L'essere nel pensiero
di Giovanni di San Tommaso
Padre Tomas Tyn
Seconda Parte (2/4)
6. L'essere per essenza contiene in sé tutte le perfezioni, l'essere per partecipazione invece è suscettibile di ricevere ogni possibile perfezione
Esse, ut participatum in essentia talis vel talis speciei, habet imperfectionem iuxta modum illius. L'essere in sé è ovviamente incausato e incausabile, ma l'essere partecipato all'essenza e secondo la misura dell'essenza è l'essere causato da un agente estrinseco ed è altresì un essere conseguente all'essenza, proporzionato all'essenza, e perciò limitato dall'essenza.
L'essere partecipato in quanto partecipato si dice «esistenza», ciò in virtù di cui una cosa semplicemente è, emerge dal nulla e da ogni potenzialità. Questo essere dipende dall'essenza e ne segue i limiti e, come conseguente all'essenza, è qualcosa di meno perfetto di essa- Essentia seu forma se habet ut principium et ratio existentiae: existentia vero ut effectus et complementum eius ... impossibile est autem quod id quod se habet ut effectus et accessorium seu complementum alterius, sit perfectius suo principali. Cum ergo ratio specifica et essentialis sit per se et principaliter in ipsa natura, oportet quod existentia quae salum participative et accessorie participat perfectionem specificam essentiae, secundum hoc imperfectior sit illa. L'esistenza è un qualcosa di aggiunto alla natura e tale da partecipare la ratio specifica di essa. Siccome poi ogni altra «essenza» accidentale si aggiunge a quella della sostanza, è ovvio che tutte le attuazioni di essere accidentale saranno pure aggiunte all'essere sostanziale fondamentale. Ogni accidente è in virtù dell'essere stesso e perciò risulta infinitamente inferiore all'ipsum esse, ma ogni accidente è anche un'attuazione della sostanza esistente in virtù dell'essere partecipato e quindi superiore all'essere partecipato in quanto partecipato.
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L'essenza, così realmente esistente grazie all'essere, continua rispetto all'essere stesso a comportarsi come pura potenza. Eppure, in sè considerata, essa non è pura potenza, bensì un atto, atto però di un altro ordine, non atto entitativo, di essere, ma atto formale, di essenza appunto. Proprio la netta distinzione tomistica tra essenza ed essere consente all'essenza la sua legittima autonomia - potenza rispetto all'essere, in sé e rispetto alla sostanza da essa costituita l'essenza è un atto, un quo aliquid est. Ecco perché l'essere (formale) dell'essenza è effetto della forma, la forma costituisce l'essenza, sicché l'essere dell'essenza realmente esistente è la stessa attualità formale dell'essenza.

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