Il serpente del Genesi è il diavolo?
La teologa Marinella Perroni ha pubblicato ne L’Osservatore Romano del 7 luglio scorso un articolo dal titolo Nella Genesi non c'è, alle origini di un equivoco il serpente, la donna e il frutto. E Satana?[1]
La lettura di questo articolo mi ha enormemente sorpreso, perché ho notato subito i gravi errori che vi si trovano e che avrò cura di confutare nel corso di questo mio articolo.
La mia sorpresa è grande e, devo dire, anche la mia amarezza, perché questo articolo scandaloso è pubblicato addirittura in un quotidiano che se non riflette ufficialmente il Magistero pontificio, quanto meno dal 1850, data della sua nascita, ha come suo programma di rappresentare degnamente e diffondere mondo gli insegnamenti della Chiesa, opponendosi alle pubblicazioni, che danneggiano la fede e la Chiesa.
Questo illustre e prestigioso quotidiano è sempre stato un saldo e sicuro punto di riferimento per chi desiderava seguire gli insegnamenti del Papa e della Chiesa e trovare una risposta agli attacchi dei suoi nemici. Che cosa ora gli sta succedendo?
Detto questo, entro subito in argomento. La Marinella Perroni sostiene che il serpente di cui parla il Genesi non sarebbe il simbolo del demonio, ma sarebbe uno spirito che suggerisce all’uomo la via della sua grandezza e della sua libertà, che consisterebbe nel diritto di decidere autonomamente di ciò che è bene e di ciò che è male in una tensione vitale per la quale l’uomo si assimila con le sue forze alla natura divina.
Ora a tal riguardo devo dire due cose. Prima. La stessa Apocalisse dice che il serpente antico è il diavolo e satana (Ap 12,9 e 20,2). Seconda. La tesi presentata dalla Perroni secondo cui il serpente sarebbe l’ispiratore della grandezza dell’uomo intesa come spirito indipendente, che a prescindere da Dio decide di sé e del proprio destino non ha niente a che vedere con ciò che il testo biblico intende realmente insegnare. Ma vediamo che cosa dice la Perroni:
«È molto bello che, in Eden, la donna ricopra il ruolo di chi ha il coraggio di entrare in questo desiderio, di rivendicarne il diritto e di discuterne i limiti, di contribuire a definire quel confine insormontabile che separa gli umani e Dio, senza possibilità di negoziazione alcuna. Quel discorso teologico tra il più astuto degli altri esseri viventi e la donna rappresenta, all’inizio della Bibbia, un punto di non ritorno, perché stabilisce non soltanto che voler essere come Dio è, nello stesso tempo, un anelito e una condanna, ma anche che è condizione irrinunciabile, creaturale, dell’umano e ne determina il destino.»
Osservo che il «voler essere come Dio» non è affatto «un anelito, una condizione irrinunciabile, creaturale, dell’umano e ne determina il destino». Al contrario, secondo la Scrittura e la stessa antropologia filosofica, l’uomo, creato ad immagine di Dio da un Dio che, avendolo creato, sa che cosa deve fare e come deve agire per il suo bene e pertanto lo ha creato con l’inclinazione naturale ad obbedirgli, a dare ai contenuti della sua volontà quegli stessi contenuti che Dio vuole, e per questo l’uomo è naturalmente inclinato ad obbedire a Dio, a compiere la sua volontà sapendo che in questo compimento sta la sua libertà e la sua felicità, come dice Dante: «nella sua volontà è la nostra pace». E per questo l’uomo sa naturalmente che il peccato, ossia la disobbedienza a Dio lo rende schiavo del peccato.
È evidente pertanto che il serpente, che si presenta come smascheratore della menzogna con la quale Dio avrebbe ingannato i progenitori per renderli schiavi, è egli stesso il vero «mentitore», come lo chiama Cristo, e l’«omicida», come pure lo chiama, poiché spinge l’uomo a compiere un atto di disobbedienza a Dio che lo conduce alla morte.
Eva si accorge di essere stata ingannata e quindi si pente. Ma quante creature umane nella storia e fino ad oggi vedono nel serpente il liberatore e promotore della grandezza umana contro un Dio oppressore ed invidioso. C’è anche la Perroni?
Occorre dire con tutta fermezza che per la ragione e per la fede voler essere come Dio liberi di decidere per conto proprio i contenuti e fini della propria volontà, cosa del tutto contraria alla volontà di Dio, non è per nulla conforme all’inclinazione della nostra natura, ma è una mostruosa perversione delle nostre vere inclinazioni suggerita dal demonio ai nostri progenitori, che non conduce a nessuna libertà felicità, ma alla schiavitù e alla morte.
Vorrei far notare al riguardo che l’interpretazione che la Perroni dà delle parole del serpente e la conseguente azione di Adamo ed Eva che disobbediscono al comando divino, considerato come dispotico e ingannevole, corrisponde esattamente all’interpretazione data da Hegel[2] e ripresa dalla massoneria, secondo quanto risulta dagli studi approfonditi ed informatissimi del Padre Paolo Siano dei Francescani dell’Immacolata, il quale ha pubblicato tali scritti nel periodico teologico dell’Istituto Fides Catholica una quindicina di anni fa. Un famoso esempio di questa interpretazione è l’Inno a satana di Giosuè Carducci, che rivestiva il 33° grado della massoneria.
Al riguardo colgo l’occasione per esprimere le più sentite congratulazioni al Padre Riccardo Barile, esorcista della Diocesi di Parma e mio Superiore nella Comunità Domenicana di Fontanellato, in provincia di Parma.
Il Padre Barile ha ricordato con una dotta documentazione[3] che l’esistenza del demonio è verità di fede definita dal Concilio Lateranense IV del 1215, insieme con l’insegnamento per il quale la coppia originaria fu indotta a peccare per l’intervento del diavolo. E successivamente il Concilio di Trento avrebbe chiarito la natura di questo peccato, cosiddetto peccato originale, la sua trasmissione a tutta l’umanità e le sue conseguenze penali per l’intera umanità.
Un punto che è stato toccato dalla teologa è il fatto che in passato, considerando che Eva aveva parlato con il diavolo, è esistita tutta una tradizione sfavorevole alla donna considerata come ministro di satana e quindi seduttrice e pericolosa. Da qui le misure severe contro la donna, da tenere sotto controllo e da guardare con diffidenza. Da qui la tesi dell’inferiorità della donna e la tendenza a considerarla come all’origine delle nostre disgrazie.
Ora la Perroni in questa analisi non ha tutti i torti e giustamente vuole prendere le difese della dignità femminile. Ma è chiaro che non è questo il modo di sostenere la pari dignità personale dell’uomo e della donna, perché l’ignoranza dell’azione di satana nella nostra vita e di quelle che sono le conseguenze del peccato originale non solo non serve a questa finalità, ma certamente la contrasta e la falsifica.
Una considerazione importante da inserire in questa discussione è data dalla conoscenza moderna della differenza spirituale tra la personalità maschile e quella femminile. Un grande filosofo e teologo, ben conoscitore della dignità della donna come Jacques Maritain, ha scritto un importantissimo saggio concernente le acquisizioni più recenti circa la reciprocità spirituale tra uomo e donna[4] .
In questo saggio il Maritain mostra come, se da una parte la ragione è vigorosa nel maschio, nella donna emerge l’intuitività spirituale. È stata Eva e non Adamo, a contattare direttamente una creatura puramente spirituale. Questo dato ci fa capire quello che è lo speciale rapporto che la donna ha col mondo dello spirito.
A tal riguardo nella Sacra Scrittura emergono due personalità emblematiche come quella di Eva e Maria. Entrambe sono a colloquio con un angelo, con la differenza che nel caso di Eva questo angelo è un angelo malvagio, che, come ci spiega la Chiesa, ha indotto l’umanità al peccato. E Maria, che cosa fa? Rimedia al danno che ci ha procurato Eva, benchè l’uomo non sia affatto assente in questa responsabilità, tanto che San Paolo, quando parla del primo responsabile, non cita Eva ma Adamo.
Per quanto riguarda Maria, ella rimedia al danno che ci ha procurato Eva, non lasciandosi vincere da quella superbia che ha condotto Eva ad ingannare Adamo, a sua volta partecipe della superbia di Eva, ma praticando quella perfetta umiltà a noi ben nota dal Magnificat, per la quale Maria ha bensì ascoltato un angelo, ma questa volta un angelo santo, obbedendo al quale ella è divenuta Madre di Dio, Madre dell’Umanità e Madre della Chiesa.
Padre Giovanni Cavalcoli
Fontanellato, 16 luglio 2026
La Perroni in questa analisi non ha tutti i torti e giustamente vuole prendere le difese della dignità femminile. Ma è chiaro che non è questo il modo di sostenere la pari dignità personale dell’uomo e della donna, perché l’ignoranza dell’azione di satana nella nostra vita e di quelle che sono le conseguenze del peccato originale non solo non serve a questa finalità, ma certamente la contrasta e la falsifica.
Immagine da Internet:
[1]
Marinella Perroni, Nella Genesi non c'è, alle origini di un equivoco.
Il serpente, la donna
e il frutto. E Satana?, L’Osservatore Romano, del 4 luglio 2026:
[2] Lezioni sulla filosofia della religione, Zanichelli Editore, Bologna, 1973 vol.I, p.363; 1974, vol. II, p.78.
[3] Padre Riccardo Barile, Satana non pervenuto, L'Osservatore Romano travisa la Genesi, La Nuova Bussola Quotidiana, 17 luglio 2026:
https://lanuovabq.it/it/satana-non-pervenuto-losservatore-romano-travisa-la-genesi
[4] Facciamogli un aiuto simile a lui, in «Approches sans entraves». Scritti di filosofia cristiana, Città Nuova Editrice, Roma 1977 pp.181-199.

Forse la teologa ha subito il fascino del serpente... cosa non nuova devo dire, e cui tutti rischiamo di scivolare.
RispondiEliminaMi ha fatto sorridere il modo in cui Lei ha cercato di trovare qualcosa di giusto nello sproloquio generale, quando inserisce "Ora la Perroni in questa analisi non ha tutti i torti e giustamente vuole prendere le difese della dignità femminile".
Come infilare in un saggio "Ora non è che Stalin sbagliasse nel pretendere autorità, poiché è proprio dell'anima dell'uomo asserire il dominio quando si è in posizione di comando" - la gravità ovviamente è molto diversa.
Un caro saluto e una preghiera