04 maggio, 2026

Immutabilità e causalità in Dio - Prima Parte (1/3)

 

Immutabilità e causalità in Dio

Prima Parte (1/3)

Intellectum valde ama

S.Agostino

 

Che cosa possiamo dire di Dio?

 

Molti oggi che respirano ancora il clima dello storicismo hegeliano, faticano ad accettare l’immutabilità divina, salvo che non seguano la filosofia di Severino, per il quale tutto è immutabile e predeterminato dal Destino. Infatti, accanto alla concezione storicistica del Dio che muta e diviene, soffre e patisce, si sta diffondendo una concezione di Dio ricavata dalla visione severiniana della realtà intesa come Assoluto, Uno-tutto, unico, immobile, necessario, infinito ed eterno, le cui infinite successive determinate apparizioni e sparizioni finite ed eterne costituiscono l’universo fisico e spirituale, ossia il mondo degli uomini e della storia.

Se il Dio hegeliano è volontà di potenza, azione storica, possibilità e novità continue, Wirklichkheit, effettualità, effettività ed efficacia concreta, trasformatrice ed operativa rivoluzionaria, il Dio che si ricava dalla metafisica di Severino, in quanto compiutezza assoluta, è un Dio, la cui potenza ha già attuato tutte le sue possibilità; ha già fatto tutto quello che poteva fare e nulla può aggiungere a quanto ha già fatto. Non abbiamo da attendere un futuro, perchè tutto è adesso, come tutto è sempre stato e tutto sarà come è adesso.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/immutabilita-e-causalita-in-dio-prima.html

Il nutrimento intellettuale che ci dà la metafisica si può paragonare alla manna di biblica memoria. Si tratta di un cibo insipido al senso, eppure di importanza vitale, perché mantiene in vita nel deserto di questo mondo. Ci pare un cibo insipido, anche se viene dal cielo, e ci viene il desiderio dei porri, dei meloni e delle cipolle dell’Egitto.  

Il concetto che appare più insulso in questo materialismo intellettuale è il concetto di Dio, concetto ricavato da quello dell’essere, che essendo il più universale, è il più astratto e il più lontano dall’esperienza sensibile, che riguarda il singolare materiale. Eppure Dio è in se stesso un ente singolarissimo, «Una singularis substantia spiritualis», come dice il Concilio Vaticano I.  Tuttavia, siamo daccapo, perché il concetto di sostanza è un concetto che, se è al di sotto dell’universalità di quello dell’ente, tuttavia per afferrarlo occorre un potere astrattivo capace di prescindere da infinite differenze inferiori, come per esempio il finito e l’infinito, il materiale e lo spirituale, il vivente e il non vivente e così via.

Similmente gli attributi divini non possono non essere concepiti in modo estremamente astratto, benchè possano essere ricavati per analogia dalle cose umane. Eppure, quale gioia più grande per il nostro spirito poterli determinare e indagare, considerando che la nostra beatitudine

A differenza da San Tommaso e dalla Sacra Scrittura, per i quali  la conoscenza dell’esistenza di Dio si raggiunge partendo da uno stato di ignoranza, per cui si arriva a conoscere o a sapere qualcosa (Dio) che inizialmente è ignorato e si giunge a questa conoscenza per mezzo di un termine medio inizialmente e immediatamente conosciuto (per ea quae facta sunt), per Hegel e per Bontadini  la via per giungere a sapere che Dio esiste è più semplice e più breve: si tratta semplicemente di prender coscienza e di chiarire ciò che già si sa immediatamente ed originariamente sin dall’inizio, prima di conoscere nell’esperienza sensibile ogni altra cosa («a priori»), e non si può non sapere senza cadere in contraddizione con se stessi e rendere impossibile il pensiero. 

Ma qui è evidente la confusione che Hegel e Bontadini fanno col principio di identità, che è il primum cognitum del pensiero insieme con l’intellezione dell’ente, per cui esso è la condizione prima per poter pensare, e la base prima di ogni pensiero e di ogni verità.

Bisogna osservare che mentre è impossibile pensare se non si pensa l’essere, è possibile pensare qualcosa anche senza pensare a Dio, e questo perchè il pensare l’essere o pensare qualcosa non coincide col pensare a Dio. 

Intuiamo l’essere, non Dio. L’intuizione dell’essere è la condizione e la premessa per arrivare a scoprire l’ipsum Esse, ma a questa scoperta arriviamo interrogandoci sulla causa degli enti, e mediante una nozione analogica dell’ente.

Immagini da Internet:
- Figura pensante, Guido Guidi 
- Ritratto del dottor Gachet, Vincent van Gogh 
 

Nessun commento:

Posta un commento

I commenti che mancano del dovuto rispetto verso la Chiesa e le persone, saranno rimossi.