domenica 16 gennaio 2022

Luigino alle prese con l’idolatria

 Luigino alle prese con l’idolatria

Con nostri peccati facciamo soffrire anche i pesci

Su Avvenire del 2 gennaio scorso è apparso un articolo di Luigino Bruni dal titolo L’essenziale arte del levare, dove a tutta prima non è chiaro che cosa sia questo «levare», ma appare chiaro nel corso dell’articolo dove Luigino parla della «vita spirituale dell’uomo religioso», il quale, affinchè «lo spirito possa soffiare leggero» senza trovare inciampi, deve «esercitare ogni giorno l’arte del levare», ossia deve saper rinunciare o togliere gli ostacoli alla libertà dello spirito: ecco i voti religiosi.

Luigino commenta il brano di Osea 4,1-6, nel quale Dio muove causa al suo popolo e in particolare ai sacerdoti con la seguente accusa: «non c’è sincerità né amore del prossimo, né conoscenza di Dio nel paese» (v.1). Questa malvagità reca danni perfino alla natura: agli animali della terra, agli uccelli e perfino ai «pesci del mare» (v.3). Il popolo «perisce per mancanza di conoscenza» (v.6) perché i sacerdoti trascurano di istruire il popolo nella scienza di Dio, vera sorgente della legge morale e dell’amore del prossimo.

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 https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/luigino-alle-prese-con-lidolatria.html

È interessane l’accusa; è quella di privare il popolo di quella conoscenza di Dio che è la base dell’amore per il prossimo:

«perisce il mio popolo per mancanza di conoscenza. Poiché tu rifiuti la conoscenza, rifiuterò te come mio sacerdote; hai dimenticato la legge del tuo Dio» (v.6).

Commenta Luigino: questi sacerdoti

«sviano il popolo verso culti sbagliati e lo fanno per ragioni infime e vergognose, usano il popolo per servire se stessi. E Dio li rigetta. È questa una crisi tutta interna al mondo religioso, la sua prima e radicale perversione, origine di ogni forma di abuso».  E continua giustamente: «oggi le crisi religiose possono prendere altre forme, tra cui quella che nega la stessa idea di Dio e considera la religione bluff o auto-inganno. Nel mondo di Osea le critiche atee erano impossibili o impensabili. Le crisi profonde erano (sono) quelle da lui descritte: le persone restavano religiose».

Ma conclude in maniera strana:

«ecco perché sono le idolatrie, non gli ateismi, i nemici più pericolosi delle religioni – inclusa l’idolatria consumista-nichilista del nostro temo perché l’idolo prende il posto di Dio».
 
 
 
Immagini da internet:
- Tessari G. sec. XVI, Profeta Osea 
- Ambito veneto primo quarto sec. XVI, Riquadro con il profeta Osea
 
 
 

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