04 ottobre, 2023

Il Papa si ispira a San Francesco non a Rahner

 Il Papa si ispira a San Francesco non a Rahner

Per capire il senso di questo pontificato basterebbe chiedersi perché Bergoglio si è imposto il nome di Francesco, lui Gesuita. I rahneriani, tra i quali c’è il gruppo di San Gallo che ha ottenuto la sua elezione, gli è sempre stato alle costole, credendo di avere a che fare con un ambizioso sempliciotto, premendo incessantemente e subdolamente, con ogni sorta di adulazione, perché Francesco proclamasse Rahner modello di teologo al posto di San Tommaso, per loro morto e sepolto.

E invece il Papa, dopo alcuni gesti e contentini che sembravano preannunciare il verificarsi epocale di tale agognato evento, non solo non li ha mai accontentati, ma ha sempre evitato addirittura di parlare di Rahner, tranne il fare, nella massa enorme dei suoi insegnamenti, due citazioni insignificanti e del tutto ortodosse, giacchè occorre certamente riconoscere a Rahner alcuni lati molto buoni, che sono quelli che gli hanno consentito di offrire un contributo al Concilio insieme con l’amico Ratzinger.

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Papa Francesco si è proposto come modello, non di Papa, perché Francesco d’Assisi non era Papa, ma di santità, il Poverello d’Assisi. Ottima idea. Ci sta riuscendo? Segnali buoni, li ha dati, ma credo che il di più sia ancora da fare. 


Sta avanzando? Mi pare di sì, stando a diversi segni. L’importante è camminare, sia pur in mezzo a miserie e peccati. 

È lo Spirito che fa raggiungere la meta.

 



Immagini da Internet:
- San Francesco predica agli uccelli, Giotto, Assisi
- Sant'Igrazio, Ambito bolognese, Musei Civici, Bologna

 

 

03 ottobre, 2023

Riflessioni sul purgatorio - Seconda Parte (2/2)

 

Riflessioni sul purgatorio

Seconda Parte (1/2)

Le condizioni di vita delle anime purganti

L’anima purgante si trova in uno stato di gioia profonda che nessuno le può togliere, perché, a differenza di quand’era quaggiù, allorchè non era del tutto sicura della propria salvezza e temeva di potersi perdere, ora è certa di essere salva, sente con assoluta certezza di aver raggiunto un’innocenza indefettibile, sente con infinita soddisfazione e consolazione di essere gradita ad Dio,  ha fatto la sua scelta irrevocabile per Dio, ha sentito la sentenza di assoluzione del Giudice divino, tira un enorme sospiro di sollievo, è passata all’esame, è stata promossa.

La giustizia divina esige ancora un perfezionamento; il processo di purificazione e di espiazione è penoso e doloroso; l’anima è oro che si trova nel crogiolo; ma c’è il pieno consenso all’operazione della divina giustizia addolcita ed intrisa di misericordia; il dolore è grande, il fuoco brucia, ma non importa; lo accetta volentieri, tanta è la gioia che sente nel contempo e fa come il paziente che si mette volentieri nella mani di un chirurgo fidato.  

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La vera libertà non è la semplice spontaneità dell’agire, per quanto buona sia l’inclinazione e l’intenzione della volontà, ma essa richiede una responsabile facoltà di scelta, un’austerità di vita ed una severa disciplina di obbedienza alla legge morale. Solo quando ci saremo esercitati a lungo avremo per amore di Dio e in questa disciplina ascetica interiorizzato la legge e la avremo fatta nostra, solo allora il nostro comportamento e la nostra condotta saranno libera espressione dell’amore e la libertà coinciderà con la conformità alla legge.

Non si tratta di sostituire il dovere col volere, ma di far sì che attraverso la pratica metodica e severa del dovere, giungiamo gradualmente, per amore, a trasformare il dovere in volere e l’obbligo morale in azione libera. Questa è la perfezione morale. Ma questa è la condizione escatologica.


La Chiesa ha meglio compreso che esiste una sana affermazione di sé e un vanto dei propri meriti che non è superbia, una sana competizione col prossimo che non è invidia, un giusto sdegno che non è il vizio dell’ira, esiste un sano godimento del sesso che non è lussuria, un giusto uso della forza, che non è violenza, una giusta cura della salute che non è il vizio della gola, una moderazione nelle proprie iniziative che non è accidia.  Per affermare la grazia e la fede non occorre svilire la natura o insultare la ragione.

In conclusione, è possibile ed anzi doveroso stare nelle condizioni di andar subito in paradiso. Se l’inferno ripugna, il purgatorio non attrae.


Immagini da Internet:
- La liberazione delle Anime del Purgatorio, affresco nel cimitero di Lonate Pozzolo
- Costa Giuseppe sec. XIX, Dipinto di Anime del purgatorio

02 ottobre, 2023

Riflessioni sul purgatorio - Prima Parte (1/2)

 

Riflessioni sul purgatorio

Prima Parte (1/2)

Dottrina di fede da rivisitare e da intendere nel senso giusto

È diffusa l’opinione che al momento della morte il fedele va subito in paradiso anima e corpo e alcuni esprimono questo fatto dicendo che il defunto «torna alla casa del Padre». Ora, su ciò bisogna fare alcune osservazioni in base a quanto ci insegna la fede cattolica. Innanzitutto quello che sappiamo dalla fede è che non tutti al momento della morte, vanno in paradiso, ma alcuni vanno in purgatorio e altri all’inferno. Inoltre non ci vanno beneficiando di un’immediata risurrezione del corpo, ma ci va l’anima separata dal corpo, mentre il corpo riposa nel sepolcro in attesa della risurrezione del corpo, che avverrà al ritorno glorioso di Cristo alla fine del mondo per giudicare i vivi e i morti.

Inoltre è sbagliato indicare la morte come «ritorno alla casa del Padre», perché è stato solo Cristo, uscito dal Padre e venuto nel mondo, che, risorgendo da morte, è tornato là da dove era venuto, ossia dal seno del Padre, in quanto Figlio di Dio uguale al Padre ed uno col Padre nella divinità.

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Dietro al buonismo c’è un gravissimo errore, che tocca il concetto stesso di Dio: chi nega che Dio ci sia giudice dei nostri atti, così da poter premiare o punire, finisce per avocare a sé il diritto di giudicare e far giustizia. Costoro possono riconoscere certamente che il peccato è una colpa da riparare, che il peccato si torce contro di noi, produce ingiustizia e merita un castigo, ma affermando che il castigo non è altro che la conseguenza del peccato e non c’è alcun Dio che lo veda e lo castighi, è chiaro che finiscono per cadere senza rendersi conto in una visione atea, dove chi fa giustizia è soltanto l’uomo. Dio è assente e sta a guardare, tamquam non esset.


Il potere di concedere e regolamentare le indulgenze entra in questo potere generale della Chiesa di attingere al tesoro dei meriti di Cristo per distribuirne le ricchezze alle anime. In questa linea di discorso comprendiamo le parole di Papa Clemente VI nella Bolla d’indizione dell’Anno Santo del 1343:

«L’unigenito Figlio di Dio ha procurato un tesoro alla Chiesa militante e lo ha affidato al beato Pietro, clavigero del cielo e ai successori di lui, suoi vicari in terra, perché lo dispensassero salutarmente ai fedeli e, per ragionevoli cause, lo applicassero misericordiosamente a quanti si erano pentiti e avevano confessato i loro peccati, talvolta rimettendo in maniera parziale la pena temporale dovuta ai peccati, sia in modo generale che particolare (come giudicavano opportuno nel Signore). Si sa che di questo tesoro costituiscono un accrescimento ulteriore anche i meriti della Beata Madre di Dio e di tutti gli eletti» (Denz.1025).

Immagini da Internet
-  Angeli liberano le anime del Purgatorio, Sirani G. A., sec. XVII
- Maria SS. del Monte Carmelo, Paolo Lanari, 1797. Chiesa Madre di Gioia

29 settembre, 2023

Sul problema dei migranti

 

Sul problema dei migranti

Occorre discernimento

È evidente che noi Italiani dobbiamo essere disposti ad accogliere l’arrivo di persone che hanno bisogno di aiuto[1]. È chiaro che se vediamo che sono stremate di forze e bisognose di tutto, dobbiamo soccorrerle per quanto possiamo. Si tratta ormai da trent’anni, di un flusso continuo in aumento quasi sempre di uomini di età giovanile o adulta, soprattutto africani, che giungono, come è noto, stipati in barconi malsicuri, viaggio scomodissimo, provenienti soprattutto dalla Libia o dalla Tunisia, col rischio di fare naufragio durante la traversata, persone in grandissima parte senza chiara identità o titoli di lavoro, spesso musulmani.

Essi pagano somme altissime a organizzazioni clandestine ed illegali, le quali per sete di guadagno, sfruttano la credulità e l’estremo bisogno o il desiderio di avventura di questa povera gente non sempre benintenzionata illudendola di trovare da noi lavoro, o chissaquale successo o benessere o vita comoda alle nostre spalle.

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Grave problema da risolvere con urgenza è quello di fermare l’attività criminosa delle associazioni illegali che organizzano i viaggi scriteriati dei migranti estorcendo da essi somme altissime e mettendo a serio rischio la loro vita col farli viaggiare in imbarcazioni assolutamente inadeguate. 

Immagine da Internet

27 settembre, 2023

Il Papa ricorda la santità della Chiesa russa

 

Il Papa ricorda la santità della Chiesa russa

La pace si costruisce con l’ecumenismo

Sappiamo come il Santo Padre nell’agosto scorso si è collegato con i ragazzi russi riuniti a San Pietroburgo in occasione del decimo incontro nazionale dei giovani cattolici della Russia[1]. Il tema scelto per l’evento era lo stesso della Giornata mondiale della Gioventù tenutasi a Lisbona a inizio agosto e il discorso del Pontefice, apparso sul sito ufficiale del Vaticano, è una summa di quanto già detto in Portogallo.

Il Pontefice prima della benedizione finale ha pronunciato le seguenti parole, che poi sono state pubblicate sul portale dell’Arcidiocesi della Madre di Dio a Mosca:

«Non dimenticare mai l’eredità. Siete gli eredi della grande Russia: la grande Russia dei santi, ...

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Occorre che il Papa, con ogni saggezza e prudenza, ma anche con coraggio, si adoperi o trovi la via per far leva sulle risorse morali cristiane del popolo russo, delle quali ha fatto l’elogio, senza scavalcare le sue autorità civili e religiose, deve andare direttamente al cuore del popolo. Da questo punto di vista, ottimo è quanto ha detto ai ragazzi russi. Deve procedere su questa linea. Così pure ottima fu l’idea di consacrare alla Madonna di Fatima la Russia insieme con l’Ucraina e quella di far portare la croce nella processione del Venerdì Santo da una donna russa e da una donna ucraina. È questa la strada giusta.

Stupisce, pertanto, e amareggia la reazione di Zelensky, che pur dovrebbe riconoscere il valore anche per l’Ucraina delle radici storiche cristiane della Russia nei suoi originari legami con l’Ucraina.

 

Avrebbe dovuto compiacersi del fatto che il Papa abbia rievocato un passato di comune pratica della vita cristiana. Il suo timore che il Papa volesse in qualche modo giustificare l’imperialismo russo, come ha successivamente spiegato il Papa il 4 settembre, era del tutto infondato, benchè il Papa, per ricordare le glorie passate della Russia, avrebbe fatto meglio a ricordare piuttosto i Santi, come pure ha fatto qualche tempo fa rendendo omaggio a San Sergio di Radonez.


Immagini da Internet:
- Papa Francesco, in video conferenza - agosto 2023
- San Sergio di Radonez

26 settembre, 2023

Infangata la santità di San Tommaso - Totale incomprensione della sapienza dell’Aquinate da parte di uno studioso del suo pensiero

 

Infangata la santità di San Tommaso

Totale incomprensione della sapienza dell’Aquinate

da parte di uno studioso del suo pensiero


Un’idea infelice

Il Santo Padre nei mesi passati è venuto più volte a parlare di San Tommaso d’Aquino presentandolo come «Dottore comune della Chiesa» e modello di santità per i teologi, della quale tanto abbiamo bisogno, perché oggi abbiamo sì molti teologi e teologhe, ricchi di parlantina e abili propagandisti, che purtroppo combinano guai e suscitano divisioni, perché non attratti dalla santità ma sedotti dalla gnosi e dall’astrazionismo, maestri di esibizionismo e vittime del narcisismo e del protagonismo.

Amara è stata la mia sorpresa nel leggere ne Il Foglio del 18 settembre scorso un indecente articolo Vita, passioni, tormenti (e pure eresie) di Tommaso, sommo teologo, a firma di Giovanni Ventimiglia, affermato filosofo da decenni conoscitore del pensiero dell’Aquinate, autore, fra l’altro, di uno studio approfondito della metafisica tomista della pluralità, che ho letto con gusto e profitto, benché non condividessi la sua tesi secondo la quale per Tommaso «l’orizzonte del principio di non contraddizione non coincide con quello stesso dell’essere», quasi che l’essere possa essere oltre questo principio, quando invece Tommaso dice che il principio di non contraddizione «si fonda sulla ragione di ente e non ente»

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Tommaso ci fa comprendere più di ogni altro teologo l’importanza vitale e salvifica del rapporto fra santità e teologia. 

Un Papa lo definì argutamente come «il più santo di tutti i dotti e il più dotto di tutti i santi».

 

 

 

 


Lacerati e divisi tra tormentose contraddizioni, insanabili ed ostinati conflitti di idee e comportamenti, ci interroghiamo continuamente con angoscia, salvo che siamo degli incoscienti, su quale dev’essere il rapporto fra unità e diversità, fra verità e carità, fra sapere e volere, fra sapere e amare, fra teoria e prassi, fra pensiero e azione, fra pastorale e dottrina. 

Ebbene, ecco in Tommaso un eccelso esempio teorico e concreto di come operare queste sintesi essenziali, senza false contrapposizioni ed esiziali confusioni, della vita morale e dello spirito, della persona, della società e della Chiesa.

Foto, Monastero di Roccasecca

25 settembre, 2023

Sulla questione del limbo - Seconda Parte (2/2)

 

Sulla questione del limbo

Seconda Parte (2/2)
 

Nel fuoco della discussione

 

Il documento della CTI afferma che “occorre riconoscere chiaramente che la Chiesa non ha conoscenza certa della salvezza dei bambini che muoiono senza battesimo. … In generale la sorte dei bambini non battezzati non ci è stata rivelata, e la Chiesa insegna e giudica in relazione a ciò che è stato rivelato” (n.79). D’altra parte però è evidente che tutta la linea del documento propende per la negazione del limbo.  Così similmente, da una parte simpatizza per la teologia del Padri greci, i quali non osano indagare il mistero, ma dall’altra tutto il documento è uno sforzo per dimostrare la tesi della salvezza di questi bambini. Si notano delle incoerenze che denotano la presenza di mani diverse. Che dire su questo punto?

 

Se posso esprimere un mio parere, secondo me questa salvezza è un rivelato virtuale, dato comunissimo nella storia del dogma e della teologia: non abbiamo, su questa questione, affermazioni esplicite né della Scrittura né della Sacra Tradizione né del magistero. Tuttavia la tesi del paradiso per i bambini morti senza battesimo sembra potersi ricavare per logica conseguenza (metodo tipico che conduce alle verità “prossime alla fede”) dal tema fondamentale della possibilità data a tutti di salvarsi. Se poi la Chiesa ritiene di dover definire solennemente una tal verità, essa diventa senz’altro di fede.

 

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Questa nobile controversia ricorda altre storiche discussioni, tenutesi per secoli, o fra Domenicani e Gesuiti sul rapporto tra la grazia e libero arbitrio, o tra Francescani e Domenicani sullo scopo dell’Incarnazione o sull’Immacolata Concezione di Maria, o tra Carmelitani e Domenicani sulla natura dell’esperienza mistica.

 

Nella comune ed assoluta fedeltà al magistero è possibile e doveroso, su alcuni punti di dottrina, laddove il magistero non si è ancora infallibilmente pronunciato e quindi concede la discussione, dibattere assieme in fraterno confronto e in comune ricerca i punti non ancora chiariti, nella certezza che un giorno si farà luce definitiva. 

 

Il disaccordo in tali questioni, espresso in termini garbati e rispettosi dell’avversario, non dev’essere di scandalo a nessuno, ma è il segno normale della limitatezza dell’intelligenza di tutti, anche se illuminata dalla fede, è un fenomeno normale nella ricerca comune della verità, fornisce un aiuto allo stesso magistero della Chiesa ed è espressione di un sano pluralismo e di una sana libertà di pensiero.

 

 

Per questo, concludendo, faccio mie le parole dello Harrison, esse pure a conclusione del suo studio: “affermo la mia ferma lealtà e obbedienza alla Santa Madre Chiesa, al cui infallibile giudizio, se si pronunciasse in tale materia, io molto volentieri sottometterei il mio proprio”.



Foto, Roma

24 settembre, 2023

Sulla questione del limbo - Prima Parte (1/2)

 

Sulla questione del limbo

Prima Parte (1/2)

Premessa

Questo articolo l’ho pubblicato nel 2010 nella Rivista Fides Catholica dei Francescani dell’Immacolata. In quegli anni ferveva la discussione tra teologi se il Limbo fosse o non fosse un dato di fede. Infatti esso era presente nel Catechismo di San Pio X. Tuttavia il Catechismo della Chiesa Cattolica, al n. 1261, esprime la speranza che i bambini morti senza essere battezzati possono essere salvi.

Ora, è evidente che mentre una nostra speranza personale può andare delusa, la speranza della Chiesa non può non realizzarsi. Nel frattempo si è chiarito che la dottrina del limbo non è mai stata definita come dogma di fede, ma è stata una dottrina che la Chiesa ha sempre accettato nelle scuole teologiche come opinione legittima. Tuttavia, in questo articolo io cito la posizione della Commissione Teologica Internazionale, la quale si mostra favorevole al superamento del limbo. 

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Tutto ciò suppone nella Chiesa il potere infallibile di insegnarci la verità circa la via della salvezza. 

Ora, che cosa ci insegna la Chiesa con questa beatificazione? Che questo bimbo è andato in paradiso. 

Da ciò deduciamo con sicurezza che ormai, in base all’insegnamento stesso della Chiesa, la questione dibattuta da tanto tempo se l’esistenza del limbo è o non è di fede, è stata risolta da Papa Francesco con la beatificazione di quel bambino.

 

 

 

 

In base a questa chiarificazione dogmatica, possiamo essere sicuri che tutte le vittime dell’aborto sono in paradiso e intercedono per noi secondo il dogma della comunione dei santi.



Foto, Roma

23 settembre, 2023

Chi ha creato Dio? - L’interesse metafisico si manifesta sin dall’infanzia

 

Chi ha creato Dio?

L’interesse metafisico si manifesta sin dall’infanzia

 

Lasciate che i bambini vengano a me

Mc 10,14

Occorre più attenzione ai piccoli

Il Giornale di Brescia nell’edizione del 22 settembre scorso, ha dato notizia che una bambina di 7 anni in provincia di Brescia, Maddalena Morandi, ha scritto una lettera al Papa dal tono che ci sorprende tutti per la profondità metafisica del problema che pone, profondità che pare quasi incredibile nella mente di una fanciulla la cui ragione ha cominciato a funzionare supponiamo solo da un anno poco più.

Eppure, casi come quelli di questa bambina esistono. Questo dimostra il legame necessario che esiste fra l’esercizio della ragione e la conoscenza metafisica. La ragione umana sin dal primo sorgere della sua attività, concepisce l’ente nelle cose dell’immediata esperienza infantile e quindi nella luce dell’ente, inconsapevolmente concepito, si pone subito i problemi fondamentali dell’esistenza e, riflettendo sul fatto che le cose non possono essersi fatte da sé, giunge a sapere che esiste uno che le ha fatte, ma a sua volta non è fatto da nessuno, sennò non spiegherebbe niente. E costui è Dio.

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La cosa interessante è che – chi lo direbbe? - anche il grande filosofo Emanuele Kant si pose la domanda e non riuscì a cavarsela rimanendone angosciato fino a parlare, lui, il grande apologeta della ragione, di «baratro della ragione».


 

La ragione ha un bisogno vitale di Dio, l’assolutamente necessario ed incondizionato; ma è in suo potere far sparire nell’immaginazione Dio e la totalità delle cose in un nichilismo assoluto, ponendoci la domanda: chi ha creato Dio?

 

Dunque fuggiamo queste morbose immaginazioni, recuperiamo l’assolutamente necessario, Dio, del quale la nostra ragione ha assolutamente bisogno come del suo ultimo sostegno creatore, e ci libereremo dalla disperante sensazione che tutto sparisca nel nulla. Maddalena, sei in compagnia di Kant, ma non te ne vantare. Su questo punto è meglio non seguire Kant.

 Immagini da Internet

 

21 settembre, 2023

Aspetti contrastanti del pensiero di Teilhard de Chardin

 

Aspetti contrastanti del pensiero di Teilhard de Chardin

Il Santo Padre, nell’omelia dell’ultima Messa in Mongolia, ha ricordato brevemente Teilhard de Chardin, citando alcune sue parole in forma di preghier circa l’Eucarestia, che denotano un grande fervore religioso, espresso in termini poetici in quello stile che gli era proprio.

Mi è gradito riportare le parole che Papa Francesco ha detto a proposito di Teilhard de Chardin:

“La Messa è azione di grazie, “Eucaristia”. Celebrarla in questa terra mi ha fatto ricordare la preghiera del padre gesuita Pierre Teilhard de Chardin, elevata a Dio esattamente 100 anni fa, nel deserto di Ordos, non molto lontano da qui. Dice così: «Mi prostro, o Signore, dinanzi alla tua Presenza nell’Universo diventato ardente e, sotto le sembianze di tutto ciò che incontrerò, e di tutto ciò che mi accadrà, e di tutto ciò che realizzerò in questo giorno, io Ti desidero, io Ti attendo». 

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Le leggi della natura su questa terra, oggetto della scienza, dato che regolano una natura ostile, dannosa e pericolosa per noi, benchè leggi poste dal Creatore, accanto a leggi benefiche, rappresentano chiaramente, agli occhi della fede, una natura decaduta dalla condizione edenica, come castigo del peccato (Gen 3, 17-19). Teilhard sembra non tener conto di questo fatto testimoniato dalla Bibbia.

Le sofferenze della vita presente e l’ostilità della natura nei nostri confronti non sono momenti necessari al procedere dell’evoluzione, non sono semplici occasioni per portarla avanti, ma sono conseguenze del peccato originale ed anche dei nostri peccati, che servono ad unirci alla croce redentiva di Cristo.

Uno potrebbe chiedere: ma se Teilhard è stato così severamente censurato, come mai Papa Francesco lo ha ricordato in toni così elogiativi? La risposta non è difficile, basta leggere le parole del famoso Gesuita, davanti alle quali non possiamo non restare commossi, per cui ci viene spontaneo il pensiero che ora in paradiso possa godere del frutto delle sue fatiche, libero dalle voci maligne, che lo hanno fatto soffrire.

Che contributo teologico può dare oggi Teilhard de Chardin? Esso consiste nello sviluppare la cristologia e l’ecclesiologia nel loro orientamento escatologico, in una visuale che incoraggia a progredire con fervore sulle vie del Regno di Dio, mossi dalla grazia e dallo Spirito Santo.

 

Immagini da Internet: Teilhard de Chardin

20 settembre, 2023

Il valore universale del battesimo

 

Il valore universale del battesimo

Oggi abbiamo compreso che la grazia della salvezza va più lontano

di quanto pensavamo in passato

Il sito L’ancora online del 12 settembre scorso riporta le seguenti parole di Raphael Schutz, Ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede:

«In un’emozionante cerimonia tenutasi il 10 settembre nel loro villaggio natale di Markowa, in Polonia, Jozef e Wiktoria Ulma e i loro sette figli sono stati beatificati, riconoscendo così il loro grande atto umano di protezione verso gli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale, un atto che costò loro tragicamente la vita. La beatificazione arriva 28 anni dopo il riconoscimento dei coniugi Ulma come giusti tra le nazioni nel 1995 da parte dello “Yad Vashem”, l’Ente nazionale per la Memoria della Shoah a Gerusalemme».

Papa Francesco, intervenendo all’Angelus, ha elogiato l’eroismo della famiglia Ulma:

«Questa famiglia polacca, che rappresentò un raggio di luce nell’oscurità della seconda guerra mondiale, sia per tutti noi un modello da imitare nello slancio del bene e nel servizio di chi è nel bisogno». 

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L’idea inaudita del Santo Padre di beatificare un bambino ucciso ancora nel seno della madre, essa pure beatificata, è la conferma pontificia della scoperta fatta di recente dalla Chiesa che i bambini che muoiono senza battesimo non vanno nel limbo, come per lungo tempo ha creduto una certa opinione teologica, ma vanno in paradiso.

Immagine da: https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/jozef-e-wiktoria-ulma-e-sette-figli.html

Così, mentre comprendiamo come nella vicenda umana ultraterrena i beati si distinguono dai dannati, perchè qui gioca la scelta di ognuno, perché qui c’è chi dice di sì e chi dice di no, nel mondo degli embrioni e dei bambini morti nati o non nati, tutti vanno in paradiso, perché Dio li dispensa da una scelta che senza loro colpa non sono in grado di fare, perché tutti vuol salvare.

Quindi vediamo come, se da una parte nella storia il diavolo suscita forme di crudeltà sempre più odiose per esempio col moltiplicarsi degli aborti, la misericordia divina dall’altra parte opera prodigi sempre più grandi mandando in paradiso coloro che un tempo pensavamo andassero nel limbo.

Immagini da Internet

19 settembre, 2023

Tutte le cose hanno lo stesso valore - Una proposta per evitare la sopraffazione ed attuare il rispetto del diverso

 

Tutte le cose hanno lo stesso valore

Una proposta per evitare la sopraffazione

ed attuare il rispetto del diverso

 

Se ciò che uno dice o pensa è l’essere,

di tutte le cose uno sarà il concetto, l’essere

Simplicio

 

Una buona esposizione dell’ecologia,

ma un malinteso senso dell’uguaglianza delle creature davanti a Dio

La teologa americana Elizabeth Johnson il 18 maggio scorso ha pubblicato sulla rivista America dei Gesuiti americani l’articolo What does it mean to believe in an ecological God? dedicato al tema della provvidenza divina e della nostra responsabilità nei confronti del creato, ossia del nostro dovere di rispettarlo, svilupparlo, conservarlo, proteggerlo ed utilizzarlo saggiamente e con amore, senza violentare, distruggere o sciupare o sperperare.

Nel detto articolo la Johnson si rifà all’enciclica del Santo Padre Laudato si’ illustrandone il valore. Essa al riguardo fa ottime osservazioni. Sottolinea con chiarezza la trascendenza di Dio Signore e creatore, del Dio «Altissimo», giusto e misericordioso, per cui la sua visione metafisica, di carattere egualitario, che essa presenta, appare, come vedremo, in contrasto con la sua dichiarata fede nella trascendenza di Dio su tutti gli enti del creato, a qualunque grado ontologico appartengano, dai sassi agli angeli.

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Elizabeth A. Johnson
 

L’istanza ecologistica della Johnson di una condotta umana rispettosa della natura e della vita animale e vegetale è giusta

Il Papa, nella sua predicazione in tema di ecologia, chiarisce bene che l’uomo non è affatto a livello della natura, ma creato ad immagine di Dio


La Johnson afferra certamente il valore della diversità, sulla quale anche il Papa insiste, come principio di comunione e fratellanza nella libertà. 

Ma la diversità non è un principio sufficiente per distinguere in modo essenziale e specifico le cose fra di loro. 

Occorre una gerarchizzazione, perché l’ente è gerarchico. 

Immagini da Internet

17 settembre, 2023

La sinodalità della Chiesa

 

La sinodalità della Chiesa

«Sinodo» significa «cammino-insieme» (syn-odos). La Chiesa è un popolo in cammino, a somiglianza di Israele nel deserto in cammino verso la terra promessa e dove il nostro Mosè è il Papa. Il Concilio Vaticano II ha molto sviluppato la dottrina del popolo di Dio, del laicato, del fatto che siamo tutti, in quanto battezzati, fratelli discepoli di un solo Maestro, nella diversità e varietà dei doni e delle qualità propri di ciascuno, del sacerdozio comune dei fedeli, della funzione profetica laicale e della spiritualità dei laici, delle associazioni e dei movimenti laicali, dei ministeri laicali, della chiamata universale alla santità, dei doni carismatici concessi ai laici, dello spazio dell’iniziativa laicale, della missione del laico nella Chiesa e nella società, della responsabilità di tutti di annunciare il Vangelo, della facoltà di rivolgere filiali osservazioni ai pastori per aiutarli a servire meglio il gregge. 

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Novità istituita dall’attuale Pontefice è il sinodo del popolo di Dio, che è quello attualmente in corso. Qui i Vescovi restano le guide le quali raccolgono le voci dei laici e dei religiosi, del popolo di Dio, delle organizzazioni ed associazioni laicali, i quali formulano voti e proposte, avanzano richieste, esprimono auspici e speranze, timori e preoccupazioni, formulano domande ai Vescovi e al Papa. È chiaro che anche qui l’ultima parola spetta al Papa, il quale segue i lavori tenendosi da parte e, terminati i lavori e letti i documenti finali, assume, accoglie, conferma, approva, sviluppa, disapprova, corregge, esclude, come ritiene meglio.

Sappiamo come da varie parti si siano espressi timori ed anche forti preoccupazioni per gli esiti di questo sinodo, paragonato da Roberto De Mattei all’Assemblea costituente francese del 1789, che portò alla Rivoluzione Francese. 

Ora però è grave confondere la Chiesa con l’ancien régime ed il manipolo dei modernisti con gli autori della Rivoluzione. Immaginarsi cose del genere vuol dire non sapere qual è la potenza della Chiesa contro le forze di Satana. Se Gesù ha detto «non praevalebunt», ci vogliamo credere sì o no?

 
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