De Mattei interviene
sulla questione delle prossime ordinazioni lefevriane
Il Prof. De Mattei ha espresso di recente nel suo sito un parere circa le prossime consacrazioni episcopali programmate dalla Fraternità San Pio X.
Io ho pensato di commentare per punti questo interessante intervento dal titolo “Di fronte alle consacrazioni episcopali del 1° luglio 2026”[1].
Ho diviso il testo per punti, a ciascuno dei quali presento le mie osservazioni.
1)
Che cosa pensare e che cosa fare di fronte alle consacrazioni episcopali annunciate dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X a Écône per il 1° luglio …
La prima considerazione da fare è che, se ciò avverrà, ci troveremmo di fronte a una prova dolorosa non solo per il mondo della Tradizione cattolica, del quale la Fraternità San Pio X fa parte fin dalla sua fondazione, avvenuta il 1° novembre 1970 per opera di mons. Marcel Lefebvre …
Osservo che purtroppo la Fraternità San Pio X è nata sulla base di una falsa concezione della Tradizione, così come lo stesso San Paolo VI contestò a Mons. Lefebvre. E quindi dobbiamo dire con carità fraterna e con tutta franchezza che questa Fraternità è nata scismatica.
2)
Nel merito della controversia, non si può fare a meno di segnalare quello che appare come un vero e proprio paradosso. Tra le molte ragioni addotte da mons. Lefebvre nel 1988 e oggi riprese dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X per giustificare le consacrazioni episcopali senza mandato pontificio, quella dello stato di necessità dei fedeli di fronte alla gravità della crisi ecclesiale è, nello stesso tempo, l’argomento più debole e il più forte.
Osservo che qualunque osservatore imparziale e pienamente cattolico della situazione attuale della Chiesa non può non rilevare la presenza nella Chiesa di un partito modernista, la cui audacia e potenza sono arrivati al punto da limitare la stessa azione di governo del Sommo Pontefice.
Tuttavia l’invocazione di uno stato di necessità, per giustificare le prossime ordinazioni, non è motivo sufficiente per questa operazione, che invece si configura come un atto scismatico, secondo il dettato dello stesso Diritto Canonico.
Dovrebbe essere evidente che la cura delle anime e il bene della Chiesa sono cose sacrosante, ma vanno attuate nella piena comunione con il Romano Pontefice.
3)
Lo stato di necessità è infatti, per sua natura, una condizione eccezionale che consente di derogare all’applicazione ordinaria di determinate norme in vista di un bene superiore che, nel caso della Chiesa, è la salvezza delle anime. Ma chi ha l’autorità di accertare l’esistenza di tale stato e di determinarne l’inizio e la fine? …
La conseguenza sarebbe una proliferazione di giurisdizioni parallele e di episcopi vagantes dispersi nel mondo, con inevitabili effetti di frammentazione, disordine e confusione per gli stessi fedeli che si vorrebbero proteggere.
Concordo con il Prof. De Mattei nell’asserire che nella Chiesa nessuna autorità al di sotto di quella del Papa può invocare un supposto stato di necessità per contravvenire alla legge canonica, che richiede l’autorizzazione del Papa per la consacrazione di nuovi Vescovi.
4)
L’esistenza di una linea episcopale derivante da mons. Richard Williamson, …
All’opposto, il Dicastero per la Dottrina della Fede si richiama al Vaticano II, ma non riconosce il peso dell’argomento pastorale e utilizza contro la FSSPX termini e concetti della teologia pre-conciliare in nome della cogenza della dottrina e del diritto.
Condivido anche questa argomentazione del Prof. De Mattei. I lefevriani, che si fanno tanto paladini della sana dottrina, in questa loro argomentazione relativa allo stato di necessità, si propongono come un progetto pastorale, che si mette in contrasto con le nuove dottrine del Concilio. Quindi c’è da domandarsi dov’è la coerenza in campo dottrinale e quindi anche pastorale.
5)
Poco più di cento anni fa, l’incendio della Prima guerra mondiale pose fine all’ordine internazionale …
L’ultima parola, in questo orizzonte drammatico, spetta a colui che ha il mandato divino di guidare la Chiesa e che la stessa Fraternità San Pio X riconosce come il legittimo Vicario di Cristo, il Papa, oggi regnante, Leone XIV. Nessuna vera e definitiva soluzione ai gravi problemi che affliggono il Corpo Mistico di Cristo potrà essere trovata al di fuori del Romano Pontefice o contro di lui.
Concordo con il Prof. De Mattei nel sottolineare che la Pascendi e la vicenda di Fatima sono due forze grandiose che affrontano il grande assalto del modernismo alla Chiesa.
Tuttavia dispiace che egli non citi al riguardo gli insegnamenti del Concilio Vaticano II, il quale, contrariamente a quanto pensano i modernisti e i lefevriani, non favorisce affatto il modernismo, ma al contrario ne propone il rimedio, più che con rinnovate condanne, proponendo una sana modernità contro quella falsa e corruttrice dei modernisti.
A questo riguardo è importante la catechesi sul Concilio che attualmente sta svolgendo Papa Leone, nella speranza che sia i passatisti che i modernisti vogliano una buona volta accettare la verità del Magistero del Concilio e del Postconcilio, escludendo falsificazioni, fraintendimenti e strumentalizzazioni.
Padre Giovanni Cavalcoli
25 giugno 2026

Buongiorno,
RispondiEliminafronte fraternità' S.Pio X : il Papa, per la Misericordia, dovrebbe confermare i vescovi e contemporaneamente accettare lo status quo relativamente i poteri di ministero gia' rilasciati da Francesco in occasione del Giubileo: una specie di finale alla tarallucci & vino per cosi' dire; cio' non creerebbe alcun pericoloso terremoto doloroso piu' al papato che ad altri, nell'immediato.
Per il futuro ci pensera' Dio.
Fronte liturgia VO e NO: (non riguarda i lefreviani) bensi' TUTTI i fedeli cattolici del globo: il Papa deve , dicasi deve, risolvere la questione.
Deve dare la possibilità di poter scegliere tra l'una o l'altra, a secondo delle singole sensibilta'.
Cosi' facendo Papa Leone dara' un "colpo al cerchio ed uno alla botte" , per la concordia nella Chiesa e la salvezza di tutte le anime degli uomini di buona volonta'.
Caro Franco, possiamo essere sicuri che in Papa Leone XIV c’è tutta la volontà di accontentare le legittime aspirazioni della Fraternità S. Pio X. Ma se la Fraternità insiste nel voler ordinare nuovi Vescovi, i quali non accettano le dottrine nuove del Concilio, come può un Papa concedere l’approvazione delle progettate ordinazioni?
EliminaPer quanto riguarda la scelta tra il Novus Ordo e il Vetus Ordo, qui non si tratta di due cose completamente soggette alla nostra libertà di scelta di comuni fedeli, così come posso scegliere di farmi francescano o farmi domenicano. Ma si tratta di due cose circa le quali il criterio della scelta non lo stabiliamo noi, ma è di spettanza del Romano Pontefice, il quale per mandato di Cristo è il Supremo Custode e Garante della retta pratica della Liturgia.
Stando così le cose, certamente il fedele può scegliere, ma tenendo conto delle disposizioni pontificie, le quali prescrivono la partecipazione da parte di tutti, almeno nella Messa festiva, al rito del Novus Ordo.
Per quanto riguarda il Vetus Ordo il buon cattolico, al quale piace questo rito, si atterrà alle disposizioni del Pontefice regnante.
Caro padre, perche' allora possiamo scegliere di pregare il Padre Nostro, gloria a Dio, ave Maria in latino? Un buon destrutturatore/distruttore della liturgia tridentina oltre a modificare queste tre preghiere, come fatto, dovrebbe averne pure proibito la recitazione nella ex lingua della chiesa...dentro gli edifici chiesa e pure nelle abitazioni private. La giustificazione potrebbe essere: " i popoli di tutto il mondo comprendono
RispondiEliminaunicamente la loro rispettiva lingua nazionale ".
Una ultima domanda: possiamo pensare che Bergoglio sia all'inferno? Gira voce di piu' di un veggente che riporta cio' : che si tratti solo di fantasia dettata da astio/odio avverso egli?
Caro Franco,
Eliminalei non può paragonare l’uso o non uso del latino nelle preghiere con la scelta tra il Novus e Vetus Ordo. La prima cosa evidentemente è totalmente soggetta alle nostre preferenze, invece per quanto riguarda la seconda cosa vale quello che ho già detto precedentemente.
Per quanto riguarda Papa Francesco è vero che anche tra i suoi ammiratori nessuno ha fatto la proposta di farlo santo, come è successo con Papa Giovanni Paolo II. Tuttavia il porsi domande, come fa lei, direi che è una cosa quanto meno irriverente e denota una grave ingratitudine nei confronti del bene che Papa Francesco ha fatto, seppure tra difetti umani.
L’attuale Pontefice, ammiratore di Papa Francesco, sta portando avanti alcuni aspetti del suo pontificato, anche se appare evidente un certo mutamento di linea orientata in un senso più spirituale e meno sul sociale, come era la linea di Papa Francesco. Inoltre l’attuale Papa sembra più preoccupato che non il precedente di risolvere i conflitti interni per assicurare l'unità della Chiesa e la carità vicendevole, così da presentare davanti al mondo una Chiesa più credibile e più capace di diffondere il Vangelo.
Ovviamente non si augura l'inferno a nessuno, nemmeno al peggior nemico, pero' questa voce gira, rigiro meglio la domanda, teologica credo e genericamente inteso: e' possibile che anche un papa possa dannarsi in eterno? Vale anche per un cardinale ecc. eh
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