Padre Tomas Tyn sulla creazione
La nozione di creazione presenta anche oggi non poche difficoltà. Alcuni filosofi cattolici, come per esempio Gustavo Bontadini, che era un ammiratore di Giovanni Gentile, ma nello stesso tempo ne comprendeva anche l’elemento difettoso, tentò di utilizzare la concezione parmenidea dell’essere ossia tentò di elaborare una nozione di creazione che potesse partire soltanto dall’identità dell’essere come atto d’essere, a prescindere dal principio di causalità, che mette in gioco la creazione dal nulla.
Ma l’operazione di Bontadini, per quanto abbia mostrato una grande visione dell’essere, risente del monismo di Parmenide, che si ritrova in Gentile, per cui la creatura finisce col l’apparire soltanto come una teofania divina.
Viceversa Padre Tomas, senza in nulla essere inferiore alla concezione bontadiniana dell’essere divino come puro essere, grazie al metodo dell’analogia e all’uso del principio di causalità, riesce a farci capire quella che è l’autonomia ontologica della creatura nel momento in cui essa è tratta da Dio dal nulla, perché la creatura nella sua contingenza riceve tutto il suo essere da Dio.
Presento alcuni brani tratti da conferenze del Servo di Dio sull’argomento in esame.
Padre Giovanni Cavalcoli
Fontanellato, 18 maggio 2026
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Cose create
Ogni realtà, in quanto è, è stata già amata dal Signore. Vedete come è universale l’amore di Dio.
Noi scegliamo tra creature belle e brutte, anche noi abbiamo un po’ il senso estetico. Invece il Signore ama tutto, per esempio anche i vermiciattoli. Insomma, il Signore, effettivamente ama tutto ciò che esiste.
Vedete come è infinitamente superiore a noi, che abbiamo così dei gusti un po’ troppo umani.
Ecco, al Signore piace l’essere. Noi vediamo tutto sotto l’aspetto dell’essenza, di ciò che la cosa è. Invece quello che interessa al Signore, più ancora di ciò che la cosa è, è il suo semplice esserci.
(P.Tomas Tyn, OP - La distinzione della creatura da Dio, p.2 – A)
Per questo, proprio per elevare un poco il nostro animo a Dio, dobbiamo cominciare un po’ ad amare le cose non per quello che sono, ma per lo stesso fatto che esse sono.
Cominciamo a diventare veramente sapienti, cioè metafisici, solo quando compiamo questo passo, cioè quando, pur interessandoci di ciò che le cose sono, siamo presi ancor più dalla meraviglia che le cose ci sono, anche se non hanno il diritto ad esserci!
Quindi, ciò vuol dire che, se le cose ci sono senza aver diritto ad esserci, sono state previste e preamate e, per così dire, prescelte dal Signore.
(P.Tomas Tyn, OP - La distinzione della creatura da Dio, p.2 - B)
La creazione
Allora teniamo fermo questo. La mentalità antica è quella che si dice in termini filosofici mentalità essenzialistica. Essa è opposta alla mentalità esistenzialistica, come l’essenza è opposta all’esistenza. Mentalità antica, mentalità essenzialistica. Ovvero le essenze fondano se stesse. Il mondo così come è, non può non esserci né può essere diverso da come è. Mentalità pagana.
Invece la mentalità cristiana, alla luce dell'essere puro, - dell'esistere, dell’exsistere, cioè di essere, di emergere dal nulla - dice che le cose emergono dal nulla, non perché hanno diritto ad emergere, no, ma perchè c'è una causa creatrice che conferisce a loro quell'essere che solo la causa possiede nella sua essenza.
Invece tutte le altre essenze hanno quell'essere come dono che viene dal di fuori. Da qui la differenza tra essenza finita ed essenza infinita.
L'essenza infinita è quell’essenza che si identifica con lo stesso essere. Le essenze finite sono quelle essenze che non sono l'essere, ma ricevono l'essere, hanno l'essere, si rivestono dell'essere, ma lo ricevono come un qualche cosa di estrinseco; non hanno cioè in se stesse il motivo sufficiente del loro esserci.
In altre parole, per dirlo in modo più popolare, l'essere delle creature è un dono ed è un dono gratuito, cioè le creature non possono fare un sindacato, andare dal Padre eterno e, quelle che non ci sono, dirGli: noi abbiamo diritto all'essere.
Il fatto è che alcune ci sono e altre no, e ce ne sono tante che non ci sono, ossia creature possibili che sono infinite, veramente infinite, attualmente infinite. È un grande mistero, perchè è l’unica istanza legittima di un numero attualmente infinito; si tratta cioè del numero infinito delle idee divine. Cioè Iddio concepisce un numero infinito di cose possibili. Di questo numero infinito di cose possibili, ne mette in atto, non so, 3 miliardi, 14 miliardi, 20 miliardi, non so quanti. Però un numero finito.
Quindi infinite creature. Infinito meno finito uguale infinito; infinite creature possibili non sono state poste in atto d’esistere.
Ora, se queste creature possibili facessero un sindacato e si presentassero al Padre eterno dicendo: “Tu ci fa ingiustizia”, il Padre eterno direbbe: “Guardate voi stesse, creature mie care, e vi accorgerete che in voi stesse non c'è nessun motivo perchè voi siate piuttosto che non siate. Quindi, se io vi faccio esistere, lo faccio con un atto della mia gratuita, pura, libera e sovrana volontà”.
Quindi non c'è creatura, che possa spiegare il perché dell'esserci delle cose finite, c’è solo Dio che ce lo può spiegare. E oserei quasi dire che persino Dio, che il Signore mi perdoni, non ce lo potrebbe spiegare adeguatamente, perché, vedete, il grande mistero è questo: che noialtri, lo sapete bene, quando vogliamo qualcosa, abbiamo una volontà motivata, cioè una volontà dipendente dal fatto che ciò che vogliamo è buono.
Il Signore invece non è che consideri una creatura come più buona di un'altra rispetto all'essere. Non c'è nella creatura nessun motivo perché una debba essere piuttosto che un'altra.
Quindi il Signore non dice: “Io creo quella creatura perché è più giusto che essa sia”. No. Il fatto che quella creatura abbia, tra virgolette, più diritto ad essere è stabilito ancora dalla decisione di Dio. Cioè la decisione di Dio non è motivata dalla preesistenza del bene, ma l'esistenza del bene deriva come conseguenza dalla decisione previa di Dio.
In altre parole, la liberissima decisione di Dio è primaria, precedente, antecedente ogni tipo di motivazione intellettuale. Quindi mentre Dio conosce le nature delle cose con il suo intelletto, l'essere delle cose Dio lo vuole puramente e semplicemente, senza poter dire: “Do l'essere a quella creatura perché mi pare che quella creatura sia migliore di quell'altra”, o altre cose del genere.
Quindi, in qualche modo, persino Dio non ci potrebbe spiegare in modo umano; in modo divino sì, ma è proprio quello che noi non comprenderemmo. Nemmeno Dio ce lo potrebbe spiegare in modo umano, ce lo spiegherebbe nel suo modo divino; direbbe: “perché io così ho voluto”. Dio veramente in questo è sovrano assoluto. Allora in questo senso il perché della creazione sta nel fatto che non c'è un perché nelle creature stesse, c’è solo un perché nella sovrana volontà di Dio.
C’è nella creazione una gratuita, gratuitissima comunicazione di essere a delle cose che di suo non hanno nessun diritto ad esistere, nessuna motivazione in sé di esistere. Quindi quando qualcuno ci chiede: perché l'essere piuttosto che il non essere?
La risposta è duplice: perché l'essere per se stesso è, e questo vale per l'essere infinito, che è Dio. Per quanto concerne gli esseri finiti, il loro perché è uno solo: la bontà sovranamente libera del loro creatore. Non ci sono altri perchè.
Questo per quanto concerne la teologia della creazione, perché è una verità dogmatica: “all'inizio”, Berescit, “in principio Iddio creò, Barah, il cielo e la terra”.
Questa parola barah, “ha creato il cielo e la terra”, è pressoché, anzi non pressoché, è del tutto sconosciuta nelle popolazioni pagane antiche. Non esiste un equivalente. Infatti, per i Greci esiste la generazione, la corruzione, esiste di tutto, ma non esiste la creazione. È un termine biblico.
Però nel contempo a questa teologia della creazione corrisponde una profondissima filosofia dell’essere. È come se la Sacra Scrittura ci avesse obbligati ad abbandonare i nostri meschini finiti schemi umani di essenza, per varcare il limite dell'essenza e contemplare, al di là di ogni data essenza finita, l'essere infinito, il fatto di esistere.
E questo è l'unico vero esistenzialismo. Non quelle cose, che sono spacciate sotto quel nome al giorno di oggi, come per esempio in Sartre e in altri. Quindi l'unico vero esistenzialismo è quello che dice: l'atto di essere al di là di ogni essenza, ma nel contempo tale da dare l'emergenza dal nulla ad ogni essenza che esiste.
E questo legame tra l'essenza finita ed essere infinito, a cui l'essenza non ha diritto, questo legame, che si chiama creazione, è oggetto di libera e sovrana volontà di Dio. Quindi, Iddio pone nell'essere quello che Egli vuole. Però questo è un effetto della sua bontà infinita.
È qui che si abbozza già quasi nella creazione la teologia della grazia. Noi, infatti, se ci salviamo, perché ci salviamo? Ci salviamo perché siamo buoni? No, neanche per sogno. Invece, siamo buoni perchè Iddio ci ha usato misericordia.
I santi lo sapevano bene questo, perché i santi erano umili. I pelagiani, invece, non si facevano santi proprio perché, per quanto asceti, non si umiliavano davanti a Dio, ma pensavano di poter scalare il cielo come facevano i Titani rispetto all'antico Olimpo.
Invece davanti a Dio bisogna riconoscere che l'uomo, come ogni creatura, è privo di alcun diritto. Vale a dire che tutto ciò che noi abbiamo di degno, di nobile, di buono, di valido, tutto questo, fin nei suoi minimi particolari, deriva da Dio sovranamente libero.
Padre Tomas Tyn, OP (Brani tratti dalle Conferenze/Lezioni:Creazione e conservazione II)
https://www.arpato.org/testi/lezioni_tincani/17_La_conservazione_come_creazione_19_gen_1989.pdf
Essere finito
Ora Iddio comunica alle creature nientemeno che questo, cioè il loro essere, il loro semplice esserci. E questo essere viene raccolto entro i limiti dell'essenza creaturale, ma ciò che Dio dà, ciò di cui causa la partecipazione, è l'essere. Dio causa la partecipazione dell'essere, non di altra cosa, nelle creature. Vedete, quindi, solo Colui che possiede l'Essere nella sua pienezza, è in grado di elargire l'essere in tutte le sue partecipazioni.
È cosa interessante, e qui bisogna pure meditarci molto, che l'essere comprende in sè tutte le sue partecipazioni possibili, perchè ogni distinzione tra le cose, a sua volta è reale e quindi esiste. Il fatto che io non sia il tavolino, quel mio non essere il tavolino è un qualcosa che realmente c'è nella natura delle cose. Quindi tutti i rapporti tra le cose, tutte le relazioni, tutte le distinzioni tra cosa e cosa, tutte le sfumature, tutti i modi di essere, sono a loro volta degli esseri.
Quindi è cosa interessantissima come dall'essere stesso si scende verso gli esseri particolari solo tramite l'essere. Quindi solo chi dà l'essere, chi è l’Essere, è in grado di dare l'essere anche nelle sue partecipazioni diminuite. Un altro oggetto di meditazione, di contemplazione. Ora, tutte le cose distinte da Dio, non sono l'essere, ma hanno solo parte all'essere. Questa è la loro finitezza. Essa consiste nel fatto che la loro essenza non è identica all'essere, ma hanno l'essere, non sono l'essere.
Ora, tutte le cose diversificate secondo una diversa partecipazione dell'essere, così da essere più o meno perfette, sono causate da un primo ente che è, che esiste perfettissimamente. Iddio dunque causa nelle cose il loro esserci e la misura di quel loro esserci, che si addice appunto alla proporzione della loro essenza. L'essere causato però, e questo è molto importante da notare, non è identico all'essere finito. Cercherò, se Iddio continua ad aiutarmi, di spiegarvelo.
Notate questo: la tesi di San Tommaso è duplice. Una. Ogni ente finito è causato dall'ente infinito che è Dio, perché l'ente finito, ripeto perché repetita iuvant, l'ente finito non possiede l'essere in virtù della sua essenza. Quindi possiede l'essere in virtù di qualcosa di esterno alla sua essenza. In virtù di che cosa? In virtù di Colui che possiede l'essere nella sua pienezza, perché solo chi possiede l'essere nella sua essenza di essere, è in grado di elargire l'essere con tutte le sue sfumature.
Quindi ogni ente finito, in quanto finito, è causato da Dio. Questa è la prima tesi. Però notate subito che c’è una tesi apparentemente contraria, che è questa: l’ente finito non coincide però e non si identifica con l'essere causato. In altre parole, gli enti finiti non si riducono interamente al loro dipendere da Dio. In altre parole ancora, vedete, gli enti finiti possiedono, in dipendenza da Dio, una loro relativa indipendenza o autonomia. È una cosa stupenda.
Guardate, San Tommaso riesce a spiegare come Iddio crea, ma nel creare decentralizza. Mi piace quella parola “decentralizzare”. Capite, perché rende un po’ l’idea, come in uno Stato ben amministrato, ma suppone tanta maturità nei cittadini. Infatti, la struttura di governo migliore è quella decentralizzata, dove ogni ufficio dello Stato ha una sua dignità propria, cioè il presidente della ripubblica non ha bisogno di intervenire attraverso ogni “ente” pubblico o privato, questa volta nel senso profano della parola.
Allora, questo cosmo decentralizzato è proprio opera di Dio, ossia Iddio vuole che le creature siano relativamente indipendenti da Lui, avendo una propria essenza. Cosa interessantissima. Quindi l'essere finito è sempre creato, porta quasi il sigillo, la proprietà che rimanda a Dio. Ogni essere finito tramite la sua finitezza mi dice: guarda che non sono io che mi sono posto nell'essere, né io possiedo da sempre l'essere. C'è stato Qualcuno che mi ha dato l'essere.
Quindi, ogni ente finito testimonia dell'ente infinito che gli ha dato l'essere. Però nel contempo, l'essere dell'ente finito non si riduce al suo essere dipendente. Cioè l'essere di ogni entità creata è un essere proprio a quella entità creata. Capite? Non è un essere che è semplicemente relazione di dipendenza. Non è un semplice dipendere, è un essere tale cosa. Non è un puro essere dipendente.
Quindi notate, ovviamente non è che la dipendenza da Dio sia sorvolata, per così dire. È interessante la logica analettica, qui non c'è più la logica della unificazione. Qui sta la difficoltà della filosofia, perché, quando si parla dell'essere, siccome, come abbiamo visto l'essere comprende tutte le sue sfumature, non si può più parlare di una cosa o un'altra, bisogna parlare di una cosa e l'altra, che sono accomunate nell'essere.
Però non vanno confuse tra di loro. Ecco quindi la grande difficoltà. Questa difficoltà si risolve parlando dell'essere in modo analogico
(P.Tomas Tyn, OP - Da La Causa Prima)
https://www.arpato.org/testi/lezioni_tincani/13_Dio_causa_prima_di_tutte_le_cose_17_nov_1988.pdf
| Servo di Dio Padre Tomas Tyn, OP |
Davanti a Dio bisogna riconoscere che l'uomo, come ogni creatura, è privo di alcun diritto.
Vale a dire che tutto ciò che noi abbiamo di degno, di nobile, di buono, di valido, tutto questo, fin nei suoi minimi particolari, deriva da Dio sovranamente libero.
Se le cose ci sono senza aver diritto ad esserci, sono state previste e preamate e, per così dire, prescelte dal Signore
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