26 settembre, 2020

Luigino fra la grazia e il merito

 Luigino fra la grazia e il merito

Siamo prevenuti dalla grazia

In Avvenire di domenica 20 settembre Luigino Bruni affronta nell’articolo Doni che chiamiamo meriti uno dei temi più ardui, più importanti e più classici della teologia: il rapporto dei nostri meriti con la grazia che ci viene da Dio.

Luigino esordisce con la costatazione che «l’eccedenza è una delle leggi auree della vita. È madre della generatività e della generosità». «L’eccedenza più importante non è quella che esce dal nostro cuore, è quella che vi entra». Si tratta dell’«eccedenza della grazia sui nostri meriti».

Luigino non intende negare i nostri meriti nei confronti di Dio, ma affermare che essi hanno radici profonde che ci superano e testimoniano dell’amore di Dio per noi. Commentando il Salmo 127, scrive:

«Nella Bibbia si può parlare dei beni come benedizione perché prima c’è la certezza morale che a un livello molto più profondo i beni sono dono. Dire che chi “costruisce la casa” non sono i costruttori ma “il Signore”, significa riconoscere che anche nelle cose più concrete e quotidiane, dove è evidente che siamo noi con il nostro lavoro ad aggiungere mattone su mattone, a un livello più profondo e quindi più vero quei mattoni e quel sudore sono grazia, sono provvidenza».

Sembra di notare una possibile polemica contro il criptopelagianesimo di un Rahner, che concepisce l’uomo come «autotrascendenza», intesa come moto ad un tempo della grazia e della libertà, verso l’«orizzonte della trascendenza», che sarebbe Dio stesso, dal che non si capisce come Dio dovrebbe essere trascendente e come la grazia dovrebbe entrare nell’uomo dall’alto e non uscire dall’uomo dal basso, riducendo così la grazia al merito.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/luigino-fra-la-grazia-e-il-merito.html 



Domingo Báñez

Luis Molina

 

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4 commenti:

  1. Padre, lei nell’articolo scrive

    “Dio è misericordioso con tutti, vuole tutti salvi e dà a tutti i mezzi per salvarsi, per cui, se qualcuno non si salva, non è perché Dio non gli ha dato i doni, i talenti, le occasioni favorevoli, la grazia e i mezzi sufficienti,”

    A proposito dei “mezzi sufficienti”, Padre, non le sembra che sotto questo aspetto la concezione baneziana di grazia efficace è sufficiente abbia delle lacune quasi insormontabili? Infatti secondo il tomismo baneziano la grazia sufficiente ha bisogno di un ulteriore impulso da parte di Dio per essere accettata, cioè la Grazia efficace. Perché di per se, la grazia sufficiente viene sempre e comunque frustrata dalla resistenza colpevole di chi la riceve.

    Le chiedo: una Grazia sufficiente che ha bisogno di un’ulteriore pre-mozione da parte di Dio affinché diventi efficace e possa portare frutto, è una Grazia veramente sufficiente?

    M.C

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    1. Caro Anonimo, la grazia efficace non è che risulti da una aggiunta ad una grazia sufficiente, ma Dio, nel mistero della sua predestinazione, semplicemente ad alcuni dà la grazia efficace, e questi sono quelli che si salvano. Ad altri dà una grazia sufficiente per salvarsi, ma, siccome rifiutano la grazia, non possono ricevere la grazia efficace.

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    2. Padre, mi è chiaro quello che dice. Ma, allo stesso tempo, lo trovo “problematico”.

      Mi spiego: dagli scritti di Báñez si evince che nessun essere umano, concretamente, accetti la Grazia sufficiente. Cioè, la Grazia sufficiente, di per se stessa, mai viene accettata da, ricevente, mai, quindi, raggiunge il suo scopo salvifico. Ne consegue, secondo Báñez, che coloro che si salvano si salvano non perché hanno accettato la Grazia sufficiente permettendo che diventasse efficace, ma perché hanno ricevuto a priori la Grazia efficace da Dio.

      Mi chiedo come questo sia compatibile con la volontà salvifica universale di Dio. San Tommaso distingueva tra volontà antecedente, condizionale ed inefficace e volontà conseguente, assoluta ed efficace, ma non so, è una risposta che per me lascia dei “buchi” logici.

      M.C

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    3. Caro Anonimo, siccome Dio vuole salvare tutti, dà a tutti la grazia sufficiente, la quale è sufficiente per salvarsi. Chi si danna rifiuta la grazia sufficiente. Invece coloro che si salvano, si salvano o perché hanno accolto la grazia sufficiente oppure hanno ricevuto la grazia efficace.

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