L'essere nel pensiero di Giovanni di San Tommaso - P. Tomas Tyn - Terza Parte (3/4)

 

L'essere nel pensiero[1]

di Giovanni di San Tommaso[2]

Padre Tomas Tyn

Terza Parte (3/4)

 

 

12.                   Modo sostanziale della natura: distinzione modale

Dupliciter aliquid potest accidere alicui praeter rationem eius. Uno modo, quia non cadit in definitione rei, sed tamen determinat et contrahit illam essentialiter: et ita, licet non constituat ipsam in se, tamen cum ipsa constituit aliquam es­sentiam. Alia modo … quia nec constituit ipsam essentialiter, nec cum ipsa aliquod tertium per essentialem determinationem.

Le differenze sono indifferenti ed esterne ai generi e alle specie, nel contempo però, una volta aggiunte a tali rationes, esse costituiscono una terza essenza determinando l'essenza di partenza. Questo è possibile in quanto si aggiungono all'essenza con un compito simile a quello dell'essenza stessa che è quello di determinare e di costituire.

Al contrario né la sussistenza né l'essere costituiscono con l'essenza un tertium quid essenziale, ma, oltre che aggiungersi ad essa, si aggiungono come un qualcosa che non determina né costituisce nei limiti dell'essenza stessa, bensì al di là di essi[1].

Primo modo bene stat quod aliquid dicatur alicui accidere quatenus non est de quidditate eius, et tamen identificari cum illo dicatur: sicut rationale identificatur cum animali, licet non constituat ipsum. … Quae vero secundo modo accidunt, non possunt identificari, sed necesse est quod sit aliquid distinctum realiter vel modaliter: et hoc modo se habet subsistentia respectu naturae, et similiter existentia; quia nec naturam essentialiter constituunt, neque essentialiter contrahunt et determinant ut aliquod tertium essentiale constituatur, sed rei constitutae adveniunt habenti omnia praedicata constitutiva.

Il razionale è esterno alla natura dell'animale, eppure, una volta aggiunto a quest'ultima si identifica con essa nella natura dell'uomo che costituisce assieme ad essa.

La sussistenza non solo si aggiunge alla natura, ma vi si aggiunge come un qualcosa di non formale, bensì come un modo così da distinguersi da essa secondo una distinzione reale mo­dale. L'esistenza pure si aggiunge all'essenza e vi si aggiunge come un qualcosa di trascendente l'essenza, qualcosa che non la costituisce tale o talaltra, ma semplicemente esistente, ra­gione per cui si distingue dalla quiddità secondo una distinzione reale, ma questa volta formale, perché le conviene come una forma trascendente ogni forma e ogni essenza, come un atto non più formale sensu stricto, ma entitativo[2].

 

13.                   La sussistenza scaturisce dall'individuazione

Subsistentia non oritur ex natura secundum principia specifica, sed secundum principia individuantia et singularia: unde subsistentia originative importat principia individuationis: formaliter vero est terminus seu modus quidam afficiens naturam singularem eamque complens.

Anzitutto la sussistenza oritur ex natura; il supposito compete allora alla quiddità prima della ricezione dell'essere e in vista di essa, non come alcuni dicono che la sussistenza derivi all'essenza dall'essere, seppure sia vero che l'essere spetta al­l'essenza solo tramite il supposito. La disposizione all'essere però precede e non segue l'essere.  

Essa poi scaturisce dalla natura secondo i princìpi della natura, non però della natura specifica, bensì della natura individuale. Nulla di più comprensibile: infatti la terminazione supposizionale aggiunge qualcosa a quella individuale, ma proprio per questo la presuppone[3].

Eppure ciò non vuol dire che le due terminazioni siano in fondo la stessa cosa - coincidono, certo, materialmente, perché non c'è supposito che non sia individuale, ma formalmente si distinguono. La coincidenza materiale è dovuta all'origine della sussistenza che è da cercarsi nell'individuazione, ad es. le sostanze materiali sono sussistenti solo per mezzo del sostrato materiale, perché solo dal sostrato materiale hanno l'individuazione. Ecco perché la sussistenza implica i princìpi dell'individuazione originative.

Formalmente però le due terminazioni si distinguono dal loro fine ed effetto: l'individuazione rende incomunicabile l'essenza ai suoi eventuali inferiori, la sussistenza si aggiunge all'essenza già individuata rendendola incomunicabile rispetto ai superiori, soprattutto rispetto all'essere da ricevere, così da esserne un vero e proprio complemento ulteriore - terminazione maggiore aggiunta ad un precedente e minore.

Ecco perché, avendo in mente la coincidenza materiale, San Tommaso in alcuni testi parla come se individuazione e sussistenza fossero la stessa e identica cosa, mentre in altri le di­stingue accuratamente badando, ovviamente, all'aspetto formale.  

Perciò nelle sostanze materiali la sussistenza si distingue dall'individuazione radicalmente in quanto la materia, origine dell'individuazione, differisce dalla forma; nelle sostanze immateriali si distinguono almeno formalmente in quanto diversa è la funzione ontologica (e quindi il fine) della sussistenza e diversa è quella dell'individuazione. Nell'Ente per sé sussistente non vi è luogo né per differenza radicale né per quella formale in quanto in Esso non solo non vi è materia così che la Forma risulta individuata in sé, ma non vi è nemmeno ricezione di essere nell'essenza e perciò neppure disposizione dell'essenza all'essere che potrebbe dar luogo alla differenziazione della sussistenza dalla quiddità[4].

 

14.                   La sussistenza precede nella natura l'esistenza

Quod subsistentia sit ratio suscipiendi existentiam, et ita quod prius conveniat naturae quam eius existentia: indubitabile est in sententia D. Thomae distinguentis existentiam ab es­sentia ...  

La sussistenza è la disposizione dell'essenza alla ricezione dell'esistenza e perciò senza dubbio previa nell'essenza alla stes­sa esistenza. Togliere la sussistenza all'essenza attribuendola all'essere significa indebolire la consistenza dell'essenza e per conseguenza il rigore stesso della distinzione tra essenza ed esistenza[5].

Subsistentia e ipsa sua formali ratione intimior est naturae quam existentia ... existentia totaliter provenit ab extra, scilicet ex ipsa actione agentis, ita quod ratio conveniendi est ipsa actio quae ponit rem extra causas; subsistentia vero habet fundamentum et rationem conveniendi in ipsa natura ... cum ex sua natura sit ens per se existens.  

L'esistenza deriva dall'azione dell'agente esterno, mentre la sussistenza viene dalla stessa natura della sostanza. In virtù della sua stessa essenza la sostanza esige sussistenza, mentre l'esistenza le è del tutto contingente perché le può competere solo attraverso l'azione esterna alla sua natura.

Prius ... est et magis intimum substantiae compleri in sua entitate substantiali quantum ad modum per se subsistendi, quam ipsis accidentibus (quae sunt propriae passiones) adornari et affici, in ordine ad operandum vel ad alia accidentalia officia; et tamen maiorem connexionem habet substantia cum propriis passionibus quam cum existentia: quia cum propriis passionibus fundat connexionem necessariam et aeternae veritatis, cum existentia autem non potest fundare talem connexionem ...

La sussistenza spetta allo stesso predicamento della sostanza ed è più vicina all'essenza della sostanza delle essenze accidentali che pure si connettono con quella sostanziale necessariamente, tanto più sarà più vicina all'essenza dell'esistenza che le spetta in un modo del tutto contingente. Si potrebbe dun­que dire che la prima esigenza della natura sostanziale consiste nella sua terminazione supposizionale, la seconda nelle perfezioni accidentali connaturali, la terza nell'esistenza e la quarta ed ultima nell'esercizio contingente delle facoltà accidentali.

S. Thomas ... perpetuo docet existentiam non convenire naturae, nisi medio supposito: ita quod licet natura sit principium quo, tamen non redditur capax recipiendi existentiam ut quod nisi sit suppositata. ... proprie nec partes nec accidentia habent esse, sed tantum suppositum completum ... esse aliquando est rationis, aliquando naturae, et ... esse naturae dicitur dupliciter, aliquando dicit actum primum, qui est rei essentia, quae est actualiter essendi principium: aliquando dicit actum secundum, qui est actus entis per essentiam, sicut lucere est actus lucentis per ipsam lucem: et primo modo dicitur esse de propositionibus, secundo modo de naturis, tertio modo de naturarum suppositis, quia est actus suppositi ut quod est ...

Non l'essenza che fa parte della sostanza, né gli accidenti, ma solo tutto il supposito ha l'essere, sicché l'essere conviene all'essenza solo tramite la sussistenza che la rende sostanza completa. Nell'analogia dell'essere l'essere di ragione conviene alle proposizioni, l'essere reale, ma potenziale, conviene alle essenze o nature, l'essere attuale, l'esistere, compete solo ai suppositi delle nature.

Tutto ciò viene ulteriormente confermato per il fatto che il supposito termina la produzione causale di una cosa ed è proprio tramite tale causalità che alla cosa compete anche l'esistere. Est ergo suppositum proprie et directe terminus productus, et consequenter proprie et per se suceptivum existentiae: quia proprie et per se est id quod fit, et consequenter id quod factum est; existentia autem est id qua aliquid est in facto esse[6].

 

15.                   Essenza ed esistenza si uniscono nel supposito

Accidentia et subiectum inter se uniuntur, quia conveniunt in uno subiecto seu supposito; et similiter existentia et natura non sic uniuntur, quasi fiant unum, ita quod existentia sit natura, et natura existentia, vel quasi misceantur in un tertio: sed uniuntur in uno, id est supposito. Unde non prius intelliguntur uniri inter se, quam in illo uno, in qua uniuntur.

Gli accidenti si uniscono alla sostanza, eppure mantengono la loro natura ben distinta da quella della sostanza. Ciò è possibile solo perché non avviene né un'identificazione né una mescolanza, ma un'inesione - non certo di natura a natura, ma di due nature in un soggetto comune che è proprio della natura della sostanza e al quale anche la natura dell'accidente, estrinseca­mente, inerisce.

Similmente l'essere si unisce all'essenza della sostanza senza identificarsi o mescolarsi con essa, ma congiungendosi con essa nel supposito comune - cum enim solum fit unio in uno, non unio qua fiant unum, non potest intelligi talis unio nisi interve­niente supposito tamquam eo in quo fit unio.

È chiaro però anche come l'esistenza differisce dagli accidenti - essa inerisce al supposito dell'essenza, ma non come una «natura» aggiunta, bensì come un atto superante ogni data natura o essenza, ogni genere e ogni predicamento, atto per cui lo stesso soggetto che lo riceve semplicemente è[7].

Fine Terza Parte (3/4)

 

THOMAS M. TYN, O.P.

A cura di

P. Giovanni Cavalcoli,

Fontanellato, 24 giugno 2026


Non l'essenza che fa parte della sostanza, né gli accidenti, ma solo tutto il supposito ha l'essere, sicché l'essere conviene all'essenza solo tramite la sussistenza che la rende sostanza completa. Nell'analogia dell'essere l'essere di ragione conviene alle proposizioni, l'essere reale, ma potenziale, conviene alle essenze o nature, l'essere attuale, l'esistere, compete solo ai suppositi delle nature.


 

Immagine da Internet:
- Alunni in un'aula dell'Università di Salamanca, sec. XVI
 
 

[1] Mentre la specie è un terzo termine che si ottiene aggiungendo la differerenza al genere, la sussistenza è l’esistere in sé che si aggiunge alla sostanza (Cavalcoli).

[2] (12) n. XIV.

(435 b) ... dupliciter aliquid potest accidere alicui praeter rationem eius. Uno modo, quia non cadit in definitione rei, sed tamen determinat et contrahit illam essentialiter: et ita, licet non constituat ipsam in se, tamen cum ipsa constituit aliquam essentiam, quia determinat gradum superiorem. Alio modo dicitur accidere alicui rei, quia nec constituit ipsam essentialiter, nec cum ipsa aliquod tertium per essentialem determinationem. Primo modo bene stat quod aliquid dicatur alicui accidere quatenus non est de quidditate eius, et tamen identificari cum illo dicatur: sicut rationale identificatur cum animali, licet non constituat ipsum; (436 a) tamen quia determinat et contrahit ipsum essentialiter, identificari potest cum eo in aliquo tertio quod constituunt: et consequenter etiam inter se, quia quae sunt eadem uni tertio, sunt eadem inter se. Quae vero secundo modo accidunt, non possunt identificari, sed necesse est quod sit aliquid distinctum realiter vel modaliter: et hoc modo se habet subsistentia respectu naturae, et similiter existentia; quia nec naturam essentialiter constituunt, neque essentialiter contrahunt et determinant ut aliquod tertium essentiale constituatur, sed rei constitutae adveniunt habenti omnia praedicata constitutiva.

[3] L’individuo è una divisione della specie che riguarda l’essenza. La sussistenza riguarda l’essere. Allora per costituure l’individuo esistente o sussistente, occorre l’aggiunta del sussistere, che riguarda l’essere, perché il sussistere è l’essere in sè (Cavalcoli).

[4] (13) n. XXXIV.

(440 b) Nos IGlTUR, ut ex ipsis D. Thomae verbis mentem D. Thomae eliciamus, SUPPONIMUS quod subsistentia non oritur ex natura secundum principia specifica, sed secundum principia individuantia et sìngularia: unde subsistentia origìnatìve importa t principia individuationis: formaliter vero est terminus seu modus quidam afficiens naturam singularem eamque complens; constat enim quod subsistentia est complementum et terminus naturae, reddens illam incommunicabilem: et sic neque convenit naturae in universali, sed in singulari: neque ut praedicatum quidditativum naturae; quia tam quidditas secundum praedicata constitutiva, quam natura in univers- (441 a) sali, communicabilitatem important. Et in Christo invenitur natura secundum omnia praedicata quidditativa, et secundum singularitatem: non tamen secundum subsistentiam. Quare D. Thomas aliquando sumit suppositum seu subsistentiam tantum formaliter pro ipso termino compIente naturam; aliquando etiam pro principiis individuantibus ex quibus originatur iste terminus subsistentiae. Et quando loquitur primo modo, docet distingui subsistentiam a natura etiam in rebus immaterialibus. Ouando vero sumit subsistentiam simul cum principiis individuantibus, docet non differre naturam et suppositum in rebus immaterialibus, bene tamen in rebus materialibus; eo quod in illis principia individuationis non differunt ab ipsa forma, quae per se redditur incommunicabilis: in istis vero superaddunt aliquid materiae, ut reddatur individuans et distinguens unum ab alio in eadem specie. ... In Deo autem, nec radicaliter, nec formaliter suppositum distinguitur a natura: quia pertinet ad eius quidditatem etiam in abstracto consideratam, a qua non distinguitur personalitas in re, sed solum secundum nostram considerationem.

[5] La sussistenza è l’esistenza in sé propria della sostanza, così come l’inerire o l’essere in altro è l’esistere dell’accidnte. Quindi la sussistenza sta dalla parte dell’essere e non dell’essenza. L’essenza determina il tipo di sussistenza. Un conto è la sussistenza della mosca e un conto è la sussistenza della farfalla (Cavalcoli).

[6] (14) Articulus 2. –

n. l bis

(442 a) Igitur, quod subisstentia sit ratio suscipiendi existentiam, et ita quod prius conveniat naturae quam eius existentia: indubitabile est in sententia D. Thomas distinguentis existentiam ab essentia, et attribuentis illam supposito, tamquam existenti ut quod: ita quod subistentia sit terminus naturae primo et per se, et antecedenter ad existentiam. Quod ex duobus constare potest. - Primo: quia subsistentia ex ipsa sua formali ratione intimior est naturae quam existentia; nam subsistentia causatur ex ipsa totalitate seu incommunicabilitate, tamquam pertinens ad complementum illius sub- (b) stantiae: et sic non est praedicatum ita contingens sicut existentia; quia existentia totaliter provenit ab extra, scilicet ex ipsa actione agentis, ita quod ratio conveniendi est ipsa actio quae ponit rem extra causas; subsistentia vero habet fundamentum et rationem conveniendi in ipsa natura, licet ut sit actu extra causas petat actionem agentis: nam substantia de se petit compleri complemento subsistentiae, curo ex sua natura sit ens per se existens. Unde magis intrinsece et per se, et per prius convenit ei subsistentia, quam quaelibet passio quae est accidens: siquidem subsistentia non est in alio praedicamento a substantia, sed ad illud reducitur tamquam complementum et modus eius; prius autem est et magis intimum substantiae compleri in sua entitate substantiali quantum ad modum per se subsistendi, quam ipsis accidentibus (quae sunt propriae passiones) adornari et affici, in ordine ad operandum vel ad alia accidentalia officia; et tamen maiorem connexionem habet substantia cum propriis passionibus, quam cum existentia: quia cum propriis passionibus fundat connexio- (443 a) nem necessariam et aeternae veritatis, cum existentia autem non potest fundare talem connexionem: ergo ei subsistentia prius et intimius conveniet quam existentia.

n. II

(443 a) Secundo hoc desurnitur ex. D. Thoma qui perpetuo docet existentiam non convenire naturae, nisi medio supposito: ita quod licet natura sit principium quo, tamen non redditur capax recipiendi existentiam ut quod nisi sit supposita, ut videri potest apud D. Thomam (Quodl. 9, a. 3; et III, 17, 2; III ad Annibald. d. 6, q. un., a. 2, ad 2) ubi inquit quod «proprie, nec partes nec accidentia habent esse, sed tantum suppositum completum»; et supra dixerat quod «esse aliquando est rationis, aliquando naturae; et quod esse naturae dicitur dupliciter, aliquando dicit actum primum, qui est rei essentia, quae est actualiter essendi principium: aliquando dicit actum secundum, qui est actus entis per essentiam , sicut lucere est actus Iucentis per ipsam lucem. Et primo modo dicitur esse de propositionibus, secundo modo de naturis, tertio modo de naturarum suppositis, quia est actus suppositi ut quod est, formae vero, ut quo est». Sic ergo curo exi- (b) stentia (sicut et quodlibet aliud praedicatum accidentale) necessario exigat subiectum quod, et non solum subiectum quo, sed sustentativum et susceptivum istarum formarum et denominationum ab ipsis; et (suppositum) respectu existentiae specialiter habet rationem subiecti: quia suppositum est id quod directe fit per productionem, siquidem productio terminatur ad totum et integrum, nec ante sistit productio, quam totum quod in aliqua re est producendum, sit productum: existentia autem convenit ratione productionis, quia per eam ponitur res extra causas in facto esse; - ergo illud (i.e. suppositum) est directe subiectum productionis seu productum per illam. Et praeterea, quia producens seu generans substantiam, intendit proclu­cere sibi simile, et propagare suam speciem: quod non fit nisi producendo integrum et completum individuum, in quo similitudo naturae salvatur: non enim qui producit manum vel pedem dicitur propagare naturam, sed qui producit personam seu suppositum quasi alterum se. Est ergo suppositum proprie et directe terminus productus, et consequenter proprie et per se susceptivum existentiae: quia proprie et per se est id quod fit, et consequenter id quod factum est; existentia autem est id quo aliquid est in facto esse.

 

[7] (15) n. IV.

(444 a) ... accidentia et subiectum inter se uniuntur, quia conve­niunt in uno subiecto seu supposito; et similiter existentia et natura non sic uniuntur quasi fiant unum, ita quod existentia sit natura, et natura existentia, vel quasi misceantur in uno tertio: sed uniuntur in uno, id est in supposito. Unde non prius intelliguntur uniri inter se, quam in illo uno, in quo coniunguntur. Et sic non solum unitur existentia immediata ipsi supposito, ut subiecto denominationis; sed etiam unitur ipsi supposito, ut immediate susceptivo existentiae, et tamquam ei quod est ratio recipiendi talem unionem, et costituendi unitatem ex illa resultantem; cum enim solum sit unio in uno, non unio qua fiant unum, non potest intelligi talis unio nisi interveniente supposito tamquam eo in quo fit unio: quia illa unio est in uno, id est, in supposito. 

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