09 marzo, 2024

L’avventura della metafisica - Parte Seconda (2/6)

 

L’avventura della metafisica

Parte Seconda (2/6) 
 

Gli apporti di San Tommaso alla metafisica di Aristotele

Nell’affrontare Aristotele, poi, Tommaso non si limita a riprendere quanto di buono trova nella sua Metafisica, ma la fa progredire, migliorandola con l’apporto che proviene dalla Rivelazione cristiana, che comporta il concetto dell’essere (esse, einai) al di là dell’ente (ens, on), al quale si fermava Aristotele, e quindi la distinzione fra l’essenza (essentia, usìa) e l’essere come atto dell’essenza (esse, einai), mentre Aristotele si fermava alla considerazione dell’essenza.

Tommaso accetta la definizione aristotelica della metafisica come scienza dell’ente in quanto ente e delle sue proprietà. Riconosce infatti che la nozione dell’ente è la prima ad essere concepita e la più universale di tutte le nozioni (ens commune) e quella nella quale si risolvono tutte le altre. 

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La metafisica, ci spiega sempre San Tommaso al seguito di Aristotele, è altresì un sapere sommamente libero ed espressione di libertà.

È un sapere divino, degno di Dio, per cui, se essa è il supremo sapere della ragione, appare anche come sapere superiore all’umano, dato che Dio trascende l’uomo. Per dirla con Jaspers, la ragione «naufraga» davanti a Dio, ma per dirla con Leopardi, è «dolce naufragar in questo mare».

Nessuno ha mai pensato a Cristo come metafisico: lo ha scoperto Tommaso e io non ho fatto altro che mettere in luce le nozioni metafisiche di Cristo alle quali si è ispirato l’Aquinate e che gli sono servite per vedere che cosa nella metafisica di Aristotele si poteva raccogliere. Ho pensato io col mio libro a far capire questa operazione di Tommaso, libro che avrei voluto intitolare La metafisica di Gesù, se l’Editore, forse per il timore che il libro apparisse strano e poco vendibile, non lo avesse intitolato Gesù Cristo fondamento del mondo, Edizioni L’Isola di Patmos, Roma 2019.

Importante è intendere l’essere come atto, seguendo San Tommaso, e non confonderlo col pensiero. Solo a questa condizione infatti si capisce il senso di Es 3,14 e l’espressione «Io Sono» usata da Gesù.

Dio in Tommaso non è solo Autocoscienza assoluta (nòesis noèseos), ma ipsum Esse per se subsistens. Dio è causa creatrice, causa l’essere delle cose, le fa essere, le fa passare dal non-essere all’essere.

Immaginde da Internet:
- Gesù Cristo, Catacomba di Commodilla

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