Bilancio dell’opera di Enzo Bianchi - Ovvero le difficoltà dell’ecumenismo - Terza Parte (3/3)

 

Bilancio dell’opera di Enzo Bianchi

Ovvero le difficoltà dell’ecumenismo

Terza Parte (3/3)

 

Sul peccato originale

«C’è stata un’altra interpretazione tentata all’interno del libro della Genesi soprattutto il capitolo due e tre, certamente una interpretazione molto precisa in Occidente, ma in realtà non contenuta nella Bibbia. Quale è questa spiegazione? La sapete tutti, perché è dentro il nostro immaginario, è un dato culturale: le nostre pitture all’interno di ogni chiesa ce lo testimoniano.

La lettura è questa: Dio ha creato il mondo buono e bello, nel quale c’era una coppia Adamo ed Eva. Ebbene, questi due sono posti di fronte a un limite da parte da Dio. Dio disse a loro: voi potete mangiare di tutti gli alberi del giardino, milioni e milioni, ma di uno no. Vedete il significato del limite. Essi subito sono stati indotti da questo divieto a dire no: dobbiamo assolutamente violare la legge, violare il limite, non darci nessun limite. E han mangiato il frutto, come sapete.

A parte il racconto molto maschilista con la donna che lo prese poi lo passò all’uomo, ma, sapete, se fosse stato scritto in un’epoca matriarcale era l’uomo che lo prendeva e lo passava alla donna. Cambiavano i termini, ma non sarebbe stato molto diverso. In sostanza tanto per dare un po’ più di colpa l’uno che all’altro...  E da quel momento i due sono morti ed è entrata la morte, è entrato il male, è entrata la malattia, è entrato il dolore nel mondo. Attenzione: è lo schema, che una volta veniva ripetuto con molta tranquillità del peccato originale. Noi oggi abbiamo un’altra consapevolezza, un’altra lettura della storia del mondo. Sappiamo che non c’è mai stata un’età dell’oro.

Non c’è stata una epoca senza morte. Non c’è mai stata un’evoluzione delle specie: morivano prima di noi, e la sofferenza c’era nel mondo degli animali e delle piante prima che l’uomo che apparisse sulla terra. Leggiamo in modo differente quel brano di Genesi tre. Che cosa vi leggiamo? Per prima cosa, dovete decodificare, altrimenti se quel racconto lo pigliate tale e quale, è una favola dove c’è l’uomo e la donna, che rappresentano tutta l’umanità nella sua polarità. Questa è la verità. Non pensate a una coppia.

Spero che nessuno di voi continui a maledire quella povera coppia, per colpa della quale ci sono venuti tutti i mali, poverini! Un giorno o l’altro dovremo pentirci e dire: perdonateci, Adamo ed Eva per avervi fatti così cattivi verso di noi e di aver dato tutte le colpe a voi due, poverini! Spero che nessuno di voi lo faccia. È tutta l’umanità nella polarità uomo e donna, non all’origine dei tempi, ma nella esistenzialità di ciascuno di noi che a un certo punto afferma se stesso senza accettare i limiti, non fossero altro che i limiti posti dall’altro o dagli altri. Questo è quello che c’è»[1].

Osservo che Bianchi considera un «dato culturale» ciò che invece è il dato rivelato, così come risulta dall’interpretazione fatta dal Magistero della Chiesa nel corso dei secoli, dal Concilio Lateranense IV, al Concilio di Trento, a Pio XII, fino agli insegnamenti del Catechismo della Chiesa Cattolica del 1992 e di San Giovanni Paolo II citati alla nota 4. In queste spiegazioni la Chiesa invece ci insegna che Dio creò effettivamente una prima coppia in una condizione di totale perfezione fisica e morale, dotata di doni preternaturali, come la scienza infusa, l’immortalità, l’impassibilità, e il pieno dominio sulla natura, uno stato, che la Chiesa chiama «stato di innocenza o di giustizia originale», in un mondo ben ordinato e benefico, a totale servizio dell’uomo.  

Davanti a questi eventi storici narrati dalla Scrittura, decisivi per tutta la storia seguente dell’umanità, il giusto atteggiamento del credente è quello di invocare la divina misericordia per noi e per i nostri Progenitori, maledicendo il peccato e non il peccatore, adoperandoci con l’aiuto della grazia per liberarci dalle conseguenze del peccato originale trasformandole in mezzi di espiazione e di redenzione.

Secondo il dato rivelato, chiarito poi nei dogmi della fede, Dio non aveva posto la coppia davanti a un semplice «limite» da non superare, ma aveva dato un preciso comando di vita da osservare, mancando al quale la coppia e la sua discendenza sarebbero andate soggette alla morte. Parlare di limite da non superare non è del tutto errato, ma è troppo generico. Dio aveva chiesto alla coppia un atto di fiducia e di obbedienza, che la coppia, istigata dal demonio, Gli ha negato.

Il fatto che sia esistita la vita animale mortale prima della creazione dell’uomo non è la prova che anche quando l’uomo è comparso sulla terra fosse mortale, come crede Bianchi. Infatti, è l’anima degli animali ad essere mortale. Invece è l’anima umana, la quale, essendo immortale, si presta alla possibilità che l’uomo stesso, anima e corpo, sia immortale, che è quanto precisamente Dio, secondo la narrazione biblica nell’interpretazione della Chiesa, aveva concesso alla coppia primitiva, col dono preternaturale dell’immortalità. La vita cristiana offre all’uomo che vive in grazia di Dio la speranza che un giorno la sua anima si riunirà al proprio corpo nella beatitudine celeste.

La Bibbia conosce dunque una duplice immortalità e una duplice mortalità: l’immortalità naturale dell’anima, comune a beati e dannati e l’immortalità soprannaturale propria dei beati; la mortalità del corpo, propria di ogni uomo, e la morte spirituale dell’anima in quanto priva della vita o della grazia divina o nella vita presente o nell’inferno. Questa è la «seconda morte» (Ap,20, 6.14), mentre la prima è la morte fisica.

Non bisogna pertanto confondere l’immortalità preternaturale, che abbiamo perduto col peccato originale, con l’immortalità naturale dell’anima, che, essendo essenziale alla nostra natura, ci è rimasta, e rimane anche in chi si danna eternamente[2].

Essendo questi fatti tragici realmente avvenuti, il minimo buon senso ci suggerisce di deplorare amaramente l’accaduto, anche se dobbiamo ringraziare il Padre celeste per avere avuto subito pietà di noi disgraziati offrendoci una speranza di salvezza (Gen 3,15).

L’«esistenzialità di ciascuno di noi che a un certo punto afferma se stesso senza accettare i limiti, non fossero altro che i limiti posti dall’altro o dagli altri», è un fatto realissimo, ma Bianchi ignora il fatto primordiale  nella storia dell’umanità, che rende possibile e spiega questa esistenzialità. È, secondo la fede cristiana, il peccato originale, che non è un peccato nel senso corrente della parola, come atto umano, la cui colpa e pena riguardano solo chi lo commette, ma  è un peccato unico nel suo genere, per cui non è stato solo l’atto individuale di Adamo ed Eva, ma è stato un peccato della stessa natura umana: per questo la colpa e la pena, come insegna la Chiesa, si trasmette per generazione a tutta l’umanità.

«Ciò avviene, all’interno - attenzione - di un mondo in cui c’era già il serpente. È molto bello che nella Bibbia ci sia una differenza dal mondo greco: voi vi ricordate Prometeo, il peccato originale lo fece completamente lui. No, nella Bibbia la colpa non è mai riportabile soltanto ad Adamo ed Eva, ma in realtà è una presenza prima di loro: il serpente è lui che li ha sedotti, è lui l’omicida, è il male. Allora dobbiamo affermare che nella creazione che Dio ha fatto, era presente il male, questa è la realtà. La Bibbia ci dice che non l’ha voluto Dio, non lo ha creato Dio, ma c’era. E ha indotto l’umanità al male come induce ciascuno di noi»[3].

Osservo che il serpente genesiaco, come ho già spiegato, non è affatto il male, ma è il demonio, una creatura malvagia che istiga al male. Il male non è un soggetto, non è una sostanza. Non è neppure semplice assenza di bene, ma è privazione o carenza in un soggetto di un bene a lui dovuto o a cui ha diritto o che deve fare (privatio boni debiti). Il male non è solo distinto dal bene, ma è contro il bene, è nemico del bene. Il bene può essere sostanziale. Il male è accidentale. Sussiste solo nel bene e può esistere come non esistere. Il male può essere tolto; il bene, se è incorruttibile, no.

«E adesso vi riporto alla vostra storia personale. Se ciascuno di voi in questo momento si interroga e si chiede: quando io ho fatto il male? Provate: non riuscite a rispondere, a un certo punto ognuno di noi si è accorto che era capace di fare il male. Ma chi ci ha indotto al male? In realtà è una forza dentro di noi, ecco cosa è il serpente; è una forza insita all’interno se voi volete di tutta quella che è la vita del nostro pianeta, in cui l’affermazione di se stesso prevale contro gli altri. Questa è la realtà. Questo è il male che sta alla radice. È una presenza. La Bibbia ci dice che Dio non lo ha creato, lo chiama Diavolo, Divisore, lo chiama Demonio, Potenza, lo chiama Balzebùl, Signore della corruzione e della decomposizione, lo chiama omicida, lo chiama Satana, l’accusatore. I nomi sono tanti, ma è una forza che Dio non ha creato, è una forza contro cui Dio lotta, una forza che Dio vincerà per la fine dei tempi, è una forza, che è in azione dentro di noi e come si manifesta?  Dice la Bibbia che si manifesta con la paura della morte»[4].

Osservo come in questo brano vediamo come Bianchi sbaglia gravemente circa la questione del serpente genesiaco e del demonio. Il Concilio Lateranense IV spiega chiaramente che «il diavolo e gli altri demoni sono stati indubbiamente creati buoni per natura, ma essi da se stessi si sono fatti malvagi. L’uomo ha peccato per suggestione del diavolo» (Denz.800).

Da queste parole risulta evidente che il serpente genesiaco è il diavolo, come asserisce lo stesso libro dell’Apocalisse che parla del «serpente antico, colui che chiamiamo diavolo e Satana» (12,9). A questo serpente, immagine del diavolo, accenna anche San Paolo, il quale ci ricorda che «il serpente antico sedusse Eva» (II Cor 11,3). Degni di nota sono i numerosi interventi di Papa Francesco, caratterizzati da istruzioni su come combattere il demonio. Nessun Papa ha mai parlato tanto del demonio come Papa Francesco.

Il diavolo, quindi, secondo la fede cristiana, non è la «forza del male», non è l’inclinazione a peccare presente in noi, non è il simbolo del male, ma è una creatura spirituale più elevata di noi, la quale, ribellatasi a Dio alle origini del mondo (Ap 12,7-9), è venuta a trovarsi con una volontà irrimediabilmente malvagia. Per questo è stato punito con l’inferno (II Pt 2,4). Ma nel contempo i demòni si aggirano anche in questo mondo per darci l’occasione di vincere il male (I Pt 8-9). Abbiamo pertanto il dovere di combatterlo e di vincerlo (Ef 6, 12-17). Il diavolo, per espressa dichiarazione di Cristo, appare come il Principe del mondo (Gv 14,30).  Ciò significa che Dio si vale dell’azione del diavolo come vediamo per esempio nella vicenda di Giobbe, come strumento della sua provvidenza e della sua giustizia, per provarci, per purificarci, per fortificarci e per castigarci[5] .

È chiaro che la negazione del peccato originale fa crollare tutto il cristianesimo, giacchè, come insegna la Chiesa soprattutto nel Concilio di Trento, il Verbo divino si è incarnato per togliere la colpa del peccato originale, per rimediare alle conseguenze del peccato originale, per liberarci dal potere di Satana sotto il quale eravamo caduti a seguito del peccato originale,  per soddisfare al Padre e per compensarlo per l’offesa da noi arrecataGli dal peccato originale, per ottenere la misericordia del Padre sdegnato per l’offesa del peccato originale, per espiare al nostro posto col sacrificio della Croce per la colpa del peccato originale, per ottenerci dal Padre lo stato glorioso di figli di Dio, viventi di vita eterna, salvati dalla morte, conseguenza del peccato originale, capaci di meritare per grazia il paradiso con le buone opere nella pratica dei sacramenti e nella vita della Chiesa.

 

Il problema del male

La dottrina del peccato originale che presuppone il peccato dell’angelo[6] e quindi l’esistenza dell’azione del demonio, creato prima dell’uomo, caduto prima dell’uomo, certo è un gran mistero, come è un gran mistero come il demonio, rappresentato dal serpente, possa essere entrato nell’Eden, ma è un fatto narrato dalla Parola di Dio, che ci obbliga a fare un atto di fede. Dio ha avuto certamente la sua ragione per volere ciò, ragione che noi non possiamo comprendere.

In questo senso l’origine e del male è misteriosa. Ma ciò non vuol dire che la fede non insegni su ciò verità preziose, alle quali la ragione da sola non può arrivare. Dunque: demonio, male e peccato originale sono tre verità di fede che stanno o cascano insieme. Si comprende allora perchè Bianchi non capisca e quindi non creda a nessuna delle tre, fraintendendole tutte e tre con ragioni insulse, come vedremo. Dice dunque Bianchi:

«La Chiesa un tempo ha pensato che la risposta alle domande: da dove veniamo? Dove andiamo? Chi siamo? Perché il male? Unde malum?[7] Ha pensato, ha tentato qualche volta di risolverlo con la dottrina del peccato originale che tutti conoscete. Ebbene, oggi la Chiesa non è più su queste posizioni. La Chiesa non legge più il peccato originale nella preistoria degli uomini. Questo è ormai una sciocchezza. Più nessuno osa dire questo. Ma il peccato originale viene letto come il peccato che sta nelle fibre in ogni uomo che viene al mondo. Se voi volete, è quell’incapacità ad operare sempre bene. Il male a un certo punto entra in noi. quando noi abbiamo cominciato a essere cattivi. Chi ce lo può dire? A un certo punto abbiamo notato che il nostro operare era il male. E su questo la Chiesa non dà risposta. Il male resta un enigma per il cristianesimo»[8].

Osservo che il pregio del cristianesimo che lo fa emergere su tutte le religioni e le filosofie è proprio la risposta che dà sull’essenza, sull’origine, sul perchè, sullo scopo e sul rimedio al male. La dottrina del peccato originale, come abbiamo visto, ci illumina sull’origine e sulle cause primordiali del male. Cristo ci indica il rimedio al male, illumina su come combattere e vincere il male, su come liberarcene. Ci dice che il Padre ha voluto non impedire il male ovvero il peccato o, come altri dicono, lo ha permesso[9], come spiega Sant’Agostino, per un maggior bene, che è stato il dono della figliolanza divina, conseguente all’Incarnazione del Verbo, figliolanza che non ci sarebbe stata se il peccato non ci fosse stato.

Tuttavia, siccome Dio avrebbe potuto elevarci allo stato di figli di Dio subito dopo averci creati, quindi anche se non fosse preceduto il peccato, resta la domanda: perché Dio ha voluto non impedire il peccato, quando, se avesse voluto, avrebbe potuto farlo? Questa è la domanda che resta senza risposta, ma solo perchè la risposta è un mistero troppo alto per noi.

Bianchi confonde il peccato originale con la concupiscenza («il peccato che sta nelle fibre in ogni uomo che viene al mondo»), che è conseguenza del peccato originale e che, propriamente, come il Concilio di Trento chiarisce contro Lutero, non è peccato, ma inclinazione o spinta permanenti al peccato o fomite di peccato. Il peccato invece non è uno stato, ma un atto, per cui, se la concupiscenza permane anche se non vogliamo, il peccato nel senso di stato di peccato permane solo se lo vogliamo.

Quando abbiamo cominciato ad essere cattivi? Come genere umano abbiamo cominciato con la coppia originaria; come individui abbiamo cominciato quando abbiamo cominciato ad esercitare il libero arbitrio. Ma chi si ricorda?  E che interesse ha? Sappiamo comunque dalla fede che nasciamo con la colpa del peccato originale e per questo occorre il Battesimo che ci libera da questa colpa, ma non dalle tendenze cattive che sono le conseguenze penali di questo peccato, tendenze che possono diminuire, ma non si estinguono mai del tutto, con l’apprendimento delle virtù, ma aumentano se ci abbandoniamo ai vizi.

«La fede dice che Dio non voleva il male non può volerlo. A un certo punto il male è apparso. La storia lo mostra, il mondo lo mostra, la sofferenza del mondo lo mostra. Non sono due principi il male e il bene uno di fronte all’altro come nel manicheismo o nel dualismo. Ma da dove venga il male la risposta non c’è. Non la ha data Giobbe nell’Antico Testamento, non l’ha data neanche Gesù Cristo. Hanno cercato certi teologi di darla nel Nuovo Testamento, con la caduta degli angeli buoni, ma questo non fa parte del Credo nè della teologia della Chiesa. Il male resta un enigma»[10].

Osservo che Bianchi prende atto dell’esistenza del male e dice che Dio non può volere il male. Ma avrebbe dovuto precisare, dicendo che in realtà Dio non può volere il male di colpa, perché è buono, ma vuole il male di pena, perché è giusto. E questa è una verità di fede, oltre che di ragione.

È lodevole altresì il fatto che egli respinga il manicheismo dei due Princìpi, il Bene e il Male come se fossero due sostanze, mentre in realtà il male è un accidente. Tuttavia egli non riesce a sfuggire a questo dualismo, perché per lui il male è comunque qualcosa che esiste in sé e da sè e non gli riconosce un’origine dalla creatura. Anche per il cristianesimo il male resta in eterno come pena dei dannati, ma il male di colpa cesserà con la Venuta finale di Cristo. Bianchi crede in questa vittoria finale di Cristo sul male di colpa, ma, come Origene. sembra negare l’eternità della pena infernale, perchè non distingue chiaramente male di colpa e male di pena e sostiene che Dio non castiga.

Bianchi riconosce ovviamente l’esistenza della sofferenza, non però come punizione o castigo divino.  Per questo non sa spiegarne l’origine perchè non vuol ricondurlo neppure alla creatura. Questa, che per lui l’uomo, si ritrova ad essere cattiva, e non sa perchè. Egli ignora la risposta che viene dalla fede. In tal modo Bianchi toglie la spiegazione che la fede dà delle pene di questa vita come castigo del peccato, quanto meno del peccato originale.

 

Conclusione

Non mi sono fermato sugli aspetti positivi del discorso bianchiano che merita la nostra approvazione e ci fa auspicare una larga diffusione. Ho preferito invece mettere in evidenza gli errori, non senza dispiacere, perchè purtroppo fanno presa fra la gente per la loro apparenza di concretezza, di umanità e di verità. Essi invece immiseriscono e svuotano il cristianesimo del suo contenuto originale, gigantesco, divino, che illumina l’umanità su questioni angoscianti, su misteri affascinanti, su prospettive entusiasmanti, su ideali altissimi, su valori preziosissimi, su imprese eroiche, davanti ai quali la nostra ragione e la nostra immaginazione si smarriscono e restano incredule o assetate senza poter essere soddisfatte, mentre la Parola di Dio fiduciosamente e umilmente accolta amplia il nostro sguardo, acutizza la vista, incita all’ardimento, ci rende grati a Dio per tanta grazia e misericordia e per conseguenza scalda il cuore, infonde forza e coraggio, generosità e pazienza, induce a pentimento e conversione, accende l’amore, muove all’azione e  al servizio,  rende disponibili alle fatiche e alle sofferenze e a pagare il prezzo necessario sapendo che la nostra speranza non può essere delusa.

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 13 settembre 2026

«C’è stata un’altra interpretazione tentata all’interno del libro della Genesi soprattutto il capitolo due e tre, certamente una interpretazione molto precisa in Occidente, ma in realtà non contenuta nella Bibbia. Quale è questa spiegazione? La sapete tutti, perché è dentro il nostro immaginario, è un dato culturale: le nostre pitture all’interno di ogni chiesa ce lo testimoniano. … Spero che nessuno di voi continui a maledire quella povera coppia, per colpa della quale ci sono venuti tutti i mali, poverini! Un giorno o l’altro dovremo pentirci e dire: perdonateci, Adamo ed Eva per avervi fatti così cattivi verso di noi e di aver dato tutte le colpe a voi due, poverini! Spero che nessuno di voi lo faccia. È tutta l’umanità nella polarità uomo e donna, non all’origine dei tempi, ma nella esistenzialità di ciascuno di noi che a un certo punto afferma se stesso senza accettare i limiti, non fossero altro che i limiti posti dall’altro o dagli altri. Questo è quello che c’è».

Osservo che Bianchi considera un «dato culturale» ciò che invece è il dato rivelato, così come risulta dall’interpretazione fatta dal Magistero della Chiesa nel corso dei secoli, dal Concilio Lateranense IV, al Concilio di Trento, a Pio XII, fino agli insegnamenti del Catechismo della Chiesa Cattolica del 1992 e di San Giovanni Paolo II citati alla nota 4. In queste spiegazioni la Chiesa invece ci insegna che Dio creò effettivamente una prima coppia in una condizione di totale perfezione fisica e morale, dotata di doni preternaturali, come la scienza infusa, l’immortalità, l’impassibilità, e il pieno dominio sulla natura, uno stato, che la Chiesa chiama «stato di innocenza o di giustizia originale», in un mondo ben ordinato e benefico, a totale servizio dell’uomo.  

Osservo che il serpente genesiaco, come ho già spiegato, non è affatto il male, ma è il demonio, una creatura malvagia che istiga al male. Il male non è un soggetto, non è una sostanza. Non è neppure semplice assenza di bene, ma è privazione o carenza in un soggetto di un bene a lui dovuto o a cui ha diritto o che deve fare (privatio boni debiti). Il male non è solo distinto dal bene, ma è contro il bene, è nemico del bene. Il bene può essere sostanziale. Il male è accidentale. Sussiste solo nel bene e può esistere come non esistere. Il male può essere tolto; il bene, se è incorruttibile, no.

Immagine da Internet: Enzo Bianchi

[1] “Enzo Bianchi Mistero e scandalo della sofferenza,” YouTube video 01:29:31, posted by “AlzogliOcchi” 30 ottobre 206. Web, 3 Settembre 2018, [50:14 – 57:15]. Tratto da https://www.youtube.com/watch?v=kJlnEeXJ90w.

[2] Per questo San Pio V, condannò alcune proposizioni di Michele Baio, il quale sosteneva che l’immortalità edenica era naturale (Vedi Denz. 1904, 1906,1926).

[3] “Enzo Bianchi Mistero e scandalo della sofferenza,” YouTube video 01:29:31, posted by “AlzogliOcchi” 30 ottobre 206. Web, 3 Settembre 2018, [50:14 – 57:15]. Tratto da https://www.youtube.com/watch?v=kJlnEeXJ90w.

[4] Ibid

[5] Cf i miei libri La buona battaglia che il cristiano sostiene contro il demonio, Edizioni ESD Bologna 1999 e Il progetto del demonio. La prospettiva di Satana e quella di Gesù Cristo, Edizioni Chorabooks, Hong Kong, 2021; Corrado Balducci, Il demonio, Edizioni Piemme, Casale Monferrato 1988; Raffaele Talmelli-Luciano Regolo, Il diavolo, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2014.

[6] Cf Charles Journet-Jacques Maritain-Philippe de la Trinité, Le péché de l’ange, Peccabilité, nature et surnature, Beauchesne, Paris 1961.

[7] Sant’Agostino.

[8] “Umberto Galimberti, Enzo Bianchi, ˝il nostro bisogno di verità˝,” YouTube video 01:07:19, posted by “AlzogliOcchi” 12 giugno 2013. Web, 3 Settembre 2018, [24:53 – 28:36]. Tratto da https://www.youtube.com/watch?v=7AUDlkcBFbQ.

[9] Vedi per esempio J. Maritain, Dieu et la permission du mal, Desclée de Brouwer, Bruges 1963.

[10] “Umberto Galimberti, Enzo Bianchi, ˝il nostro bisogno di verità˝,” YouTube video 01:07:19, posted by “AlzogliOcchi” 12 giugno 2013. Web, 3 Settembre 2018, [19:35 – 28:36]. Tratto da https://www.youtube.com/watch?v=7AUDlkcBFbQ

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