Trump e Papa Leone
Le due anime dell’America
Illi qui iusta bella gerunt, pacem intendunt
San Tommaso, Sum. Theol., II-II, q.40, a.1,3m
Un incontro estremamente importante
Questo confronto fra due americani che dominano la scena del mondo è interessantissimo. È il segno del prestigio che gli Stati Uniti sono riusciti a conquistarsi come Nazione emergente in tutta l’umanità con una relazione con le Nazioni Unite, le quali hanno gli Stati Uniti nel Consiglio di sicurezza e lo Stato della Città del Vaticano come osservatore.
Dal confronto tra questi due uomini, nell’orizzonte politico delle Nazioni Unite e nel rispetto delle sue istituzioni, collaborando con esse ed aiutandole nel loro compito di custode del bene della comunità internazionale, dipende la pace nel mondo. Non esiste nel mondo una potenza che possa competere in universalismo culturale, morale e politico con gli Stati Uniti e la Chiesa, una potenza che tanto influsso e autorevolezza abbia sull’umanità quanto gli Stati Uniti e la Chiesa cattolica.
Non c’è potenza politica mondiale che sia tanto vicina alla Chiesa quanto gli Stati Uniti, che fanno professione di fede in Dio nella loro stessa Costituzione, mentre l’Unione Europea, abbandonando il cristianesimo, si è vergognosamente rifiutata di accogliere l’invito di San Giovanni Paolo II a citare nella Costituzione le radici cristiane dell’Europa.
Con tale stolta decisione, l’UE ha mostrato una grettezza di mente, che l’ha fatta decadere dal perseguimento dell’alto ideale che si erano prefissati De Gasperi, Adenauer e Schuman nel porre le basi giuridiche della costruzione dell’unità politica dell’Europa.
In tal modo oggi l’UE mostra di essere guidata dal razionalismo cartesiano tipico della massoneria, incapace di apprezzare il polmone destro dell’Europa, cosicchè l’UE si trova adesso impantanata nella guerra esasperante con la Russia a causa dell’Ucraina, che sta durando da cinque anni. Ma non c’è dubbio che anche la Russia di Putin, Cirillo e Dugin[1], col loro fanatico insistere sulla Terza Roma, mostrano di essere eredi dell’imperialismo sovietico, e mostrano al mondo un volto sfigurato della santa Russia.
L’ecumenismo promosso dal Concilio fra cattolici ed ortodossi è ancora purtroppo lettera morta in Ucraina, sicchè NATO e Russia ne approfittano per contendersi il dominio sull’Ucraina. L’Ucraina invece avrebbe le carte in regola per costituire il laboratorio privilegiato di dialogo cattolico-ortodosso e con ciò stesso per costituire, anziché il pomo della discordia, il Paese mediatore fra Europa Occidentale ed Europa Orientale, per la formazione della vera Europa, che va dal Portogallo fino agli Urali.
Quanto agli Stati Uniti, essi, a giudizio di Maritain[2], sono il Paese che fra tutti meglio si presta alla realizzazione di quella nuova cristianità, che egli delineò in Humanisme intégral, e che ritroviamo delineata nella Costituzione pastorale Gaudium et spes del Concilio Vaticano II.
Le grandi potenze politiche che si trovano oggi ad operare sulla scena internazionale sono, oltre agli Stati Uniti, la Russia[3], la Cina[4], l’India, il sionismo internazionale, che si esprime nello Stato d’Israele[5] e nella grande finanza ebraica, la massoneria, che è alla guida dell’UE, il mondo islamico, diviso fra il sunnismo ragionevole egiziano e lo sciismo fanatico iranico, mentre le forze spirituali cristiane sparse nel mondo, cioè quelle cattoliche, normali, moderniste e passatiste, nonché quelle protestanti, anglicane ed ortodosse, influenzano in vari modi e misure lo scenario politico sia occidentale che orientale, ad esclusione del mondo islamico, dell’India e della Cina, che sono mondi in competizione col cristianesimo, nella convinzione o di esserne superiori (lo gnosticismo indiano, l’ebraismo, la massoneria e l’islamismo) o addirittura di condurlo all’estinzione (comunismo)[6].
Nelle altre potenze, compresi gli Stati Uniti, affiora il sospetto per non dire la certezza che in vari modi, palesi o sottintesi, nel fondo del loro atteggiamento nei confronti della comunità internazionale ci sia una volontà o desiderio di dominio sul mondo, considerata la parzialità della loro proposta e l’incapacità di essere veramente universale e attenta al vero e pieno bene comune.
Notiamo invece che l’Organizzazione delle Nazioni Unite è l’unica istituzione internazionale legittimamente abilitata a dirigere la comunità internazionale nel perseguimento del bene della medesima comunità, anche se purtroppo non dispone di adeguate forze d’ordine per far rispettare le risoluzioni prese dal Consiglio di Sicurezza.
Gli Stati Uniti sono la potenza politica
che offre la maggiore affidabilità
L’esempio di ordinamento politico che offrono gli Stati Uniti al mondo è quello di un regime democratico sorto in forza di un patto sociale, esemplarmente funzionante, di eccezionale stabilità, essendo tuttora in efficienza a partire dalla famosa dichiarazione di indipendenza dall’Inghilterra nel 1776. Nessuno Stato democratico al mondo può vantare da quella data una serie così numerosa di presidenti democraticamente eletti e un succedersi così regolare, sempre su base costituzionale, di eventi politici.
Il popolo americano ha una origine del tutto unica, molto interessante e molto apprezzabile. Esso non risulta da una base naturale etnica unitaria nata e residente in dato territorio, ma trae origine da una decisione della volontà, da un desiderio di felicità e da un bisogno di libertà, che a sua volta ha avviato un fenomeno migratorio di genti risultanti da coloni inglesi e da altre genti successivamente aggiuntesi, attirate dal programma di convivenza civile ideato da questi coloni al fine di organizzare nel nuovo territorio di residenza una nuova società, indipendente da quella inglese, dalla quale avevano patito ingiustizia, e basata su princìpi di libertà, fraternità ed uguaglianza e di rispetto dei diritti universali dell’uomo, anche se esiste un nucleo originario inglese, che però successivamente si è arricchito con l’apporto di altri gruppi etnici provenienti dall’Europa e successivamente da ogni parte del mondo, desiderosi di condividere il programma di vita americano, nel rispetto delle leggi che si era dato, constatando i buoni risultati della messa in pratica del suo programma di convivenza umana e civile.
Ci sono alcune cose interessanti di questa iniziativa collettiva e concorde di fondare una nuova società in una nuova organizzazione statale. Quella che appare anzitutto, sorprendente nel mondo di oggi così pervaso dall’ateismo o dall’agnosticismo, fu la volontà di tutti di fondare una società politica e statale, la cui costituzione dichiarasse pubblicamente la propria fiducia in Dio - in God we trust -.
In secondo luogo è da notare l’impostazione pluralistica e liberalistica della nuova organizzazione statale, senza favorire l’individualismo e l’anarchia: non un unico Stato ma una federazione di Stati sotto un’unica direzione federale; non una religione di Stato ma la libertà religiosa, con l’obbligo di tutti di rispettare la religione naturale; non il primato del bene comune sulla persona, ma il primato della persona sul bene comune.
Questo sistema politico rispetta la concezione aristotelica basata sul principio di analogia: e pluribus unum, come leggiamo nello stesso stemma degli Stati Uniti. Mentre univocità dell’essere conduce al monismo, all’assolutismo e al totalitarismo, il sistema basato sul concetto analogico dell’essere unisce l’uno con i molti, assicura l’unità di bene privato e bene pubblico, e quindi garantisce la giustizia sociale nella libertà dei singoli, unisce la gerarchia con la parità, l’opinione al sapere, la libera scelta con l’obbligo morale, la coercizione con la persuasione, la dolcezza con la forza, la misericordia con la giustizia.
Questo sistema, come già indicò Aristotele, unisce la monarchia, (l’unità), con l’aristocrazia (il merito, la virtù, la pluralità) e con la democrazia (l’uguaglianza, la libertà, la totalità). Per il rispetto di questi ideali la Costituzione americana deve considerarsi un modello per tutti quegli Stati che vogliono vivere a lungo, nella giustizia, nella libertà e nella pace. E la cosa da notare è che questa stabilità non dipende da nessun conservatorismo, perché, al contrario, la società americana è estremamente dinamica e sempre in movimento, sempre alla ricerca del progresso, del rinnovamento, del miglioramento.
Nel contempo la famosa dichiarazione dei diritti dell’uomo è un punto fermo e fà da coagulante sacro, indiscutibile e irrinunciabile per l’intera società. Spontanea nel cittadino americano è la percezione dei valori pratici di fondo essenziali, che non devono e non possono mutare, senza che vengano meno le basi della civile convivenza.
Tutti d’altra parte conosciamo i difetti della società americana: la ricerca del successo personale e del possesso personale delle ricchezze, trascurando le necessità dei poveri, la diffusa licenziosità sessuale, le armi da fuoco nelle mani di privati, la debolezza dell’assistenza pubblica e dell’istituto familiare, un eccessivo attaccamento alle scienze sperimentali e scarsa attitudine alla sapienza metafisica, la libertà a prescindere dalla verità.
È chiaro d’altra parte che gli Stati Uniti, appoggiati dall’ONU ed appoggiando l’ONU, hanno la possibilità od opportunità di avvertire o fermare con la minaccia dell’uso della forza quelle potenze che volessero disturbare il bene comune della comunità internazionale, senza tralasciare nel contempo ogni sforzo diplomatico per trovare vie pacifiche alla soluzione delle controversie e dei problemi della giustizia.
Quali sono i termini della questione?
Il recente scontro verbale tra il Papa e Trump è estremamente significativo ed ha un valore storico. L’immediata reazione di sdegno di molti, anche non cattolici, contro Trump e l’appoggio dato alle parole del Papa non è solo comprensibile, ma anche giusta. Tuttavia occorre saper trovare l’aspetto di verità nelle parole di Trump, così come non possiamo non avere qualche perplessità circa qualcuna delle parole del Papa.
La questione che essi hanno toccato è molto seria e ci coinvolge tutti dal punto di vista della nostra stessa sopravvivenza fisica. Il Papa insiste nel condannare ogni guerra. È chiaro che egli con questo termine intende «odio reciproco» o «violenza omicida». Per forza allora bisogna condannare ogni guerra e non possiamo parlare di «guerra giusta», perché sarebbe come dire un peccato giusto.
Ma resta sempre il problema dell’uso giusto delle forze militari. A mio modesto avviso, il Papa dovrebbe toccare questo argomento, tanto importante e tanto discusso, perché è anche con il giusto impiego delle forze armate che si raggiunge la pace, quando le trattative si rivelano impossibili.
Una condanna indiscriminata delle operazioni militari scoraggia gli stessi militari dal compimento del loro dovere, demotiva la loro scelta e li fa quasi sentire in colpa[7]. Inoltre può avere l’effetto di dissuadere i giovani dal prestare il servizio militare o di demotivare le forze armate. L’antico motto romano Si vis pacem, para bellum, per quanto possa apparire paradossale ha un aspetto di verità. Sappiamo infatti come anche in medicina, quando i farmaci non bastano, occorre l’intervento chirurgico.
Se si dovesse mettere in pratica alla lettera la condanna di ogni guerra, occorrerebbe sciogliere tutte le forze armate ed abolire tutte le armi. Ma ha senso tutto ciò? Noi non siamo ancora nella terra dei risorti, dove ci sarà l’amore universale. Per adesso risentiamo delle conseguenze del peccato originale, per l,e quali è impossibile che tutti riescano con la semplice ragione a fermare tutte le spinte all’odio e alla violenza. E per questo, in questi frangenti, l’unico modo per fermarle occorre l’uso moderato della forza. La rinuncia a questo mezzo, quando si ha la possibilità di usarlo, non risolve le ingiustizie né porta alla pace, perchè i prepotenti ne approfittano per continuare le loro angherie.
Il famoso «schiaffo nella guancia», di evangelica memoria, stupidamente deriso da Nietzsche, nulla ha a che vedere con la giustificazione del violento o con la proibizione della guerra giusta, ma significa semplicemente il dovere della mitezza, della disponibilità, della pazienza e della tolleranza, apprezzando i lati buoni presenti anche nei nemici.
Ritengo che quanto San Tommaso, riprendendo il pensiero di Sant’Agostino[8], insegna sulla questione della giusta guerra (bellum iustum)[9], punto che è stato oggetto in passato di molti dotti commenti, conservi intatto il suo valore, sicchè proprio al fine di preparare l’avvento della pace, occorrerebbe a mio modesto avviso che il Papa riprendesse questa saggia dottrina dell’Aquinate. Certo l’Aquinate non conosceva le armi atomiche, ma appunto il suo insegnamento è tuttora valido in riferimento alle armi tradizionali.
Nella visione cristiana, che poi è qui profondamente umana, guerra e pace non di oppongono così nettamente come a tutta prima potrebbe sembrare. Esiste infatti una giusta guerra che porta alla pace e una falsa pace che porta alla guerra. Certo, pace e guerra non possono coesistere simultaneamente, come non può esistere il simultaneo uso e il non uso delle armi. Il semplice non uso delle armi in clima di ingiustizia è già una guerra, e l’uso delle armi per ottenere giustizia è già una pace. La guerra scomparirà del tutto in paradiso, laddove ogni giustizia sarà compiuta, mentre rimarrà nell’inferno a tormento dei dannati fautori di ingiustizia.
È chiaro che occorre assolutamente abolire subito le armi atomiche; ma non avrebbe senso abolire quelle da fuoco. Trump ha accusato il Papa di debolezza e di sbagliare in politica estera, lasciando che l’Iran costruisca l’atomica e di recar danno ai cattolici. Il Papa lo ha rimbeccato accusandolo velatamente di essere un prepotente guerrafondaio, mentre egli non fa che predicare il Vangelo. Ora, è chiaro che non si può escludere in Trump una tendenza in questo senso, per cui il Papa gli fà un giusto richiamo. Ma d’altra parte non ci è forse lecito chiederci con franchezza come mai il Papa non cita quelle parole del Vangelo dove Cristo dice di essere venuto a portare una spada?
Secondo me Trump ha inteso dire, sebbene con un tono arrogante del tutto sconveniente, che se il Papa non approva la politica militare americana di intimidazione nei confronti dell’Iran, indirizzata a dissuaderlo dal costruire l’atomica, l’Iran realizzerà il suo progetto con grave pericolo per tutti, compresi i cattolici.
Se proprio Trump ha inteso dire questo, tali parole sono da prendere in considerazione. Infatti, se è giusto e doveroso abolire gli armamenti atomici, non è giusto ed è dannoso per la pace rinunciare all’impiego delle forze armate. Trump è fortemente preoccupato per l’odio dell’Iran sciita nei confronti di Israele, anche perchè probabilmente sollecitato dalla potente componente ebraica americana.
Effettivamente l’Iran sciita, erede dell’antico dualismo manicheo, sembra orientato a far funzionare insieme con l’India, la Cina e la Russia, quel Partito eurasiatico che è stato progettato dal filosofo russo Alexandr Dugin come forza apocalittica destinata a sconfiggere l’Occidente corrotto ed eretico.
Il retroterra teologico della geopolitica totalitaria e guerrafondaia di oggi è dato dalle due grandi correnti della teologia modernista di oggi, che sono il monismo parmenideo di origine indiana, e il dualismo dialettico hegeliano, di origine manichea persiana. Cristo ci insegna che dobbiamo evitare tanto il monismo panteista del buonismo escatologico alla maniera di Origene, quanto la doppiezza e l’ipocrita parità e reciprocità del bene e del male alla maniera del Dio dialettico di Hegel.
Come sappiamo, l’antica religione iranica rivive nel Zarathustra di Nietzsche. Il male è divino quanto il bene. Questo dualismo riappare nella dialettica hegeliana. Heidegger nel suo Nietzsche[10], interpreta la nicciana volontà di potenza come la concezione nicciana dell’essere. Gustave Thibon[11] vede invece in Nietzsche un nemico dello spirito e un apologeta del materialismo ateo. L’attualità di Nietzsche appare nel suo delirio di onnipotenza[12] e nel suo odio feroce contro il cristianesimo. Nietzsche suo malgrado ci dissuade dal buonismo origenista e ci ricorda che il destino dell’uomo sta nella lotta fra Cristo e l’anticristo[13].
Infatti la prospettiva escatologica che ci viene offerta dall’Apocalisse non prevede la scomparsa dei nemici e neppure la conversione dei nemici in amici, ma è la vittoria dei giusti sui loro nemici, gli empi. Dunque è evidente l’aspetto agonistico della vita cristiana. Per questo la Chiesa ha condannato il buonismo origeniano come eresia.
Se dobbiamo, come dobbiamo, predicare il Vangelo nella sua integralità, dobbiamo recuperare l’aspetto apocalittico, che è sempre stato oggetto della predicazione cristiana e non si capisce per quale motivo oggi viene tralasciato, col rischio che se ne approprino certe sètte di esaltati, con grave danno per la serenità e serietà della vita cristiana. Dall’umanità futura scomparirà quindi ogni male di colpa, ogni peccato, ma non il male di pena, al quale saranno soggetti coloro che non hanno voluto accogliere il regno di Dio.
La prospettiva finale dell’umanità
Non ci vuol molto per capire che stiamo vivendo dei tempi che sprigionano dei sinistri bagliori escatologici, in quanto l’eventualità di un conflitto nucleare ci prospetta la minaccia di uno scenario terrificante: la fine sconvolgente di questo mondo. Ed effettivamente San Pietro (II Pt 3, 1-13) prospetta questa fine in termini che fanno pensare ad un conflitto nucleare, benchè ovviamente l’Apostolo non poteva immaginare nulla del genere.
Ma una cosa che dobbiamo notare è che la vera prospettiva escatologica non è, come molti oggi credono, quella buonistica di stampo origenista della riconciliazione finale di tutti gli uomini fra di loro, della salvezza universale e della scomparsa di ogni male. Non è questa la vera visione cristiana.
La prospettiva finale dei giusti è la vittoria con Cristo contro i suoi nemici. La conciliazione è operabile solo tra gli uomini di buona volontà, i fedeli di Cristo. Ma esistono nemici di Cristo, i seguaci dell’anticristo, nemici implacabili, con i quali la conciliazione è impossibile, per cui essi dovranno assoggettarsi a Cristo non per amore ma per forza.
Una predicazione integrale del Vangelo non può nascondere questo aspetto, che fa capire esattamente qual è la prospettiva di pace per la quale il cristiano lavora, soffre e combatte. È una pace che non nasce solo da una conciliazione, ma anche da una vittoria. È sì unificazione dei giusti fra di loro, ma è anche separazione dai malvagi. È sì conquista della libertà fra i liberi, ma è anche liberazione dai tiranni. È frutto certamente del dialogo e della persuasione, ma anche del sacrificio del soldato del Cavaliere apocalittico, che «combatte con giustizia» (Ap 19,11) e che muore combattendo per la conquista del Regno (Mt 11,12).
Padre Giovanni Cavalcoli
Fontanellato, 9 maggio 2026
Quanto agli Stati Uniti, essi, a giudizio di Maritain, sono il Paese che fra tutti meglio si presta alla realizzazione di quella nuova cristianità, che egli delineò in Humanisme intégral, e che ritroviamo delineata nella Costituzione pastorale Gaudium et spes del Concilio Vaticano II.
Credo che il leader spirituale sul quale oggi in tutta l’umanità maggiormente sono puntati gli occhi, che appare il più affidabile, il più disinteressato e che gode del maggior prestigio e credibilità, sia il Papa. Papa Francesco ha contributo a creare questa figura. Ciò che del suo insegnamento ha maggiormente impressionato il mondo è stato il messaggio della fratellanza universale e del dovere della misericordia.
Ritengo che quanto San Tommaso, riprendendo il pensiero di Sant’Agostino, insegna sulla questione della giusta guerra (bellum iustum), punto che è stato oggetto in passato di molti dotti commenti, conservi intatto il suo valore, sicchè proprio al fine di preparare l’avvento della pace, occorrerebbe a mio modesto avviso che il Papa riprendesse questa saggia dottrina dell’Aquinate. Certo l’Aquinate non conosceva le armi atomiche, ma appunto il suo insegnamento è tuttora valido in riferimento alle armi tradizionali.
Ma una cosa che dobbiamo notare è che la vera prospettiva escatologica non è, come molti oggi credono, quella buonistica di stampo origenista della riconciliazione finale di tutti gli uomini fra di loro, della salvezza universale e della scomparsa di ogni male. Non è questa la vera visione cristiana. ... La prospettiva finale dei giusti è la vittoria con Cristo contro i suoi nemici. … Una predicazione integrale del Vangelo non può nascondere questo aspetto, che fa capire esattamente qual è la prospettiva di pace per la quale il cristiano lavora, soffre e combatte. È una pace che non nasce solo da una conciliazione, ma anche da una vittoria.
Immagine da Internet
[1] La Quarta teoria politica, Edizioni ASPIS, Milano 2022.
[2] Réflexions l’Amérique, Librairie Arthème Fayard, Paris 1958.
[3] Giovanni Codevilla, Da Lenin a Putin. Politica e religione, Jaca Book, Milano 2024.
[4] Una breve storia della Repubblica Popolare Cinese, cura di Zhang Xingxing, Anteo Edizioni, Cavriago (RE) 2024.
[5] Claudio Vercelli, Israele. Storia dello Stato, Editrice Giuntina, Firenze 2023,
[6] Ci è però di consolazione il fatto che in Cina vi sono dei teologi cattolici tomisti. Il teologo domenicano di Bologna, Antonio Olmi, è in contatto con loro.
[7] Infatti, come si sa, agli inizi del cristianesimo certi militari che si facevano cristiani si sentivano in dovere di abbandonare l’esercito, pagando anche con la vita questa scelta.
[8] Il Papa, che è un Agostiniano, potrebbe riflettere sulle parole del grande Maestro.
[9] Sum. Theol., II-II, q.40.
[10] Adelphi Edizioni, Milano 2013.
[11] Nietzsche o il declino dello spirito, Edizioni Paoline, Alba 194.
[12] Che è stato il principio ispiratore del nazismo.
[13] L’Anticristo di Nietzsche e l’Anticristo della Bibbia, in Sacra Doctrina, 2, 1998, pp.77-134.
Articolo molto 'coraggioso' di cui si avvertiva l'esigenza nel contesto attuale. Quasi tutto il mondo cattolico è purtroppo appiattito sulla narrazione ufficiale che vede Trump come nemico di Leone XIV e quindi della chiesa cattolica. Alfieri del laicismo più ostentato s'improvvisano custodi della fede e indossano la divisa di guardia svizzera. Tutta la galassia CEI risponde a comando , felice di poter ricalcare finalmente il clichè bergogliano dell'atavico odio contro gli USA. Anche i blog tradizionalisti, inclini al 'complottismo' e vicini alla destra radicale, si allineano in maniera imbarazzante sottolineando l'apporto delle frange evangeliche e sioniste nell'amministrazione USA. Queste ultime sono senz'altro presenti e non da oggi ma fino all'attacco all'Iran non avevano avuto grande voce in capitolo.
RispondiEliminaL'attacco all'Iran è stato il momento di rottura col mondo MAGA di cui Vance rappresentava l'ala cattolica. Tutto ciò però non può nascondere il fenomeno in corso nella società americana. Fenomeno che consiste in una silenziosa ma tangibile rinascita del pensiero cattolico anche nelle classi dirigenti. Qualcuno ha parlato di risveglio in tempi non sospetti. Il protestantesimo ha infatti esaurito tutta la sua potenzialità. I limiti del pensiero evangelico si sono scontrati con la dura realtà economica. Il mondo WASP non è in grado di far fronte alla crisi e dare risposte alle fasce più deboli. Il mondo Woke nega alla base il ruolo dell'uomo come concepito in Genesi e di conseguenza nega le possibilità di sviluppo. Il cattolicesimo può invece ancora garantire un adeguata crescita e al tempo stesso offrire una ragionevole quota compassionevole verso gli ultimi e la classe media. Quegli 'hillbilly' venuti giù dalle montagne dei quali Vance rappresenta l'esempio più emblematico.
Prevost conosce bene quella realtà , perchè oltre ad essere un attento osservatore ne ha testimonianza in casa col fratello Louis. Può sembrare una battuta ma va ricordato che tre giorni dopo il rifiuto opposto a Vance in Vaticano , Louis è comparso alla Casa Bianca invitato da Trump. In ogni caso la Chiesa cattolica non può permettersi una guerra agli USA, anche se Prevost continua con le nomine dal Sud del mondo (in stile bergogliano)
Caro Angheran,
Eliminami sembra che l’attenzione che Papa Francesco ha riservato alla Chiesa dell’America Meridionale, dell’Africa e dell’Estremo Oriente, venga effettivamente ripresa dal Papa attuale. Ma questo mi sembra un bene, in quanto aumenta nella Chiesa la voce popolare e delle nuove generazioni.
Questa nuova realtà ecclesiale, in comunione col Papa, può secondo me esprimere una forza morale, che può dire la sua voce a favore della pace. Si potrebbe dire che è la voce dei poveri nella Chiesa.
Secondo me questa voce non disturba il valore degli Stati Uniti come grande popolo democratico, al quale spetta il primato nella realtà cattolica mondiale. Tuttavia questa voce può richiamare gli Stati Uniti ad essere più attenti ai bisogni delle grandi masse umane che nel mondo chiedono la giustizia e la pace.
Io credo che questa politica possa frenare la penetrazione in Africa e nel mondo del comunismo cinese. Nel contempo credo che questa attenzione all’America del Sud e all’Africa possa servire anche a frenare l’espansione islamica. Speriamo che Trump si renda conto di questo e sia più rispettoso dei piani evangelizzatori del Papa.
Carissimo p. Giovanni in questo suo articolo cita il giudizio di Maritain sugli Stati Uniti definiti come “il Paese che fra tutti meglio si presta alla realizzazione di quella nuova cristianità, che egli delineò in Humanisme intégral, e che ritroviamo delineata nella Costituzione pastorale Gaudium et spes del Concilio Vaticano II.
RispondiEliminaMi permetta di esprimere alcune osservazioni su due fenomeni storici che hanno caratterizzato la storia di questo Paese: “il genocidio dei nativi” e “ed il razzismo derivato dallo schiavismo” e che ancora influiscono e determinano la pacifica convivenza tra le diverse etnie presenti.
«Noi riteniamo che queste verità siano di per sé evidenti, che tutti gli uomini sono stati creati uguali». Con queste parole inizia il secondo capoverso della Dichiarazione di Indipendenza sottoscritta dai rappresentanti delle 13 colonie nel 1776, che prosegue “…e che sono dotati dal loro Creatore di certi inalienabili diritti fra i quali quelli alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità”
Ma dopo queste solenni parole è seguita però una storia dolorosa: il genocidio a danno di milioni di indiani, anzi, per meglio dire, “nativi americani”, provocato da colonizzatori provenienti dai “civili” luoghi dell’Inghilterra, della Spagna, del Portogallo. Si contarono tra i 50 e i 100 milioni di indigeni uccisi in nome del “sogno americano”. Il primo sterminio lo produssero le malattie portate dagli europei (si calcola che in appena mezzo secolo scomparve almeno l’80% dei nativi); il resto lo fecero secoli di “conquiste”, di ricerca dell’oro, del mito del Far West, spesso con il pretesto di convertire quei popoli “dimenticati da Dio” al cristianesimo per opere delle molteplici sette cristiane. E cosa dire poi del fenomeno dello “schiavismo” e della “segregazione razziale” in seguito al trasferimento con la forza tra i 9,4 e i 12 milioni di esseri umani dall’Africa ai principali porti del continente americano, dando vita al secondo caso di deportazione più grande nella storia dell’uomo. Il traffico di esseri umani consisteva nella cattura e nella vendita, da parte dei negrieri, di milioni di uomini, donne e bambini che venivano trasferiti oltreoceano e costretti a lavorare nei campi di cotone dei proprietari terrieri del Sud in condizioni durissime di vita cui ove subivano sistematicamente atti di razzismo.
I principi egualitari enunciati nella Costituzione americana, sebbene universali, si ritenevano implicitamente limitati ai bianchi americani e non furono estesi alla popolazione di colore né ai nativi. Mi dispiace definire la discriminazione razziale come il peccato originale degli Stati Uniti d’America. Il cristianesimo, negli Stati Uniti, giocò un ruolo cruciale nel legittimare una visione del mondo basata sulla supremazia bianca, che avrebbe plasmato e influenzato le coscienze dei fedeli. Purtroppo questo 'peccato originale' non è stato superato e i frutti avvelenati emergono dalle analisi sulle convinzioni degli americani di oggi. E questa presunta supremazia, non si basa solo sulla forza militare, ma su un intreccio di fattori economici, tecnologici, ideologici e religiosi, spesso sostenuti dalla convinzione di avere un ruolo eccezionale nel mondo. Mi sembrano questi argomenti su cui meditare e riflettere considerando quello che sta succedendo oggi nel mondo segnato, come lo ha definito Papa Francesco da una "terza guerra mondiale a pezzi", un conflitto globale frammentato ma diffuso che sta assumendo i contorni di una vera e propria guerra mondiale.
Don Vincenzo
Caro Don Vincenzo,
Eliminalei ricorda un passato molto oscuro dei colonizzatori che hanno fondato gli Stati Uniti d’America.
Quello che a tutta prima può stupire è come mai nel passato in questa opera criminosa di sterminio delle popolazioni indigene o di sfruttamento di popolazioni africane trasportate in territorio i Pontefici non siano mai intervenuti, mentre sappiamo bene come oggi, a partire dal Concilio, i Pontefici si rivolgono all’intera umanità. Il motivo è molto semplice e cioè che vi era, nei secoli passati, una tale tensione tra cattolici ed anglicani, che i Papi non fruivano presso gli anglicani di quel prestigio che era necessario per farsi obbedire.
A tal riguardo è interessante invece la storia dell’evangelizzazione dell’America del Sud, che fu compita dai cattolici portoghesi e spagnoli. Qui i Papi ebbero modo di dare sagge direttive, anche dietro i suggerimenti dei famosi domenicani Bartolomeo De Las Casas e Francisco De Vitoria.
Viceversa l’etica protestante, che come si sa non suppone l’apprezzamento della ragione naturale, ha una tendenza settaria, che porta allo sfruttamento dei non credenti per interessi privati. Questa ristrettezza mentale e questo individualismo spiegano come i coloni protestanti lungo i secoli abbiano compiuto degli atti così crudeli, che si può parlare propriamente di un genocidio.
Ma poi ad un certo punto, che cosa è successo? È nata nel ‘600 la famosa democrazia inglese, la quale con ogni probabilità ha le sue origini nelle antiche Costituzioni Domenicane, le quali, a detta degli storici, costituiscono in Europa il primo esempio di un governo democratico in un sistema ancora feudale.
È noto anche come la nascita della stessa massoneria in Inghilterra ai primi del ‘700 risente di questa impostazione, che esalta la fraternità umana e riconosce l’esistenza di Dio.
Ora tra i Padri Pellegrini, così si chiamavano i coloni in America, c’erano anglicani, protestanti, massoni e cattolici, un insieme a quei tempi del tutto inusuale, che è diventato una cosa comune solo ai nostri giorni. Bisogna dire, senza per questo cadere nella retorica, che questa impresa è veramente sorprendente, e come tutti sanno portò nel ‘700 alla famosa Dichiarazione dei Diritti dell’uomo.
È vero, come dice lei, che poi non ci fu coerenza ed è successo quello che è successo. Tuttavia io credo che quel germe importantissimo di democrazia che i coloni hanno seminato abbia successivamente portato i suoi frutti, anche se, come lei dice, a tutt’oggi non mancano ancora negli Stati Uniti delle spinte settarie, razziste, intolleranti ed individualiste.
A questo punto però io credo che le grandi macchie del passato degli Stati Uniti siano state cancellate, per cui mantengo la mia considerazione del giudizio positivo che il Maritain dette a suo tempo della cultura, della civiltà e del sistema politico americano.
Quindi tutto sommato, secondo me, è meglio dimenticare questi tristi fatti e guardare all’oggi di un grande popolo, che per la ricchezza dei suoi valori costituisce una promessa per una sana convivenza internazionale. Si tratta quindi di accantonare un passato ormai chiuso e di guardare al presente e al futuro.
Caro Padre Cavalcoli , il suo è un ottimo intervento e fa bene anche a richiamare il Papa sul Vangelo e sul justum bellum . Tuttavia la diplomazia Vaticana non sembra proprio imparziale ultimamente , è di ieri la notizia del conferment dell' Ordine Piano All' ambasciatore dell' Iran, per il suo contributo alla pace. Ecco aldilà del gesto distensivo e caritatevole lei crede che il messaggio che viene percepito dal mondo occidentale anche cattolico sia positivo, in questo frangente ? O è un po' improvvido? A me pare che il Vaticano sia un po' più schierato con le posizioni della UE piuttosto che con una politica volta a portare la dottrina sociale di Cristo. È necessario che il Papa chiarisca questi punti e che la Casa Bianca usi dei toni meno aspri . La società americana è più cristianizzata di quella europea come lei ha fatto notare ,ormai qui siamo terra di missione, l 'apostolato andrebbe fatto nelle terre alemanne piuttosto che nei paesi del terzo mondo . La saluto con affetto Padre e la ringrazio per la guida spirituale.
RispondiEliminaCaro Alessandro,
Eliminacome lei può verificare dal sito “Silere non possum”, del quale le trasmetto il link (Leone XIV e l'ambasciatore iraniano: la bufala dell'onorificenza "speciale",
https://silerenonpossum.com/it/leone-xiv-e-lambasciatore-iraniano-la-bufala-dellonorificenza-speciale/), l’onorificenza rilasciata all’ambasciatore iraniano è stato un gesto di ordinaria amministrazione, che non significa affatto uno speciale riconoscimento del valore della politica iraniana.
Al contrario dobbiamo pensare che il Papa sia preoccupato più dell’aggressività del mondo islamico, soprattutto contro Israele, che non dei toni spavaldi del governo americano. Infatti l’alleanza speciale del Vaticano con la potenza americana, anche dopo l’incidente con Trump, resta fuori discussione, perché nel mondo non esiste nessuna grande potenza così vicina alla Chiesa quanto lo sono gli Stati Uniti.
Stando così le cose, sono sicuro che il Papa confida di più negli Stati Uniti che non nell’UE, la quale dà prova di tendenze anticristiane e di incapacità di dialogare con la Russia, la quale è parte integrante dell’Europa ed è pure una grande nazione di tradizione cristiana, anche se non possiamo negare che essa mantenga tuttora una certa tendenza imperialistica, che ricorda il passato regime sovietico.
Carissimo Padre Giovanni,da Suo collaboratore per le traduzioni in inglese su Substack, ci tenevo particolarmente a lasciarVi un pensiero su questo spazio. Ho letto con molto interesse il Vostro articolo, che trovo ricchissimo di spunti, soprattutto laddove richiama il fondamento giusnaturalistico e personalista della tradizione politica americana, nonché la necessità di evitare tanto il monismo totalitario quanto l’anarchia individualista.Mi permetto soltanto una riflessione, quasi una domanda, che nasce leggendo Del Noce, C.S. Lewis e Peter Kreeft.Non potrebbe darsi che proprio la civiltà occidentale contemporanea stia vivendo una progressiva separazione tra i princìpi originari della fondazione americana e l’odierna evoluzione culturale?I Padri Fondatori parlavano infatti di diritti dati dal Creatore e radicati nella legge naturale. Ma oggi gran parte della cultura dominante occidentale sembra invece orientata verso una concezione relativistica della persona, dove la libertà tende a separarsi dalla verità dell’uomo.È qui che pensatori come Del Noce o Lewis vedono il pericolo di quel “totalitarismo morbido” che non assume più la forma violenta dei totalitarismi del Novecento, ma quella più sottile del consumismo, del tecnicismo e della dissoluzione antropologica.Per questo mi domando se il problema dell’Occidente contemporaneo non sia tanto l’abbandono della tradizione cristiana in senso confessionale, quanto piuttosto lo smarrimento progressivo di quel realismo metafisico che aveva reso possibile la stessa idea dei diritti umani.Naturalmente resta verissimo quanto Lei osserva circa i grandi elementi positivi della tradizione americana e il valore della sua struttura costituzionale.La ringrazio di cuore per i Suoi articoli, che considero sempre estremamente stimolanti.
RispondiEliminaCaro Anonimo,
Eliminal’Occidente, per quanto oggi sia attraversato da tendenze relativistiche e dissolventi, che hanno condotto Papa Francesco e Papa Leone a parlare addirittura di nichilismo, resta tuttavia l’erede del cristianesimo e della sua tradizione realistica, soprattutto per il fatto che ospita Roma Papale, che è la custode suprema della verità cristiana.
Sotto questo punto di vista dobbiamo essere fiduciosi che l’attuale invasione di modernismo, che in politica si traduce nel totalitarismo, costituisce una seduzione che, con l’aiuto del Papa, riusciremo a superare.