22 gennaio, 2020

Severino davanti a Cristo

Severino davanti a Cristo

Severino si è presentato davanti al tribunale di Cristo. Era preparato? Non lo sappiamo. Da come lo abbiamo conosciuto, Severino non credeva più in Cristo e nella Chiesa e nemmeno in Dio[1]. Riteneva che per essere nell’eternità non occorra una fede religiosa o l’appartenenza alla Chiesa, ma sia sufficiente la ragione metafisica, ossia l’intuizione dell’essere, inteso come Essere uno, infinito, assoluto, intellegibile, univoco, sussistente, eterno, necessario, immutabile. 

A contatto con Parmenide si era fatto la convinzione che tutto è Uno, che tutto è eterno e adesso, che quindi non esiste un passato che non è più o un futuro che non è ancora. Non esiste il divenire, una generazione e una corruzione, un nascere e un morire. La morte, quindi, non esiste. Ciò che sembra venire all’essere, sorgere e morire in realtà esiste già ab aeterno e durerà sempre: soltanto appare e scompare ai nostri occhi profani. 

Il mutamento, per Severino, non è passaggio dall’essere in potenza all’essere in atto, perché tutto per lui è in atto. Siccome egli non vuol ammettere la distinzione della potenza dall’atto, che gli permetterebbe di riconoscere l’identità del divenire, egli finisce per considerare il divenire come contradditorio, come coesistenza di essere e non-essere. Per questo per lui il divenire non esiste, ma è solo apparenza o al massimo apparizione dell’Essere.

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E. Severino
Immagine da internet

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