Mons. Pozzo a proposito delle ordinazioni lefevriane.

 

Mons. Pozzo a proposito delle ordinazioni lefevriane.

 

Presento una intervista a Mons. Pozzo, ex segretario della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, per il dialogo con i lefevriani, pubblicata da La Nuova Bussola Quotidiana il 7 luglio scorso, Mons. Pozzo: nel 2018 fu la Fraternità a rifiutare l’accordo, di Stefano Chiappalone.

Riporto alcuni brani tratti da questa intervista:

https://lanuovabq.it/it/mons-pozzo-nel-2018-fu-la-fraternita-a-rifiutare-laccordo?

In essa il lettore potrà trovare utili chiarimenti circa questa drammatica vicenda, che impegna noi tutti cattolici a cercare più che mai la concordia tra di noi nella comunione al Vicario di Cristo.

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Eccellenza, con quale stato d’animo ha vissuto l’annuncio delle consacrazioni episcopali compiute senza mandato papale il 1° luglio ad Écône?

Con animo triste e con molto dispiacere. È una grave ferita alla Chiesa, che si sarebbe potuto evitare se la FSSPX avesse accettato la Dichiarazione Dottrinale proposta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF), cui avrebbe fatto seguito anche il riconoscimento canonico nella forma giuridica che sarebbe stata stabilita. S.E. mons. Fellay nell’incontro del 28 febbraio 2018 con il card. Ladaria, allora prefetto della Congregazione, e il sottoscritto presso il Dicastero disse che avrebbe portato alla considerazione del Capitolo della FSSPX, previsto nel luglio 2018, il testo della Dichiarazione. Nell’autunno del 2018, Il card. Ladaria ed io abbiamo incontrato il nuovo Superiore della FSSPX, p. Davide Pagliarani, eletto in luglio nella riunione del Capitolo, il quale comunicò che non avrebbe sottoscritto tale Dichiarazione, perché ritenuta insufficiente e non adeguata a rispondere alle difficoltà e alle criticità sollevate dalla FSSPX e che Roma avrebbe dovuto riconoscere i suoi errori. …


C’è una dimensione di cui pochi commentatori parlano, che è quella interiore: ovvero, quali sono gli effetti sulle anime del gesto rivendicato in nome della salus animarum ma che almeno sul piano oggettivo, resta di natura scismatica?

La salus animarum non è qualcosa di soggettivo che può essere disgiunto dalla obbedienza all’autorità formale e giuridica del Papa. Non esiste una “chiesa di emergenza”, che si possa sottrarre all’unità visibile della Chiesa per stabilire un ordinamento ecclesiale non in piena comunione con il Successore di Pietro. …

Anche se il rito è l’elemento più appariscente, sappiamo che la questione non è primariamente liturgica. Quali sono a suo avviso i “nodi” principali?

I nodi principali sono l’accettazione dell’insegnamento del Concilio Vaticano II e del Magistero posteriore. Quando parlo del Concilio, mi riferisco ai contenuti dei documenti, non al Concilio dei Media o al Concilio virtuale o para-concilio, o al fantasmagorico “spirito” del Concilio, che malauguratamente, ma realmente si è sovrapposto al vero Concilio nella opinione pubblica e in numerosi ambienti ecclesiali.

Al riguardo, i punti principali della Dichiarazione Dottrinale della CDF proposta all’accettazione della FSSPX affrontavano proprio questi nodi, e, a mio avviso, in modo soddisfacente.

a) Si chiedeva alla FSSPX di accettare la verità cattolica, che al Magistero «Cristo Signore ha affidato il deposito della fede – cioè la Sacra Scrittura e la “tradizione” divina – per essere custodito, difeso e interpretato» (Pio XII, Lettera Enciclica Humani generis, 18, Denz. 3884) e che «il Magistero non è al di sopra della Parola di Dio, ma la serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso» (Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum, 10). Il Magistero della Chiesa, a sua volta, ha l’autorità di esplicare o esplicitare anche i precedenti documenti del Magistero, inclusi quelli del Concilio Vaticano II, in conformità con le verità della fede cattolica e nella luce della perenne Tradizione che progredisce nella Chiesa con l’assistenza dello Spirito Santo, non con una novità contraria, ma con una migliore intelligenza del depositum fidei, in eodem scilicet dogmate, eodem sensu eademque sententia (Cf. Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, 4, Denz. 3020; Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum, 8).

b) Si chiedeva di riconoscere che il Concilio Vaticano II deve essere compreso alla luce di tutta la Tradizione e sulla base del Magistero costante della Chiesa, restando sempre la possibilità di una legittima discussione e di una chiarificazione sul piano teologico circa la formulazione di punti particolari dei Documenti conciliari o riguardanti le successive riforme della liturgia e del diritto.

c) Si chiedeva di riconoscere la validità del Rito della Santa Messa e dei Sacramenti legittimamente celebrati secondo i libri liturgici nella loro editio typica, promulgati da Papa Paolo VI e da Papa Giovanni Paolo II.

Non sarebbe, tuttavia, onesto trattare le questioni concernenti la FSSPX, senza riconoscere che dopo il Concilio Vaticano II e fino ad oggi il Cattolicesimo si trova nel pieno di una turbolenza, non dovuta certo all’insegnamento del Concilio e del Magistero successivo, ma a tanti fattori interni ed esterni alla comunità ecclesiale, …


Ma è possibile voler “salvare” il sacerdozio cattolico (come ha sempre dichiarato la Fraternità) trapiantandolo al di fuori della Chiesa visibile?

Non credo proprio. … La comunione con il Romano Pontefice è la condizione assolutamente necessaria per essere membro della Chiesa cattolica. Ciò vale a maggior ragione per il sacerdozio cattolico.

A questo proposto mi è sembrato inverosimile che da parte della FSSPX si affermi da un lato che si appartiene alla Chiesa per la professione integra della fede (che in realtà è solo uno degli elementi essenziali, ma non l’unico) e nel medesimo tempo si affermi (e si giudichi) che le autorità della Chiesa manifestano un atteggiamento contrario alla fede e agiscono contro la Santa …


Le consacrazioni del 1° luglio ripetono quelle compiute da mons. Lefebvre nel 1988

Mai dire mai. Occorrerebbe ripartire dai contenuti della Dichiarazione Dottrinale della CDF, ma soprattutto è necessario modificare l’atteggiamento pregiudiziale della FSSPX, per cui si ritiene che Roma ha torto e la FSSPX ha certamente ragione.


Si sentirebbe di escludere la creazione di una struttura (proposta dal card. Mueller) come fu l’Ecclesia Dei

Non escluderei forme giuridiche di questo tipo, a patto che i problemi dottrinali vengano risolti e che si possa costituire un gruppo abbastanza consistente di sacerdoti che, come già accaduto per la Fraternità Sacerdotale San Pietro o per l’Istituto del Buon Pastore, intendano rientrare in piena comunione con il Romano Pontefice.


Naturalmente attorno alla FSSPX c’è molto clamore mediatico, ma ci sono “realtà tradizionali” che già
vivono sub Petro

Gli Istituti cui fa riferimento sono realtà vive e in continua crescita. Come ha insegnato e dichiarato Papa Benedetto XVI le due forme liturgiche, quella del Novus Ordo, che è la forma comune, abituale e universale della liturgia, e quella del Vetus Ordo, per gruppi particolari e speciali, sono entrambe un arricchimento reciproco, e non sono in opposizione tra loro. …

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Padre Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 9 luglio 2026


  

La comunione con il Romano Pontefice è la condizione assolutamente necessaria per essere membro della Chiesa cattolica. Ciò vale a maggior ragione per il sacerdozio cattolico.

 

Immagine da Internet: Mons. Guido Pozzo

2 commenti:

  1. Caro padre Giovanni,
    in sostanza, posso essere d'accordo con quanto ha risposto mons. Pozzo alle domande dell'intervista, tranne nella sua risposta all'ultima, dove, a mio parere erroneamente (e capisco che anche a suo parere erroneamente) presuppone la possibilità di coesistenza de iure del novus ordo e del vetus ordo (e non solo de facto, o per indulto, come è oggi).

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    1. Caro Julio,
      concordo con lei nel fatto che Mons. Pozzo avrebbe dovuto fare riferimento a Papa Francesco e non a Benedetto XVI. Tenga presente però che Traditionis Custodes è un documento giuridico, che regola la celebrazione del Vetus Ordo.
      Quindi io non parlerei riguardo al Vetus Ordo di un semplice dato di fatto, dal momento stesso che Papa Francesco ne ha regolamentato la celebrazione.

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