Per un giudizio equo sulla massoneria - Seconda Parte (2/4)

 

Per un giudizio equo sulla massoneria

Seconda Parte (2/4)

 

Il Concilio Vaticano II ha promosso un papato progressista e socialmente aperto e attento ai grandi problemi della giustizia e della pace. La Massoneria è rimasta spiazzata essendole venuto meno un motivo di polemica contro il papato. Pare che certi ambienti massonici, dove è presente l’onestà, siano rimasti toccati da questo atteggiamento, evidente, come vedremo meglio alla fine dell’articolo, soprattutto in Papa Francesco.

Continua il Papa:

«Poi con l’aprir le porte a persone di qualsiasi religione si ottiene il vantaggio di persuadere col fatto il grand’errore moderno dell’indifferentismo religioso e della parità di tutti i culti: via opportunissima per annientare le religioni tutte e segnatamente la cattolica, che, unica vera, non può, senza un’enorme ingiustizia, esser messa in un fascio con le altre» (p. 12).

Papa Leone fa notare come la Massoneria sostiene un falso diritto alla libertà religiosa, basato non sul principio della coscienza in buona fede, che sarà messo in luce dal Concilio Vaticano II, ma sul relativismo dogmatico e sulla riduzione del sapere religioso a semplice opinione, come se non potesse esserci una verità religiosa o teologica, naturale o rivelata oggettiva, assoluta, universale, immutabilmente valida per tutti e per sempre.

Il Papa argomenta in base all’opposizione tra vera e falsa religione, per dire che solo quella cristiana è quella vera. Il Concilio Vaticano II dirà che la religione cristiana è la più vera, senza con ciò negare che anche le altre contengano delle verità, sia pur miste ad errori. Viceversa la religione cristiana contiene la pienezza della verità, libera da qualunque errore.

Papa Francesco avrebbe poi aggiunto a questa visione quella secondo la quale la pluralità delle religioni, l’una diversa dall’altra, è come la pluralità delle lingue, per la quale il medesimo concetto può essere espresso con parole diverse.  In tal senso tutte le religioni derivano da Dio e conducono a Dio. Occorre però fare attenzione che mentre qui per la distinzione si usa la categoria della diversità, che sta sul piano della verità, nel primo caso il criterio del confronto è l’opposizione vero-falso, usata da Leone XIII.

È cosa nota che alla riunione di loggia la Massoneria consente la presenza del «libro sacro», quasi a significare la possibilità di partecipare alla riunione anche da parte di credenti in religioni rivelate, come il cristianesimo, l’ebraismo e l’islamismo. Quindi può essere presente la Bibbia o il Vangelo o il Corano.  Ma se il massone nega la possibilità di una religione rivelata e la considera fanatismo o superstizione, che cosa ci fà il cristiano, l’ebreo o il musulmano in una riunione di loggia? Collaborare sui punti in comune? Sì, ma se poi l’obbedienza richiede un atto contrario alla propria fede, come successe a Calvi?

Continua il Papa: «le stesse verità che si conoscono per lume naturale di ragione, quali sono l’esistenza di Dio, la spiritualità ed immortalità dell’anima umana, non hanno più per essi consistenza e certezza. … Fatto sta che la setta lascia agl’iniziati libertà grande di sostenere circa Dio la tesi che vogliono, affermandone o negandone l’esistenza; e gli audaci negatori vi hanno accesso non men facile di quelli che, a guisa dei panteisti, ammettono Iddio, ma ne travisano il concetto: ciò che in sostanza riesce a ritenere della divina natura non so quale assurdo simulacro distruggendone la realtà» (p.13).

La Massoneria si fa promotrice del progresso umano verso sempre migliori condizioni di vita ed assicura che per questo progresso sono sufficienti le forze umane della ragione e della volontà, della scienza e della politica, per le quali è possibile mediante un’opportuna opera educativa, togliere i vizi e acquistare le virtù, ma manca in essa una visione escatologica  come invece troviamo nel cristianesimo con la prospettiva della vita eterna, della risurrezione della carne, della beatitudine eterna e della Gerusalemme celeste.  Il Dio della Massoneria non è un Dio che fà giustizia e misericordia, che premia e castiga, ma un dio implicato egli stesso nelle vicende e nei grovigli della storia, egli stesso operatore del bene e del male.

Il fatto è che nell’etica massonica, essendo il male una condizione per l’attuarsi del bene, non si dà la prospettiva di una futura umanità definitivamente liberata dal male, ma come la vita vince la morte, per la Massoneria anche la morte vince la vita[1]. Per questo c’è da chiedersi: quale speranza può offrire la Massoneria all’umanità? Se ciò che si costruisce viene sempre distrutto, vale la pena di costruire? Se ogni certezza è rimessa in discussione, vale la pena di imparare? Se il progresso è rottura col passato, dobbiamo allora sempre ricominciare daccapo come Sisifo? Non ci sarà mai possibile possedere un patrimonio di valori da conservare e da aumentare?

Indubbiamente le Costituzioni del 1723 dichiarano di respingere l’ateismo. Ma quando si concepisce un Dio «Architetto dell’universo» in riferimento, come vedremo, al serpente genesiaco, c’è da domandarsi che valore abbia il rifiuto massonico dell’ateismo, anche se non dobbiamo dubitare che certi massoni onesti sappiano accettare il Dio della ragione naturale e con ciò stesso rifiutare l’ateismo.

Prosegue il Papa:

«Ora, abbattuto o scalzato questo supremo fondamento, forza è che vacillino anche molte verità di ordine naturale, come la libera creazione del mondo, il governo universale della provvidenza, l’immortalità dell’anima, la vita avvenire e sempiterna. … Non parliamo delle virtù soprannaturali, che senza speciale favore e dono di Dio niuno può esercitare, né conseguire, e delle quali non è possibile che si trovi vestigio in chi superbamente disconosce la redenzione del genere umano, la grazia celeste, i sacramenti, l’eterna beatitudine: parliamo dei doveri che procedono dall’onestà naturale. … I quali princìpii, se, come fanno i naturalisti ed altresì i framassoni, si tolgono via, incontanente l’etica naturale non ha più né dove appoggiarsi né come sostenersi. E certo per la morale, che sola ammettono i framassoni, e che vorrebbero educatrice unica della gioventù, è quella che chiamano civile indipendente, ossia che prescinde affatto da ogni idea religiosa» (p.13-14).

Il Papa fa notare che le semplici forze della ragione e della volontà, a causa delle conseguenze del peccato originale, non sono sufficienti, se non c’è il soccorso delle virtù cristiane soprannaturali, ad assicurare all’uomo la felicità e il compimento dei fini della sua natura, tanto più se si interpreta la narrazione biblica del peccato originale, come fa la Massoneria, non come caduta dell’uomo nella miseria e nella corruzione, ma come innalzamento dell’uomo, come atto di autoliberazione ispirato dal serpente, che perciò si presenta come il vero Dio al posto del Dio creatore.

Continua il Papa:

«I naturalisti e i massoni, ripudiando ogni divina rivelazione, negano il peccato originale e stimano non esser punto affievolito nè inclinato al male il libero arbitrio. Anzi, esagerando le forze e l’eccellenza della natura e collocando in lei il principio e la norma unica della giustizia, non sanno pur concepire che, a frenarne i moti e moderarne gli appetiti, ci vogliono sforzi continui e somma costanza. … Tolgono all’uomo la speranza dei beni celesti e tutta la felicità fanno consistere nelle cose caduche, avvilendola sino alla terra.» (pp.14-15).

L’etica massonica pone il principio della morale non nella legislazione divina, ma in quella umana. Si capisce allora come essa intenda la vita come un arrabattarsi solo in faccende politiche e umane. L’aumento della scienza, della potenza e del prestigio sociale, che è la mira degli alti gradi della Massoneria, al di là delle prospettive magniloquenti gnostiche, illuministiche e teosofiche, restano sempre in fin dei conti il potere economico e politico, il successo terreno, il prestigio sociale e culturale, la felicità terrena, la soddisfazione dei sensi.

Assimilando i massoni ai naturalisti, il Papa tratta poi del famoso principio massonico dell’uguaglianza, per il quale «gli uomini hanno tutti gli stessi diritti e sono di condizione perfettamente uguali» (p.16).

 Il Papa non parla qui dei diritti naturali, i quali, essendo propri della natura umana, sono evidentemente gli stessi in tutti gli uomini, a prescindere da qualunque loro condizione. Essi sono diritti universali, propri di ciascun individuo umano, non in quanto è quell’individuo, ma un quanto appartenente al genere umano o specie umana. Il Papa sa dell’esistenza delle dichiarazioni dei diritti dell’uomo che dettero origine al sorgere degli Stati Uniti d’America e furono alla base della Rivoluzione Francese. Ma non tocca questo tema. Oggi la Chiesa stessa riconosce il valore di quelle dichiarazioni, nella formulazione delle quali la Massoneria ebbe certamente una parte importante.

Il Papa polemizza piuttosto sulla concezione massonica dell’uguaglianza umana, rifacendosi implicitamente alla distinzione fra diritto naturale, che è un diritto universale immutabile ed insopprimibile e il diritto positivo, che è particolare e mutevole, proprio solo di certi ceti o categorie di persone.

Il Papa intende dire che gli uomini sono tutti uguali nella specie umana, ma non come individui, ceti, popoli o razze, nei bisogni e nelle doti propri di ciascuno. Qui abbiamo disuguaglianze naturali, che non devono essere ridotte all’uguaglianza, ma rispettate, altrimenti avremmo ingiustizia. È questo concetto massonico dell’uguaglianza che il Papa intende criticare.

Il Papa ci ricorda - e lo farà capire chiaramente nella famosa Rerum novarum – che esiste una giusta disuguaglianza sociale, che è un’uguaglianza proporzionale, effetto della giustizia distributiva, relativa ai differenti meriti e bisogni dei cittadini, propria del buon governo, come attuazione della giustizia sociale. Disuguaglianza ingiusta si ha nel caso dell’accezione di persona, nel privilegio ingiusto e nel favoritismo.

Il Papa continua notando che per la Massoneria

«ogni uomo è per natura indipendente; che niuno ha diritto a comandare agli altri; che voler gli uomini sottoposti ad altra autorità, da quella in fuori da quella che emana da loro stessi, è tirannia. Quindi il popolo è sovrano; chi comanda, non aver l’autorità di comandare se non per mandato e concessione del popolo; tantochè a talento di questo egli può, voglia o non voglia, esser deposto. L’origine di tutti i diritti e doveri civili è lo Stato, che reggasi peraltro secondo i nuovi princìpi di libertà. Lo Stato inoltre dev’essere ateo; tra le varie religioni non esservi ragione di dar la preferenza a veruna; doversi fare di tutte le religioni lo stesso conto» (ibid.).

Il Papa nota come nella concezione massonica del regime della società civile e politica l’ autorità o sovranità, ossia il potere o diritto fondamentale ed originario di legiferare e comandare il da farsi per il bene della società e dei singoli non spetta a Dio, che non è concepito come persona reale trascendente, ma, come vedremo più avanti, soltanto come idea razionale regolativa, ma viene ad essere assegnato alla semplice ragione e volontà dell’uomo e quindi della stessa comunità o dello stesso popolo. Si tratta di quella che Rousseau chiama «volontà generale».

In pratica succede allora che gli interpreti della volontà generale, che si suppone infallibile nel volere il bene del popolo, sono coloro che, fattisi notare tra la gente prt il rigore inflessibile col quale rivendicarono i diritti del popolo oppresso - si pensi per esempio alla storia d Robespierre[2] -, si presentano come interpreti della volontà popolare nella cui mente brilla la luce dell’Ente supremo, suprema idea della ragion pratica, come troviamo nell’etica di Kant.

Se ci chiediamo quali sono i princìpi della Massoneria, che a tutt’oggi la Chiesa giudica incompatibili con la dottrina cattolica, senza dubbio dobbiamo riferirci a questo importante documento di Leone XIII, perché da allora la Chiesa non è più tornata a parlarci dei caratteri della dottrina massonica e della condotta della Massoneria.

Tutta la storia della Massoneria è segnata da questa lotta contro la Chiesa[3]. Si nota continuamente una politica orientata ad ostacolare l’attività della Chiesa, a limitare i suoi diritti, a privarla dei suoi beni, ad emarginarla dalla società, nella concomitante promozione dei suoi interessi di potere, nel volere continuo di primeggiare e di imporre la sua cultura, di manovrare e trafficare per ottenere posizioni di potere[4].

Certo non sono mancate e non mancano nella Massoneria battaglie per l’affermazione dei diritti civili, all’istruzione, all’assistenza pubblica, al benessere economico per tutti, alla libertà di pensiero e di religione, per il pluralismo culturale, per la giustizia sociale, ma si nota che tutto questo fervoroso operare spesso su vasta scala e ben organizzato è poi funzionale all’affermazione del proprio potere e possibilmente del suo primato nella società

Il cambiamento storico che da allora è avvenuto nel rapporto della Chiesa con la Massoneria non riguarda le rispettive basi dottrinali, che sono rimaste le stesse, ma il comportamento degli uomini, sia da parte della Massoneria che della Chiesa.  

Oggi Massoneria e Chiesa, sotto l’impulso del programma del Concilio Vaticano II, sono entrate in dialogo ed hanno avviato parziali collaborazioni nella realizzazione del bene comune, hanno trovato punti di convergenza e di accordo  su alcune esigenze vitali dell’umanità di oggi: quella di assicurare la pace fra le nazioni, i diritti umani fondamentali, l’organizzazione finanziaria internazionale, la custodia della natura, il sostegno alla democrazia, la collaborazione con l’ONU, la soddisfazione dei bisogni economici di base dell’umanità. In quest’opera si è distinto in modo particolare Papa Francesco, come diremo brevemente alla fine dell’articolo.

Non è impossibile mettere in luce, come sto facendo in questo articolo, alcuni punti di convergenza fra la dottrina cattolica e la dottrina massonica. L’impresa, dopo il Concilio, è stata tentata da alcuni teologi cattolici, come per esempio Don Rosario Esposito. Ma non è riuscita. Infatti Esposito, avendo ceduto davanti alla Massoneria, fu disapprovato dalla Chiesa.

 Importante è stato ed è da cinquant’anni il dialogo intrattenuto da alcuni Vescovi e Cardinali. C’è tuttavia da temere se non proprio da deplorare che alcuni di essi abbiano mancato di prudenza avviando legami troppo stretti, tanto che i loro nomi come di affiliati apparvero nella famosa lista del giornalista ex-massone Mino Pecorelli, ucciso nel 1979 pochi mesi dopo la pubblicazione.

La Massoneria mantiene il suo scopo di sostituire la Chiesa nel guidare l’umanità alla felicità e alla libertà, - in tal senso il cattolico non può farvi parte - ma oggi essa, a seguito del nuovo e più evangelico atteggiamento nei suoi confronti promosso nella Chiesa dal Concilio, ha mitigato la durezza, spesso calunniosa, della polemica ed è più attenta e disposta a riconoscere le testimonianze che oggi la Chiesa dà nel campo della giustizia sociale, della tolleranza, dell’uguaglianza e della fratellanza umane.

Occorre fare attenzione ad un equivoco che può sorgere nell’interpretare la Genus humanum. A tutta prima potrebbe sembrare che Leone XIII identifichi sic et simpliciter l’agostiniana città di Dio con la Chiesa e la città di Satana con la Massoneria. Ma non è così. Intendere le cose a questo modo sarebbe fraintendere gravemente il vero pensiero del Papa. Egli infatti sa benissimo che il demonio lavora anche dentro la Chiesa, per esempio col suscitare conflitti, scismi ed eresie, così come lo Spirito Santo[5] lavora nascostamente nelle coscienze dei massoni onesti e in buona fede.

Fine Seconda Parte (2/4)

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 11 giugno 2026 

 

 

Il Papa fa notare che le semplici forze della ragione e della volontà, a causa delle conseguenze del peccato originale, non sono sufficienti, se non c’è il soccorso delle virtù cristiane soprannaturali, ad assicurare all’uomo la felicità e il compimento dei fini della sua natura, tanto più se si interpreta la narrazione biblica del peccato originale, come fa la Massoneria, non come caduta dell’uomo nella miseria e nella corruzione, ma come innalzamento dell’uomo, come atto di autoliberazione ispirato dal serpente, che perciò si presenta come il vero Dio al posto del Dio creatore.

Il cambiamento storico che da allora è avvenuto nel rapporto della Chiesa con la Massoneria non riguarda le rispettive basi dottrinali, che sono rimaste le stesse, ma il comportamento degli uomini, sia da parte della Massoneria che della Chiesa.  

Immagine da Internet: Simbolo massonico
 

[1] Tutto ciò è spiegato dal Padre Siano nei suoi studi sulla Massoneria che ho citato alla nota 21.

[2] Vedi nota 9.

[3] Cf Gaetano Masciullo, La tiara e la loggia. La lotta della Massoneria contro la Chiesa, Edizioni Fede&Cultura, Verona 2023.

[4] Vedi per esempio di Aldo Mola, Storia della Massoneria italiana. Dalle origini ai nostri giorni, Edizioni Bompiani, Milano 1994.

[5] Ricordiamoci che il grande Pontefice è autore anche di una bellissima enciclica sullo Spirito Santo, la Divinum illud munus.

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