Don Morselli commenta Mons. Schneider
Un mio commento al commento
Seconda Parte (2/2)
Don Alfredo Morselli ha commentato una recente dichiarazione di Mons. Schneider relativa alla prossima ordinazione episcopale programmata dalla FSSPX.
Considerando l’importanza dell’evento, ho pensato di commentare a mia volta:
A) sia le parole di Mons. Schneider (Prima Parte)
B) che le osservazioni di Don Morselli (Seconda Parte).
https://dianemontagna.substack.com/p/exclusive-bishop-schneider-sets-out
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Padre Giovanni Cavalcoli
Fontanellato, 8 giugno 2026
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B)
Don Alfredo Morselli
1)
Mons. Schneider: Oggi, tuttavia, per essere in piena comunione con la Santa Sede, è necessario accettare quelle affermazioni e quegli insegnamenti del Concilio Vaticano II che sono di natura pastorale e certamente non definitivi in termini di natura magisteriale. Ciò solleva una questione importante: perché l’accettazione incondizionata dei testi del Concilio Vaticano II viene presentata come una conditio sine qua non per la piena comunione con la Santa Sede, mentre non esiste alcun requisito analogo riguardo agli insegnamenti pastorali, disciplinari o non definitivi dei precedenti venti Concili ecumenici?
“Non condivisibile: nel protocollo di intesa siglato da Mons. Lefebvre nel 1988, e poi disatteso non è mai stata richiesta l’accettazione incondizionata dei testi del Concilio Vaticano II: infatti, al § 3), il protocollo suona:
3) Per quanto riguarda alcuni punti insegnati dal Concilio Vaticano II o riguardanti le successive riforme della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad avere un atteggiamento positivo di studio e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica.”
Caro Don Alfredo, il protocollo del 1988 è stato superato dalle famose importantissime parole che io ho citato più volte, di Benedetto XVI, rivolte alla Fraternità, avvertendola che se voleva essere in piena comunione con la Chiesa, dovevano accettare le dottrine del Concilio.
2)
“Mons. Schneider: È inequivocabilmente evidente che coloro che hanno detenuto il potere amministrativo nella Santa Sede negli ultimi decenni, e lo detengono ancora oggi, esigono dalla FSSPX, come conditio sine qua non per la piena comunione con la Santa Sede, l’accettazione del clima di fatto di ambiguità e relativismo dottrinale e liturgico, che ha raggiunto il suo apice con l’attuale, estremamente confuso, processo sinodale in tutta la Chiesa.
Il problema che deve affrontare la Fraternità San Pio X non è difficile da comprendere. La Santa Sede richiede che la FSSPX accetti, senza obiezioni sostanziali, alcuni insegnamenti oggettivamente ambigui e indefiniti del Concilio Vaticano II, dichiarazioni ambigue del magistero papale post-conciliare e difetti dottrinali e rituali oggettivi nel Novus Ordo. Eppure, Dio non ha mai preteso l’accettazione di dottrine poco chiare o formulate in modo ambiguo, e nel corso della sua storia la Chiesa ha sempre agito di conseguenza.”
Osservo a Don Morselli che egli sbaglia, insieme con Mons. Schneider, ad accusare:
a) il Concilio di contenere “alcuni insegnamenti oggettivamente ambigui”,
b) il Magistero Papale postconciliare di avere fatto “, dichiarazioni ambigue”
c) il Novus Ordo di contenere difetti “dottrinali e rituali”.
3)
“Mons. Schneider: l’affermazione della Lumen Gentium 16 secondo cui i musulmani, insieme ai cattolici, «adorano l’unico e misericordioso Dio»
Non condivisibile: il testo latino è “nobiscum Deum adorant unicum”, cioè come noi sono monoteisti: unico non vuol dire lo stesso, non è eundem, è unicum.”
Caro Don Alfredo, il Concilio, quando dice che noi e i musulmani adoriamo un unico Dio, intende dire che il nostro Dio è il medesimo che il loro, cioè è il medesimo Dio, non è un altro Dio.
La differenza è data dal fatto che noi, grazie alla nostra fede, conosciamo il medesimo Dio molto meglio di quanto lo conoscano i musulmani, che si valgono solamente della luce della ragione naturale oltre al fatto che la concezione musulmana di Dio contiene anche degli errori, come Papa Benedetto XVI mise in luce nel suo famoso discorso a Ratisbona, notando l’aspetto volontaristico che comporta il concetto di un Dio prepotente e dispotico, benchè tra gli attributi ci siano anche la misericordia e la clemenza.
4)
“Mons. Schneider: La Santa Sede richiede inoltre alla FSSPX di riconoscere formalmente le dichiarazioni e gli insegnamenti dei Papi post-conciliari che appartengono al cosiddetto magistero autentico e quotidiano.
Non condivisibile: assentire al Magistero non vuol dire assentire ad ogni affermazione particolare o ritenere tutte le affermazioni aventi lo stesso valore e richiedenti lo stesso identico grado di assenso.
Si tratta di affermare che il primo luogo teologico nell’ordine di esecuzione è il Magistero della Chiesa docente, e ciò non toglie ciascuna affermazione magisteriale abbia la sua propria nota teologica. È quindi possibile, nei dovuti modi, fare obiezioni al Magistero”
Caro Don Alfredo, quando Benedetto XVI chiese alla Fraternità di accettare le dottrine del Concilio, ebbe tutta l’autorità di imporre l’obbedienza ad esse in forza del fatto che si tratta di magistero dottrinale della Chiesa, come tale irreformabile e certamente vero o verace.
Pertanto in questo caso non è lecito fare obiezioni, le quali invece sono legittime nl caso di disposizioni disciplinari o pastorali o direttive particolari o leggi positive od opinioni private del Papa.
5)
“Mons. Schneider: La FSSPX considera una delle sue ragioni essenziali di esistenza quella di invocare, con parresia, un ritorno all’assoluta chiarezza e purezza della dottrina che la Chiesa ha sempre cercato di preservare nel corso dei secoli.
Fuorviante: ciò che la FSSPX desidera si può fare benissimo anche senza ordinare Vescovi, e non mancano esempi di legittima resistenza a discutibili atti recentemente promulgati”
Secondo me è bene rivolgere con semplicità e fiducia al Magistero la richiesta di chiarire certi punti difficili e discussi delle dottrine conciliari, che di fatto sono state strumentalizzate dai modernisti o non comprese dai passatisti.
Se la Fraternità fa un passo di questo genere e nello stesso tempo rinuncia all’ordinazione, come sembra alludere Don Morselli, non c’è dubbio che essa metterebbe il Papa nelle migliori condizioni per chiarire il senso dei passi discussi del Concilio.
Per quanto riguarda la resistenza ad atti discutibili della Santa Sede, certamente questa cosa è lecita, purchè Don Morselli non si riferisca alle condizioni poste da Benedetto XVI affinchè la Fraternità sia in piena comunione con la Chiesa.
6)
Mons. Schneider: Il fatto stesso che alcuni insegnamenti del Concilio Vaticano II, unitamente alla riforma liturgica, abbiano dato origine — e continuino a dare origine, sia in teoria che nella pratica — a un indebolimento della chiarezza dottrinale obbliga il Papa, seguendo l’esempio di molti dei suoi eroici predecessori, a chiarire e, ove necessario, a correggere tali insegnamenti. Ciò dovrebbe avvenire con una precisione e una chiarezza dottrinale così rinnovate da non lasciare spazio ad interpretazioni ambigue o errate.
Verissimo: ma tutto questo non implica la necessità della Consacrazione contra Petrum.
Innanzitutto bisogna dire a Mons. Schneider che le dottrine del Concilio non hanno bisogno di essere corrette.
Quanto a Don Morselli sembra prender per buono quanto dice Mons. Scheider. Se Mons. Schneider avesse ragione in questo giudizio sul Concilio, sarebbe logico ordinare i Vescovi contro il volere del Papa. Ma qui la logica non basta, quando manca l’accettazione delle dottrine del Concilio. A che cosa serve la logica, quando serve per rifiutare la comunione col Papa?
7)
Mons. Schneider: La Santa Sede dovrebbe prendere in debita considerazione la Dichiarazione di fede cattolica e il Messaggio ai fedeli emanati dal Superiore Generale della FSSPX, e dovrebbe riconoscere tali documenti e atti come sufficienti e conformi alle condizioni minime per la comunione ecclesiale.
Non condivisibile: in quella professione di fede manca l’assenso al Magistero ordinario, mancano le parole “credo a quello che la Chiesa ci propone a credere”
Il vero nocciolo dottrinale è stato spiegato da Benedetto XVI:
…i problemi che devono ora essere trattati sono di natura essenzialmente dottrinale e riguardano soprattutto l’accettazione del Concilio Vaticano II e del magistero post-conciliare dei Papi […] Non si può congelare l’autorità magisteriale della Chiesa all’anno 1962”.
Qui sta tutto il nocciolo del problema: o si risolve questo punto oppure si perde tempo e si scandalizzano i fedeli.
La FSSPX intende congelare l’autorità magisteriale al 1962?
Possono esserci tre risposte: sì, no, iuxta modum
Se la FSSPX dicesse iuxta modum, cioè accettando le singole affermazioni secondo la rispettiva nota teologica e con la possibilità di presentare, anche in modo pressante, alcuni dubia (Secondo quanto consente, ad esempio, l’istruzione Donum Veritatis), sarebbe finito il caso, con grande vantaggio di tutta la Chiesa.
Caro Don Morselli, per quanto riguarda l’accettazione dei pronunciamenti dottrinali pontifici postconciliari, la Fraternità, se vuole essere veramente in comunione con il Papa, deve fiduciosamente accettare tutte le dottrine espresse dai Papi del postconcilio.
Il sottoporre ai Papi dubbi o richieste di chiarimenti o avanzare obiezioni è consentito solamente per quelle materie che riguardano le disposizioni pastorali o disciplinari o le norme di carattere positivo o le direttive di carattere particolare.
Riporto il link della Lettera di Benedetto XVI del 10.3.2009: LETTERA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI AI VESCOVI DELLA CHIESA CATTOLICA RIGUARDO ALLA REMISSIONE DELLA SCOMUNICA DEI 4 VESCOVI CONSACRATI DALL'ARCIVESCOVO LEFEBVRE
8)
“Mons. Schneider: Purtroppo, nonostante ciò che considera un dilemma di coscienza oggettivo, la FSSPX è, per la maggior parte, caratterizzata come scismatica e orgogliosa.
Non sempre vero: la maggioranza dei buoni cristiani (ho in mente le decine di migliaia di pellegrini a Chartres, i buoni fedeli che sono presi a schiaffi da tanti Vescovi, le vittime di un ipocrita todos, todos todos, “todos ma tu no” …) tanti vorrebbero solo l’unità del movimento tradizionalista… Io sono uno di questi (sto pagando a caro prezzo questa mia posizione) e mi astengo da ogni giudizio personale soggettivo (mai direi “orgogliosi” alla FSSPX, e se qualcuno lo fosse, non sta certo a me giudicare): per quanto riguarda la definizione della FSSPX come scismatica, mi limito a valutare il finis operis di una Consacrazione episcopale, nei fatti contra Petrum.
Concludo rinnovando tutta la mia stima e il mio affetto filiale nei confronti di Mons. Schneider, con il quale mi sento, da molti anni, cor unum et anima una, tranne che in queste sue ultime affermazioni circa le Consacrazioni della FSSPX.”
Caro Don Alfredo, una Comunità di cattolici, nata in opposizione alle dottrine del Concilio, alla quale i Papi del postconcilio hanno spiegato che queste dottrine non sono moderniste, ma sviluppano e confermano i dati della Tradizione e che, nonostante ciò, persistono nell’accusare i Papi del postconcilio di modernismo, ti sembra una Comunità che pratichi la virtù dell’umiltà?
Per quanto riguarda la questione dello scisma, una Comunità che nasce per principio fondata su di un atto di disobbedienza alle dottrine del Concilio e tuttora persiste in questo rifiuto, ti sembra una Comunità in comunione con la Chiesa?
Se questo non è scisma, allora, che cosa è lo scisma?
P. Giovanni Cavalcoli
Fontanellato, 11 giugno 2026
Secondo me è bene rivolgere con semplicità e fiducia al Magistero la richiesta di chiarire certi punti difficili e discussi delle dottrine conciliari, che di fatto sono state strumentalizzate dai modernisti o non comprese dai passatisti.
Se la Fraternità fa un passo di questo genere e nello stesso tempo rinuncia all’ordinazione, come sembra alludere Don Morselli, non c’è dubbio che essa metterebbe il Papa nelle migliori condizioni per chiarire il senso dei passi discussi del Concilio.
Per quanto riguarda la resistenza ad atti discutibili della Santa Sede, certamente questa cosa è lecita, purchè Don Morselli non si riferisca alle condizioni poste da Benedetto XVI affinchè la Fraternità sia in piena comunione con la Chiesa.
Immagine da Internet: Don Alfredo Morselli

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