Giusti ed empi
La prospettiva escatologica cristiana della pace
Seconda Parte (2/2)
Che cosa intendiamo con la parola «guerra»?
Il Papa si propone di indicare le vie della pace all’umanità di oggi, divisa da dottrine e forze contrastanti, lotte di potere, aspirazioni al dominio e sfrenati egoismi, insistendo sulla necessità di utilizzare con sapienza, prudenza, pazienza e perseveranza i metodi del dialogo, della persuasione, dell’argomentazione, e della diplomazia, della testimonianza, insomma tutte le forme e le risorse del modo pacifico di risolvere contrasti e controversie.
Partendo da un concetto di guerra intesa come conflitto di egoismi e sfogo di crudeltà, il Papa ovviamente condanna in modo assoluto la guerra come immorale, nemica della pace e della giustizia. Se guerreggiare è peccato, non avrebbe senso parlare di un peccato giusto.
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L’Apocalisse presenta l’inizio della storia della Chiesa con il potente intervento di un angelo - certamente immagine di Cristo - «che scendeva dal cielo con la chiave dell’abisso e una gran catena in mano. Afferrò il dragone, il serpente antico – cioè il diavolo e Satana – e lo incatenò per mille anni; lo gettò nell’abisso. Ve lo rinchiuse e ne sigillò la porta sopra di lui, perché non seducesse più le nazioni, fino al compimento dei mille anni. Dopo questi dovrà essere sciolto per un po’ di tempo» (c.20, 1-3).
L’incatenamento di Satana significa che con la fondazione della Chiesa il demonio non riesce più a disturbare ed ingannare l’umanità come prima. Ma non vuol dire che non continui a combattere contro la Chiesa.

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