Ricordo di Padre François Dermine. Un maestro spirituale - Prima Parte (1/2)

 

Ricordo di Padre François Dermine

Un maestro spirituale

 Prima Parte (1/2)

 

La figura cristiana della guida spirituale

 Tutte le religioni e i movimenti spirituali dell’umanità conoscono uomini di Dio dotati di una eminente energia spirituale, di notevole ascendente sugli altri, conoscitori eminenti della vita spirituale, dotati di eminenti poteri spirituali, atti quindi a guidare gli altri sulle vie dello spirito e a quella suprema spiritualità che consiste nell’acquisto di poteri divini, di fruire di una partecipazione fin da ora alla vita di Dio, puro Spirito, pregustazione terrena dell’unione celeste con Dio.

Nell’orizzonte di questa realtà umana universale, il sacerdote cattolico ha da Cristo il potere di celebrare i divini misteri come la Messa, di rimettere i peccati, di insegnare il Vangelo, di scacciare i demòni, di guidare la comunità. Egli ha da Cristo il mandato, la grazia e il potere, a nome di Cristo, e con la sapienza e l’energia datagli da Cristo, di guidare le anime alla santità e nel contempo, in quanto persona di sesso maschile, dotata delle qualità spirituali proprie della mascolinità, è chiamato in modo speciale alla guida della donna e a completare la sua spiritualità maschile con quella femminile in una santa e fruttuosa amicizia improntata alla carità.

Nella storia della spiritualità abbiamo così molti esempi di queste amicizie spirituali, per citare solo le seguenti: San Francesco e Santa Chiara, San Domenico e la Beata Diana degli Andalò, il Beato Raimondo da Capua e Santa Caterina da Siena, Meister Eckhart e Margherita Ebner, il Beato Enrico Susone ed Elisabetta Stagel, Domingo Bañez e Santa Teresa di Gesù, San Francesco di Sales e Santa Giovanna Francesca Frémiot di Chantal, San Vincenzo de Paoli e Santa Luisa dde Marillcac, il Beato Claudio de la Colombière e Santa Margherita Maria Alacoque, Théophane Vénard e Santa Teresa di Gesù Bambino, Hans Urs von Balthasar e Adrienne Von Speyr, Jacques Maritain e Raissa Umansov.

Io stesso nella mia lunga attività sacerdotale, ho potuto sperimentare gli immensi benefìci spirituali che provengono da queste sante amicizie e la gran quantità di frutti che producono a beneficio delle anime.

In base all’antropologia filosofica e alla rivelazione divina trasmessaci dalla Chiesa noi conosciamo la natura e i limiti delle possibilità della psicologia umana come tale. È questo l’oggetto della psicologia razionale e di quella sperimentale. Sappiamo che cosa in questo campo l’uomo può fare e ciò che invece è al di sopra delle sue possibilità naturali, sicchè, se compie un’azione che supera questo limite non lo fa in forza delle sue facoltà naturali, ma perché influenzato da uno spirito superiore, angelico o divino, in quanto mosso dalla grazia divina.

Ovviamente noi ignoriamo oggi come oggi quanto supera le nostre esperienze attuali circa i poteri  della psiche e dello spirito umano.  Non sappiamo che cosa il futuro ci riserva. In questi ultimi due secoli abbiamo avuto una progressiva rivelazione di forze psichiche e spirituali mai in precedenza manifestatesi. Tuttavia siamo in grado di sapere qual è il limite che non possiamo superare senza ricevere un influsso da forze sovraumane o di tipo angelico o di tipo divino.

Ogni tanto sorgono tra noi soggetti che possiedono in misura straordinaria ed eccellente quelle qualità psichiche e spirituali che tutti possediamo. Questa eccellenza appare solitamente sin dalla più tenera età, come appare nelle storie di molti santi, e nel campo delle arti e delle scienze. Il sacerdote è tenuto a riconoscere questi casi eccezionali, distinguendoli dalle frodi, dalle mistificazioni e dalle imposture.

Esiste peraltro l’arte del prestigiatore, che non si propone di ingannare, ma di sorprendere lo spettatore dandogli l’impressione di compiere atti sovraumani, e tuttavia queste opere non sono altro che il frutto di una sua speciale abilità umana.

Il sacerdote deve saper distinguere nelle attività umane soprattutto psichiche e spirituali il naturale dal preternaturale e dal soprannaturale. Negli atti naturali l’uomo agisce con le sue sole forze. Nel campo preternaturale agisce influenzato da un angelo buono o maligno. Nel campo soprannaturale agisce sotto l’influsso della grazia divina.

Il sacerdote pertanto, deve sapere quali sono i limiti delle possibilità o facoltà umane, fin dove l’uomo può arrivare nel campo psichico e spirituale, in particolare nell’esercizio dell’intelletto, dell’immaginazione, della memoria e dei sensi.

Il sacerdote deve sapere quali sono le facoltà delle anime umane che informano un corpo, ossia dei viventi e quali sono i poteri delle anime separate, ossia dei defunti. Deve sapere come possiamo comunicare con le anime beate e con quelle purganti. Deve conoscere in linea di massima la condizione delle anime in paradiso, in purgatorio e nell’inferno.

Collaborando con lo psicologo o la psichiatra il sacerdote deve saper discernere nei casi dubbi se certe manifestazioni di certi soggetti dipendono da fattori meramente psichici o naturali comuni o paranormali o dall’intervento di forze preternaturali malefiche o benefiche (gli angeli) o soprannaturali ordinarie o straordinarie, basate sulla grazia divina e i doni dello Spirito Santo.

Egli deve sapere quali e quanti sono i doni dello Spirito Santo: doni gerarchici e doni carismatici, doni santificanti e doni ministeriali, doni ordinari e doni straordinari[1]. Deve sapere quali sono i doni maschili e quali i doni femminili. Deve saper valutare, caso per caso, quale grado di perfezione le singole anime hanno raggiunto nell’esercizio dei loro atti naturali, soprannaturali ed eventualmente preternaturali. Deve saper distinguere nelle supposte apparizioni e rivelazioni private i il vero dal falso, il credibile dal non credibile. Padre François fu consapevole di tutti questi doveri dal sacerdote e li ha messi in pratica in modo esemplare.

 

Perché François si fece Domenicano a Bologna?

Padre François era nato a Saint-Hyacinthe, in Canada nel 1949. Dopo il conseguimento di un baccellierato in storia e scienze politiche dell’Estremo-Oriente presso l’università McGill di Montréal, desideroso di farsi domenicano, notò che purtroppo nel suo Paese era in atto un modo sbagliato, modernistico, di rinnovare l’Ordine domenicano così come prescrivevano le nuove Costituzioni 1968 ispirate al Concilio Vaticano II.

Allo scoppiare delle agitazioni postconciliari nel 1968, François, animo retto e desideroso di una vera riforma della vita cristiana e non di una tragica presa in giro qual era il riformismo modernista purtroppo infiltratosi anche tra i Domenicani, avendo sentito parlare della riforma promossa da Padre Enrico Rossetti, Priore Provinciale della Provincia Domenicana Utriusque Lombardiae comprendente il nord-est dell’Italia, con sede a Bologna, fu talmente attirato dall’impostazione del Padre Rossetti, uomo di santa vita e vero modello di Domenicano, che decise addirittura di lasciare per sempre la sua lontana amata patria per chiedere a Padre Rossetti di essere accettato nell’Ordine a Bologna, dove allora c’era il noviziato.

Il prestigio che il Padre Rossetti si era acquistato nell’Ordine come autentico interprete della riforma conciliare era tale che la sua fama si estese anche all’estero nel mondo attraendo a Bologna molti altri giovani dalla Francia, come per esempio Jean-Claude Husson, ora al convento dell’Annonciation a Parigi, i fratelli Dominique, Bruno e Benôit Simon, altri, una quindicina dalla Croazia e altri dal Messico, come per esempio Raùl Vera Lopez, successivamente fatto Vescovo in Messico.

Ma l’arrivo più importante fu quello di Fra Tomas Tyn, cecoslovacco, proveniente dalla Germania, dove i suoi genitori si erano rifugiati insieme con i 300.000 cecoslovacchi fuggiti dalla patria a seguito della brutale repressione della cosiddetta «Primavera di Praga» del 1968 da parte dei Sovietici.

Fra Tomas era già Domenicano, studente nello Studio teologico di Walberberg. Ma insoddisfatto della formazione ricevuta che mal interpretava la riforma conciliare, appena sentito parlare del Padre Rossetti e dell’intento dello Studio bolognese di seguire San Tommaso secondo le indicazioni del Concilio, ottenne dal Maestro dell’Ordine, egli pure fedele discepolo dell’Aquinate, di andare a terminare gli studi teologici a Bologna, dove restava vivo il discepolato tomista, nella nuova forma voluta dal Concilio.

Fra Tomas in particolare si era opposto all’interpretazione filoluterana di San Tommaso sostenuta da un suo insegnante, il Padre Otto Pesch, che aveva scritto un volume di 800 pagine per sostenere la sua tesi. Di lì a poco dopo il Padre Pesch lasciò l’Ordine e lo Studio di Walberberg cessò la sua attività.

Fra Tomas, turbato dall’influsso del Pesch, volle chiarire la differenza tra il concetto tomista di giustificazione e quello luterano, dedicando a questo argomento sia la tesi di licenza in Teologia sostenuta a Bologna[2] e sia la tesi di dottorato sostenuta a Roma[3]. Quest’ultima, nel progetto di Tomas, era di 750 pagine; ma il suo direttore, Padre  di tesi gliela fece ridurre a 350.  

Fra Tomas fu ordinato sacerdote nel 1975 da San Paolo VI a Roma e si addottorò sempre a Roma in teologia nel 1978. Insegnò poi nello Studio domenicano bolognese con gran frutto, come fedelissimo discepolo di San Tommaso, e dette prova di tali eccelse virtù che, dopo la sua morte precoce nel 1990 fu iniziato nel 2007 il processo di Beatificazione ed ora egli è Servo di Dio.

Poco prima, nel 1965 si era chiuso il Concilio con un messaggio dottrinale e pastorale ampiamente riformatore. La dottrina conciliare contiene un approfondimento del mistero della Chiesa e dell’Incarnazione. La parte pastorale ha due direzioni: una direzione progressista, che assume i valori della modernità e una direzione meno felice buonista, che indebolisce l’azione correttiva degli errori moderni. Il mondo non appare più il teatro dello scontro della Donna col Dragone, ma una sala dove tutti dialogano piacevolmente con tutti, dove sembra che la Chiesa non debba far altro che distribuire verità a un mondo assetato di verità e misericordia a un mondo bisognoso di misericordia.

Nel 1966 era apparso con l’approvazione della Conferenza episcopale olandese il famoso Catechismo Olandese sotto l’ispirazione di Edward Schillebeeckx, teologo domenicano influenzato dal protestantesimo liberale, un Catechismo che cedeva agli errori protestanti, tanto che San Paolo VI dovette intervenire per correggerlo. Che differenza dai Domenicani che avevano redatto il Catechismo del Concilio di Trento!

Nel 1968, quasi eco a questo clima di disagio, era esplosa in Occidente la rivolta studentesca sotto il segno della miscela di Hegel, Marx e Freud riuniti nel famoso libro L’uomo a una dimensione di Herbert Marcuse, squallida caricatura del rinnovamento conciliare, che ne svuotava il contenuto in senso ateo-materialista.

In quel medesimo anno rivoluzionario l’Ordine varava le nuove Costituzioni ispirate sì al progressismo, ma anche al buonismo conciliare, per cui quelli che un tempo erano i Domini canes non apparivano più cani da guardia, ma cagnolini da salotto. Non spaventavano, non disturbavano più nessuno. Ma era questo il modo di affrontare il famoso agitato ’68? Il Dragone era scomparso? Dalle Costituzioni scomparve l’appellativo di «pugiles fidei», dato ai Domenicani nel 1216 da Onorio III, che pure fu il Papa che approvò l’Ordine.

Il Padre Rossetti si rese perfettamente conto della gravità della situazione e propose un rimedio con la pubblicazione, in collaborazione col belga Padre Walgrave e lo svizzero Padre Oechslin, di quattro messaggi all’Ordine animati da un alto afflato ideale, scaglionati negli anni 1970, 1971, 1972 e 1974. Però purtroppo in questo stesso anno morì[4] . Ma la fiaccola che aveva acceso passava ai frati che lo avevano compreso ed apprezzato, come Fra François, Fra Tomas Tyn, il sottoscritto e molti altri.

L’opera riformatrice di Padre Rossetti fu accolta dalla Comunità di Bologna e dal suo Studio Teologico, dove io e Fra François abbiamo ricevuto la nostra formazione teologica in piena fedeltà al Magistero della Chiesa e a San Tommaso, liberi dal neomodernismo filoprotestante di Schillebeeckx.

A tal riguardo approfitto per esprimere la mia gratitudine ai miei insegnanti, certo di trovare Padre François d’accordo con me: i Padri Roberto Coggi, Giordano Ghini, Alberto Boccanegra, Alberto Galli, Vincenzo Benetollo, Ruggero Biagi, Antonino Berizzi, Ubaldo Tomarelli e Abele Redigonda.

Quando io chiesi di entrare nell’Ordine a Bologna, dopo che in precedenza avevo allacciato amicizia col dotto Padre Guido Casali, un maritainiano residente in un convento alla periferia di Bologna e a lui manifestati il mio desiderio di farmi Domenicano, ebbi contatti nel 1971 col Padre Rossetti. Tra noi due nacque un perfetto accordo sul modo di concepire l’ideale domenicano secondo la riforma voluta dal Concilio e in quello stesso anno iniziai il noviziato.

Entrai in noviziato a Bologna il 1° ottobre del 1971. In precedenza i Superiori avevano discusso dove porre il noviziato. Esistevano infatti due posizioni: quella dei Domenicani toscani, che volevano il noviziato a Fiesole, nel ricordo che questo convento fu a capo della riforma dell’Ordine nel sec. XV, ma si poteva notare qui una certa tendenza conservatrice in opposizione al Concilio.  Qui teologi influenti erano i Padri Tito Centi e Innocenzo Colosio. Non seppi della decisione fino all’ultimo momento di iniziare il noviziato. Alla fine, dietro consiglio dei Domenicani piemontesi, attenti invece alla riforma conciliare e certamente col favore di Padre Rossetti, i Superiori decisero per Bologna, dove c’è la famosa arca che custodisce le reliquie del Santo Patriarca Domenico. Già da allora purtroppo si sentiva nell’Ordine l’influenza modernistica di Schillebeeckx, i cui seguaci dicevano maliziosamente che «a Bologna c’è la tomba dell’Ordine».

Durante il mio noviziato Padre Rossetti mi regalò il libro di Dietrich Von Hildebrand Il cavallo di troia nella città di Dio, che era la denuncia dell’infiltrazione degli errori protestanti nella Chiesa sotto colore di aggiornamento e della rinascita del modernismo, similmente a quanto aveva fatto Maritain con Le paysan de la Garonne.

Nell’Ordine erano ormai presenti forze dissolventi come gli scillebexiani, i quali riuscirono negli anni seguenti a influenzare la stessa direzione dell’Ordine al punto tale che agli inizi di questo secolo persino alcuni Capitoli generali dell’Ordine arrivarono a presentare Schillebeeckx come modello di teologo, quando sotto il pontificato di San Giovanni Paolo II egli era stato censurato dalla CDF.

Ed anche successivamente, quando i Superiori inviarono me e Padre François a Roma per conseguire il Dottorato in Teologia presso la Pontificia Università San Tommaso, trovammo in questo ambiente accademico uno stile di vita domenicano e una formazione teologica conformi a quella riforma conciliare alla quale il Padre Rossetti aveva aderito con tanta sincerità ed entusiasmo.

Padre François fu ordinato sacerdote nel 1979. Nel 1981 conseguì la licenza in teologia presso lo Studio Domenicano di Bologna. Nel 1984 fu co-fondatore e poi presidente del GRIS (Gruppo di Ricerca e di Informazione Socio-religiosa), finalizzato allo studio critico dei fenomeni religiosi extracattolici internazionali. Lo statuto dell’associazione fu successivamente approvato dalla CEI.

Dal 1986 al 1990 insegnò etica sociale e, dal 1990 teologia morale presso lo STAB (Studio Accademico Teologico Bolognese), diventato poi, nel 2003, la FTER (Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna).

Padre François, per incarico della Congregazione della Dottrina della Fede redasse un giudizio sulle sue opere di Vassula Ryden, che aveva larga fama di profetessa e di veggente, un accurato e coraggioso rapporto critico, col quale segnalava nei suoi scritti alcuni errori contro la fede. Tale giudizio fu in seguito ufficializzato nella censura   pubblicata dalla Congregazione nel 1995.

Nel 2000 Padre François conseguì il Dottorato in teologia alla Pontificia Università San Tommaso (Angelicum) di Roma con una tesi intitolata: La mistica e la medianità[5] nei loro atti rispettivi. Allargatasi la sua fama in questo settore delicato della teologia in rapporto alle pratiche medianiche, fu invitato ad insegnare presso la FTTR (Facoltà teologica del Triveneto), presso lo Studio Teologico Sant’Antonio di Bologna e presso un Istituto teologico di Pescara.

Padre Dermine si dedicò con particolare impegno al problema del settarismo religioso e alla ricerca delle cause che provocano le divisioni e i contrasti religiosi, l’esclusivismo, l’odio interreligioso, il fondamentalismo, il proselitismo, la competizione e la rivalità fra le religioni, la voglia di primeggiare e dominare sulle altre, accompagnando questa indagine con la proposta dei rimedi che si ricavano dalla religione cattolica e dalla Dottrina della Chiesa.

Naturalmente Padre François non mise  qui in gioco le verità religiose, che per la loro universalità non possono entrare in conflitto fra di loro, ed anzi sono incentivo ali dialogo e all’affratellamento tra i fedeli delle diverse religioni, né Padre Dermine ignorava il primato del cristianesimo sulle altre religioni grazie al fatto, come insegna il Concilio Vaticano II, che, essendo la religione cristiana l’unica fondata da Dio stesso, contiene la pienezza delle verità religiose, mentre le altre religioni contengono solo verità parziali miste ad errori, benchè possano anch’esse essere vie di salvezza per chi, ignorando Cristo senza propria colpa, segue in buona fede il dettato della propria coscienza.

Padre Dermine inoltre si dedicò all’approfondimento della demonologia e delle pratiche superstiziose relative al satanismo, al culto di Satana e  a quelle attività superstiziose che hanno rapporto implicito o esplicito col demonio, e fece ciò non soltanto dal punto di vista scientifico, ma in una prospettiva pastorale, con l’esercizio del ministero dell’esorcistato e di una saggia guida spirituale mediante il ministero della Penitenza e la direzione spirituale di molte anime, soprattutto quelle avanzate nella perfezione e quelle particolarmente provate dal demonio.

Studiò a fondo le diverse forme di attività superstiziose connesse con la connivenza col demonio o col culto del demonio come la magia, lo spiritismo, la divinazione, la necromanzia, il satanismo, il medianismo, l’occultismo, i malefici, la possessione e la vessazione diaboliche, le infestazioni.

Affrontò la questione del rapporto della parapsicologia col medianismo e con la collaborazione col demonio. Era incline a ricondurre le attività e i fenomeni parapsicologici o alla frode o all’influsso del demonio.

Comprese invece moto bene come il medianismo, un tempo chiamato spiritismo e condannato dalla Chiesa, ha certamente il potere di evocare il demonio per il fatto che la ricerca di responsi o direttive presso entità spirituali esistenti al di là dei confini della presente vita mortale indipendentemente da una richiesta fatta a Dio nella preghiera, è una pratica che, come insegna la Bibbia, è contraria all’ordine della divina provvidenza, per cui, contravvenendo a quest’ordine, è comprensibile che venga evocato il demonio, che di quest’ordine è nemico.

Padre François affrontò inoltre a fondo le spinose questioni attinenti alla collaborazione vera o presunta col demonio, quali la magia e la stregoneria, nonché la vessazione e la possessione diaboliche. Era preoccupato di distinguere la demonopatia dalla psicopatologia. 

Egli era bene al corrente di come i farisei dei quali parla il Vangelo conoscevano l’attività del demonio nell’uomo, come risulta dalla falsa accusa fatta a Cristo di «avere un demonio». Meditando sulla tragica vicenda di Giuda, Padre François sapeva bene che cosa il Vangelo intende dire quando narra che il «demonio entrò in Giuda». E ciò lo illuminò anche circa il tragico episodio di Ananìa (At 5,1-6).

Padre François sapeva bene che cosa vuol dire la Scrittura quando parla di Satana, che «s’impossessa del cuore umano». Sapeva bene che cosa la Scrittura intende dire quando narra come «un sovrumano spirito cattivo s’impadronì di Saul» (I Sam 19,9). Padre François, da buon sacerdote, avvertì fortemente il problema di come liberare queste anime dal potere di Satana, come persuadere quelle che, ingannate dal demonio, credono di agire sotto l’impulso dello Spirito Santo. Infatti sapeva bene come «Satana si maschera da angelo di luce» (II Co 11,14).

Affrontò anche il problema del valore e della fallibilità delle rivelazioni private, nonché il tema della competenza della Chiesa nel giudicare del valore di queste rivelazioni. Trattò delle illusioni e degli inganni del demonio, dei falsi veggenti, delle false profezie, dei falsi miracoli, dei falsi messaggi mariani e delle false apparizioni della Madonna, dei criteri per riconoscere qui l’autentico dall’inautentico, il naturale dal preternaturale e dal soprannaturale.

Affrontò la questione del discernimento degli spiriti, il problema di come riconoscere da una parte le buone ispirazioni dello Spirito Santo o dell’angelo custode o dei Santi e dall’altra le insidie fascinose del demonio, di come svelare e sventare le sue trame, di come allontanare le sue tentazioni e le sue seduzioni.

Tuttavia egli si è fermato alla fenomenologia demonopatica e filodiabolica di tipo sperimentale, senza affrontare il problema dell’influsso del demonio nel campo intellettuale del pensiero, della teoresi, della filosofia e della teologia, vale a dire l’influsso del demonio in ordine al sorgere delle eresie, quelle che la Scrittura chiama «dottrine diaboliche» (I Tm 4,1).

Egli si è limitato a considerare l’azione delle potenze diaboliche inferiori agenti nelle singole persone o nelle sette, giungendo al massimo alla considerazione delle manifestazioni dello gnosticismo. Ma non ha ampliato lo sguardo all’azione delle potenze diaboliche superiori che agiscono nei grandi movimenti ereticali, nei popoli fanatizzati dalle dittature, nei movimenti filosofici o umanistici come per esempio la massoneria, che favoriscono l’empietà, il panteismo e l’ateismo.

Padre François tenne lezioni ad alcuni corsi annuali su esorcismo e preghiera di liberazione organizzati dal GRIS presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum; nonché un corso su questo argomento su richiesta della Conferenza Episcopale Messicana.

Si dedicò con particolare impegno acquistando una grande competenza e studi relativi ai fenomeni di pseudo-veggenza o pseudo-mistica, e ai fenomeni religiosi apparentemente compatibili con il cristianesimo ma, in realtà, espressioni più o meno dirette delle spiritualità orientali di tendenza panteistica, o della mentalità gnostica che riduce tutto all’uno, per cui tutto, a somiglianza del monismo parmenideo, dell’Assoluto di Schelling o all’uno-tutto di Soloviev,  per cui tutto è tutto e ogni cosa è ogni cosa, tutto  indeterminato ed indifferenziato e al contempo determinabile e differenziabile e tutto è affermato e negato. Prestò particolare attenzione al famoso fenomeno New Age.

Comunque Padre Dermine seppe mettere in guardia contro la spiritualità gnostica, solipsistica esibizionista, narcisista, egocentrica, enstatica ed autoisolazionista, propria soprattutto dell’Oriente, ed opporvi la spiritualità e la gnoseologia realiste, aristotelico-tomiste, relazioniste, estatiche ed interpersonali.

Nei primi anni di questo secolo Padre Dermine fu Priore del Convento di Bologna e quindi io, che allora appartenevo a quella Comunità, ebbi modo di conoscerlo meglio e di apprezzare le sue qualità. Io allora avevo ricevuto l’incarico di esorcista per la diocesi di Bologna e lui aveva a lungo in precedenza svolto questo incarico al Convento di Ancona, dove era stato prima di essere trasferito a Bologna. Per questo avemmo modo di scambiarci idee ed impressioni sula nostra esperienza ed io ebbi modo di valermi dei suoi preziosi consigli ed incoraggiamenti per svolgere meglio il ministero che mi era stato affidato.

Con lui ebbi un diverbio una sola volta. Venuto a conoscenza delle mie critiche a Schillebeeckx e a Rahner, mi rimproverò giudicandomi astioso, mentre mi presentò il suo esempio come quello che avrei dovuto seguire. «Io - mi disse – non ho agito con piacere contro Vassula Ryden, ma solo per obbedienza alla Santa Sede chi mi aveva incaricato di farlo». Io gli risposi che non mi muovevo affatto per odio contro il falsario, ma contro le falsità che diceva proprio per amore del falsario, affinchè si corregga. Egli non ebbe da controbattere, perché in fin dei conti era un vero Domenicano, franco e schietto, un pugilis fidei, uno che ci crede sul serio, anche lui pronto a combattere e a soffrire per la verità. Per questo l’intesa fra noi due fu sempre profonda, anche se successivamente per molti anni avremmo dovuto vivere in conventi diversi, avendo io lasciato Bologna nel 2013.  

E qui la sera del 14 u.s. fu trovato morto colpito da un infarto. Ma egli era pronto a partire da un momento all’altro. Teneva i conti a posto[6].

Fine Prima Parte (1/2)

Padre Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 19 ottobre 2026

 

Padre François Dermine, OP

Padre Dermine seppe mettere in guardia contro la spiritualità gnostica, solipsistica esibizionista, narcisista, egocentrica, enstatica ed autoisolazionista, propria soprattutto dell’Oriente, ed opporvi la spiritualità e la gnoseologia realiste, aristotelico-tomiste, relazioniste, estatiche ed interpersonali.



[1] Vedi Antonio Royo Marín, Teologia della perfezione cristiana, Edizioni Paoline 1965.

[2] De gratia divina et iustificatione (Opposotio inter theologiam S. Thomae et Lutheri), A.A. 1975-76

https://www.arpato.org/testi/tesi/Tesi_di_Licenza_in_Teologia_Dattiloscritta.pdf

[3] L’azione divina e la libertà umana nel processo della giustificazione secondo la dottrina si San Tommaso d’Aquino, Roma, 1978

[4] Poi pubblicati assieme in un opuscolo dal titolo Presupposti del rinnovamento domenicano. Rapporto dei PP.R.Oechslin, E.Rossetti  e V.Walgrave, Edizioni San Sisto Vecchio, Roma 1974. La traduzione dal francese è mia su richiesta dello stesso Padre Rossetti.

[5] Vedi l’importante trattato del Padre Alessio Maria Lepicier, Il mondo invisibile. Esposizione della dottrina cattolica intorno allo spiritismo moderno, Vicenza  1922.

[6] Mi ricordo che quand’era ancora postulante scherzavamo sulla metafora del pagamento del debito. Benchè attirato dai valori dello spirito François possedeva una notevole capacità amministrativa.

3 commenti:

  1. Buongiorno Padre,
    Non so se ne parlerà nella seconda parte ma vorrei ricordare l'impegno di Padre Dermine nella confutazione delle false rivelazioni , in particolare quella di Anguera. Su di essa tenne anche una conferenza che si trova su youtube. (Nel video riguardo a Medjugorje è più possibilista purtroppo, ma credo che sarebbe arrivato alle stesse conclusioni).

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    1. Caro Angheran,
      non conoscevo le rivelazioni di Anguera. Per questo il mio giudizio si basa solo su quanto ha detto P. Dermine. Egli ha parlato di millenarismo. Per quanto riguarda il trionfo definitivo del cuore di Maria, si può parlare di trionfo definitivo quando tornerà il Signore.
      Se invece per trionfo definitivo intendiamo un trionfo che non coinciderà con la Parusia, allora abbiamo il millenarismo, già a suo tempo condannato dalla Chiesa. Perché, in che cosa consiste il millenarismo? Nella credenza che sia imminente un millennio di pace, al termine del quale il demonio si scatenerà per essere successivamente vinto da Gesù Cristo.
      Si tratta di una eresia antichissima, che compare già nei primi secoli del cristianesimo. È una falsa interpretazione del cap. 20 dell’Apocalisse.
      Per quanto riguarda la previsione di un imminente periodo di pace universale, che dovrebbe precedere la Parusia, certamente anche questa è una falsa profezia legata al millenarismo. Infatti giustamente P. Dermine ha detto che non bisogna confondere le condizioni della vita presente, che risente delle conseguenze del peccato originale e quindi della tendenza degli uomini alla violenza, con le condizioni di perfezione morale proprie dello stato edenico, oppure - aggiungerei io - del futuro stato glorioso dei risorti.
      Infatti la situazione presente richiede in certi casi che per fermare la violenza dei prepotenti l’unico mezzo sia quello dell’uso moderato delle forze armate. Indubbiamente oggi c’è il rischio dello scoppio di una guerra atomica. Occorre allora che i governi abbiano quella saggezza di fermare l’uso della forza nei limiti della giustizia, senza abusarne, così da provocare una guerra nucleare.

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  2. Riposi in pace testimone di Cristo. Maria schiaccia la testa del serpente nelle false rivelazioni

    https://x.com/angheran70/status/2115722619005616395

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I commenti che mancano del dovuto rispetto verso la Chiesa e le persone, saranno rimossi.