25 gennaio, 2026

Il confronto del bene col male - La volontà umana e la volontà divina - Quarta Parte (4/6)

 

Il confronto del bene col male

La volontà umana e la volontà divina

 

Quarta Parte (4/6)

Lo scopo della vita

Ogni agente agisce per un fine e al di là di questo fine, agisce per un fine ultimo. Una ricerca di un fine finito uno dopo l’altro, all’infinito, senza mai giungere a una meta definitiva, credendo che ciò sia un progresso, in realtà è una cosa frustrante, esasperante e disperante, che porta a fallire lo scopo della nostra vita, che è sì il progredire ma progredire verso il bene che ci soddisfi completamente, che è solo Dio.

Se tutto deve finire nel nulla, come credeva il povero Leopardi, a che pro tante fatiche, tanti lavori, tanti sforzi? Tanto vale farla finita subito. Bisognerebbe abolire dalle scuole la lettura di Leopardi, perché spinge al suicidio. Per questo tanti giovani oggi si uccidono, nonostante il benessere del quale godono: credono che il vivere non abbia senso o che non valga la pena faticare per qualcosa. Certo molti sono mantenuti in vita dall’attrattiva dei piaceri. Essi sembrano anche felici. Ma hanno nel cuore il vuoto e forse l’inferno.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-confronto-del-bene-col-male-la_25.html

 


Se il moto dello spirito nel finito e nel contingente può continuare e progredire indefinitamente, nel moto che riguarda il senso ultimo, quando c’è in gioco il problema dell’assoluto e del bene infinito, non può non fermarsi. Ananke stenai, diceva Aristotele, bisogna fermarsi. Questo detto corrisponde esattamente alle parole della Scrittura: «Fermatevi, e sappiate che io sono Dio» (Sal 46,11).

Se non ci fermiamo nel possesso di questo bene o nel nostro riferirci a questo bene, cadiamo nell’abisso o, come si esprime Kant, la ragione cade nel «baratro». L’assenza del bene infinito, del quale abbiamo bisogno e per il quale siamo fatti, è l’inferno, che significa appunto luogo basso e oscuro, come può essere un pozzo. Pensiamo al «pozzo dell’abisso», del quale parla l’Apocalisse (Ap 9,1).

Viceversa, raggiungendo Dio il moto agitato dello spirito si ferma nella pace, nella quiete e nella soddisfazione. Questa è la meta ultima dell’uomo.

 

Infatti ogni bene causato è creato da Dio, sommo bene e fine ultimo dell’universo e di tutti gli agenti che agiscono nell’universo. La provvidenza divina muove tutti gli agenti ad agire in vista di conseguire il loro fine, che è la felicità della loro vita. 

 Le creature spirituali, angeli e uomini sanno qual è il loro fine ultimo e il loro sommo bene. Esso è Dio stesso, loro creatore e Signore, il quale fa loro conoscere che cosa devono fare per raggiungere il loro fine, compiere quegli atti per i quali soddisfano alle esigenze della loro natura e mettono in atto le sue inclinazioni, tra le quali quella fondamentale è quella di conoscere Dio, di amarlo e servirlo, per godere dell’unione con Lui nell’eterna beatitudine celeste. Lo scopo della vita dell’uomo e dell’angelo è l’incontro immediato con Dio avendo eseguito i comandi da lui impartiti, la cui esecuzione è appunto la condizione necessaria per questo incontro beatifico.


Immagini da Internet:
- reazione del mondo, I e III giorno, miniatura Bibbia di Guyart des Moulins, Montpellier

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