L'essere nel pensiero[1]
di Giovanni di San Tommaso[2]
Padre Tomas Tyn
Seconda Parte (2/4)
6. L'essere per essenza contiene in sé tutte le perfezioni, l'essere per partecipazione invece è suscettibile di ricevere ogni possibile perfezione
Esse, ut participatum in essentia talis vel talis speciei, habet imperfectionem iuxta modum illius. L'essere in sé è ovviamente incausato e incausabile, ma l'essere partecipato all'essenza e secondo la misura dell'essenza è l'essere causato da un agente estrinseco ed è altresì un essere conseguente all'essenza, proporzionato all'essenza, e perciò limitato dall'essenza.
L'essere partecipato in quanto partecipato si dice «esistenza», ciò in virtù di cui una cosa semplicemente è, emerge dal nulla e da ogni potenzialità. Questo essere dipende dall'essenza [1] e ne segue i limiti e, come conseguente all'essenza, è qualcosa di meno perfetto di essa[2]. Essentia seu forma se habet ut principium et ratio existentiae: existentia vero ut effectus et complementum eius ... impossibile est autem quod id quod se habet ut effectus et accessorium seu complementum alterius, sit perfectius suo principali. Cum ergo ratio specifica et essentialis sit per se et principaliter in ipsa natura, oportet quod existentia quae salum participative et accessorie participat perfectionem specificam essentiae, secundum hoc imperfectior sit illa. L'esistenza è un qualcosa di aggiunto alla natura e tale da partecipare la ratio specifica di essa. Siccome poi ogni altra «essenza» accidentale si aggiunge a quella della sostanza, è ovvio che tutte le attuazioni di essere accidentale saranno pure aggiunte all'essere sostanziale fondamentale. Ogni accidente è in virtù dell'essere stesso e perciò risulta infinitamente inferiore all'ipsum esse, ma ogni accidente è anche un'attuazione della sostanza esistente in virtù dell'essere partecipato e quindi superiore all'essere partecipato in quanto partecipato[3].
7. Dipendenza dell'essenza dall'essere
L'essere partecipato, l'esistere di una tale determinata essenza finita, dipende dall'essenza e segue l'essenza, anzi, è in un certo senso formalmente causato dai princìpi formali dell'essenza, ma ben diverso è il caso dell'essere in sè che trascende ogni possibile essenza finita e la fa dipendere da sè come l'atto fa dipendere da se la potenza. L'essenza costituisce un'essenziale dipendenza dall'atto di essere il quale atto di essere le è dunque infinitamente superiore. L'essenza si definisce per il suo rapporto all'essere, sicché l'essenza finita consiste nel rapporto ad un essere non essenziale, non semplice, ma ricevuto e partecipato nel soggetto. Esse secundum se est posterius essentia, sed ordo ad esse in ipsa essentia imbibitur; et ita si esse est receptum, et consequentur finitum, ordo essentiae recipientis ad illud etiam constituet essentiam limitatam, utpote ordinatam ad limitatum esse.
Il limite dell'essere è l'essere ricevuto nell'essenza, il limite dell'essenza è essere ordinata all'essere da ricevere ovvero non identificarsi con l'essere, ma differire da esso come un modo particolare in cui l'essere si può realizzare[4].
8. Esse essentiae - esse existentiae
Esse essentiae provenit a forma costituente naturam, et est effectus formalis eius: quia non est aliud quam id quod in natura se habet per modum actus constituentis, et non potentiae.
Come si vede, nel significato che Giovanni da San Tommaso da all'esse essentiae non si trova per nulla quella grave deviazione di pensiero genuinamente tomistico che consiste nell'attribuire all'essenza un minimo di attualità indipendente dall'essere. L'essenza possiede un esse essentiae solo ed esclusivamente nell'ambito di una sostanza concretamente sussistente ed esistente, ovvero attuata dall'actus essendi partecipato.
L'essenza, così realmente esistente grazie all'essere, continua rispetto all'essere stesso a comportarsi come pura potenza. Eppure, in sè considerata, essa non è pura potenza, bensì un atto, atto però di un altro ordine, non atto entitativo, di essere, ma atto formale, di essenza appunto. Proprio la netta distinzione tomistica tra essenza ed essere consente all'essenza la sua legittima autonomia - potenza rispetto all'essere, in sé e rispetto alla sostanza da essa costituita l'essenza è un atto, un quo aliquid est. Ecco perché l'essere (formale) dell'essenza è effetto della forma, la forma costituisce l'essenza, sicché l'essere dell'essenza realmente esistente è la stessa attualità formale dell'essenza.
Esse ... existentiae est etiam effectus formalis formae: sed non formae constituentis quae est pars naturae: sed formae supervenientis naturae ex participatione agentis, et haec est existentia: et sic salvatur, quod omne esse est ab aliqua forma.
Più ancora dell'essenza l'esistenza è una «forma», ma una forma di ordine superiore e del tutto diverso dal piano formale-essenziale - infatti essa è a pieno titolo un quo aliquid est, addirittura un quo aliquid est simpliciter più che un quo aliquid est hoc vel illud. La forma costituente che entra nella natura (essenza) come una sua parte determina ad un genere e ad una specie, ma vi è al di là di essa una forma sopravveniente, aggiunta, contingente, trascendente ogni genere o specie, che è appunto l'essere partecipato o esistenza. Come l'essenza deriva dalla forma costituente la sostanza, così l'esistenza deriva dalla forma superiore ad ogni predicamento che è l'essere.
Nondimeno parlare di un essere dell'esistenza continua a sembrare un po' strano tenendo conto del fatto che solo un quod può esistere. Ora, l'esistenza non significa l'esse ipsum, bensì l'esse participatum in subiecto e così nulla proibisce parlare di un essere dell'esistenza.
L'effetto stesso dell'esistenza è duplice - uno, primario, il far emergere dal nulla e così l'esistenza trascende del tutto l'essenza costituente e produce questo effetto senza di essa. Al contrario l'esistenza nel soggetto assume le caratteristiche della natura del soggetto senza per ciò diventare tale natura o una sua parte. Che l'esistenza sia l'esistenza di questa cosa più che di quest'altra è dovuto ancora all'esistenza, ma all'esistenza partecipe dell'essenza e dei limiti di essa. In questo modo l'esistenza può essere detta effetto formale (partecipativo) dell'essenza.
Existentia (ut praecise habet hunc effectum qui est ponere rem extra causas) non provenit ullo modo a forma costituente, sed solum ab existentia terminante. (Ut limitata et determinata ad talem speciem habet) talem limitationem ... a natura, cuius est existentia, participative. Et hoc modo non inconvenit quod esse existentiae, ut limitatum et determinatum, sit effectus formalis formae secundario et participative; non tamen provenit ab ipsa forma secundum se et absolute, sed ut subest productioni agentis, et ab ipso accipit existentiam. Infatti, l'esistenza nel soggetto esistente mantiene la duplice caratteristica - una trascendente in quanto deriva ad ogni essenza finita essenzialmente dall'altro[5], l'altra immanente in quanto è profondamente esistenza di quella tale cosa e non di un'altra[6]: il primo è l'effetto dell'essere sull'essenza, il secondo è l'effetto dell'essere assieme all'essenza che, partecipe dell'essere entitativamente, imprime pure all'essere una sua partecipazione formale[7].
9. Posizione intermedia dell'essenza tra puro essere e puro nulla
Essentia, remota existentia, est nihil: sed sub illa est aliquid, recipiendo esse per illam, non per identificationem cum illa. Itaque est medium inter esse nihil, et esse aliquid per identificationem existens: scilicet esse existens per receptionem. L'essenza è un atto, ma non entitativo bensì formale e quindi un atto di ordine inferiore di attualità, sicché, rispetto all'esistenza, rispetto all'atto entitativo, l'essenza sola è un puro nulla, poiché tutto ciò che è, è tramite l'essere, tramite l'atto entitativo, nei riguardi del quale la stessa essenza, atto formale, è pura potenza. La dipendenza dell'essenza dall'essere non potrebbe essere espressa in termini più vigorosi e più autenticamente tomistici[8].
Sotto l'essere partecipato, l’esistenza che la attua, l'essenza è un qualcosa, senza però abbandonare del tutto le caratteristiche di potenzialità. Essa è dunque una potenza reale, una potenza attuata, una potenza che ha l'essere partecipato, ma non è l'essere stesso, né l'ipsum esse né l'esistenza ovvero essere partecipato. È un essere per ricezione non per identificazione[9]. Ciò che in nessun modo è un puro nulla, ciò che è per identificazione con l'essere è lo stesso essere sussistente; l'essenza distinta dall'essere ed attuata dall'essere partecipato sarà allora un ché di intermedio tra il nulla e il puro essere - essere esistente per ricezione ovvero per partecipazione[10].
(Dicimus) existentiam non esse indifferentem ad existendum ut quo et formaliter, cum in se non sit aliud quam ratio ipsa et actualitas praebens formaliter esse; potest tamen desinere denominative et ut quod, quatenus desinente natura cuius est existentia, etiam ipsa realitas existentiae non manet. L'esistenza in sé è ciò per cui è ciò che è, perciò a differenza dell'essenza che è una potenza entitativa l’esistenza non è indifferente rispetto all'esserci o meno. In questo senso tuttavia essa nemmeno propriamente è, perché non è sussistente, ma l'ultima forma del sussistente. Non in quanto forma (quo), ma unicamente in quanto del sussistente (radicata nel quod del supposito) l'esistenza è e solo così può anche cessare di esserci non direttamente, ma tramite il supposito che viene meno dall'essere[11].
Non c'è in nessun modo un regresso all'infinito come se l'esistenza esistesse tramite un'altra esistenza e così via, perché essa per se ipsam est sufficiens ratio reddens existentem naturam, et consequentur seipsam, quamdiu natura per ipsam dependenter ab agente existit. L'esistenza è dunque ciò per mezzo di cui esiste la natura ed essa stessa sussistente nella natura nella quale essa esiste non per un'altra esistenza, ma in virtù di se stessa[12].
II. LA SUSSISTENZA E IL PRIMATO DELLA SOSTANZA
10. Differenza tra sussistenza ed individuazione
Subsistentia reddit rem substantem et sustentantem alia, et in se existentem sine indigentia ulterioris communicationis ad aliud substans et sustentans: quod non facit sola individuatio et singularitas, ut patet in singularibus accidentium. La funzione della sussistenza è quella di rendere l'ente sussistente in sé (e non nell'altro) e di renderlo atto a sostenere altri enti inerenti (accidenti). In altre parole, la sussistenza costituisce l'essenza come sostanza. La sostanza poi, in virtù della sussistenza, è esistente in sé (l'essere partecipato segue il modo del sussistere - è in sé ciò che sussiste in sé) senza aver bisogno di essere comunicata ad un ulteriore soggetto sostentante. L'individualità non ottiene lo stesso effetto, ma solo quello di una terminazione minore, tanto è vero che le essenze accidentali sono individue, ma non sussistenti, perché hanno il loro termine supposizionale in un'altra natura, quella della sostanza; anche l'individuazione deriva loro dalla loro inesione alla sostanza, eppure essa riguarda intrinsecamente la loro natura.
Ratio est, quia singularitas solum opponitur universalitati, et naturam reddit contractam et incommunicabilem aliis inferioribus: subsistentia autem non opponitur directe universalitati, sed inhaerentiae, redditque naturam incommunicabilem ulteriori termino, ut sustentanti et substanti illi ... L'individualità termina l'essenza rispetto ai suoi inferiori opponendosi all'universalità; la sussistenza termina l'essenza rispetto ad un ulteriore soggetto di inesione opponendosi all'inerenza, sicché le due terminazioni sono formalmente diverse l'una dall'altra. L'individualità rimane nell'ambito della sola essenza, la sussistenza concerne sì, l'essenza, ma la dispone prossimamente alla ricezione di un qualcosa di esterno ad essa, dell'essere.
Licet hoc non nisi in singularibus possit inveniri, quia solum illa possunt habere esse: tamen diversas formalitates explicant singularitas et subsistentia, licet utraque incommunicabilis sit: quia incommunicabilitas singularitatis est respectu inferiorum, ne contrahatur per illa; incommunicabilitas subsistentiae est respectu termini ulterioris, ne sustentetur ab illo. L'individuazione precede la sussistenza così che non vi è sussistenza senza individuazione, ma vi è senz'altro individuazione senza sussistenza.
La distinzione formale rimane nonostante il legame di fatto delle due terminazioni perché diverso è l'opposto della terminazione nell'uno e nell'altro caso. L'individuazione si oppone alla contrazione, la sussistenza all'inesione ad un altro, ulteriore, termine sostentante. La sussistenza, a differenza dei princìpi individuanti, non fa parte della natura della sostanza, ma si aggiunge ad essa un po' come un punto si aggiunge ad una linea[13].
11. Modo sostanziale della natura (essenza)
Subsistentia proprie non recipitur in natura sicut accidentia: sed est modus naturae substantialis reddens illam terminatam et incommunicabilem, ut possit natura ipsa reddi substans seu sustentans alia. La sussistenza non è la stessa natura, ma un qualcosa di aggiunto ad essa, eppure è aggiunta non come un accidente, bensì come un modo della natura sostanziale cui essa appartiene e spetta ad essa «prima» della ricezione dell'essere e in vista di essa, perché solo una natura sostanziale supposizionalmente terminata è in grado di ricevere in sé ogni altra attuazione.
Non repugnat autem talem modum et terminationem, licet non pertineat ad conceptum naturae, immediate tamen illi advenire, quia complementum illius est ut terminatio eius: quod licet non constituat, complet tamen ordinem ad ipsum tamquam ad complementum sui generis, et non omnino extraneum a se. At vero accidentia non pertinent ad complementum naturae, neque illam terminant in suo proprio et substantiali esse, sed aliud novum esse superaddunt.
La sussistenza non rientra nella natura stessa, eppure non le è nemmeno aggiunta come una natura estranea, perché essa non è una natura affatto, bensì un termine. Gli accidenti al contrario, essendo aggiunti come delle vere e proprie quiddità, sono del tutto estranei alla natura della sostanza. Per conseguenza l'essere della natura sostanziale è lo stesso essere della sussistenza - l'essere cioè della sostanza la quale altro non è che l'essenza sostanziale sussistente.
L'essenza in sé non è in grado di ricevere l'esistenza, ma lo diventa solo tramite la sussistenza che ne fa un quod sussistente e non solo un quo costituente. Questa mediazione è dovuta al fatto che l'essere spetta all'essenza finita non essenzialmente, ma accidentalmente e quindi non in virtù dell'essenza stessa, ma in virtù di ciò che la costituisce soggetto. Similmente l'essenza non può ordinarsi all'azione se non tramite le potenze operative che sono accidenti aggiunti alla quiddità come sono accidentali le azioni stesse, mentre le potenze operative sono immediatamente derivanti dall' essenza perché hanno il ruolo di strumenti che completano la sostanza nel genere dell'agire.
Operatio est actualitas quaedam accidentaliter conveniens operanti creato, ideo non potest immediate ordinari ad operationem, sed mediante potentia, quae est accidens superadditum substantiae; ipsius tamen potentiae substantia est immediate capax, et immediate ab ea dimanat, quia se habet ut instrumentum complens substantiam in genere operativo. Come l'azione che è un accidente spetta all'essenza tramite una potenza operativa che è sì, accidente, ma anche complemento e strumento dell'essenza, così l'essere che conviene accidentalmente all'essenza (pur non essendo accidente)[14] le conviene mediante la sussistenza che pure è aggiunta all'essenza, ma a modo di un complemento e non di un qualcosa di estraneo[15].
Fine Seconda Parte (2/4)
THOMAS M. TYN, O.P.
A cura di
P. Giovanni Cavalcoli,
Fontanellato, 24 giugno 2026
L'essenza, così realmente esistente grazie all'essere, continua rispetto all'essere stesso a comportarsi come pura potenza. Eppure, in sè considerata, essa non è pura potenza, bensì un atto, atto però di un altro ordine, non atto entitativo, di essere, ma atto formale, di essenza appunto. Proprio la netta distinzione tomistica tra essenza ed essere consente all'essenza la sua legittima autonomia - potenza rispetto all'essere, in sé e rispetto alla sostanza da essa costituita l'essenza è un atto, un quo aliquid est. Ecco perché l'essere (formale) dell'essenza è effetto della forma, la forma costituisce l'essenza, sicché l'essere dell'essenza realmente esistente è la stessa attualità formale dell'essenza.
[1] Dipende non nel senso che l’essenza sia superiore all’essere, ma nel senso che l’essenza dà all’essere i limiti della sua presenza nell’essenza (Cavalcoli).
[2] Giovanni di San Tommaso non intende dire che l’essenza è più perfetta dell’essere, ma che il partecipato è inferiore all’essenziale. Non è l’essere in quanto essere ad essere meno perfetto dell’essenza, ma è l’essere in quanto partecipato (Cavalcoli).
[3] (6) (6) n. XXIII.
(471 a) ... saepe D. Thomas affirmat quod esse, ut participatum in essentia talis vel talis speciei, habet imperfectionem iuxta modum illius: ut dicit (I-II, 2, 5, 2m) quod «si consideretur ipsum esse prout participatur in hac re vel in illa quae non capiunt totam perfectionem essendi, sed habent esse imperfectum sicut est esse cuiuslibet creaturae: sic manifestum est quod ipsum esse cum perfectione superaddita est eminentius». Et (Verit. 20, 2, 3m; I 4, 2, 3m) docet ex D. Dionysio, quod licet «ipsum esse sit perfectius quam vita, et ipsa vita quam ipsa sapientia, si considerentur secundum quod distinguuntur ratione: tamen vivens est perfectius quam ens tantum quia vivens etiam est ens, et sapiens est ens et vivens». Denique secundum (b) D. Thomas, essentia seu forma se habet ut principium et ratio existentiae: existentia vero ut effectus et complementum eius (ut docet I, 42, 1, sm; 50, 5; et l-II, 111. 2); impossibile est autem quod id quod se habet ut effectus et accessorium seu complementum alterius, sit perfectius suo principali. Cum ergo ratio specifica et essentialis sit per se et principaliter in ipsa natura, oportet quod existentia quae solum participative et accessorie participat perfectionem specificam essentiae, secundum hoc imperfectior sit illa.
[4] (7) Quaestio 7, disputatio 7, articulus unicus. n. VI.
(549 a) ... cum dicitur quod esse est posterius essentia: respondetur quod esse secundum se est posterius essentia, sed ordo ad esse in Ipsa essentia imbibitur; et ita si esse est receptum, et consequenter finitum, ordo essentiae recipientis ad illud etiam constituet essentiam limitatam, utpote ordinatam ad limitatum esse.
[5] Probabilmente la parola “altro” è un errote di battitura. La parola giusta è “alto”. Infatti l’essere non deriva all’essenza dall’altro, ma dall’alto, cioè da Dio (Cavalcoli).
[6] L’esistenza di una cosa può essere considerata o come proveniente dall’alto, cioè da Dio creatore, oppure può essere considerata come immanente all’essenza. In quanto proveniente da Dio è superiore all’essenza. Ma in quanto l’essere partecipato è adatto a quella data essenza, qui l’essenza diventa condizione, causa e principio dell’esistenza, per cui l’essenza viene in qualche modo a stabilire i limiti dell’esistenza partecipata (Cavalcoli).
[7] (8) (8) Quaestio 3, disputatio 4, articulus 3.
n. XXXIV.
(461 a) ... esse est effectus formalis formae, loquendo in genere: sed est duplex esse, aliud essentiae, aliud existentiae. Esse essentiae provenit a forma constituente naturam, et est effectus formalis eius: quia non est aliud quam id quod in natura se habet per modum actus constituentis, et non potentiae. Esse autem existentiae est etiam effectus formalis formae: sed non formae constituentis quae est pars naturae: sed formae supervenientis naturae ex participatione agentis, et haec est existentia: et sic salvatur, quod omne esse est ab aliqua forma. - Quamvis etiam addere possumus, quod existentia dupliciter consideratur. Uno modo absolute ut praecise habet hunc effectum, qui est ponere rem extra causas: et sic esse existentiae non provenit ullo modo a forma constituente, sed solum ab existentia terminante. Alio modo consideratur existentia, ut limitata et determinata ad talem speciem, puta quod sit existentia hominis vel equi: et talem limitationem existentia habet a natura, cuius est existentia, participative. Et hoc modo non inconvenit quod esse existentiae, ut limìtatum et determinatum, sit effectus formalis formae secundario et participative: non tamen provenit ab ipsa forma secundum se et absolute, sed ut subest productioni agenits, et ab ipso accipit existentiam.
[8] L’essenza senza il suo essere è nulla. Ma l’essenza in quanto capace di ricevere quel dato atto d‘essere partecipato, è potenza. Se consideriamo l’essere in quanto essere, l’essenza dipende totalmente da questo essere, che è l’essere creato, senza del quale essa è nulla. Se invece consideriamo l’essenza come potenza di essere, allora essa dà al suo essere il modo e la misura di essere il suo essere (Cavalcoli).
[9] Cioè l’essenza non è identica al suo essere, sennò sarebbe Dio (Cavalcoli).
[10] Mentre il puro essere divino è totalmente alieno dal nulla, l’essere creato è un essere intrinsecamnte connesso col nulla. In questo senso è finito, ossia confina col nulla. Ma non è un nulla. In tal senso occupa una posizione intermedia fra l’essere divino e il nulla (Cavalcoli).
[11] Se l’essenza o supposito, vien meno, anche l’esustenza vien meno (Cavalcoli).
[12] (9) n. XXXVI.
... essentia, remota existentia, est nihil: sed sub illa est aliquid, recipiendo esse per illam, non per identificationem cum illa. Itaque est medium inter esse nihil, et esse aliquìd per identificationem existens: scilicet esse existens per receptionem. - Quod vero dicitur: etiam ipsam existentiam esse indifferentem ut sit vel non sit, cum sit entitas creata: Respondetur existentiam non esse ìndifferentem ad existendum ut quo et formaliter, cum in se non sit aliud quam ratio ipsa et actualitas praebens formaliter esse; potest tamen desinere esse denominative et ut quod, quatenus desinente natura cuius est existentia, etiam ipsa realitas existentiae non manet. Non tamen propterea exigit aliam existentiam sibi superadditam, ut existat: quia per se ipsam est sufficiens ratio reddens existentem naturam, et consequenter seipsam, quamdiu natura per ipsam dependenter ab agente existit.
[13] (10) Tomus I, pars I, quaestio 3, disputatio 4, articulus 1. n. II.
(431 b) ... subsistentia reddit rem substantem et sustentantem alia, et in se existentem sine indigentia ulterioris communicationis ad aliud substans et sustentans: quod non facit sola individuatio et singularitas, ut patet in singularibus accidentiaum. Et ratio est, quia singularitas solum opponitur universalitati, et naturam reddit contractam et incommunicabilem aliis inferioribus; subsistentia autem non opponitur directe universalitati, sed inhaerentiae, redditque maturam incommunicabilem ulteriori termino, ut sustentanti et substanti illi: ita quod subsistentia tollit dependentiam in existendo ab ulteriori termino seu subiecto, quam ponit inhaerentia. Et licet hoc non nisi in singularibus possit inveniri, quia solum illa possunt habere esse: tamen diversas formalitates explicant singularitas et subsistentia, licet utraque incommunicabilitas subistentiae est respectu termini ulterioris, ne sustentum ab (432 a) illo, et substet illi in existendo. Itaque subsistentia et natura considerantur sicut quantitas et punctum; quantitas enim, v.g. linea, componitur ex partibus, ita subisstentia non se habet ut pars componens substantiam, sed ut terminus reddens illam in se stantem, et incommunicabilem in existendo.
[14] L’essere conviene accidentalmente all’essenza perchè l’essenza può perdere il suo essere; quindi non è un predicabile, ma non è un semplice accidente, ma è un predicamento, perché è necessario all’esistenza dell’essenza (Cavalcoli).
[15] (11) n. XIII.
(435 a) ... subsistentia proprie non recipitur in natura sicut accidentia: sed est modus naturae substantialis reddens illam terminatam et ìncommunicabilem, ut possit natura ipsa reddi substans seu sustentans alia. Non repugnat talem modum et terminationem, licet non pertineat ad conceptum naturae, immediate tamen illi advenire, quia complemen- (b) tum illius est ut terminatio eius: quod licet non constituat, compIet tamen naturam in ratione termini; ideoque natura dicit immediatum ordinem ad ipsum tamquam ad complementum sui generis, et non omnino extraneum a se. At vero accidentia non pertinet ad complementum naturae, neque illam terminant in suo proprio et substantiali esse, sed aliud novum esse superaddunt. Unde non potest natura substantialis immediate ordinari ad tale esse recipiedum in ipsa natura sub conceptu naturae, sed mediante aliquo quod sit extra conceptum illius. Immo ad recipiendum ipsum esse substantiale existentiae, quia accidentaliter et non quidditative convenit, non potest immediate illud recipere sub conceptu naturae: sed sub conceptu subsistendi determinate et ut quod ( ... ). Est simile in ipsa substantia, in quantum operativa; nam quia operatio est actuaIitas quaedam accidentaliter conveniens operanti creato, ideo non potest immediate ordinari ad operationem, sed mediante potentia, quae est accidens superadditum substantiae; ipsius tamen potentiae substantia est immediate ab ea dimanat, quia se habet ut instrumentum complens substantiam in genere operativo. - Ad id vero quod dicitur de subsistentia divina: respondetur quod illa non distinguitur a natura divina, quia in Deo nihil extraneum recipitur, nec diversum esse habens: quod vero possit subsistentia divina terminare alienam naturam, hoc non es recipere aliquid adveniens naturae divinae, sed supplere vicem suppositi alieni terminando naturam creatam: ad quod non requiritur quod distinguatur a natura divina, sed a natura creata, quam terminat propter infinitam eminentiam quam habet ad supplendam vim suppositi proprii.

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