Un concetto modernista di Tradizione

 

Un concetto modernista di Tradizione

Avvenire colpisce ancora

Il giorno dopo le ordinazioni dei lefevriani è apparso su Avvenire un articolo della teologa Simona Segoloni Ruta dal titolo: «La teologa: la tradizione è una realtà vitale, non un reperto storico». La teologa affronta un punto importantissimo della dottrina cattolica che effettivamente è connesso con uno dei motivi dello scisma lefevriano. 

Infatti uno dei rimproveri che a suo tempo San Paolo VI fece a Mons. Lefebvre fu quello di sostenere un concetto falso di Tradizione. Ma la Segoloni nella sua critica ai lefevriani si basa anch’essa su di un concetto errato di Tradizione, di segno opposto, ossia di stampo modernista, che purtroppo non corrisponde affatto a quanto il Concilio Vaticano II insegna sulla sacra Tradizione.

 Tradizione viene dal latino tradere, che vuol dire consegnare, trasmettere. La sacra Tradizione è la conservazione integra e la custodia fedele, nonché la trasmissione di generazione in generazione nel corso della storia, fatta dagli Apostoli e dai loro Successori i Vescovi, sotto la guida del Papa, delle parole di vita eterna ovvero del deposito di verità divine uscite dalla bocca di Cristo, da insegnare, spiegare, proclamare e approfondire con continua ricerca ed annunciare a tutto il mondo perché il mondo creda al Vangelo e si salvi.

La Tradizione sono anche i contenuti di ciò che viene trasmesso oralmente, contenuti di fede che, insieme con quelli della Sacra Scrittura, costituiscono le fonti della divina Rivelazione insegnata dalla Chiesa.

La differenza tra l’insegnamento del Concilio sulla Tradizione e quello che era in uso fino al tempo di Pio XII sta nel fatto che mentre fino all’epoca di Pio XII la Chiesa distingueva nettamente due fonti della Rivelazione con diversi contenuti, il Concilio è più preoccupato di mettere in luce lo stretto rapporto fra Scrittura e Tradizione, quasi a dire che in fondo il dato tradizionale si trova anche nella Scrittura e la Scrittura allude al dato tradizionale. La dottrina del Concilio è poi ripresa nel Catechismo della Chiesa Cattolica (nn.74-100 https://www.vatican.va/archive/catechism_it/p1s1c2a2_it.htm).  

L’insieme di verità rivelate contenute nella Tradizione sono come la collezione di perle preziose che compongono quel tesoro dello scriba sapiente, del quale parla Cristo (Mt 13,52) e dal quale estrae cose nuove e cose antiche. In questo tesoro nulla c’è da aggiungere e nulla c’è da togliere. Nulla c’è da cambiare, mutare o sostituire, ma tutto va conservato integralmente, custodito con cura e protetto diligentemente, a costo di qualunque prezzo o sacrificio.

I dati della Tradizione sono dati oggettivi ed immutabili nel loro senso o significato, dati che certamente non sono privi di un rapporto con la storia: sono dati che troviamo nel passato, sono testimonianze di un passato, anche se certo chiamarli «reperti storici» sarebbe svilirli. Sono invece testimonianze di un passato luminoso splendente di luce divina sempre attuale ed aperta al futuro, ossia profetica, perchè sono Parola di Dio sovratemporale ed eterna, Parola che non passa, Parola che troviamo nella storia, ma che è al di sopra del divenire e della storia, perché di origine e di natura celeste.

La Tradizione è certo realtà viva, ma di una vita spirituale, eterna, immortale e immutabile come la vita divina, non certo la vita passeggera, fluente, instabile, effimera, mutevole e mortale dei viventi di quaggiù. La Tradizione è roccia sulla quale edificare la casa, baluardo di potente difesa, certezza incrollabile contro i dubbi che tormentano lo spirito, torre salda contro l’avversario, guida sicura nelle tenebre.

Occorre distinguere il mutamento che avviene nel nostro spirito col progredire nella conoscenza del dato della Tradizione, dato in se stesso immutabile. Nell’insistere su questa immutabilità i lefevriani hanno ragione. Sbagliano nel non riconoscere che la conoscenza del dato è soggetta a divenire, a uno sviluppo e a progresso continui. Il dato è sempre quello, non cambia; muta e migliora il modo d conoscerlo.

Sbaglia o quanto meno è ambigua quindi la Segoloni quando dice che la Tradizione «è in movimento sin dalle origini». No: i contenuti sono fissi e stabili; si muove il nostro spirito nel conoscerli od esplicitarli sempre meglio. Falsissimo è dire che «la Chiesa ha continuamente cambiato dottrine». Questo è puro modernismo.

Propriamente, almeno nei contenuti, la Tradizione non ha nessun «dinamismo», ma è caratterizzata dalla stabilità e dalla permanenza., perché si tratta di verità assolute e definitive che Cristo ci ha rivelato una volta per sempre - veritas Domini manet in aeternum -.

Semmai il dinamismo è nel nostro spirito che cerca di chiarirle e approfondirle. E neppure la Tradizione «si arricchisce». In essa è contenuto tutto quello che Cristo ha voluto rivelarci e non c’è da aggiungere altro. Se poi per «visione dinamica della Tradizione» s’intende la consapevolezza che essa viene sempre meglio conosciuta o che la sua conoscenza cresce ed aumenta, l’espressione va bene. Ma se si intende dire che i contenuti mutano, evolvono o cambiano, è sbagliata.

Lo sbaglio dei lefevriani non sta nell’affermare l’immutabilità del dato tradizionale, ma sta nel fatto che isolano la Tradizione dal Magistero della Chiesa e ne fanno un assoluto come se fosse l’unica fonte della Rivelazione, mentre è noto che per la Chiesa cattolica la divina Rivelazione non sgorga solo dalla Tradizione, ma anche dalla Scrittura.

Oltre a ciò dimenticano che è ufficio del Magistero interpretare la Tradizione come la Scrittura. Il singolo fedele non è autorizzato porsi immediatamente davanti alla Tradizione con la pretesa di giudicare il Magistero in base a questo criterio individualistico.

I lefevriani commettono in ciò lo stesso errore che Lutero commetteva nell’uso della Scrittura: pretendere di porsi immediatamente davanti ad essa e in base questo criterio soggettivistico criticare il Magistero della Chiesa.

L’Avvenire fa bene ad appoggiare la Chiesa nel suo intervento contro i lefevriani. Tuttavia, per rendersi credibile ed efficace in questa azione correttiva, dovrebbe aver maggior cura della sua fedeltà al Magistero la Chiesa, correggendo la tendenza modernistica, che gli faccio notare da alcuni anni.

Ricordiamoci le condizioni che Cristo pone per una efficace correzione fraterna: occorre che innanzitutto correggiamo i nostri difetti: dopodiché avremo l’autorità sufficiente per correggere il fratello. Se il modernismo non fosse ritornato dopo il Concilio, i lefevriani sarebbero stati privati delle loro armi e non sarebbero stati oggi così forti. Il rimedio al lefevrismo non è il modernismo, ma un’azione cattolica in piena comunione col Papa e in linea con la vera interpretazione del Concilio. 

 

Un suggerimento al Santo Padre

Io credo che al fine di realizzare in pienezza la riforma conciliare, di correggere le false interpretazioni o attuazioni del Concilio,  di frenare il diffondersi degli scismi, delle eresie e delle apostasie, di ottenere pace fra passatisti e modernisti, integrazione reciproca fra progressisti e tradizionalisti, il vero  pluralismo e il progresso ecclesiale, l’aumento dei fedeli, il giusto rapporto con i non-cattolici, operare un’evangelizzazione efficace, attuare una credibilità della Chiesa davanti al mondo, la conversione dei peccatori e l’aumento della santità, la soluzione dei conflitti, la concordia e la pace nella Chiesa, il Santo Padre dovrebbe emanare un accurato documento simile a quello fatto per i lefevriani, nel quale indicare con precisione i passi che i fratelli separati devono fare per arrivare alla piena comunione con la Chiesa cattolica, indirizzato anche ai modernisti, ai rahneriani, ai luterani, ai calvinisti, agli anglicani e agli ortodossi.

 

Padre Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 4 luglio 2026

 

L’Avvenire fa bene ad appoggiare la Chiesa nel suo intervento contro i lefevriani. Tuttavia, per rendersi credibile ed efficace in questa azione correttiva, dovrebbe aver maggior cura della sua fedeltà al Magistero la Chiesa, correggendo la tendenza modernistica, che gli faccio notare da alcuni anni.






 

Immagine da internet: teologa Simona Segoloni Ruta 

6 commenti:

  1. Buona Domenica Padre,
    i modernisti purtroppo rappresentano il 70% della CHIESA VISIBILE ; dubito fortemente che il Papa usera la stessa durezza usata con la Fraternita San Pio X. quello che veniva chiamato modernismo ai tempi di San Pio X oggi passerebbe per conservatorismo. Purtroppo le categorie della Rivoluzione per loro stessa sono in movimento costante, talvolta piu lente talvolta piu veloci. La Chiesa si secolarizza piu lentamente rispetto al mondo laico, ma lo fa , e questo e´un fatto che va preso molto seriamente. non si contano ormai le veglie di preghiera contro l´omofobia e le benedizioni liturgiche alle coppie omosessuali. E´questa la Tradizione viva interpretata dal Magistero ecclesiale? se si allora possiamo solo pregare che non sia Il Papa a fa qualcosa ma lo Spirito Santo castigando gli empi e restaurando la Giustizia

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    1. Caro Alessandro,
      tenga presente che il modernismo è un fenomeno molto complesso, che comporta diversi gradi di gravità, un po’ come la febbre che può andare da 37° ai 42°.
      Quando parlo di modernismo riconosco che esistono punte di forte pericolosità, ma nella gran parte dei casi si tratta di difetti presenti in cattolici che per il resto sono normali. Non mi azzardo a fare delle percentuali, come si calcolano i gradi di inquinamento dell’aria. Non confondiamo la chimica con la sociologia.
      E soprattutto smettiamola di fare un elenco di disgrazie vere o supposte, senza alimentare la speranza. E questa speranza certamente riguarda la potenza dello Spirito Santo, ma si ricordi che lo Spirito Santo agisce attraverso i nostri Pastori, soprattutto il Papa, e la cosa importante è che lei faccia la sua parte con buona volontà, senza amarezze e senza catastrofismi.

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  2. certo Padre , la mia amarezza pero´e´molto comune glielo garantisco. chi non prova amarezza significa che non a cuore il destino della Chiesa.

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    1. Caro Alessandro, è vero che l’amore è associato al dolore. Quanto più amiamo una persona, tanto più soffriamo se vediamo che si comporta male. La persona che rimane indifferente davanti ai peccati degli altri è un individualista, che bada solo al proprio interesse e non mette in pratica la carità fraterna. I santi spesso piangono non solo per i propri peccati, ma anche per quelli degli altri. Ora è vero che un fedele figlio della Chiesa non può non provare dolore ed amarezza, e a volte anche sdegno, sia per i mali dai quali è afflitta e sia per le offese che le arrecano certi suoi figli. Tuttavia occorre, per quanto è possibile, essere bene informati, obbiettivi nei giudizi e far uso di criteri validi, che la Chiesa stessa ci fornisce. Occorre evitare due estremi opposti: da una parte il catastrofismo, che può dipendere da un certo atteggiamento farisaico e dall’altra parte la leggerezza, che minimizza le cose che non vanno per poter giustificare la propria condotta lassista e irresponsabile. Il primo atteggiamento si nota lei lefevriani, il secondo si nota nei modernisti.
      Siccome i lefevriani sono oppressi, per loro tutto va male. Siccome invece i modernisti sono una lobby al potere, per loro tutto va bene.

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  3. Piu' mi informo sul CV2, piu' capisco che il CV2 ha prodotto quei gravi errori denunciati da mons. Lefebvre i cui frutti avvelenati cibano non da oggi i componenti della chiesa: sia i fedeli laici sia il clero cattolico tramite la rivoluzione della dottrina: caro padre, le rivoluzioni portano male! Guardiamoci attorno, non faccio un inutile elenco delle disgrazie, e' impossibile, diverrebbe sempre obsoleto in pochi giorni: ormai stiamo affondando! E per favore, capisco il suo ruolo di avvocato, ma eviti, la prego, di dare la colpa alla mala interpretazione del CV2 !!! Sarebbe fuorviante e deleterio. Qua aspettiamo solo un intervento Divino perche' satana spadroneggia e nessun papa, che tale sia, e' stato in grado di dire BASTA ! Pensiamo ai martiri, cosa sono serviti ? Oggi come possiamo additarli ad esempio ? Con quale coraggio ? E' ormai tempo che finisca, chi vuol bene alle anime e alla Chiesa e' triste e stanco.
    LJC

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    1. Caro Fedele,
      sono quasi più di quarant’anni che io, come teologo, seguendo il Magistero della Chiesa, ho studiato con particolare attenzione i documenti del Concilio e mi sono accorto della differenza tra quelli dottrinali e quelli pastorali. I primi, per il cattolico, ci insegnano verità indiscutibili. Quelli pastorali invece possono essere criticabili.
      Comprendo la sua difficoltà: non è facile sapere apprezzare il valore della novità di questi insegnamenti, che non contraddicono a quelli precedenti, ma li fanno capire meglio, per cui il risultato è un progresso sia nella conoscenza che nell’azione e non è affatto un regresso o un tradimento, come pensano i filolefevriani.
      Se lei comprendesse questo, non direbbe le falsità che dice. Inoltre è notorio che gli insegnamenti del Concilio presentano aspetti bisognosi di essere interpretati, come del resto è sempre successo.
      Se lei fosse informato, dovrebbe sapere bene che i modernisti falsificano i contenuti del Concilio, e dovrebbe sapere che la giusta interpretazione, come è naturale per un cattolico, si trova nei documenti ecclesiali del postconcilio e in particolare nel Catechismo della Chiesa Cattolica.
      Inoltre ribadisco che per il cattolico gli insegnamenti dottrinali dei Concili sono sempre veri e irreformabili. Per quanto invece riguarda la parte pastorale è permesso avanzare qualche critica.

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