I sofismi di Kant riguardo all’esistenza di Dio
Quinta Parte (5/8)
Il conflitto delle idee trascendentali
(pp.362-409)
La prima antinomia riguarda il mondo nello spazio e nel tempo. Essa si divide in due: il mondo nello spazio e il mondo nel tempo. Per quanto riguarda la prima, Kant dice che è possibile sostenere tanto che il mondo è racchiuso in uno spazio limitato, quanto che lo spazio è illimitato.
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Tommaso osserva in primo luogo che nella ricerca delle cause, si può retrocedere all’infinito nei legami accidentali fra cause ed effetti, ma non nella concatenazione causale razionalmente motivata e ordinata o nelle cause di per sé, realmente esplicative. … Tommaso osserva pertanto che il processo all’infinito impedisce l’affermazione della causa prima, se si tratta di una retrocessione nell’essere, non nel divenire. Nell’essere causato occorre fermarsi alla causa prima: ananke stenai, come diceva Aristotele, altrimenti tutto perde di senso. ... In secondo luogo Tommaso distingue le cause del divenire dalle cause dell’essere. Il divenire è nel tempo, ma non necessariamente l’essere. Ora qui il problema è la causa dell’essere. Per questo, osserva l’Aquinate, nulla impedisce l’ipotesi di una serie causale infinita nel divenire indipendentemente dal tempo che può essere finito come può essere infinito. Invece nel retrocedere nelle cause dell’essere, occorre fermarsi e non si può retrocedere all’infinito, ma bisogna fermarsi ad una causa prima, altrimenti tutto perde di senso.
La differenza tra la forma spirituale – l’anima umana - e le forme inferiori è data solo dal fatto che mentre la forma umana sussiste da sé, le forme inferiori provengono dalla materia e, alla corruzione dell’individuo, tornano nella materia. Se la loro forma si estingue – per esempio la forma del legno è sostituita dalla forma della cenere – non è perché sia composta e si disintegri, ma perché perde la sua immaterialità e discende al livello della materia. ... Per questo non è vero che, per il fatto che la sostanza materiale è indefinitamente scomponibile, dissolubile, disintegrabile e divisibile, nel mondo non esiste nulla di semplice. Di semplici ci sono le forme, siano esse sussistenti e spirituali, come le anime umane o siano forme materiali, come quelle dei corpi infraumani. Certamente gli atomi democritei come le monadi leibniziane puntuali e senza dimensioni non esistono, perchè anche gli atomi si sono rivelati composti e il punto è un ente matematico immaginario e non reale od ontologico.
La terza antinomia pone due tesi opposte estremistiche ed entrambe false. Essa vorrebbe lasciare indeciso se nel mondo esiste l’azione libera o tutto è determinato secondo necessità come credeva Democrito, per cui quegli atti umani che sembrano liberi nel bene come nel male esprimono il Destino della necessità come in Emanuele Severino o sono voluti dal Destino e dalle inflessibili leggi di natura, come nel positivismo di Auguste Comte. … La vera libertà sta nell’obbedienza alla legge. Il necessitarismo e determinismo, dal canto loro, sono una forma di comodo o viceversa un disperante fatalismo materialista, che ignora la libertà dello spirito e la responsabilità degli atti morali.
Il concetto di ente necessario non è una nozione di partenza nella dimostrazione dell’esistenza di Dio, così che questa esistenza possa essere dimostrata solo perchè abbiamo questo concetto, come erroneamente fece Sant’Anselmo, ma è una nozione di arrivo, giustificata dall’esperienza delle cose contingenti, la nozione che ci facciamo di Dio solo dopo aver considerato il fatto che se esiste, come esiste, quell’ente contingente del quale abbiamo esperienza. Deve per conseguenza necessariamente esistere, non nella mia mente ma nella realtà, per spiegare l’esistenza del contingente, quell’ente assolutamente necessario che chiamiamo «Dio».
Immagini da Internet: Autoritratto e La Gioconda, Leonardo da Vinci

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