La funzione del cappellano militare
Una delle conseguenze del peccato originale è l’inclinazione in ciascuno di noi all’ostilità nei e alla sopraffazione nei confronti del prossimo, la volontà di primeggiare, di emergere sugli altri e di assoggettarli a sè, la smania di comandare, il gusto di imporre agli altri la propria volontà o di costringerli a fare quello che vogliamo noi, il gusto dello scontro, il fare il bastian contrario, la tendenza all’odio, all’invidia, alla rivalità, all’aggressività, alla prepotenza, alla violenza, al dominio, diciamo, in una parola, la tendenza alla guerra.
Purtroppo nella vita presente, conseguente al peccato di Adamo che ha dato retta alla menzogna, il possesso della verità non è più un possesso comune e pacifico, non c’è più tra di noi l’accordo e il consenso sugli interessi, sui valori e i fini fondamentali dell’esistenza e della vita.
Continua a leggere:
https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-funzione-del-cappellano-militare.htmlA causa delle conseguenze del peccato originale succede quaggiù inevitabilmente prima o poi che, quand’anche in noi ci fosse il miglior intento di seguire le vie della retta ragione, quand’anche ci fosse in noi tutta la lealtà ed onestà di riconoscere la verità e la buona volontà di curare i nostri legittimi interessi e di operare il bene del prossimo, nell’attenzione ai suoi bisogni, nel rispetto dei suoi diritti e esigenze, se il prossimo è verso di noi malintenzionato, attaccabrighe, ostinato, litigioso, impaziente, invidioso, intollerante, permaloso, vendicativo, prepotente ed aggressivo, non c’è nessun modo di risolvere la questione e di ottenere giustizia pacificamente per mezzo del ragionamento e di un leale scambio di idee.
Se infatti l’avversario nel caso di una
controversia non ascolta ragione, se non vuol ragionare, se messo davanti ai
suoi torti non li vuol riconoscere, ma pretende di aver ragione lui e magari ci
accusa con malignità e se pretende da noi ciò che non possiamo concedere, se
mette in pericolo i nostri interessi vitali, i nostri beni e la nostra stessa
vita e quella dei nostri cari o concittadini, minacciandoci con le armi o con
misure ingiuste che ci opprimono, che dobbiamo fare?
Alcuni, credendo di interpretare il Vangelo, dicono che non dobbiamo resistere, ma dobbiamo offrire l’altra guancia o sopportare. Senonchè però Cristo in un altro passo dice di non esser venuto a portare la pace, ma una spada ed inoltre nell’Apocalisse Cristo appare come un terribile Cavaliere che sconfigge di spada tutti i suoi nemici.
Dunque si tratta di espressioni enfatiche e paradossali di Cristo e della Scrittura, che devono essere accordate ed interpretate secondo la tradizionale interpretazione della Chiesa, la quale ha sempre teorizzato e praticato il giusto uso delle forze armate. Che lo si chiami o non si chiami «guerra giusta», ha poca importanza.
A questo punto comprendiamo la funzione provvidenziale del cappellano militare, proprio in ordine al conseguimento della pace. Egli è presente nelle nostre forze armate non certo per benedire la guerra, ma per benedire quei militari che fanno il loro dovere a rischio della vita per la conquista e la difesa della pace.
La missione preziosissima del cappellano militare è quindi quella di assicurare ai militari un adeguato servizio religioso, tale da far loro comprendere da una parte l’inaccettabilità del militarismo e dell’imperialismo, e dall’altra parte che le forze armate non si sentano demotivate nel loro prezioso servizio al bene comune e alla patria da uno stolto pacifismo che finisce per favore la guerra.
Immagini da Internet:
- Caserma Pio IX, Roma
- Parata militare, Roma

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