Arte e natura
Rapporto interumano e rapporto con la natura
Seconda Parte (2/5)
L’universalità dello spirito e la concretezza della materia
La famosa questione degli universali, tanto dibattuta dai Medioevali, ha stretta attinenza con la questione del primato dello spirito sulla materia. Mentre infatti la materia è legata alla particolarità, all’individualità, al parziale, al concreto, lo spirito è connesso con l’universale, l’astratto, l’uno, il totale, il singolare.
L’astrarre, se è ben fatto, non è, come credono i materialisti e gli occamisti, uscire dalla realtà e vagare nel vuoto, ma al contrario caratterizza l’opera dell’intelletto e del pensiero al di là del senso e dell’immaginazione ed è la condizione per cogliere il reale ai livelli più alti e profondi, che sono appunto quelli dello spirito e della persona.
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Molto importante pertanto è distinguere l’individuale dal singolare. Entrambi rappresentano l’unità di qualcosa di reale, dell’ente o di un soggetto. Ma mentre l’individuo è l’uno di numero, sensibile o immaginabile, il singolare è l’uno di forma o di specie, oggetto dell’intelletto. L’individualità, come dice San Tommaso, è data dalla «materia segnata dalla quantità». La singolarità invece è la proprietà della persona, ossia della sostanza spirituale. L’uomo è ad un tempo individuo e persona: individuo in quanto individuo della specie, e soggetto materiale; persona in quanto la forma che gli dà forma è una forma spirituale, per cui è una specie imperfetta, perché per esserlo ha bisogno del corpo. L’angelo, invece, è pura forma e ad un tempo è un’essenza specifica completa di per sé.
Tanto l’individuo materiale che la persona singola sono sostanze o soggetti unici e irripetibili, ma, mentre l’individuo è l’uno di una serie della stessa specie, quindi oltrepassato intellegibilmente ed ontologicamente dalla specie alla quale appartiene, la persona è una specie per conto proprio. L’individuo materiale partecipa soltanto della specie alla quale appartiene. La persona umana, invece, che astrae dall’individualità materiale di Tizio o di Caio, partecipa della sconfinata ricchezza della specie umana, ricchezza sconfinata, s’intende, in relazione ai limiti della specie umana.
Certamente la persona umana, composta di anima e corpo, è al contempo individuo della specie e singola personalità, ma ciò non toglie il dovere di distinguere la singolarità della persona dall’individualità materiale, se non vogliamo confondere nell’uomo lo spirito con la materia. Quindi il criterio di distinzione fra due persone umane non è solo la materia segnata dalla quantità, come negli enti infraumani, ma anche la differenza fra le loro qualità spirituali. Chi pertanto si ferma sul concreto, e non sa astrarre dal sensibile e dalla quantità, non è capace di capire e di gustare il valore superiore della persona e dello spirito. Per questo, per cogliere lo spirito non basta la fisica, non basta la matematica, ma occorre la metafisica. Occorre saper salire dal sensibile all’intellegibile, dal terreno al celeste.
Ma la creatura materiale è maggiormente limitata, coartata o finita della creatura spirituale. La persona umana, infatti, in forza della sua anima creata ad immagine di Dio, ha una dignità in certo modo infinita. Tale infinità appare evidente nell’attività conoscitiva, per la quale il concetto contiene sotto di sé un’infinità di individui la cui essenza è quella rappresentata dal concetto. Tale infinità relativa si mostra anche dalla tendenza della volontà, conseguente all’attività concettualizzatrice verso il bene infinito ed assoluto. L’uomo, quindi, con la sua azione e il proprio lavoro, non ha, come credevano Fichte e Marx, il compito di realizzare se stesso o la propria natura, ma di realizzare mediante l’azione lavorativa, artistica e morale, i fini che Dio gli ha assegnato e di realizzarli liberamente e volontariamente e creativamente con l’acquisto delle virtù morali ed intellettuali e un sano dominio sulle forze della natura.
L’agire umano in generale è aperto a quattro orizzonti: verso se stesso, verso Dio, verso il prossimo e verso il mondo. Prescindo in questo articolo dai primi due orizzonti e desidero invece concentrare l’attenzione, secondo il tema che mi sono proposto, sugli ultimi due.
Immagini da Internet: Allegoria del lavoro e Emigranti, di Adolfo Tommasi


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