Per un giudizio equo sulla massoneria - Terza Parte (234)

 

Per un giudizio equo sulla massoneria

Terza Parte (3/4)

 

Il paradigma fondamentale della condotta umana

La dottrina della Massoneria presenta un singolare e privilegiato riferimento alla vicenda genesiaca del peccato originale, nel quale peccato contro il Dio creatore suggerito dal serpente, la Massoneria vede l’effetto dell’intervento benefico del Dio Architetto dell’universo, Dio che sarebbe il vero liberatore dell’uomo e promotore della sua grandezza divina.

Notiamo anzitutto che il comportamento narrato nella Genesi della prima coppia umana nei confronti di Dio e del demonio, simboleggiato del serpente, è sempre stato oggetto di indagine, di interpretazioni e di riflessioni sia da parte della Chiesa che della Massoneria.

Al riguardo, è importante rilevare che c’è un’opposizione di fondo tra l’interpretazione data dalla Chiesa e quella della Massoneria. La Chiesa vede nella disobbedienza a Dio e nell’obbedienza al serpente la causa della rovina dell’uomo, che diventa schiavo di Satana e diventa ribelle a Dio. Al contrario, la Massoneria vede in Satana il Liberatore e nel Dio creatore l’oppressore, del quale la Chiesa è lo strumento e la promotrice nel mondo.

Se dunque la Massoneria ammette l’esistenza di Dio, questo Dio non è il vero Dio della ragione naturale e della rivelazione biblica, ma è Satana, colui che San Paolo chiama il «dio di questo mondo», mentre Cristo chiama «principe del mondo».

La rivelazione biblica ci insegna che ogni uomo, nel decidere sul proprio destino, circa i bisogni della sua natura, i fini o le norme o le esigenze del suo agire e sul da farsi nelle varie circostanze, si trova sempre, esplicitamente o implicitamente, consciamente o inconsciamente davanti o a Dio o al diavolo; certo decide lui, ma tenendo conto di ciò che dice o Dio o il diavolo o consultando Dio o il diavolo. E ciò vale anche per coloro che negano l’esistenza di Dio e del diavolo: o hanno come loro Signore il vero Dio, loro creatore, o hanno come loro signore e dio il diavolo. Il giusto non è altro che colui che compie la volontà di Dio. Il peccatore è colui che fa la volontà del diavolo.

Secondo l’insegnamento della Rivelazione cristiana, ciascuno di noi, lo voglia o non lo voglia riconoscere, anche nelle concezioni panteistiche nelle quali l’io è l’Assoluto, conscio dei propri bisogni, della propria limitatezza e fragilità, regola la propria condotta non in totale autonomia ed ha sempre un rapporto personale o con Dio o col diavolo, nei quali vede un riferimento, un appoggio, un sostegno, una guida, sia questo rapporto diretto o indiretto, mediato da qualche creatura, soprattutto il prossimo. 

In questo rapporto possono giocare due fattori: o l’umiltà e allora l’uomo si assoggetta alla volontà di Dio; o l’orgoglio e la superbia, e allora l’uomo trova il suo gusto perverso nel disobbedire a Dio, nel fare non la volontà di Dio, ma la propria, subornato dalla seduzione e dall’istigazione del diavolo, che gli si presenta come «angelo della luce» (II Cor 11,14) ovvero Lucifero[1], portatore di luce e liberatore dalla tirannide divina, come già egli si presenta alla coppia primitiva nel racconto  genesiaco.

Come riferisce il Padre Siano nel suo citato studio, la Massoneria ha assunto il termine «Lucifero» per significare che il serpente genesiaco secondo loro è sorgente di luce che sfata il supposto inganno del Dio creatore. E difatti Hegel sostiene che il serpente ha detto la verità persuadendo l’uomo che disobbedendo al Dio creatore l’uomo sarebbe diventato come Lui. E quando Jahvè dopo il peccato di Adamo, dice: «ecco l’uomo è diventato come uno di noi» (Gen 3,22), cade nell’ingenuità di credere che Dio parli seriamente e invece fà solo dell’ironia, giacchè peccando l’uomo non è affatto diventato Dio, ma è precipitato nella più penosa ed amara miseria.

Come mai la Massoneria chiama Lucifero il serpente genesiaco, e quindi Satana? Perché i Padri della Chiesa chiamarono Lucifero il demonio tentatore del Genesi, al quale paragonarono il re di Babilonia precipitato dal suo potere regale secondo le parole di Isaia:

«Come mai sei caduto dal cielo, Lucifero, figlio dell’aurora? Eppure tu pensavi: salirò al cielo, sulle stelle di Dio, innalzerò il trono, dimorerò sul monte dell’assemblea, nelle parti più remote dl settentrione. Salirò sulle regioni superiori delle nubi, mi farò uguale all’Altissimo. E invece sei stato precipitato negli inferi, nelle profondità dell’abisso!» (Is 14, 12-13).

Nell’etica massonica è ignorata la virtù dell’umiltà, per la quale l’uomo, riconoscendo la propria dipendenza da Dio, i propri limiti e i propri peccati, si assoggetta e si converte a Dio implorando grazia e misericordia. Se la virtù dell’umiltà è ignorata, è perché il suo opposto, la superbia, è considerata virtù ovvero come volontà di autoaffermazione e di potenza. Che cosa è infatti la superbia?

Il massone riconosce che l‘esistenza di ingiustizie da togliere e riparare, riconosce che l’uomo può sbagliare e delinquere, e la necessità della punizione o di una rieducazione. Pur sostenendo la tolleranza, ammette la necessità in certi casi dell’uso della forza. Ma il peccato per lui non è disobbedienza a un comando divino, ma solo un atto contrario alla sana ragione.

Non esistono per lui peccati contro Dio, ma solo contro il prossimo, perché Dio non è una persona ma solo un ideale regolativo. L’etica massonica è così ben espressa nell’etica di Kant:

«Nell’etica, intesa come filosofia pura fondata sulla legislazione interna, i rapporti morali dell’uomo con l’uomo sono i soli che possano essere comprensibili per noi; mentre tutto ciò che concerne i rapporti di Dio con l’uomo oltrepassa completamente i limiti della nostra natura e ci è assolutamente incomprensibile»[2].

E Fichte dice le stesse cose nella Filosofia della Massoneria, proprio al momento di definire lo «scopo della Massoneria»:

«Si può domandare qual sia il fine della Chiesa: - il propagamento della religione. E qual è il fine della religione? Senza dubbio, se stessa, poiché essa è semplicemente il risultato, l’esigenza dello spirito e del cuore nella loro armonia, il frutto della nostra saggezza, il più alto fiore della nostra ragione, la dignità della nostra natura. A che cosa essa deve ancora valere o servire qual mezzo, che altro deve proporsi come scopo finale? Così l’Ordine dei Liberi Muratori esiste per mantenere, per conservare la Framassoneria, essa pure non è buona per alcunchè, ma buona in sé e per sé, non già mezzo per un qualsiasi scopo. A che altro deve mai ancora mirare? Ciò che essa opera e può operare, ciò che essa ha generato in lei e anche in altri deve generare, questo deve conoscere il vero massone: e ciò è framassoneria» (p.31).

Per il massone, come per Kant, non esiste, come nella Bibbia, un Dio che parla all’uomo, ascolta le sue richieste, gli parla di Sé, gli rivela i suoi segreti, i suoi piani, la sua volontà circa i suoi doveri morali, gli dà ordini, proibisce e permette, rimprovera, ammonisce, esorta, minaccia e promette esattamente come fa una persona che si rapporta ad un’altra.

Ma se il serpente genesiaco è uno spirito liberatore, che vuole la grandezza dell’uomo, è luce di verità, è lucifero, portatore di luce, non sarà che anche il massone mediante opportuni riti, almeno nei gradi più alti, esoterici e segreti potrà comunicare con questo spirito, tanto esaltato dal Carducci? E con quali operazioni, se non con la magia? Non è questo il senso dell’utilizzazione della Kabbala? Non sta qui il motivo dell’ammirazione per Giordano Bruno?

Per il massone l’uomo si corregge da sé o per il soccorso di altri uomini. Non si riconosce un soccorso divino e tanto meno la remissione divina dei peccati grazie alla redenzione di Cristo. L’etica massonica si rispecchia certamente nell’etica kantiana.

 

Qual è il Dio della Massoneria?

Ora, il Dio del quale parlano le Costituzioni massoniche del 1723, benchè opposto all’ateismo, giudicato una stoltezza, come la stessa Bibbia si esprime, non appare come il vero Dio, creatore del cielo e della terra, entità personale trascendente con la quale l’uomo interloquisce e alla cui volontà sente il bisogno e il dovere di obbedire; un Dio al quale deve rispondere del suo operato per ricevere o premio o castigo; un Dio misericordioso dal quale l’uomo attende perdono e salvezza. Non è il Dio di Gesù Cristo salvatore e redentore dell’uomo, fondatore e capo della Chiesa come comunità di salvezza eterna guidata dal suo Vicario, il Papa.

Insomma, non è il vero Dio come si presenta nel cattolicesimo, ma è semplicemente il Dio di «quella religione nella quale tutti gli uomini convengono» (Art.1). Sembrerebbe essere quel Dio, la cui esistenza è dimostrata dalla ragione partendo dalle creature ed applicando il principio di causalità.

Di questo Dio parla il massone Giuliano Di Bernardo nel suo libro Filosofia della Massoneria[3]. Esso è chiamato anche «Ente supremo»[4]. Fin qui tutto bene. I problemi nascono quando la Massoneria definisce questo Dio come «Grande Architetto dell’universo»[5]. L’espressione in sé è molto bella e molto vera. Dio è effettivamente il grande ideatore, ordinatore e progettatore dell’universo.

Dio, come dice Di Bernardo, è effettivamente

«Intelligenza suprema e supremo Intelletto» (p.20). «Dio si può esprimere attraverso gli attributi di onnipotenza, onniscienza e simili» (ibid.). «Se ne può parlare come “fine ultimo” verso cui tende il massone nel suo perfezionamento iniziatico» (ibid.). «All’Essere supremo va riconosciuta la possibilità di svolgere la funzione di fine ultimo e quella giustificare la morale» (p.21). Bisogna evitare il pericolo di ridurre l’Essere supremo «a pura immanenza» (p.22).  «L’Essere supremo è un principio capace di dare senso (e validità) alla tensione morale dell’uomo, principio, dunque rappresentativo della perfezione a cui l’uomo, nella attività morale, necessariamente tende» (p.81).

Ma purtroppo queste affermazioni assai valide sono accompagnate da altre che ne infirmano il valore, come queste:

«Dio come suprema Intelligenza o supremo Intelletto non deve essere pensato come realtà effettiva o come qualcosa di realmente esistente, ossia nel senso ontologico» (p.20). «L’Essere supremo della Massoneria non può creare, perchè ciò trasformerebbe la Massoneria in una religione» (p.21).

Di Bernardo ripete molte volte che il Grande Architetto, come il Dio kantiano, è semplicemente un «principio regolativo» ideale o razionale (pp. 20, 22, 80, 81, 82, 83).

«Questo ideale regolativo trova fondamento nelle condizioni intrinseche dell’uomo e non nell’intervento salvifico di Cristo» (p.23). «La verità» (s’intende su Dio) «è un caso limite cui il massone può avvicinarsi gradatamente senza però mai raggiungerlo. Nessun massone, quindi, può dichiarare di possedere la verità» (ibid.).

Qui abbiamo un riflesso della filosofia di Fichte, famoso teorico della Massoneria[6]. Tuttavia il Vicomte Léon de Poncins[7] segnala anche la presenza in Massoneria di una tendenza gnostica, attinente ai gradi alti, esoterici, che può essere avvicinata alla scienza assoluta di Hegel. «Il Grande Architetto non può essere un Dio provvidente e personale» (p.80).  Come non restare quanto meno perplessi davanti a queste tesi contradditorie? Come si spiegano?

Secondo me si spiegano col fatto che il Dio della Massoneria è un Dio che si presenta dotato di un’universalità superiore al Dio delle religioni, compresa quella cattolica, dimodoché il massone affetta di aver rispetto tanto per il Dio del cattolicesimo quanto per quello di qualunque altra religione, perché secondo lui ogni religione, compresa quella cattolica, propone una concezione particolare di Dio, che trova spazio nel Dio massonico, il Grande Architetto dell’universo.

Ma il fatto è che questo Dio non è un Dio al quale l’uomo è ordinato, ma è un Dio funzionale all’uomo, è un Dio che l’uomo pone per fondare l’autonomia della ragione, un Dio ordinato alla divinizzazione dell’uomo, è un Dio che esprime la libertà dell’uomo. È quindi un Dio che non può essere senza il mondo, un Dio essenzialmente relativo al mondo. Non è un Dio creatore del mondo, ma semplicemente signore del mondo o, come lo chiama Cristo, «Principe del mondo» (Gv 12,31; 14,30, 16,11).

Qual è il principio della libertà umana? Per la Massoneria non è il Dio creatore dell’uomo che ordina all’uomo che cosa deve fare per essere felice e in comunione con Lui, ma è il serpente, che persuade l’uomo a disobbedire a Dio, presentandolo come un tiranno invidioso. Il peccato originale, che per il cattolico è la causa della schiavitù dell’uomo e della sua caduta sotto il dominio di Satana, è per il massone l’atto col quale l’uomo, ispirato dal serpente, si libera dalla soggezione a Dio e assume il demonio come suo Dio.

Questo è il senso del famoso Inno a Satana del Carducci. Egli coglie benissimo la figura di Satana nell’interpretazione massonica, in linea con Hegel, come spirito che libera l’uomo dalla soggezione a Dio e insegna all’uomo un concetto di libertà non nell’obbedienza ma nella disobbedienza a Dio.

La disobbedienza a Dio e l’obbedienza al serpente per il massone è proprio ciò che rende l’uomo libero di decidere che cosa è bene e che cosa è male indipendentemente da Dio. Questo Dio massonico, ossia il serpente, è lucidamente descritto da Hegel nella interpretazione del peccato originale:

«Noi troviamo nella Bibbia una rappresentazione ben nota, astrattamente chiamata il peccato originale. … L’uomo, essendo in sé questa armonia, esce fuori dalla naturalità per mezzo della ragione che è spirito e perciò dever arrivare alla differenziazione, al giudizio di sé e del naturale. Solo così egli conosce Dio e il bene. … Sarebbe stato il serpente che avrebbe detto: “voi sarete come Dio. La superbia della libertà è la posizione che non deve rimanere. L’altro lato e cioè che la scissione debba rimanere, in quanto contiene la fonte della guarigione, è espresso con la parola di Dio: “vedi, Adamo è divenuto come uno di noi”. Dunque non solo non era nelle parole del serpente alcuna bugia, ma Dio stesso l’ha confermato»[8].

Dunque vediamo che il Dio massonico non è il Dio creatore, ma è il serpente genesiaco, che prende il nome di Lucifero. Il diavolo e Satana, quindi, per il massone, vedi l’esempio di Carducci, non è affatto nemico dell’uomo, ma al contrario è suo apologeta e potenziatore contro il Dio creatore, despota e ingannatore, il Dio della Chiesa e di Cristo. È un Dio che non è pura bontà e verità, ma che associa il sì col no, il bene col male, il vero col falso, la vita e la morte[9]. È, potremmo dire, il Dio della doppiezza, del servizio a due padroni, ben descritto dalla dialettica hegeliana. È il Dio che stacca l’uomo dal vero Dio, il creatore, e lo volge verso se stesso illudendolo di esser lui Dio al posto del Dio creatore.

Uno studio attento dei princìpi morali e della condotta storica della Massoneria ci porta a rintracciare la pratica di una doppiezza di fondo, simile al ceto dei farisei dell’epoca di Cristo. Essa infatti si presenta di primo acchito con un volto umanitario, accogliente, tollerante,  come promotrice, anzi la migliore promotrice di unità e concordia del genere umano su di un piano di uguaglianza, libertà e fraternità e di fatto essa nella storia non è priva di meriti in questo campo, avendo per esempio nel sec. XVIII elaborato alcune famose dichiarazioni di diritti dell’uomo che sono servite a fondare le costituzioni di Stati tuttora prosperi e potenti, fino  a contribuire alla fondazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) e di vari organismi internazionali.

Tuttavia la Massoneria ha il vizio di fondo di considerarsi presuntuosamente come l’associazione umana cosmopolitica, che, con mezzi puramente umani, meglio e contro la Chiesa, che invece è la vera comunità di salvezza eterna sostenuta da Dio, sarebbe capace di garantire all’umanità la giustizia, la libertà, il progresso e la pace.

Per perseguire questo scopo la Massoneria organizza la sua azione su due piani o livelli di comunicazione col mondo: essa prende i primi contatti a largo raggio su di un piano essoterico, ossia pubblico, dando prove di onestà e lealtà nell’agire e nel parlare, nell’appoggio di attività umanitarie e filantropiche, dando esempio di capacità amministrative, di virtù sociali e politiche.

L’aspetto essoterico, col quale essa contatta il mondo, partecipa alla vita pubblica, influisce sulla società, instaura i contatti che le consentono di accrescersi e fare i nuovi adepti. Qui essa presenta un volto umanistico, promotore dei valori umani e dei diritti dell’uomo che le consente di farsi stimare e di operare per il bene pubblico e per il progresso umano.

Esiste poi nella Massoneria un aspetto interno, segreto, esoterico, che ne costituisce l’anima profonda, il principio e il centro propulsore, riservato agli iniziati e oggetto del segreto massonico.

Il pericolo che essa rappresenta per la Chiesa e per la società, come segnalò Leone XIII nell’enciclica Humanum genus del 1884, è dato dal fatto che quel Dio che essa proclama purtroppo non è il vero Dio, ma essendo un dio che divinizza l’uomo senza e contro Cristo, non è il vero Dio, ma non può che essere il demonio. Non è il Padre creatore provvidente del Genesi, ma è il serpente che spinge alla ribellione a Dio sotto pretesto della libertà e spinge l’uomo a far dio di se stesso.

La Massoneria quindi complotta  contro la Chiesa per il fatto che essa, se da una parte ammette la ragione e la religione naturale che consentono un accordo sul piano dei diritti umani, della giustizia sociale, del progresso, della salvaguardia dei valori morali, della promozione della libertà e del pluralismo, dall’altra essa, negando la possibilità di una rivelazione divina considerata come superstizione e fanatismo,  si adopera per distruggere la Chiesa che con i suoi dogmi, le sue istituzioni e i suoi costumi morali lavora secondo lei per il dispotismo e la superstizione a danno della libertà e del progresso.  

Fine Terza Parte (3/4)

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 11 giugno 2026 

 

Il Dio del quale parlano le Costituzioni massoniche del 1723, benchè opposto all’ateismo, giudicato una stoltezza, come la stessa Bibbia si esprime, non appare come il vero Dio, creatore del cielo e della terra, entità personale trascendente con la quale l’uomo interloquisce ... Non è il Dio di Gesù Cristo salvatore e redentore dell’uomo, fondatore e capo della Chiesa come comunità di salvezza eterna guidata dal suo Vicario, il Papa.

Insomma, non è il vero Dio come si presenta nel cattolicesimo, ma è semplicemente il Dio di «quella religione nella quale tutti gli uomini convengono» (Art.1). Sembrerebbe essere quel Dio, la cui esistenza è dimostrata dalla ragione partendo dalle creature ed applicando il principio di causalità. 

Qual è il principio della libertà umana? Per la Massoneria non è il Dio creatore dell’uomo .... Il peccato originale, che per il cattolico è la causa della schiavitù dell’uomo e della sua caduta sotto il dominio di Satana, è per il massone l’atto col quale l’uomo, ispirato dal serpente, si libera dalla soggezione a Dio e assume il demonio come suo Dio.

Immagine da Internet: Simbolo massonico

[1] Vedi gli approfonditi studi del Padre Paolo Siano sulla funzione di Lucifero nella dottrina massonica: Introduzione allo studio del luciferismo massonico, in Fides Catholica, 2, 2006, pp.13-80; Iniziazione, esoterismo e luciferismo nella Massoneria del Grande Oriente d’Italia (GOI), 1^ parte, in Fides Catholica, 1, 2007, pp.15-82; Iniziazione, esoterismo e luciferismo nella Massoneria del Grande Oriente d’Italia, in Fides Catholica,1, 2008, pp.35-102.

[2] La metafisica dei costumi, Edizioni Laterza, Bari 1973, p.373.

[3] Marsilio Editore, Venezia 1992.

[4] Vedi Di Bernardo, op.cit., pp.72-75

[5] Vedi Di Bernardo, op.cit., pp.20-22;41; 80-83.

[6] Vedi Filosofia della Massoneria, Edizioni Bastogi, Roma 2023

[7] Vedi Free Masonry and the Vatican. A struggle for recognition, Britons Publishing Company, London 1968, c.7.

[8] Lezioni sulla filosofia della religione, Zanichelli Editore, Bologna 1973, p.364.

[9] Vedi nota 4.

2 commenti:

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