Per un giudizio equo sulla massoneria - Quarta Parte (4/4)

 

Per un giudizio equo sulla massoneria

Quarta Parte (4/4)

 

Leone XIII, denunciando con coraggio questa macchinazione diabolica contro la Chiesa, mostra che i massoni sono dei servi di Satana legati a lui da un patto maledetto. Il massone infatti sa che obbedendo al diavolo, dopo un breve periodo di successo e felicità terreni andrà all’inferno, ma non glie ne importa. Il suo orgoglio gli fa preferire di stare all’inferno lontano da Dio piuttosto che in paradiso con Dio. L’orgoglioso non cerca la beatitudine, ma la soddisfazione della propria volontà. E il diavolo appunto lo aiuta in ciò assicurandogli un successo terreno, ma conducendolo con sé all’inferno al momento della morte, cosa che il peccatore accetta pur di soddisfare il suo orgoglio.

Uno potrebbe dire: ma, visto che cosa è successo all’uomo ascoltare le parole del serpente, come è possibile ascoltare ancora il serpente dopo l’amarissima scoperta di essere «nudo», ossia privato dei doni preternaturali dell’immortalità, dell’impassibilità, della perfetta agilità e salute, del pieno dominio delle passioni e sulla natura, della scienza infusa, della pace con se stesso, con la donna, con la società, con la natura e con Dio.

Eppure è proprio qui il contrasto fra la posizione massonica e quella del cristiano ovvero della Chiesa: che mentre il cristiano, consapevole della malizia del demonio e delle sue proposte, promesse e minacce, si guarda bene dal fidarsi di lui e dall’ascoltarlo, il massone si lascia ingannare dal diavolo quando egli si presenta, come ha fatto con la coppia primitiva, come colui che veramente si prende cura dell’uomo e lo mette in guardia contro Dio, rappresentato come un despota invidioso delle potenzialità divine dell’uomo. Al massone, quindi, il serpente appare come il liberatore dell’uomo, colui che gli consente di diventare Dio decidendo del bene e del male.

Leone XIII ha quindi ragione nel presentare la Massoneria come ispirata dal demonio, anche se in essa è possibile rintracciare aspetti validi, che a partire dal Concilio Vaticano II oggi la Chiesa non manca di riconoscere.  Leone XIII non pensò di riconosce tali aspetti, per cui le sue parole possono condurci ad un atteggiamento di eccessiva polemica. Per converso, Papa Francesco, nel suo desiderio di riconoscere punti di contatto, non ha pensato di ricordarci l’aspetto di pericolosità che la Massoneria a tutt’oggi presenta per il bene della Chiesa. Per assumere l’atteggiamento giusto nei confronti della Massoneria, occorre mettere assieme la severità di Leone XIII con le aperture di Francesco.

È interessante anche il cambiamento avvenuto nel diritto canonico col nuovo Codice del 1983. Mentre nel precedente Codice il can. 2335 commina la scomunica a chi dava il nome alla Massoneria, in quanto associazione che complotta contro la Chiesa, nel nuovo Codice, al can.1374, il testo si limita a dire: «chi dà il nome ad un’associazione che complotta contro la Chiesa, sia punito con una giusta pena; chi poi tale associazione promuove o dirige sia punito con l’interdetto».

Il Codice non nomina la Massoneria perché essa non è l’unica associazione che complotta contro la Chiesa. Nel mondo ci sono molte forze politiche, culturali e religiose che apertamente o nascostamente pongono ostacolo, falsificano o impediscono in vari modi l’azione evangelizzatrice e salvatrice della Chiesa, anche all’interno della Chiesa stessa, dove i modernisti facilmente realizzano un cattolicesimo inquinato dal pensiero massonico o di tendenza idealista o di tendenza gnostica o panteista.

Importante documento per conoscere l’attuale giudizio della Chiesa sulla Massoneria è la Dichiarazione della CDF del 26 novembre 1983, che ha il seguente tenore:

«È stato chiesto se sia mutata la sentenza circa le associazioni massoniche per il fatto che nel nuovo Codice di Diritto Canonico di essa non si fa menzione come nel vecchio Codice.

Questa Sacra Congregazione tiene a rispondere che questa circostanza è da attribuirsi al criterio adottato nella redazione, che è stato conservato anche rispetto ad altre associazioni parimenti passate sotto silenzio per il fatto che erano incluse in categorie più ampie.

Resta dunque immutata la sentenza negativa della Chiesa circa le associazioni massoniche, perché i loro princìpi si sono sempre mantenuti inconciliabili con la dottrina della Chiesa, per cui l’adesione ad essi rimane proibita dalla Chiesa. I fedeli che danno il nome alle associazioni massoniche versano in peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione».

L’affiliazione alla Massoneria è proibita al cattolico perché, sebbene la Massoneria a parole si dichiari rispettosa per i suoi affiliati della loro libertà di religiosa, in pratica essa esige dagli associati un’obbedienza assoluta ai capi. Per questo, essa non permette all’eventuale cattolico imprudentemente ad essa affiliato di seguire in certi casi la propria coscienza di cattolico, che si ritenesse offesa da qualche ingiunzione dei capi. In tal caso essa è capace di punire anche con la morte.

Fu questa la ben nota tragica vicenda del banchiere Roberto Calvi nel 1982, affiliato alla famosa loggia irregolare P2 di Licio Gelli. Calvi si era impegnato per mandato degli alti gradi in una contrattazione finanziaria con lo IOR, Istituto per le opere di religione della Santa Sede, allora diretto dal famoso Mons.Paul Marcinkus, un’operazione truffaldina ai danni della Santa Sede, purtroppo con la connivenza dello stesso Marcinkus, un’operazione per la quale la Santa Sede avrebbe patito un gravissimo danno economico a vantaggio della Massoneria.  Calvi, che in un primo tempo aveva accettato di fare da mediatore, si accorse a un certo punto della malvagità di tale operazione e la sua coscienza di cattolico gli proibì di portare a termine l’operazione. Questa fu la sua fine.

È evidente che parlando di «princìpi della Massoneria» la CDF intende i princìpi errati. Ma ciò non significa che tutti princìpi della Massoneria siano errati. Infatti non esiste nessuna costruzione umana dottrinale i cui princìpi siano tutti errati per il semplice motivo che l’errore esiste in quanto privazione di verità in una teoria conforme a verità.  Se non ci fosse quella verità, non ci sarebbe l’errore, così come se non ci fosse il malato non ci sarebbe la malattia.

Questo vuol dire che nel vagliare le dottrine umane la prima cosa che dobbiamo fare è scoprire quella parte di verità che esse contengono. È questa stessa verità che ci consente di scoprire l’errore. Per questo, nessuna dottrina umana, per quanto infetta dall’errore, va rifiutata in blocco, ma, se contiene degli errori, dev’essere corretta in base a quella parte di verità che essa già contiene.

Per essere più precisi occorre tener presente che ogni dottrina umana è un insieme di proposizioni non ammassate alla rinfusa, poiché ciò sarebbe solo effetto di demenza, ma riducibili ad alcuni princìpi o deducibili o ricavabili da altri princìpi e raccolte attorno ad essi. È chiaro che quelle collegate ai princìpi giusti sono vere, mentre quelle che dipendono da princìpi falsi saranno false.

Il pregio incomparabile della dottrina cattolica, in quanto effetto dell’assistenza dello Spirito Santo concessa al Papa, è quello di essere libera da ogni errore e quindi in grado di distinguere il vero dal falso in ogni altra dottrina, la quale, frutto della semplice ragione umana indebolita dal peccato originale, per quanto sia nobile ed elevata, non è mai priva di errori, che solo la dottrina cattolica può correggere.

Il Concilio Vaticano II ha causato nella condotta pastorale della Chiesa nei confronti delle dottrine non cattoliche, cristiane e non cristiane, filosofiche o religiose dell’umanità, questo atteggiamento orientato ad un discernimento o vaglio critico più attento che per il passato a quella parte di verità che si trova anche nelle dottrine umane più perverse e che potremmo definire addirittura diaboliche (I Tm 4,1). Tra queste dottrine si distingue quella massonica, la quale a cominciare dal sec. XVIII fu più volte condannata in blocco dai Papi, ma che, nel nuovo clima pastorale inaugurato dal Concilio Vaticano II, appare nella sua vera e completa realtà, non cioè come un semplice coacervo  di eresie e di empietà, ma come una qualunque dottrina umana basata sulle semplici forze di una ragione non illuminata dal Dio di Gesù Cristo, il Dio della fede cattolica, ma anzi ingannata dal dio di questo mondo o, come lo chiama Hegel, dallo «spirito del mondo» (Weltgeist) .

Stando così le cose, i Papi del postconcilio hanno smesso di attaccare la Massoneria e non la nominano nemmeno mai, benchè, come abbiamo visto, resti in vigore la Dichiarazione della CDF del 1983 e troviamo nel Codice il can.1374, certamente riferito alla Massoneria.

Da parte delle autorità massoniche, similmente, non si registrano più gli attacchi di un tempo contro il Papa, ma anzi esse hanno ringraziato e lodato il Magistero di Papa Francesco considerandolo conforme ai valori della Massoneria. Può esserci in questo atteggiamento un furbesco intento strumentale, ma non è affatto escluso che il Papa, con fine prudenza e sottile discernimento, sia riuscito a toccare il cuore e la coscienza dei massoni onesti in quei valori che effettivamente sono comuni alla massoneria e al cristianesimo.

La Massoneria ha due anime ispiratrici: una, quella originaria, legata alle corporazioni cattoliche medioevali dei liberi muratori, costruttori di cattedrali, e un’anima successiva, detta «speculativa», aggiunta a seguito dell’eresia luterana, per la quale le corporazioni ruppero la comunione col Papa e assunsero inizialmente il cristianesimo soteriologico, biblicista e soggettivista luterano e anglicano.

La Massoneria realizzò una svolta decisiva a seguito della riforma luterana, nonché della nascita dell’anglicanesimo e le successive guerre di religione. Il protrarsi di queste guerre fino alla pace di Westfalia del 1648, costituì per l’Europa cristiana del tempo una lunga prova spirituale ed uno scandalo gravissimi, che generarono un’ondata di scetticismo e di sfiducia nel fatto che la religione possa conoscere sull’uomo e su Dio una verità assoluta.

 In questo clima  di turbamento e di amara delusione si fecero strada due apparenti princìpi di soluzione: uno fu che i  massoni, constatando  lo  spettacolo terribile e deprimente di cristiani che si uccidevano fra di loro avanzando il nome di Cristo[1] e quindi della Verità, accorgendosi che di fatto il riferimento al cristianesimo non univa ma divideva, cominciarono a credere che le religioni siano prive di una vera universalità capace di affratellare gli uomini, ma che occorreva ricorrere ad un principio superiore veramente risolutivo.

E quale poteva essere questo principio? Esso apparve duplice. Innanzitutto i massoni, con Cartesio, pensarono che fosse la ragione. E questo è il primo principio. Ma sempre con Cartesio, ciò che attrasse successivamente l’attenzione fu il fatto che Cartesio metteva la ragione nella luce dell’io (cogito, ergo sum). Così la Massoneria fece suo questo razionalismo soggettivista, accogliendo i successivi sviluppi dell’illuminismo settecentesco[2] e quelli idealistico-panteisti, fichtiani ed hegeliani che si sarebbero attuati in Germania nel sec. XIX .

D’altra parte, il venir meno della liturgia cattolica causò una diminuzione di costruzione delle chiese, sicchè le corporazioni dei liberi muratori si vide diminuire le richieste delle loro prestazioni. Nel contempo il Rinascimento aveva esaltato oltre misura la dignità umana, mentre il luteranesimo sostituiva il laico al sacerdote. Per influsso di Lutero, il rapporto con Dio non appariva più mediato da una Chiesa visibile gerarchica con a capo il Papa, ma si risolveva nell’intimo della coscienza soggettiva. La comunità cristiana non era altro che il frutto dell’iniziativa dei credenti. Il pastore non era più ministro di Dio, ma semplice presidente della comunità. Ogni cristiano è in possesso della Verità attinta direttamente alla Scrittura.

Da qui l’idea della Massoneria di elevare le sue finalità e il suo modo operativo per allargarlo alla conquista della divinità dell’uomo riprendendo le forme dell’antico gnosticismo[3] ed assumendo una più alta concezione di se stessa, come di società iniziatica nella quale si sale per gradi  verso la gnosi suprema, ottenuta non più per l’accettazione di fede della  rivelazione cristiana e dei suoi dogmi, mediante il magistero della Chiesa e del Papa, ma dalle antiche concezioni misteriosofiche, ermetiche, orfiche, egiziane, kabbalistiche e pagane rivalorizzate dal Rinascimento o da Giordano Bruno.

In tal modo il tempio che adesso bisognava costruire non era più un tempio di pietra e il tempio di Salomone diventava il simbolo della propria persona, in quanto capace di acquistare la sapienza e di operare fattivamente nella cultura e nella società. Fu così che in loggia cominciarono ad affluire nobili e borghesi, intellettuali e letterati, filosofi e politici, medici e magistrati, militari ed imprenditori, al posto di rozzi muratori. Ma ciò comportò anche un mutamento del clima spirituale: alla religione cattolica si sostituivano le scienze umanistiche. Ma, ahimè, l’ingresso anche di interessi occultistici, misteriosofici, magici, gnostici e teosofici e ed anche l’ingresso di soggetti esaltati, dionisiaci, prometeici, esibizionisti ed impostori.

Col sorgere del razionalismo cartesiano la Massoneria  abbandonò anche la fede in Cristo e nella Scrittura, per elaborare un umanesimo basato su di una razionalità autofondata, per la quale Dio perdeva la sua personalità e diventava nel sec. XVIII l’architetto dell’universo, una mente o uno spirito immanente alla coscienza umana, Ente supremo non perchè causa prima e creatore dell’uomo e del mondo, ma in quanto vertice dell’autotrascendenza della ragione e referente paradigmatico ed esemplare ideale e regolativo della libera volontà umana razionale[4]. Era il Dio di Kant.

La Massoneria è segretamente animata dal demonio, come dice Leone XIII, ma lavora in essa anche lo Spirito Santo, come lascia intendere Papa Francesco, quando all’intera umanità, nell’enciclica Fratelli tutti, e quindi anche ai massoni, ricorda gli ideali imprescindibili della fraternità, libertà ed uguaglianza, notoriamente bandiera della Massoneria, ma anche appelli del puro Vangelo o quando fa appello ai diritti dell’uomo, rispondenti da una parte ai dieci comandamenti mosaici ed alla legge naturale e dall’altra alle famose dichiarazioni dei diritti dell’uomo contenuti nella dichiarazione di indipendenza americana del 1776 e nella Rivoluzione francese, nonchè nello statuto stesso delle Nazioni Unite.

E come non vedere nei tre decreti del Concilio che riconoscono la legittimità del pluralismo religioso e del diritto alla libertà religiosa, l’Unitatis redintegratio, la Dignitatis humanae e la Nostra aetate un implicito riconoscimento del valore della battaglia ideale che la Massoneria sin dalle sue origini ha porato avanti, magari oggetto d‘incomprensione da parte della Chiesa stessa, in nome della dignità della persona umana e del bene della società?

Oggi la Massoneria continua a combattere la Chiesa, ma ha adottato un metodo più sottile ed insinuante, fatto di garbo, di finzione e di astuzia e perciò stesso più pericoloso. Essa ha favorito e sostenuto quei teologi che hanno interpretato il Concilio in senso modernista o per strumentalizzarlo, e questi sono in modernisti, o per combatterlo, e questi sono i lefevriani e in generale i passatisti. Essa è così riuscita da sessant’anni, ad attizzare un conflitto esasperante fra i due partiti, che turba e sconvolge la corretta riforma conciliare, ostacolandola nei buoni frutti che di per sé essa è atta a produrre. 

 Così è successo che la Massoneria appoggia quei teologi incauti ed imprudenti, i quali, credendo di far avanzare la teologia cattolica, come per esempio i rahneriani[5], finiscono per assecondare i piani della Massoneria e per corrompere la fede cattolica inquinandola con gli errori moderni. In tal modo non è detto che questi teologi siano iscritti alla Massoneria, ma ui pratica servono ai suoi intenti di distruggere la Chiesa.

Oggi, però, la Chiesa e la Massoneria, conscie più che mai della loro esigenza e volontà di operare per il bene dell’intera umanità, per la promozione della giustizia e la soppressione delle ingiustizie, per il progresso tecnico, scientifico e morale dell’uomo, per la liberazione degli oppressi, per l’affermazione dei diritti umani, per l’affermazione dei valori della fraternità, dell’uguaglianza e della libertà, nonché per il rispetto del pluralismo culturale e religioso,  per la soluzione pacifica delle controversie, possibilmente senza il ricorso alle armi, per l’edificazione della pace, hanno come non mai occasione e possibilità di collaborare in queste nobilissime finalità per il bene di tutti noi.

 

Fratelli tutti

L’affascinante ideale della fratellanza universale è indubbiamente quell’aspetto della Massoneria, che, al di là di tutti i contrasti, fa sentire nonostante tutto a noi cristiani particolarmente vicina la Massoneria. Da dove le viene questo ideale? Ovviamente dal cristianesimo. Non dimentichiamo che la Massoneria ha le sue prime origini nelle corporazioni medioevali di edificatori di chiese, ovviamente cattolici. Si tratta quindi di una preziosa traccia di cristianesimo rimasta in un’associazione che ha prodotto l’Inno a Satana di Carducci.

Certo, ci si potrebbe chiedere su che cosa si fonda questa fratellanza, la quale suppone una famiglia originata da un padre e da una madre. Ma il Dio della Massoneria è un Dio Padre? Sembrerebbe che i massoni siano fratelli senza esser figli di un padre. Ma possono esistere fratelli che non abbiano un padre? Ecco dunque subito lo scontro con noi cristiani: noi siamo fratelli perchè tutti figli di Dio Padre e della Madre Chiesa. Ma - e qui è il paradosso – i massoni sono fratelli senza essere figli di un padre e di una madre. Il massone si trova allora sollecitato da due istanze contrarie: la fraternità lo spinge verso la figliolanza divina e Dio Padre; e con ciò stesso lo apre all’incontro con Cristo Figlio di Dio e con la Chiesa, comunità dei figli di Dio e dei fratelli in Cristo. Ma nel contempo questa fratellanza senza padre e senza madre lo spinge contro Dio Padre, contro Cristo e contro la Chiesa.

Papa Francesco non ha mai parlato della Massoneria, non ha mai ricordato i suoi errori e il pericolo che essa costituisce per la Chiesa. Per questo non ci ha ricordato come contrastarla e confutare i suoi errori, anche se certamente molte delle ingiustizie e dei peccati di oggi denunciati dal Papa, rientrano nelle attività della Massoneria. E non è da dire che la Massoneria non continui ad essere a tutt’oggi un grave pericolo per la Chiesa e per un’umanità giusta e pacifica.

Con tutto ciò sono certo che in tutto il suo pontificato egli ha avuto in mente la Massoneria e ci ha tenuti al riparo dalle sue insidie e dalle sue seduzioni. Ma lo ha fatto in quella modalità costruttiva che ci è stata insegnata dalla pastorale postconciliare. Con tutto ciò, come ho detto, restano giusti i rimproveri severi pronunciati da Leone XIII, che giustificano il fatto che tuttora la Chiesa proibisca ai suoi figli di iscriversi alla Massoneria, anche se un dialogo o una certa collaborazione con i singoli massoni non sono proibiti.

Questa attenzione alla Massoneria la trovo in modo particolare nell’enciclica Fratelli tutti dove esiste un paragrafo significativamente intitolato Libertà, uguaglianza e fraternità. Prendo da questo paragrafo alcuni passi:

«La fraternità non è solo il risultato di condizioni di rispetto per le libertà individuali e nemmeno di una certa regolata equità. Benchè queste siano condizioni di possibilità, non bastano perchè essa ne derivi come risultato necessario. La fraternità ha qualcosa di positivo da offrire alla libertà e all’uguaglianza. Che cosa succede senza la fraternità consapevolmente coltivata, senza una volontà politica di fraternità, tradotta in un’educazione alla fraternità, al dialogo, alla scoperta della reciprocità e del mutuo arricchimento come valori? Succede che la libertà si restringe, risultando piuttosto così una condizione di solitudine, di pura autonomia per appartenere a qualcuno o a qualcosa,  o solo per possedere o godere. Questo non esaurisce affatto la ricchezza della libertà, che è orientata soprattutto all’amore» (n.103).

«Neppure l’uguaglianza si ottiene definendo in astratto che “tutti gli esseri umani sono uguali”, bensì è il risultato della coltivazione consapevole e pedagogica della fraternità» (n.104).

«L’individualismo non ci rende più liberi, più uguali, più fratelli. La mera somma degli interessi individuali non è in grado di generare un mondo migliore per tutta l’umanità. Neppure può preservarci da tanti mali che diventano sempre più globali. Ma l’individualismo radicale è il virus più difficile da sconfiggere. Inganna. Ci fa credere che tutto consiste nel dare briglia sciolta alle proprie ambizioni, come se accumulando ambizioni e sicurezze individuali, potessimo costruire il bene comune» (n.105).

Il Papa presenta qui un interessante intreccio di libertà, uguaglianza e fraternità mostrando come esse si richiamano a vicenda e si sostengono a vicenda, nell’assicurare il bene comune dell’umanità sotto l’influsso della provvidenza di Dio giusto e misericordioso, redentore e salvatore dell’uomo in Cristo. Esse sono a servizio l’una dell’altra e l’una non può esistere senza l’altra. È falsa quella che esiste senza o contro l’altra.

E qual è il fattore che le distrugge o falsifica tutte? L’individualismo, risponde il Papa. Ma che cosa intende per individualismo? Come mai e perché egli lo giudica tanto pericoloso? Egli lo vede come principio deleterio di corruzione o impedimento del bene comune. Tale condanna di Francesco può essere collegata con la condanna, sempre fatta da Francesco, dell’idealismo, dello gnosticismo e del pelagianesimo.

Inoltre, col termine «individualismo» il Papa può intendere la moderna autodivinizzazione dell’individuo o dell’io umano, che nella storia ha le sue origini nel peccato di Adamo e negli ultimi secoli si è presentato in una forma particolarmente influente nel cogito razionalista cartesiano e nell’io fideista luterano, che hanno condotto nei secoli seguenti fino ai nostri giorni al sorgere dell’idealismo panteista tedesco, nonchè nel secolo scorso all’attualismo gentiliano, alla soggettività husserliana, e al Dasein heideggeriano e al fatalismo monista ed eternalista di Emanuele Severino.

In questa famosa triade la libertà si riferisce alla dignità della persona; l’uguaglianza si riferisce all’universalità della natura umana, e quindi al comune possesso della ragione, proprietà essenziale dell’uomo in quanto uomo, base ontologica dei diritti e dei doveri, compresi quelli verso Dio. Infine la fraternità indica la socialità e la chiamata della singola persona alla comunione e alla collaborazione col prossimo.

In quest’opera la Chiesa serve un solo padrone, il suo Signore e suo Sposo, Gesù Cristo. E la Massoneria che fà? Vuol servire a due padroni?

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 11 giugno 2026 

 

 

È interessante anche il cambiamento avvenuto nel diritto canonico col nuovo Codice del 1983. Mentre nel precedente Codice il can. 2335 commina la scomunica a chi dava il nome alla Massoneria, in quanto associazione che complotta contro la Chiesa, nel nuovo Codice, al can.1374, il testo si limita a dire: «chi dà il nome ad un’associazione che complotta contro la Chiesa, sia punito con una giusta pena; chi poi tale associazione promuove o dirige sia punito con l’interdetto». Il Codice non nomina la Massoneria perché essa non è l’unica associazione che complotta contro la Chiesa. 

È evidente che parlando di «princìpi della Massoneria» la CDF intende i princìpi errati. Ma ciò non significa che tutti princìpi della Massoneria siano errati. Infatti non esiste nessuna costruzione umana dottrinale i cui princìpi siano tutti errati per il semplice motivo che l’errore esiste in quanto privazione di verità in una teoria conforme a verità.  Se non ci fosse quella verità, non ci sarebbe l’errore, così come se non ci fosse il malato non ci sarebbe la malattia.

Questo vuol dire che nel vagliare le dottrine umane la prima cosa che dobbiamo fare è scoprire quella parte di verità che esse contengono. È questa stessa verità che ci consente di scoprire l’errore. Per questo, nessuna dottrina umana, per quanto infetta dall’errore, va rifiutata in blocco, ma, se contiene degli errori, dev’essere corretta in base a quella parte di verità che essa già contiene.

 


Per essere più precisi occorre tener presente che ogni dottrina umana è un insieme di proposizioni non ammassate alla rinfusa, poiché ciò sarebbe solo effetto di demenza, ma riducibili ad alcuni princìpi o deducibili o ricavabili da altri princìpi e raccolte attorno ad essi. È chiaro che quelle collegate ai princìpi giusti sono vere, mentre quelle che dipendono da princìpi falsi saranno false.

Il Concilio Vaticano II ha causato nella condotta pastorale della Chiesa nei confronti delle dottrine non cattoliche, cristiane e non cristiane, filosofiche o religiose dell’umanità, questo atteggiamento orientato ad un discernimento o vaglio critico più attento che per il passato a quella parte di verità che si trova anche nelle dottrine umane più perverse e che potremmo definire addirittura diaboliche (I Tm 4,1). Tra queste dottrine si distingue quella massonica, la quale a cominciare dal sec. XVIII fu più volte condannata in blocco dai Papi, ma che, nel nuovo clima pastorale inaugurato dal Concilio Vaticano II, appare nella sua vera e completa realtà, non cioè come un semplice coacervo  di eresie e di empietà, ma come una qualunque dottrina umana basata sulle semplici forze di una ragione non illuminata dal Dio di Gesù Cristo, il Dio della fede cattolica, ma anzi ingannata dal dio di questo mondo o, come lo chiama Hegel, dallo «spirito del mondo» (Weltgeist) .

Immagini da Internet: Simboli massonici
 

[1] Riporto solo due esempi: Maria Stuart, La tragedia di una regina, di Antonia Fraser, Mondadori Editore, Milano 1996 e A. Gollino, La strage della notte di San Bartolomeo, Giovanni De Vecchi Editore, Milano 1973.

[2] Vedi Giuseppe Giarrizzo, Massoneria e illuminismo nell’Europa del Settecento, Marsilio Editore, Venezia 1994.

[3] Vedi Free Masonry and the Vatican. A struggle for recognition, Britons Publishing Company, London 1968, c.7.

[4] Questo concetto di Dio come referente etico è illustrato da Giuliano di Bernardo nella sua Filosofia della massoneria, Marsilio Editore, Venezia 1992, c.3.

[5] Vedi Paolo Siano, Karl Rahner «massonico»? Il pensiero di Karl Rahner e la cultura massonica a confronto, in Fides Catholica, 2, 2007, pp.315-360; inoltre il mio articolo Rahner e la Massoneria, in Fides Catholica, 2, 2011, pp.245-260.

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