Padre Tomas Tyn
3 maggio 1950-2026
In occasione dell’anniversario della nascita di Padre Tomas, penso di fare cosa gradita ai Lettori presentare alcune testimonianze sulla sua vita tratte dal mio libro “Padre Tyn. Un tradizionalista postconciliare”, Ed. Fede&Cultura, Verona, 2007.
Padre Giovanni Cavalcoli
Fontanellato 3 maggio 2026
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Brani tratti da: “Padre Tomas Tyn. Un tradizionalista postconciliare”, ed. Fede&Cultura, Verona, 2007, pp. 69, 133-137, 106-107, 115-118
http://www.studiodomenicano.com/testimonianze.htm
http://www.studiodomenicano.com/testi/CapitoloVIII_testimonianze.pdf
La Causa di Padre Tomas, tra le molte Cause di Beatificazione o Canonizzazione oggi in corso o già concluse, si distingue per questo fatto: che si tratta della Causa di un teologo, e queste cause - si potrebbe dire curiosamente - sono molto rare. Eppure sono tanto preziose! La luce che veramente ci attrae e ci convince non è la luce gelida e altera, ma è la luce calda, scaldata e scaldante dell’amore, è la luce che si profonde nell’amore e genera l’amore. La luz caliente, come diceva San Giovanni della Croce. “Luce intellettual, piena d’amore”, per dirla col divino Poeta. E questa è la luce dei santi, la luce che guida alla santità, è la teologia dei santi: è stata la teologia di Padre Tomas. E in ciò il Servo di Dio è stato perfetto Domenicano, perché sommo ideale domenicano è la sintesi di teologia e santità.
Ma perché sono così poche le Cause di teologi? Primo, perché i teologi sono pochi e, secondo, perché - ahimé! - tra di loro sono pochi i santi. Ma come mai? A tutta prima teologia e santità parrebbe che debbano andar perfettamente d’accordo: la teologia è conoscere Dio e parlare di Dio; la santità è vivere secondo Dio.
Necrologio del priore provinciale Padre Francesco Pierbon
(Da “Vita nostra”, periodico della provincia domenicana “Utriusque Lombardiae” del gennaio 1990, pp.21-22)
Soltanto pochi mesi fa non avremmo mai pensato di scriverti questa lettera, caro Padre Tomas, ma un male inesorabile ha stroncato la tua forte fibra nel volgere di poche settimane. Abbiamo cercato di strapparti alla morte con tutti i mezzi a nostra disposizione, soprattutto con la preghiera, ma alla fine abbiamo dovuto lasciarti andare, e tu all’alba del primo giorno di quest’anno hai spiccato il volo verso il cielo.
Siamo ancora senza parole, in preda alla confusione e allo sgomento. Non riusciamo a rassegnarci a non vedere più apparire la tua figura possente, a non incontrare più il tuo sguardo limpido e sereno, a non sentire più la tua voce squillante, a non godere più del tuo sorriso aperto e pieno di candore, della tua conversazione amabile, rivelante il tuo interiore equilibrio e la profondità del tuo pensiero.
Non riusciamo a capire perchè sia stata posta la parola fine alla tua giovane vita - avevi appena 39 anni -, una vita così ricca di opere buone, così benefica per noi e per tante anime in cerca di luce. Ma ti faremmo torto se non sapessimo inchinarci in spirito di fede alla divina volontà, anche se ci costa molto.
Il vuoto che ci lasci è immenso, sul piano degli affetti, dello studio, dell’insegnamento, dell’apostolato. Lo sappiamo che nella tua umiltà e modestia non vorresti sentirci dire questo, ma è la realtà e tu ora sai bene che risentiremo a lungo della mancanza di una personalità forte e sublime come la tua.
Ti siamo infinitamente grati per tutto quello che hai fatto, tra noi e con noi, in questi verdi anni della tua esistenza religiosa e sacerdotale, per gli esempi buoni che ci hai dato. Sei stato, rimani per tutti noi, un modello di uomo di Dio, animato da fede adamantina e da profonda pietà; di confratello sempre obbediente, umile, disponibile, amico di tutti, buono fino all’inverosimile; di domenicano amante della Verità, sempre intento allo studio e, in pari tempo, ricco di zelo per la salvezza delle anime. Abbiamo visto la folla, soprattutto di giovani, che è venuta a pregare per te. Siamo rimasti felicemente sorpresi al vedere quanta gente hai beneficato e ti è riconoscente, quanta gente ti voleva e ti vuole bene. Forse ti sei consumato in breve anche perché non ti sei risparmiato nel donarti alle anime e nel venire incontro alle necessità della nostra comunità, non ti sei mai rifiutato nel prestare la tua preziosa collaborazione ogni qualvolta era richiesta. Ora sentiamo un po’ di rimorso e ti chiediamo perdono se abbiamo abusato della tua bontà.
Caro Padre Tomas, ci piace pensarti ormai immerso nella pace e nella felicità del Paradiso, ove speriamo di raggiungerti un giorno. Di lassù continua a pregare per la nostra Provincia e in particolare per le vocazioni, come hai fatto nei giorni della tua sofferenza quaggiù. Ricordati di noi, perché possiamo seguire il tuo luminoso esempio. Non ti dimenticheremo mai, specie nelle nostre preghiere. Addio, caro e buono Padre Tomas!
Padre Domenico Abbrescia, OP
Storico dell’Ordine Domenicano
(Dal Bollettino di San Domenico, n.2, 1990, p.51-52)
A qualcuno potrà sembrare paradossale, a noi invece è parso un dono non aver visto Padre Tomas senza vita. Preferiamo portare dentro di noi l’immagine di lui vivo, sorridente, dinamico, sempre accogliente. Era veramente così, Padre Tomas, e ci sarebbe piaciuto poter raccogliere tanti episodi e scrivere i Fioretti di Padre Tomas, se avessimo avuto piena conoscenza della sua breve esistenza terrena perché la sua giovane vita ci sembra un prato segreto smaltato di fiori.
Noi viviamo di immagini degli altri, e le immagini non le costruiamo noi, ma si imprimono spontaneamente, da sé; come e perché questo accada, non sappiamo; certo, vi sono delle irradiazioni che si sprigionano in noi dagli altri e si depongono in silenzio, trasfigurandosi in immagini, nel fondo segreto del cuore, spesso a nostra insaputa. Il cuore di ognuno nasconde una propria costellazione di immagini, e noi viviamo di queste immagini, ci muoviamo a seconda della nostra costellazione interiore. Nel bene, ma anche nel male, purtroppo, perché si depongono in noi immagini buone e immagini meno buone degli altri. Come si formino tali immagini resta spesso un mistero, almeno per noi, ed è un mistero che è al di là della ragione, che non sempre si rende conto, ma non del cuore che invece sempre le accoglie.
Padre Tomas irradiava sempre un’immagine di sé in chi l’avvicinava o l’incontrava anche una sola volta. Irradiava e ispirava amore, comunicava amore e fiducia, ognuno ne restava avvolto, avvinto, ed era, il suo, un amore immediato, luminoso: una spiritualità fatta di luce e di trasparenza.
Eppure, c’era qualcosa in lui che sfuggiva, una specie di mistero inafferrabile, impalpabile, che non ci riusciva di cogliere e decifrare. Ora però, che Padre Tomas non è più fra noi, perché il Signore lo ha chiamato a Sé per offrirgli la corona d’oro da lui meritata con la propria giovinezza sacerdotale, non esiste più quell’impalpabile ed ineffabile mistero. Il mistero infatti si è dissolto, si è fatto rivelazione, e la rivelazione ci è stata offerta inconsapevolmente dallo stesso papà di Padre Tomas: ci trovavamo in difficoltà e facemmo un voto al Signore: se avessimo avuto un figlio, lo avremmo consacrato al Signore, avremmo desiderato che diventasse sacerdote, domenicano, buon teologo. Lo abbiamo detto molto tardi al nostro figlio.[1] Queste parole, questa rivelazione, ci hanno fatto comprendere quel che di misterioso avvolgeva la figura di Padre Tomas, e abbiamo scoperto, così, che egli era un dono del Signore: alla sua famiglia, alla comunità domenicana bolognese, alle sue figlie e ai suoi figli spirituali, alla Chiesa.
È proprio vero che spesso i doni si apprezzano maggiormente quando sono diventati ricordi: per noi, anche nostalgia e rimpianto.
Don Alfredo Morselli
Parroco di Stiatico (BO)
L’occasione che mi fece comprendere la sua santità, fu un episodio, che potremmo definire un “fioretto di Padre Tomas”.
Organizzavamo ogni anno, presso il seminario di Massa, una giornata di studi tomistici, in concomitanza con la festa di San Tommaso d’Aquino. I superiori mi chiesero se conoscevo un buon esperto di San Tommaso. “Padre Tomas Tyn”, fu subito pronta la mia risposta.
Le giornate di studi tomistici degli anni precedenti erano andate male: erano venuti infatti a parlare persone che avevano una conoscenza superficiale dell’Aquinate e che avevano presentato i loro libri piuttosto che San Tommaso; oppure studiosi che si erano espressi in un linguaggio tecnico incomprensibile per i più. Serviva dunque un oratore che fosse un vero discepolo del Doctor Communis e che si capisse quando parlava. Il rettore del seminario mi chiese: “Sei sicuro che il domenicano, che mi stai proponendo, abbia le caratteristiche di cui abbiamo bisogno? Guarda che, se sbagliamo, non so se potremo continuare con questa giornata di studi” (infatti la giornata tomista non era vista bene da una certa ala progressista). “E’ anche un sant’uomo, oltretutto...”, risposi deciso. “Allora invitalo”.
Uscii dall’ufficio del rettore di corsa e telefonai subito a Padre Tomas. Mi caddero un po’ le braccia quando il caro P. Tyn mi disse: “Mi dispiace tanto, ma ho tanti impegni; non riesco proprio a venire”. Insistetti un po’, ma P. Tomas sembrava irremovibile.
Tornai dal rettore a
dirgli come stavano le cose. “Insisti” mi disse, “richiama e insisti”.
Io andai e richiesi a P. Tomas: “Caro Padre, La prego, venga. Se non troviamo
un bravo oratore salta la giornata di studi tomistici: già che San Tommaso
ormai non lo si conosce più... Se anche
in quei posti dove si cerca di combinare qualcosa non si riesce a fare niente
di valido, siamo rovinati...”.
“Non insista, caro Alfredo, proprio non posso”. Al che io risposi: “Ha ragione Padre, ma io insisto solo per ubbidienza. So che Lei non può venire, ma io devo insistere per ubbidienza ai miei superiori”.
Al che Padre Tomas mi chiese: “Ah, Lei sta insistendo per ubbidienza?”. “Sì Padre, per santa ubbidienza”. “Allora io voglio premiare la sua ubbidienza. Verrò... Però mi deve lasciare il tempo di chiedere il permesso ai miei superiori, perché anch’io voglio venire per ubbidienza”.
E così, pochi giorni dopo, corsi da Massa a Bologna, a prendere P Tomas. Ricordo, ancora commosso, il viaggio in auto di andata e di ritorno: furono ore meravigliose, in cui il Servo di Dio si rese disponibile a spiegarmi tante cose.
Ma veniamo ora alla giornata di studi. Tanto i professori quanto i seminaristi rimasero a bocca aperta a vedere come P. Tomas, prima di iniziare la conferenza sul principio di finalità – era questo il tema dalla giornata – si era messo in ginocchio, per recitare con profonda pietà la preghiera attribuita a San Tommaso “Creator ineffabilis...”[2], da dirsi prima dello studio e della predicazione.
Le sue lezioni furono magistrali. Anche quei docenti che non erano particolarmente entusiasti di San Tommaso, rimasero soddisfatti.
Ma la cosa più bella di questa giornata fu la Santa Messa, dove veramente tutti potemmo vedere in Padre Tomas l’unione profonda di scienza e pietà; ricordo un confratello che disse: “Finalmente ho capito il carisma domenicano”.
Prima di quei giorni avevo potuto parlare con P. Tomas per breve tempo, e non ero riuscito ad intuire che la punta dell’iceberg della sua santità e della sua sapienza. Da allora fino alla sua morte, chiesi sempre aiuto a P. Tomas per tutte le questioni più importati della mia vita, con grande fiducia e confidenza.
Di tutto quello che mi ha detto, vorrei ancora ricordare come il nostro caro Servo di Dio ha veramente anticipato quella che è la linea dell’attuale pontificato di Benedetto XVI. Il Papa sta ribadendo che bisogna non porre discontinuità tra il Magistero attuale e quello del passato. Ricordo che P. Tomas mi diceva: “Vede caro don Morselli, i neomodernisti dicono «Ah, è tutto cambiato!»; gli pseudo-tradizionalisti dicono «Ah, è tutto cambiato!». Ma in realtà il Magistero non ha cambiato niente... Noi dobbiamo rimanere fedeli al Concilio contro le distorsioni del postconcilio”.
P. Tomas amava tanto celebrare secondo l’antico rito romano: può ora vedere dal cielo il Motu Proprio “Summorum Pontificum”, che restituisce piena cittadinanza nella Chiesa alla Messa detta “di San Pio V”. Questo documento è una grande grazia: non penso sia temerario affermare che esso è anche il frutto di tante sofferenze di molti, che hanno pianto e sospirato per questa Messa, rimanendo però sempre nell’obbedienza - sia disciplinare che dogmatica - al Magistero della Chiesa. E, tra questi, emerge come un gigante il caro e tanto compianto Servo di Dio P. Tomas Josef M. Tyn O. P.
Necrologio del priore conventuale Padre Patrizio Pilastro
(Dal “Bollettino d San Domenico”, n.4, 1990, p.109)
La visita del papa in Cecoslovacchia del 22 aprile di quest’anno ci è parsa una buona occasione per narrare le meraviglie di Dio e raccontare che il sacrificio di Padre Tomas è stato gradito al Signore (Dan 3,10). Tutto ha avuto inizio il 29 giugno 1975, solennità degli Apostoli San Pietro e San Paolo. Quel giorno Padre Tomas ha la grazia, con altri numerosi candidati, di essere ordinato sacerdote, a Roma, da papa Paolo VI. Mentre il papa posa le mai sul suo capo, Padre Tomas, già profugo con la sua famiglia nella Germania Federale, offre al Signore la sua vita per ottenere la libertà della Chiesa in Cecoslovacchia[3].
17 ottobre 1978: il card. Carlo Wojtyla, arcivescovo di Cracovia, viene eletto papa e assume il nome di Giovanni Paolo II. Padre Tomas, allora sottomaestro dei novizi nel convento di San Domenico di Bologna, con lo sguardo al televisore parla ad alta voce e come assorto in se stesso scandisce con grande intensità queste parole: D’ora in avanti non sarà più possibile che le cose continuino come prima[4]. Io, che gli ero vicino, non ho mai dimenticato quelle parole.
Padre Tomas percepiva più di noi che l’elezione del papa slavo rivestiva un significato religioso sconvolgente per i popoli dell’Est dell’Europa, e che la loro vita ne sarebbe stata coinvolta. Non avrebbe presto, infatti, gridato il papa: aprite le porte a Cristo!, esprimendo con quelle parole l’anelito di tutto un programma?
Padre Tomas ha confidato il proprio segreto non molto tempo prima del sorgere della sua malattia ad un giovane confratello[5], che dopo la morte di Padre Tomas l’ha confidata al Padre Priore conventuale e al Priore provinciale.
Soltanto il 22 aprile di quest’anno il sacrificio di Padre Tomas e il suo significato sono stati resi pubblici. In quella domenica il Santo Padre ha attestato con la sua presenza a Praga la riacquistata libertà religiosa in Cecoslovacchia. Il card. Tomasek, arcivescovo di Praga, ha dichiarato ad alta voce davanti al Santo Padre e a tutto il popolo: Questo giorno e questa prima Messa con il Santo Padre entrano nella nostra storia come una festa della libertà spirituale.
Impressionanti certe coincidenze: all’inizio e ai primi accenni della rivolta popolare in Cecoslovacchia (estate 1989) Padre Tomas accusa i primi dolori lancinanti del male. Quando la Cecoslovacchia riprende il cammino della democrazia e la Chiesa ritrova il cammino della libertà (inverno 1989), Padre Tomas, dopo lunghe sofferenze, conclude la sua immolazione (1° gennaio 1990).
Naturalmente della scoperta dell’offerta di Padre Tomas furono informati telefonicamente i familiari. Questi ritenevano che il cielo fosse rimasto sordo alle loro suppliche, ma ora ricevevano una risposta insolita, inaudita, sconvolgente. La spiegazione veniva, ora, dal loro stesso figlio. La sua morte dolorosa è stata un gesto d’amore, dell’amore più grande, proprio come si legge nel Vangelo: nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici (Gv 15,13). Naturalmente i genitori di Padre Tomas non riuscivano a capacitarsi di ciò: tanta era la loro commozione e consolazione.
A tutti gli altri, a quanti hanno avuto in Padre Tomas il Maestro illuminato e il sostegno spirituale, ecco che questa rivelazione fuori misura ridà coraggio. La pena di averlo perduto si muta in una nostalgia che è dolce sicurezza di sentirsi ancora amati dal Cielo.
Padre Tomas poteva e può far proprie le parole di Santa Caterina da Siena sul letto di morte: Figlioli carissimi, non dovete rattristarvi se io muoio, ma piuttosto rallegratevi. Tenete per fermo che io ho dato la vita per la Santa Chiesa. E questo, io credo, per una grazia eccezionale che mi ha concesso il Signore.
Brani tratti da: “Padre Tomas Tyn. Un tradizionalista postconciliare”, ed. Fede&Cultura, Verona, 2007, pp. 69, 133-137, 106-107, 115-118
http://www.studiodomenicano.com/testimonianze.htm
http://www.studiodomenicano.com/testi/CapitoloVIII_testimonianze.pdf
[1] Qui parrebbe di trovare una contraddizione tra queste parole del babbo di Tomas e la speranza dichiarata della mamma che Tomas scegliesse la professione medica. Ma ciò testimonia solamente del fatto che i genitori non hanno voluto spingere il figlio nella direzione da loro intimamente desiderata, ma lasciarlo pienamente libero di seguire la divina vocazione, la quale peraltro si è rivelata sorprendentemente conforme agli intimi e segreti desideri dei genitori.
[2] Creator ineffabilis, qui de thesauris sapientiae tuae tres Angelorum hierarchias designasti et eas super caelum empyreum miro ordine collocasti atque universi partes elegantissime distribuisti: Tu, inquam, qui verus fons luminis et sapientiae diceris ac supereminens principium, infundere digneris super intellectus mei tenebras tuae radium claritatis, duplices, in quibus natus sum, a me removens tenebras, peccatum scilicet et ignorantiam. Tu, qui linguas infantium facis disertas, linguam meam erudias atque in labiis meis gratiam tuae benedictionis infundas. Da mihi intelligendi acumen, retinendi capacitatem, addiscendi modum et facilitatem, interpretandi subtilitatem, loquendi gratiam copiosam. Ingressum instruas, progressum dirigas, egressum compleas. Tu, qui es verus Deus et homo, qui vivis et regnas in saecula saeculorum. Amen.
Traduzione italiana: Creatore ineffabile, che dai tesori della tua Sapienza ordinasti tre gerarchie di Angeli e li collocasti con mirabile ordine al di sopra dei cieli più alti ed egregiamente distribuisti le parti dell'universo: Tu, - io dico - che sei chiamato la vera fonte e il principio sovraeminente della luce e della sapienza, degnati di infondere sulle tenebre del mio intelletto un raggio del tuo chiarore, allontanando da me le doppie tenebre, nelle quali sono nato, cioè il peccato e l'ignoranza. Tu, che rendi eloquenti le lingue dei piccoli, rendi saggio il mio parlare e infondi sulle mie labbra la grazia della tua benedizione. Dammi acume nel comprendere, capacità di memoria, facilità e metodo nell'imparare, sottigliezza nell'interpretare, una copiosa grazia di parola. Suggerisci come iniziare, dirigi nel progredire, completa ogni risultato. Tu che sei vero Dio e vero Uomo e vivi e regni per tutti i secoli dei secoli. Amen. In Jesu et Maria.
[3] La testimonianza del Padre Bernhard Vosicky. Il monaco cistercense cecoslovacco di un monastero vicino a Vienna fu ordinato Sacerdote insieme con Padre Tomas Tyn a Roma nel 1975 per le mani di Papa Paolo VI. Poco prima della cerimonia Padre Tomas manifestò a questo religioso suo connazionale il suo intento di offrire la propria vita per la libertà della Chiesa nella sua Patria.
http://www.studiodomenicano.com/testimonianze/testimonianzavosicky.htm
[4] Egli sarà un ammiratore del fermo atteggiamento di Papa Wojtyla nei confronti dei Paesi comunisti, critico invece nei confronti del Segretario di Stato, card. Agostino Casaroli, il quale invece cercava di salvare in Cecoslovacchia il salvabile mediante accordi col governo per la nomina dei Vescovi. Padre Tomas forse non si accorse che, negli anni successivi, una delle principali cause della provvidenziale dissoluzione del regime comunista sovietico, fu certamente la collaborazione instauratasi fra il Papa e il suo Segretario di Stato: il primo (sostenuto dal Prefetto della CDF, card. Ratzinger), mantenendo chiara l’opposizione di principio tra cristianesimo e marxismo e suscitando, come è noto, in Polonia un potente movimento popolare ed operaio anticomunista; il secondo, con la sua abile diplomazia, contribuendo decisivamente ad avviare il blocco sovietico verso quella stima per la verità, la libertà, la democrazia e la vera giustizia sociale, che orientò i popoli dell’Est europeo, sotto la spinta del fallimento dell’economia marxista, a cercare un sistema politico e statale rispettoso di quei valori.
[5] Si tratta di Roberto Palazzoli, Fratello cooperatore, che assistette con amore Padre Tomas nella sua prova finale?
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