Il significato del martirio di Santa Maria Goretti

 

Il significato del martirio di Santa Maria Goretti

 

Maria Goretti è un modello per la donna?

Tre teologhe tedesche hanno recentemente commentato il gesto di Santa Maria Goretti, che accettò di essere uccisa pur di non peccare contro la castità[1].

Secondo queste teologhe il gesto di Maria non sarebbe da portare ad esempio, ma al contrario sarebbe tale da supporre una concezione della donna irrispettosa della sua dignità.

Siccome gli argomenti di queste teologhe possono presentare una apparente persuasività, ho pensato di rispondere punto per punto a quello che scrivono. Uso un testo tradotto da Google dal tedesco.

 

1)

“Il modo in cui viene raccontata la storia di Maria Goretti – e quali aspetti della sua morte vengono enfatizzati – è significativo. Fin da subito, la Chiesa interpretò la sua morte come un martirio. Al centro di questa visione vi era l'idea che Maria avesse sacrificato la propria vita per preservare la sua "purezza".”

Teniamo presente che la pratica della castità comporta una obbedienza alla volontà divina, eseguendo la quale la persona umana realizza la propria integrità fisica e spirituale. Papa Benedetto XVI e Papa Francesco direbbero che è un valore non negoziabile.

Ora la vita fisica è certamente un bene prezioso, ma la retta coscienza morale, come riconosce anche Kant, richiede di essere pronti a rinunciare anche alla vita fisica pur di mettere in pratica l’imperativo categorico.

Lo stesso Gesù Cristo nel Vangelo ci comanda di non temere coloro che possono uccidere il corpo e poi non possono fare più nulla. Dobbiamo piuttosto temere Colui che può mandarci nella geenna anima e corpo (Cf Mt 10,28). Gesù si riferisce al timor di Dio, in nome del quale dobbiamo essere pronti a rinunciare a tutto.

Famoso è anche il detto di San Domenico Savio: “la morte, ma non peccati”. Cito anche il Cantico dei Cantici: “se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell’amore, non ne avrebbe che dispregio” (Ct 8,7).

Il martirio è esattamente la disponibilità a lasciarsi uccidere pur di non tradire la propria coscienza cristiana. È stupefacente che una bambina di 11 anni abbia potuto avere la coscienza morale così forte da essere pronta in suo nome a rinunciare alla vita.

Oggi però molti ritengono che il rapporto sessuale pre o extramatrimoniale non sia un peccato, ma che sia un atto d'amore del tutto naturale. Pertanto, secondo questa teoria, la Goretti sarebbe stata una frustrata sessuale, una sessuofoba, per aver considerato colpa ciò che colpa non è. Al contrario essa avrebbe dovuto accontentare Serenelli, perchè le faceva una proposta d'amore. La reazione di Serenelli sarebbe pertanto comprensibile o quanto meno scusabile, perchè si è sentito respinto da una persona alla quale offriva l'amore e, adirato per questo fatto, ha voluto punirla. 

Se la mentalità suddetta oggi è diffusa, teniamo però presente che ancor oggi la Chiesa considera peccato i rapporti extramatrimoniali, mentre con coraggio condanna l’aborto e propone a tutti, anche ai giovani, la castità, parlando loro del valore della famiglia, della pari dignità e della collaborazione tra uomo e donna, sia nell’ambito sociale che ecclesiastico. Basta ricordare per esempio gli insegnamenti di San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco e Leone XIV.

 

2)

Fu canonizzata da Papa Pio XII nel 1950.”

“Da allora, è stata – e continua a essere – proposta a generazioni di ragazze cattoliche come modello di riferimento, accompagnata dal messaggio secondo cui è preferibile morire piuttosto che rinunciare alla propria "integrità" sessuale.”

Tengo a precisare che la Chiesa da sempre, seguendo il Vangelo, ha insegnato ai suoi fedeli a preferire la morte piuttosto di commettere un peccato mortale, si tratti o non si tratti castità, come per esempio l’idolatria, l’obbedienza a un comando ingiusto oppure l’abiura alla propria fede per abbracciare un’altra fede. Per questo il riferimento a Pio XII è fuori luogo.

A proposito di questo grande Papa vorrei ricordare che suo merito storico è quello di essere stato il primo Papa a riconoscere ufficialmente la pari dignità personale dell’uomo e della donna e la loro reciproca complementarità come voluta da Dio nel piano originario della creazione. Tutto il pontificato di Pio XII, dal 1939 al 1958, è segnato da periodici interventi ufficiali dedicati a trattare questo tema.

 

3)

“Da allora, è stata – e continua a essere – proposta a generazioni di ragazze cattoliche come modello di riferimento, accompagnata dal messaggio secondo cui è preferibile morire piuttosto che rinunciare alla propria "integrità" sessuale.”

Faccio presente, tra l’altro, che l’atto sessuale non è l’infrazione di una certa integrità fisica, ma che in se stesso è un atto naturale. Lo stesso San Paolo VI, nell’enciclica Humanae Vitae, dice che l’atto coniugale esprime l’amore ed incrementa l’amore. Sono parole che, come fece poi notare San Giovanni Paolo II, interpretano il Cap. 2 del Genesi, dove si dice che uomo e donna saranno una carne sola.

Maria Goretti non era affatto una sessuofoba e neppure aveva fatto voto di verginità, anzi, da quanto risulta, essa non vedeva male un futuro matrimonio con Alessandro, ma giustamente giudicava che fosse troppo presto per compiere un atto, che riguarda solo il matrimonio.

 

4)

“Maria Goretti era, innanzitutto, una bambina di undici anni vittima di un crimine violento. Tuttavia, nella tradizione agiografica e nella pratica di venerazione della Chiesa, la storia di questa bambina è stata strumentalizzata per imporre specifici ruoli comportamentali a donne e ragazze. Non è affatto innocuo, infatti, che la rappresentazione della sua santità si concentri quasi esclusivamente su due richieste rivolte alla vittima: la "purezza" sessuale e il perdono dell'aggressore.”

Le teologhe rivolgono delle parole calunniose nei confronti della prassi della Chiesa concernente la proposta di modelli di santità. Nell’insegnare la santità la Chiesa non impone, ma propone e un santo canonizzato non è affatto una persona strumentalizzata per fini di potere sulle coscienze, ma è proposta alle coscienze come ideale di perfezione da scegliere liberamente.

Il fatto che la Chiesa, di volta in volta, ci porti a concentrare l’attenzione su di una particolare virtù, nella quale il santo è stato eccellente, è un metodo pedagogicamente molto efficace, che ha dato frutti in questi due mila anni di cristianesimo.

Perché Maria perdona Alessandro? Proprio perché gli voleva bene e aveva fiducia in lui, ossia nella possibilità di pentirsi, cosa che effettivamente la piccola Santa ottenne da lui dal cielo.

 

5)

Un dettaglio del procedimento ecclesiastico è degno di nota. A quanto si riferisce, il responsabile citò "la bellezza e lo sviluppo precoce della ragazza" come circostanze attenuanti. Vale la pena ribadirlo: all'epoca dei fatti, Maria aveva undici anni.

Nei peccati di sesso, come in generale nei peccati carnali, esistono effettivamente delle attenuanti, che possono essere date o dalla violenza della concupiscenza o dall’ignoranza della gravità del peccato. Tuttavia non si può dire che nel caso di un peccatore maschio l’attenuante del suo peccato sia data dalla bellezza della donna, perché la bellezza non è un incitamento al peccato, ma è un dono di Dio, che deve servire all’amore.

È vero che la bellezza maschile o femminile è uno stimolo all’unione sessuale, ma questo fatto non giustifica il peccato, ma rappresenta soltanto il piano di Dio per l’edificazione della famiglia.

 

6)

“È una narrazione diffusa quella secondo cui le ragazze e le donne sarebbero seduttrici – persino il corpo di una bambina prepuberale viene percepito come una minaccia per il desiderio maschile! – e l'aggressione sessuale da parte dell'uomo una sorta di reazione "naturale" (e quindi, in un certo senso, comprensibile) al fascino sessuale femminile. Tali narrazioni rientrano nella categoria dei "miti sullo stupro". Invece di concentrarsi sull'autore della violenza e sulle sue azioni, l'attenzione si sposta sulle ragazze e sulle donne e sulla loro sessualità.”

Le teologhe pongono la questione della seduzione femminile. A tal riguardo c’è da osservare che esiste una seduzione intenzionale e una seduzione involontaria. Occorre inoltre tener presente che nella dinamica del comportamento sessuale esiste una simbologia e un certo linguaggio convenzionale dove possono nascere gli equivoci. Per esempio una donna può adornarsi per puro desiderio di eleganza e di dignità nel comportamento. In questi casi il maschio può equivocare e credere che la donna lo voglia sedurre, mentre essa non ha nessuna intenzione di farlo.

Inoltre è bene ricordare che non solo la donna, ma anche l’uomo può essere seduttore. Certamente nei peccati di sesso, dato che l’uomo è più forte della donna, l’aggressività generalmente è opera del maschio. Tuttavia anche la donna ha un suo modo di indurre al peccato in una forma psicologica, che costituisce le cosiddette arti femminili.

C’è inoltre da osservare che nei peccati di sesso esiste una volontà di possesso di dominio sull’altro: come il maschio vuole dominare la donna, così la donna vuol dominare il maschio.

 

7)

“Nella ricerca contemporanea sulla violenza, questo schema viene descritto come un'inversione dei ruoli tra autore e vittima. Tuttavia, sebbene tale strategia volta a sviare la responsabilità sia ormai ampiamente riconosciuta come problematica, essa è stata spesso – e continua a essere – trascurata nelle interpretazioni in ambito ecclesiale.”

Le teologhe a tal riguardo rilevano una cosa nella quale sono d’accordo anch’io. Esiste a tutt’oggi una certa tendenza, quando capitano per esempio degli stupri, ad incolpare più la donna che l’uomo. Questo è un avanzo di una antichissima abitudine, per esempio in caso di adulterio, di punire maggiormente la donna che l’uomo.

 

8)

“Già all'epoca di sant'Agostino, Padre della Chiesa, era emersa l'idea che le donne cristiane vittime di stupro dovessero togliersi la vita — prima o dopo l'atto — per sfuggire all'aggressione o per esprimere la propria vergogna; Agostino respinse fermamente tale concezione. Per lui era chiaro che la colpa dello stupro è sempre da attribuire esclusivamente all'autore della violenza e che "la castità del corpo non viene perduta a causa di un'aggressione sessuale subita con la forza".

Per quanto riguarda la considerazione di Sant’Agostino, secondo la quale "la castità del corpo non viene perduta a causa di un'aggressione sessuale subita con la forza", su questo punto sono perfettamente d’accordo.

 ***

Per concludere questo articolo, penso che possa essere utile fare alcune considerazioni riguardo al peccato sessuale in genere.

L’uomo seduce con falsi ragionamenti, tende ad aggredire la donna e a violentarla o a renderla schiava, mentre la donna seduce con l’esibizionismo e attira l’uomo a sé come in una trappola.

In passato nello stabilire la dignità umana si badava solo alla ragione, per cui dato che l’uomo sa ragionare meglio, si considerava l’uomo superiore alla donna. Ma la donna è più intuitiva, per cui avendo l’età moderna scoperto meglio il valore dell’intuitività, si è scoperto che la donna in ciò è superiore all’uomo.

È sorta così con Pio XII la consapevolezza della uguaglianza nella natura umana e pari dignità di persona e di sesso basata, come ha insegnato San Giovanni Paolo II, sulla reciproca complementarità corporeo-spirituale.

Rimane vero che l’uomo è più razionale, e in tal senso in caso di peccato è più colpevole, perchè distingue meglio la ragione dall’istinto. L’uomo domina e schiavizza la donna con la sua prepotenza.

La donna, più intuitiva e quindi più spirituale, può essere più colpevole con l’uso dell’astuzia, perchè intuisce meglio il valore della castità. Essa domina e inganna l’uomo con la sua bellezza.

In passato, anche nella Chiesa, l’uomo, anche chierico, commetteva nei confronti della donna una duplice ingiustizia peraltro contradditoria. Da una parte considerava la donna alla stregua del minore bisognoso di essere guidato e corretto, meno capace di dominare l’istinto. Il che, se fosse stato vero, avrebbe dovuto richiedere nel maschio un’attitudine a scusare e a tollerare. Invece, dall’altra parte il maschio era portato a scusare se stesso e a incolpare la donna, come se fosse stata maggiormente responsabile e quindi più capace di dominarsi. Il maschio era indulgente con se stesso e pretenzioso verso la donna.

Il Vangelo ci presenta questa mentalità senza con ciò approvarla quando narra della lapidazione dell’adultera, ma non parla mai della lapidazione dell’adultero. Nell’Antico Testamento, il marito può cacciare la donna in caso di adulterio, ma la donna non può cacciare il marito. Se no, chi la mantiene? La donna non è considerata come persona autonoma, capace di autogestirsi, ma come proprietà del maschio, alla stregua di un bene economico come l’asino e il bue (vedi IX Comandamento). L’uomo sceglie la donna da sposare, ma è il padre che dà in moglie la figlia a qualcuno, come donerebbe una casa o un terreno. Davide si prende Bersabea, ma Bersabea non aveva scelto Davide.

Ora bisogna dire, in base alla scoperta nel sec. XIX della pari dignità della persona umana maschile e femminile, creata ad immagine di Dio, nonchè della pari dignità dei sessi, entrambi creati da Dio, nonchè  della pari fragilità dei sessi, conseguente al peccato originale, che la tendenza alla castità come la tendenza a peccare di sesso è di pari intensità nell’uomo e nella donna, benchè diverse nell’uomo e nella donna, per cui nel medesimo peccato a pari condizioni, pari è la colpa, se c’è l’avvertenza, parimenti devono essere scusati se manca il deliberato consenso, e pari dev’essere la pena in caso di peccato.

  

Padre Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 8 luglio 2026

 


Tengo a precisare che la Chiesa da sempre, seguendo il Vangelo, ha insegnato ai suoi fedeli a preferire la morte piuttosto di commettere un peccato mortale, si tratti o non si tratti castità, come per esempio l’idolatria, l’obbedienza a un comando ingiusto oppure l’abiura alla propria fede per abbracciare un’altra fede. Per questo il riferimento a Pio XII è fuori luogo.

A proposito di questo grande Papa vorrei ricordare che suo merito storico è quello di essere stato il primo Papa a riconoscere ufficialmente la pari dignità personale dell’uomo e della donna e la loro reciproca complementarità come voluta da Dio nel piano originario della creazione. Tutto il pontificato di Pio XII, dal 1939 al 1958, è segnato da periodici interventi ufficiali dedicati a trattare questo tema.

 

Immagine da Internet: Maria Goretti, 1902 




[1] https://katholisch.de/artikel/69312-maria-goretti-als-maertyrerin-der-reinheit-zeit-fuer-eine-intervention

Maria Goretti come martire di purezza? Tempo di un intervento

Pubblicato il 06.07.2026 alle 00:01 – Di Philippa Haase, Judith König e Ute Leimgruber


 

 

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