Osservazioni
alla lettera del 3 luglio di Don Pagliarani al Papa
Credo di fare cosa utile ai lettori commentare alcuni passi di questa lettera di Don Pagliarani[1] per mostrare ciò che può essere accettabile e ciò che può essere respinto.
Assumo pertanto soltanto alcune sue proposizioni, che ritengo che abbiano bisogno di tale discernimento.
1)
“Ci sembra che tale decisione metta in luce, una volta di più, il contesto estremamente tragico in cui si trova la Chiesa universale. Ciò che la FSSPX ha fatto e continuerà a fare non è altro che un'iniziativa estrema di soccorso alle anime, nella confusione dottrinale e morale in cui versa la Chiesa. In nessun modo pretendiamo sostituirci alla Chiesa e non abbiamo nessun'altra pretesa, se non quella di restarle fedeli.”
Innanzitutto è esagerato parlare di “contesto estremamente tragico in cui si trova la Chiesa universale”.
Certamente oggi la Chiesa soffre per la presenza di un rinato modernismo peggiore di quello dei tempi di San Pio X. Tuttavia il Concilio Vaticano II ha approntato il rimedio a questo tipo di modernismo accogliendo l’istanza valida di quello che fu già il modernismo del tempo di san Pio X e dando a questa istanza la giusta soluzione.
L’istanza modernistica dei tempi di San Pio X era quella che la Chiesa assumesse i valori della modernità. Quale fu lo sbaglio dei modernisti? Intendere la modernità alla maniera cartesiana, vale a dire un tipo di modernità che, come hanno chiarito bene Fabro, Maritain e Gilson, ha prodotto l’idealismo panteista tedesco e l’ateismo marxista, che hanno sostituito l’uomo a Dio. Se di tragico vogliamo parlare, qui si può parlare di tragico.
Ma quello che i lefevriani non vedono è quello che ho già detto e cioè che il vero rimedio al modernismo è stato proprio il Concilio e lo sono i Papi del postconcilio. E lo sono in che modo? Non tanto trionfando, come furono i Papi del passato, ma soffrendo con Cristo. È la pazienza con la quale dobbiamo sopportare i modernisti che toccherà la loro coscienza. Questo devono capire i lefevriani.
Un’altra osservazione per loro. Essi hanno un concetto sbagliato di modernismo dal momento in cui da una parte riconoscono il vero modernismo, ma dall’altra accusano in una maniera calunniosa ed empia i Romani Pontefici del postconcilio.
2)
“Avevamo chiesto un pane, cioè un po' di comprensione per un sincero caso di coscienza, un gesto di paternità non tanto verso la FSSPX quanto verso le anime, promettendoLe di farne dei veri figli della Chiesa Romana; purtroppo abbiamo ricevuto una pietra.
Avevamo chiesto un pesce, cioè la possibilità di ottenere temporaneamente i mezzi necessari per poter continuare a formare buoni sacerdoti affinché continuino a far conoscere Nostro Signore alle anime; purtroppo abbiamo ricevuto un serpente.”
Qui purtroppo Don Pagliarani, a mio giudizio, non dà prova di sincerità. Infatti come fa a parlare di un caso di coscienza quando sono sessant’anni che i Papi stanno spiegando ai lefevriani la validità delle nuove dottrine del Concilio.
In secondo luogo la vera paternità verso le anime dev’essere attuata nel rispetto delle nuove dottrine del Concilio. I veri figli della Chiesa sono quelli che accettano le nuove dottrine del Concilio.
Dunque Don Pagliarani non aveva chiesto né un pane né un pesce, ma aveva avanzato delle pretese, che il Papa non poteva accettare. E dopo sessant’anni di spiegazioni date dai Papi, come mai non ha capito che il Papa, col suo richiamo, gli ha dato del pane e del pesce?
3)
“Avevamo chiesto un uovo, promettendo di restituirlo appena possibile. Infatti, la Santa Tradizione che conserviamo nelle anime appartiene alla Chiesa nostra Madre — non alla Fraternità San Pio X — e siamo certi che un giorno un Papa vorrà servirsene per il bene della Chiesa universale; purtroppo abbiamo ricevuto uno scorpione.”
La tradizione che conservate, come già vi aveva fatto notare San Paolo VI cinquant’anni fa, non è la vera Tradizione così come è stata spiegata dal Concilio Vaticano II, ma Gesù Cristo vi direbbe che è una semplice “tradizione di uomini” (Mc 7,8).
Tenete presente che nessun Papa accetterà mai il vostro concetto di tradizione, per cui se Papa Leone XIV vi disapprova non vi dà nessun scorpione, ma vi offre il medo di correggervi.
Tenete presente che qui non si tratta solo di scisma, ma di vera e propria eresia.
4)
“Avevamo chiesto di essere istruiti e confermati nella fede di sempre; invece siamo stati dichiarati scismatici una seconda volta.”
La fede di sempre è una fede che viene continuamente approfondita dalla Chiesa, come è successo con il Concilio. Ora, voi, ribellandovi al Concilio, finite col rifiutare in questo modo la fede di sempre.
Tenete inoltre presente che la Chiesa, limitandosi a considerarvi scismatici, è stata anche troppo indulgente, perché il rifiuto delle nuove dottrine del Concilio, se non è eresia formale, quanto meno è proposizione prossima all’eresia.
5)
“Non è nostra intenzione offrire alla Chiesa un museo di cose antiche, bensì la Tradizione integrale, feconda, fonte di vita spirituale, incarnata e vissuta nelle anime.”
Bisogna tenere presente che la Tradizione, come del resto anche la Scrittura, è interpretata dal Magistero della Chiesa e si esprime anche nei Concili. Per questo il rifiutare quanto il Concilio dice sulla Tradizione, porta come conseguenza una falsificazione del concetto di Tradizione.
Se voi volete evitare di concepire la Tradizione come una raccolta di pezzi da museo, bisogna che accogliate ciò che il Concilio insegna sulla Tradizione.
6)
“Nel frattempo, se può farlo, malgrado la Sua recente decisione, ci benedica come figli Suoi. Per noi nulla è cambiato e mai nulla cambierà.”
Vorrei ricordare a Don Pagliarani che non è vero che nulla è cambiato.
Il Papa, con un documento ufficiale appena pubblicato[2], concede la possibilità ad ogni singolo lefevriano, che si sia reso conto della gravità della sua posizione e che desidera essere realmente in comunione con il Papa e con la Chiesa Cattolica, di scrivere direttamente a lui, Papa Leone XIV, dichiarando la vera fede cattolica.
Padre Giovanni Cavalcoli
Fontanellato, 4 luglio 2026

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