e dello spirito dualista fatta al corpo e alle passioni. Non è che la spiritualità, come in Platone, sia buona per se stessa, mentre l’incentivo alla malvagità verrebbe dagli stimoli e dagli istinti del corpo della gola o del sesso. Al contrario, i peccati spirituali sono peggiori di quelli carnali.

Ora, i Padri della Chiesa, alla ricerca di una fondazione filosofica dell’ideale proposto da San Paolo, si son trovati davanti a due progetti morali antitetici: quello epicureo che mette al vertice della felicità il piacere e ignora il vero piacere spirituale, sicchè si finisce col vivere come gli animali.  E quello platonico, che pone al vertice dei valori i piaceri dello spirito escludendo quelli del corpo. 

 

Immagini da Internet: Icaro.


11 giugno, 2023

Corpus Domini - Omelia di P. Tomas Tyn, OP - Domenica, 1 giugno 1986

 Corpus Domini

Omelia di P. Tomas Tyn, OP

Domenica, 1 giugno 1986

Omelia presso la Parrocchia San Giacomo fuori le Mura - Bologna

Audio: https://youtu.be/7qnSBBJArBc

Cft:  http://www.arpato.org/ - http://www.arpato.org/lezioni.htm - http://www.arpato.org/omelie/omelie_sangiacomo.htm

Abbiamo già cantato l’inno composto dal grande San Tommaso d’Aquino in onore di Cristo presente in mezzo al suo popolo, di Cristo che si nasconde nelle specie eucaristiche, di Cristo che è la lode suprema che si leva da questa valle di lacrime verso Dio Onnipotente, di Cristo che è il nostro cibo, il nostro nutrimento, di Cristo che è la nostra via alla gioia del paradiso. E davvero, cari fratelli, è proprio una laus tema speciale, un tema speciale della nostra lode, del nostro canto di ringraziamento, del nostro eucharistein, del nostro ringraziare il Signore, perché Egli ci diede in dono il bene supremo, il Cristo Signore, vero Dio e vero uomo.

Cari fratelli, della festa di oggi si dovrebbe parlare senza finire mai, il nostro tempo, come al solito, è limitato, cerchiamo di dire in maniera breve e compendiosa almeno alcune cose essenziali.

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Santo Sepolcro

 

Il Papa di venerata memoria, Paolo VI, ha ribadito quello che tutti i Papi, tutti i successori di San Pietro hanno detto riguardo alla divina Eucaristia. Ha detto ciò che dice anche il Concilio di Trento, e cioè che il nome più appropriato di quella presenza non è né transfinalizzazione, né transignificazione, ma bensì transustanziazione.

Transustanziazione significa un cambiamento, che solo Dio può operare, perché nella natura delle cose avvengono delle generazioni, delle nascite e delle evoluzioni, ma mai delle transustanziazioni, cioè un passaggio da sostanza a sostanza. Che cosa vuol dire questo?

Vedete, le proprietà rimangono tali: il pane è bianco, il pane ha certe dimensioni, ha un certo gusto. Tutto questo rimane anche dopo. Il gusto non cambia, il colore non cambia, le dimensioni non cambiano. Tutto questo rimane. Ebbene, questi sono i cosiddetti accidentia, le realtà accidentialia.

La realtà profonda, la substantia rerum, usia, come dice Aristotele, la vera dimensione del profondo dell’essere, ciò che sottostà alle proprietà, il soggetto delle proprietà, il subiectum, ciò che sostiene le proprietà, questo, ebbene, è cambiato.

Perciò io, dopo aver consacrato il pane, non posso più chiamarlo pane, ha tutte le proprietà del pane, ma nella sua sostanza non è più pane: è il Corpo del Signore. Così, una volta pronunciate le parole, in persona Christi, nella persona di Cristo, Sommo Sacerdote, il vino mantiene lo stesso gusto, lo stesso colore, le stesse proprietà, ma non è più vino quanto al suo essere: è il Sangue del Salvatore. 

Immagini da Internet

10 giugno, 2023

Filosofia e scienza in dialogo sul potere dell’uomo sulla natura - Terza Parte

 

Filosofia e scienza

in dialogo sul potere dell’uomo sulla natura

Terza Parte

 

Prima Partehttps://padrecavalcoli.blogspot.com/2023/05/filosofia-e-scienza-in-dialogo-sul.html

Seconda Parte: https://padrecavalcoli.blogspot.com/2023/05/filosofia-e-scienza-in-dialogo-sul_26.html

 

Facebook (chat) – dal 30 Maggio al 10 Giugno 2023

 

Giovanni Sarruso

Faccio un piccolo riepilogo di quanto sostengo

Attraverso la scienza di oggi è possibile dimostrare l’esistenza di Dio. Poi bisogna accettare il principio tomistico dell’analogia altrimenti non si va oltre.

P. Giovanni Cavalcoli

Caro Professore, le ricordo che l’oggetto della scienza sperimentale sono i fenomeni della natura, che fanno riferimento a sostanze materiali. Sono d’accordo che per dimostrare l’esistenza di Dio si può partire dai dati della fisica, ma occorre fare intervenire l’intelligenza filosofica, la quale nei fenomeni coglie l’ente sensibile. Una volta colto questo ente, che risulta essere contingente, la fisica è superata dalla filosofia, perché soltanto questa può stabilire il dato oggettivo che stimola a sua volta la ragione a interrogarsi sulla causa sufficiente dell’ente contingente.

A questo punto utilizziamo l’analogia dell’ente, grazie alla quale dall’ente contingente saliamo, in base al principio di causalità, all’ente assolutamente necessario, che è Dio.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/filosofia-e-scienza-in-dialogo-sul_10.html

Sono perfettamente d’accordo che il linguaggio della fisica sperimentale non mette in campo tutte le nozioni della cosmologia aristotelica. Tuttavia di alcune non può fare a meno di usarle esplicitamente, come per esempio quando parla di sostanza, energia, materia, quantità, qualità, proprietà, tensione, azione, massa, moto, trasformazione, luogo, spazio, tempo.

Detto questo, è vero che per alcune di queste nozioni non c’è una esatta corrispondenza, perché per esempio lo spazio di Aristotele non è lo spazio curvo di Einstein

Detto questo, rimane quella verità fondamentale, che ho già detto, e cioè che le nozioni della cosmologia aristotelica riflettono un patrimonio nozionale spontaneo ed universale della ragione, quale che sia il tipo di conoscenza o il livello di sapere esercitato dalla ragione.

C’è da notare inoltre che la filosofia e la metafisica realistiche, come quelle di San Tommaso, mediano tra l’esperienza scientifica e la fede.

Immagini da Internet

09 giugno, 2023

Aristotele ancora in dialogo con le due Sorelle

 Aristotele ancora in dialogo con le due Sorelle

 

Due Amici Lettori, Giovanni Castelli e Wolf Gang, sono intervenuti su Facebook nel dialogo tra Aristotele, la Materia e la Forma, sollecitando maggiori precisazioni alla luce delle conoscenze della chimica e della fisica moderne.

In tal modo Aristotele ha avuto la soddisfazione di vedere come le due Sorelle, che egli ha presentato sulla scena della filosofia, anche oggi in antropologia, nel mondo della natura e del cosmo sidereo, svolgono una funzione fondamentale come sostegno ontologico dei fenomeni e delle scoperte più avanzate.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/aristotele-ancora-in-dialogo-con-le-due.html

 

 

Ogni sostanza materiale, che Aristotele chiama materia seconda, è composta di materia prima e forma. 

Per cui, se la molecola è composta di molti atomi, ognuno di questi atomi è composto di materia e forma, mentre la forma della molecola risulta dalla composizione degli atomi che la compongono.

La dottrina della sostanza spirituale è indispensabile per concepire la natura angelica, che è puro spirito. Ciò comporta la conseguenza della possibilità di distinguere gli angeli santi dagli angeli ribelli, dottrina indispensabile nel campo dell’ascetica cristiana.

Paolo VI, a proposito del sacerdozio della donna, nell’affermare che la donna non può essere sacerdote, si è esplicitamente rifatto alla impossibilità che la Chiesa ha di mutare la sostanza dei sacramenti.

Importante è anche ricordare la differenza tra la sostanza e l’accidente. Questa distinzione è molto importante nella questione della definizione delle relazioni umane.

Immagini da Internet

07 giugno, 2023

Il computer può giocare a scacchi?

 Il computer può giocare a scacchi?

Il Professore Giovanni Castelli ci sottopone un argomento molto interessante, al quale forse tanti non pensano. Si tratta della possibilità di una gara nel gioco degli scacchi tra un uomo e un computer.

Da Facebookcommento all’articolo “Notizia strepitosa: la macchina può possedere l’autocoscienza” pubblicato il 4 giugno 2023:

 

-     * https://www.facebook.com/giovanni.cavalcoli/

-    https://padrecavalcoli.blogspot.com/2023/06/notizia-strepitosa-la-macchina-puo.html

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-computer-puo-giocare-scacchi.html


Bisogna vedere che cosa s’intende per IA. Se s’intende quello che intendiamo ora, ossia un meccanismo di informazione e ordinazione di dati intellegibili, questa intelligenza esiste già. Se invece si intende un’intelligenza spirituale costruita dall’uomo, ossia un’intelligenza umana, sappiamo sin da adesso che essa non può essere costruita dall’uomo, perché essa, in quanto facoltà dell’anima umana, è soltanto creata da Dio.

Immagine da Internet: La mossa della torre; Nel 1985, il celebre scacchista Garry Kasparov partecipò ad Amburgo ad un’esibizione di scacchi simultanei.

04 giugno, 2023

Notizia strepitosa: la macchina può possedere l’autocoscienza

 Notizia strepitosa: la macchina può possedere l’autocoscienza

A pochi giorni della notizia data da Avvenire circa la spiritualità dell’intelligenza artificiale*, alla quale ho riservato un commento su questo blog**, ecco oggi apparire un passo avanti nel progetto del transumanesimo: l’articolista si chiede: «Quanto è cosciente l’IA?»***. Dunque non si domanda se può o non può essere cosciente. Ma dà per assodato che lo sia e si chiede semplicemente quanto può esserlo.

Perché un passo avanti? Perché è evidente che laddove esiste l’intelletto, esiste anche la coscienza e l’autocoscienza. Una volta che noi ammettiamo l’esistenza di un soggetto intellettuale, ossia spirituale, ne viene logicamente che questo soggetto compirà gli atti dello spirito, tra i quali c’è indubbiamente la riflessione, la presa di coscienza del contenuto della conoscenza acquisita e quindi, in ultima istanza, la presa di coscienza del proprio io o, come la si chiama, l’autocoscienza.  

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Tuttavia potremmo chiederci: come fa l’uomo a costruire macchine autocoscienti? 

La cosa non è difficile ad immaginarsi, ove noi assumiamo la concezione cartesiana dell’uomo, esplicitata nelle sue ultime conseguenze, le quali vengono a concepire l’uomo come dotato di un potere divino di suscitare tecnicamente la vita e lo spirito nella macchina e di sollevarsi egli stesso al divino partendo dalla materia. È quello che Papa Francesco chiama pelagianesimo.

Immagine da Internet

02 giugno, 2023

Idee deliranti circa l’intelligenza artificiale - Se non discipliniamo i nostri pensieri diventiamo schiavi della materia.


Idee deliranti circa l’intelligenza artificiale

Se non discipliniamo i nostri pensieri

diventiamo schiavi della materia.

 

Dedicato al mio computer,

        in segno di gratitudine

            per le ottime prestazioni e la sua fedeltà

Previsioni da incubi notturni

Un tempo la terza pagina dei quotidiani dava la misura del livello di cultura ispiratrice del quotidiano stesso. Da tempo purtroppo il quotidiano Avvenire, che si fregia del nome di «cattolico», spesso non dà prova di essere all’altezza della sua dichiarazione d’intenti, ma anzi di tradirla gravemente diffondendo idee contrarie a un’autentica visione cattolica dell’uomo e della vita.

È il caso di Avvenire di martedì scorso 30 maggio recante in terza pagina un articolo di Mathias Risse, già di per sé estremamente significativo, dal titolo «Le super-intelligenze artificiali possono decidere di eliminarci», dove evidentemente a delle semplici macchine si attribuisce un potere decisionale che suppone nell’agente il possesso del libero arbitrio, che una macchina è ben lontana dal possedere. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/idee-deliranti-circa-lintelligenza.html

 


L’espressione «intelligenza artificiale» è entrata nell’uso e dobbiamo rassegnarci ad usarla, ma è profondante errata e favorisce i grossolani errori di Risse. 

L’attività del computer o, come dicono meglio i francesi, dell’ordinateur, non è affatto un’attività intellettuale, perché ci sia la quale occorre la persona e non basta certo la macchina. 

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01 giugno, 2023

La pace come effetto della vittoria sul nemico - Terza Parte (3/3)

 La pace come effetto della vittoria sul nemico

Terza Parte (3/3) 

 La pace si edifica con una paziente opera di mediazione fra le parti,

non col dar libero campo agli opposti estremismi

 La pace sociale, così come l’ho definita, non può essere effetto di una dottrina che ammetta come legittimo o inevitabile l’uso di un linguaggio ambiguo, o l’astenersi dal prender posizione fra due tesi opposte, quasi fossero parimenti accettabili, un atteggiamento tale da far supporre in chi lo pratica una qualche forma di insincerità, di disonestà o doppiezza morale, che ammetta la coesistenza e compossibilità dell’affermazione e della negazione, del sì e del no. 

Governanti che sono infetti da questa mentalità dialettica ed antinomica, alternano il decisionismo con l’astensionismo, l’imposizione arbitraria e violenta alla tolleranza dell’ingiustizia. Chi non è libero da un pensare polemico e divisivo non può certo considerarsi un costruttore di pace. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-pace-come-effetto-della-vittoria-sul_5.html

 

San Tommaso pone l’atto più specifico della virtù di fortezza in relazione al pericolo di morte nel quale incorre il soldato in guerra, supponendo una guerra giusta. E parlando del martirio lo paragona alla morte eroica del soldato, citando San Cipriano che chiama i martiri «militi fortissimi».

Dobbiamo riconoscere il fatto innegabile da sempre riconosciuto che in occasione delle guerre gli uomini possono dar prova delle massime virtù come dei vizi peggiori.

L’esistenza di armamenti nucleari, dei quali sono dotati gli Stati più potenti del mondo, pone oggi la questione della liceità dell’uso seppur ufficiale delle forze armate e per conseguenza ha fatto sorgere un concetto di guerra o si dà al termine «guerra» un senso negativo di condanna senza appello, come se si trattasse di un atto intrinsecamente criminoso o insensato. Questo è il linguaggio usato dal Papa, benché egli naturalmente continui ad ammettere per legittima difesa l’uso delle forze armate.

Oggi l’umanità su questa terra si trova ancora nello stato di natura decaduta e tuttavia redenta da Cristo. Ma quanti tra di noi accolgono il Principe della pace, che tuttavia ci comanda di prendere la spada per la sconfitta del nemico della pace? Certamente, si tratta innanzitutto di un combattimento spirituale dello spirito contro la carne ed è la spada della Parola «contro i dardi infuocati del maligno» (Ef 6,16).

Ma continua il dovere anche del combattimento nei termini dell’uso di armi che non mettano a repentaglio la sopravvivenza della stessa umanità.

Immagini da Internet:
- San Martino di Tours, Jean-Victor Schnetz 
- San Michele Arcangelo, Antonio Maria Viani

31 maggio, 2023

La pace come effetto della vittoria sul nemico - Seconda Parte (2/3)

 La pace come effetto della vittoria sul nemico

Seconda Parte (2/3) 

La pace è la messa in pratica

della verità morale conosciuta dall’intelletto

Passando poi dal teorico al pratico, vorrei far presente che, trattando della pace, l’antinomia non può essere punto di riferimento e quindi principio di pace per il suo essere incompatibile con la vera pace. La pace non nasce dall’antinomia ed esclude l’antinomia per definizione, ma nasce semmai dalla sua soluzione. Ciò peraltro nulla ha a che vedere col principio romano si vis pacem para bellum, che esamineremo più avanti.

La pace è coerenza ed effetto della concordia, della convergenza, della coerenza, della somiglianza, della mutua comprensione, della proporzione, della comunione, sia pur nelle diversità, non delle antitesi, dei dissidi, dei dissensi, dei litigi, dei conflitti e delle antinomie, che ne sono l’esatto contrario. La vera sintesi è sintesi del compatibile, del corrispondente, del differente, del diverso e del compossibile, non dell’inconciliabile e del contradditorio. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-pace-come-effetto-della-vittoria-sul_31.html


La dialettica non riguarda la determinazione dei valori fondamentali del sapere e della morale, della ragione e della fede, dell’umanità e della realtà, della metafisica e della religione, dove invece si danno certezze assolute, oggettive, universali. Questi sono i valori, che Benedetto chiamava «non negoziabili», in base i quali si può costruire la pace nei cuori e nella società.

La dialettica è un confronto di idee o di tesi circa le quali nessuno dei due dialoganti è certo di essere nella verità, ma entrambi esprimono una semplice opinione…  nell’intento comune di cercare la verità e di ottenere la scienza, proprio mediante un prudente e leale dibattito.


Il grave errore di Kant in questo campo è il parlare che fa di «dialettica trascendentale», e di «antinomie della ragion pura», come se in metafisica, in filosofia naturale, in antropologia, in morale, e in teologia naturale la ragione si trovasse in uno stato insuperabile di impotenza o di perplessità o dubbio senza poter sapere quale è la verità tra le due tesi contradditorie sulla medesima questione di fondo, che mette in gioco il senso della vita e il destino dell’uomo.

Questa è una cosa intollerabile. È vero che poi Kant, per dar certezza morale interviene con un colpo di mano della volontà, la cosiddetta «ragion pratica», che è poi una ragione indipendente dalla Ragione divina. Ma la persona che ama la verità in questioni così fondamentali non può affatto sentirsi soddisfatta di questo volontarismo senza fondamento cognitivo, che sa molto di imposizione dittatoriale, tanto più che la verità non è così inaccessibile come crede Kant, ma la si apprende solo che ci si accosti al realismo biblico e tomista.

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29 maggio, 2023

La pace come effetto della vittoria sul nemico - Prima Parte (1/3)

 

 La pace come effetto della vittoria sul nemico

Prima Parte (1/3)

Il timore del Signore fa fiorire la pace

Sir 1,16

Che cosa è la pace

Esiste una convinzione diffusa negli ambienti pacifisti che il trattare di pace, il discutere di come ottenere, praticare e conservare la pace deve lasciar fuori dai nostri discorsi il discutere sulla guerra, dopo che ne abbiamo pronunciata una generica condanna senza appello, come se nulla la guerra avesse a che fare con la pace se non per escluderla assolutamente, così come nel far le lodi della vita supponiamo il rifiuto della morte o trattando di un cibo sano escludiamo il pensiero di un cibo avariato.

Ora, senza negare che la pace sia il contrario della guerra e che tutti sentono la pace come amabile e la guerra come odiosa, se riflettiamo seriamente come vorrei proporre brevemente al Lettore di questo articolo sulla vera natura della pace e sulla vera natura della guerra, ci accorgeremo che esse non sono del tutto prive di rapporti, come a tutta prima può sembrare e che capire quali sono i loro rapporti viene a tutto vantaggio dell’acquisto della vera pace e serve ad evitare la guerra. 

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L’uomo può edificare la pace attorno a sé, in quanto l’ha già in sé. Se non è in accordo con se stesso, se le passioni fanno guerra all’anima, se l’emozione la vince sulla volontà, se l’idealismo e la fantasia prevalgono sul realismo e sul dato dell’esperienza, se non è deciso e coerente nella scelta di Dio contro Satana, ma oscilla tra l’uno e l’altro e serve due padroni

Le concezioni volontariste non sono fatte per promuovere la pace, perché essa è l’applicazione nei fatti di ciò che è concepito dall’intelletto. Posizioni come quella di Blondel, il cui estremo è rappresentato dal volontarismo di Nietzsche, che pretendono che non sia la ragione e l’intelletto a dire che cosa è vero, vengono sostanzialmente a sostituire il sentimento e l’emozione alla volontà ed al libero arbitrio, perché, se il nostro sapere morale non è illuminato dall’intelletto, non resta che ricorrere al senso e all’immaginazione

La volontà non è mossa dalla volontà o dall’emozione, ma dall’intelletto possibilmente colto. Non si tratta certo di fare delle lezioni di teologia morale. Si possono anche solo lanciare slogan o semplici appelli, come tante volte ha fatto Papa Francesco, che si ispira allo stile di Cristo stesso.

Vediamo come i detti icastici del Vangelo o di San Paolo o San Giovanni sono oggi come 2000 anni fa più efficaci che mai a scuotere la coscienza degli uomini e lo saranno fino alla fine del mondo.

Immagini da Internet