11 giugno, 2025

Heidegger ha superato Hegel? - Parte Seconda (2/3)

 

Heidegger ha superato Hegel?

Parte Seconda (2/3)

 Chi ci fa meglio conoscere l’essere?

Il clima filosofico e teologico nel quale respirano e si muovono le diverse tendenze che caratterizzano la teoresi moderna, quando il pensare non è pienamente conforme a quella pienezza e purezza di verità che sono date dal seguire il pensiero di Cristo e dalla sapienza cristiana, è certamente ancora in larga misura, a volte inconsapevolmente, quell’orizzonte di pensiero che fu creato da Hegel a partire dal cogito cartesiano attraverso Kant e dal fideismo luterano.

Gli stessi oppositori di Hegel da Kierkegaard a Comte a Marx a Bergson a Sartre al Circolo di Vienna ad Husserl ad Heidegger a Severino gli si oppongono dal suo stesso interno, incapaci di ritrovare quel realismo gnoseologico che fa la gloria della sapienza biblica e cristiana, da sempre raccomandata dalla Chiesa cattolica soprattutto nel realismo della teologia tomista. 

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Non c’era bisogno di Heidegger per sapere che l’oggetto della metafisica, al di là dell’ente, dev’essere l’essere. I tomisti lo hanno sempre saputo.


Invece Heidegger, col suo richiamo all’essere dimenticato da Hegel, all’essere al di là dell’idea, col suo voler superare Husserl, sembra che sia stato capace di recuperare l’esse tomistico, offuscato dall’idealismo nichilista hegeliano e messo tra parentesi da Husserl. Tornando a Parmenide Heidegger si vantò di aver ritrovato l’essere al di sopra dell’ente come nessuno aveva fatto prima di lui.

I tomisti fecero notare ad Heidegger che Tommaso già prima di lui aveva sostenuto il primato dell’essere sull’ente. Ma Heidegger controbatté che l’essere come lo intendeva lui non era l’esse tomistico, atto analogico culminante nell’essere sussistente ossia Dio creatore dell’essere contingente. L’essere non è causa e non esiste un essere causato. Ma soltanto l’essere appare all’uomo e l’uomo è apertura all’essere.

Per Heidegger l’essere non può essere senza l’ente, ma è essenzialmente connesso con l’ente, unito al nulla, in quanto l’ente è nulla di essere, finitizzato e temporalizzato come esser-lì (Dasein) nell’essere umano, costitutivamente aperto all’essere, essere che non appare nel concetto ma nel linguaggio poetico, essere non come essere in sé ma come «presenza del presente», come evento (Ereignis), come fenomeno o apparire o svelarsi, quindi con essenziale riferimento all’uomo, per cui senza l’uomo non si dà essere. L’essere è l’essere umano.

 Immagine da Internet: Martin Heidegger

09 giugno, 2025

Heidegger ha superato Hegel? - Parte Prima (1/3)

 

Heidegger ha superato Hegel?

Parte Prima (1/3)

 La questione dell’essere

Anche oggi come ai tempi di Parmenide e ai tempi degli antichi Veda indiani esiste l’interesse per l’essere. La Bibbia fa dire a Dio: «Io Sono». E Gesù Cristo dice: «Se non crederete che Io Sono, morirete nei vostri peccati». Per questo, San Paolo VI ha raccomandato la dottrina di San Tommaso presentandola come una metafisica dell’essere.

Un primo vago sentore dell’essere si ha nell’Indeterminato di Anassimandro, che Heidegger ha fatto bene a segnalare. Ma i primi pensatori occidentali che hanno esplicitamente sentito la questione dell’essere sono stati Eraclito e Parmenide. Per Eraclito nulla è, nulla permane, ma tutto diviene, tutto muta. Tutto è tempo e storia. Essere e non-essere coincidono. 

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Platone ed Aristotele si posero la questione dell’ente (on), non dell’essere (einai). Essi vedevano l’ente non alla luce dell’essere, ma dell’essenza o sostanza (usìa, to ti en einai). A loro l’essere non interessava per sé stesso, ma volevano sapere qual è l’essere dell’ente, nel senso di essenza dell’ente (ti to on?). Insomma a loro interessava l’essenza. Aristotele distingue il possibile (dynaton) dal potenziale (dynamis), il primo appartenente all’ordine del pensiero o del pensabile, il non-contradditorio, il secondo appartiene all’ordine della realtà.

Nel sec. XIII San Tommaso scopre il valore dell’essere (esse) come atto dell’ente alla luce di Es 3,14, sì che egli scopre l’essere sussistente al di là dell’essenza sussistente, ossia della sostanza, l’ente aristotelico. Nasce la metafisica dell’essere al di là della metafisica aristotelica dell’ente o della sostanza.

Tutti sono convinti di conoscere la realtà e di conoscere la verità. Il contrasto è sulla questione dell’essere. Molti si attribuiscono il titolo di filosofo o sono considerati sapienti o filosofi per il semplice fatto che pongono delle questioni di fondo, ma pochissimi sono i veri filosofi che affrontano il problema dell’essere e lo risolvono.

L’ente e l’essere si nascondono sotto la nozione di cosa. Il bambino apprende facilmente la nozione dell’essere, della cosa e dell’esistere ed usa i corrispondenti vocaboli. Non sa invece ancora usare il termine «ente», benché ne possegga inconsapevolmente la nozione.

Pochi o pochissimi si domandano: che cosa è l’essere? E si chiedono quindi: quando penso l’essere, che cosa penso? Quando dico «è», a che cosa penso? Che cosa intendo? Che cosa significa questa paroletta «è» che io metto in tutti i miei giudizi?

Pensatori moderni che hanno affrontato sistematicamente la questione dell’essere sono stati Cartesio, Fichte, Schelling, Hegel, Gentile, Husserl, Bontadini, Heidegger, Severino e i tomisti, al seguito di San Tommaso, per il quale Dio è atto puro di essere.

Immagine da Internet 

06 giugno, 2025

Moderni ma non modernisti - Il giornalista Americo Mascarucci mi scrive e io rispondo

 

Moderni ma non modernisti

Il giornalista Americo Mascarucci mi scrive

e io rispondo

Caro padre Giovanni,

Lei giustamente ci ha spiegato la differenza sostanziale che esiste fra l'essere progressista e l'essere modernista, ma temo che oggi questa differenza sia molto sottile. Il modernismo non è più quello di inizio Novecento, il modernismo di Ernesto Bonaiuti per intenderci, scomunicato da San Pio X e dai pontefici fino a Pio XII, ma è un modernismo che io definisco conciliare. Ovvero il tentativo di armonizzare la fede con il mondo, adattare la dottrina alle esigenze della società contemporanea.

...

Caro Mascarucci,

del termine «modernista» si sono impossessati i filolefevriani, che lo usano a proposito, per esempio in riferimento a Rahner, e a sproposito, per esempio in riferimento al Concilio e ai Papi del postconcilio. Il termine, come sanno tutti, è stato reso famoso da San Pio X con la sua enciclica Pascendi. Il Papa non dà una definizione dell’appellativo, ma dal contenuto dell’enciclica si comprende benissimo che cosa il Papa intende con questo termine: l’idolatria della modernità, una visione acritica della modernità elevata a criterio di valutazione della teologia cattolica.   ...

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Il giornalista Americo Mascarucci mi scrive

e io rispondo

 

 

02 giugno, 2025

La metafisica di Gesù (2)

 

La metafisica di Gesù (2)

Ho già presentato ai Lettori lo schema di un libro che pubblicai nel 2014, dedicato a illustrare una cosa alla quale finora non si era mai pensato e cioè presentare quella che si potrebbe chiamare “la metafisica di Gesù”.

Ora presento:

d. In che senso si può parlare di una metafisica di Gesù

e. L’ambito della metafisica

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La metafisica di Gesù (1):

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/2024/10/la-metafisica-di-gesu.html

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Dal punto di vista concettuale, Dio sta al di sotto del concetto dell’essere (in quanto predichiamo di Lui l’essere), come un singolo concreto sta sotto l’universale astratto; ma nella realtà Dio è un Superessere, come dice Dionigi l’Areopagita, che sta al di sopra di tutto l’essere di tutti gli esseri perché ne è la causa universale. 

Per questo possiamo certo predicare di Dio l’essere, ma il significato di questo Essere supera all’infinito quanto noi intendiamo col concetto comune di essere, che per noi è riferito alle creature. Per questo Tommaso chiama Dio “causa dell’essere”.


01 giugno, 2025

Progressismo e modernismo

 

Progressismo e modernismo

Il vero progresso è un passaggio dal bene al meglio

 non dal bene al male

A partire dagli anni del postconcilio si è diffuso nella Chiesa l’uso di distinguere in essa due correnti o tendenze contrapposte: i cosiddetti «conservatori» e i cosiddetti «progressisti». Gli inventori di questa distinzione sono stati in modo speciale, anche se non solo, coloro che abusivamente hanno chiamato se stessi progressisti, considerandosi interpreti, protagonisti e fautori del progresso dottrinale, morale ed ecclesiale promosso dal Concilio, araldi delle aperture, dei cambiamenti, delle riforme e delle novità introdotti dal Concilio.

Come ha potuto verificarsi questa truffa da parte dei modernisti? Come ha potuto risorgere con rinnovata seduzione quel modernismo che sembrava esser stato sconfitto da San Pio X?  Il fatto è che la Pascendi fu sì certamente un’efficace condanna degli errori modernisti, ma Pio X non pensò di accogliere la giusta tesi modernista secondo la quale era giunto il tempo che la Chiesa assumesse i valori del pensiero moderno senza limitarsi a condannare gli errori. Anzi i modernisti pensavano che era la Chiesa che doveva correggere certi suoi giudizi dottrinali sulla modernità. E in ciò erano certamente loro a sbagliare, benché nessuno nega che la Chiesa nei secoli passati abbia commesso errori nel campo della pastorale.

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Ricordo che quando insegnavo teologia a Bologna alcuni miei colleghi in vista giudicarono il mio insegnamento come «inutile, non evolutivo e troppo polemico». Ed infatti dal loro punto di vista era vero: inutile, perché ricordavo valori dimenticati, non evolutivo, perché non seguivo Teilhard de Chardin e rifiutavo l’evoluzionismo dogmatico, e troppo polemico, perchè smascheravo gli errori del modernismo: un giudizio tipicamente modernista. 

Un trucco dei modernisti ancor oggi è quello di respingere, ritenendole superate, le categorie metafisiche delle quali fanno uso il dogma e la dottrina della Chiesa, sotto pretesto della necessità certamente indiscutibile di rinnovare il linguaggio teologico e di usare termini e concetti comprensibili dagli uomini d’oggi.

Cielo e terra passano; la parola di Dio non passa. I dogmi, le formule, gli articoli e i concetti di fede non cambiano di significato, ma mantengono sempre lo stesso significato per tutto il corso della storia, benché possano essere espressi meglio con termini diversi e sempre meglio chiariti, approfonditi, esplicitati e spiegati.

Non sempre il nuovo è buono. L’aggiornamento è un dovere, per non perdere i contatti col presente. Tra le cose o idee nuove o moderne occorre operare un discernimento e dare una valutazione alla luce della sana, fondata e viva tradizione, dei dogmi della fede e della sana ragione.


Immagine da Internet: Ascensione di Gesù con Apostoli, Chiesa San Frediano, Lucca

31 maggio, 2025

Che cosa intende Gesù quando parla di spirito? - Seconda Parte (2/2)

 

Che cosa intende Gesù quando parla di spirito?

Seconda Parte (2/2)

 I simboli dello spirito

Come conoscere le realtà invisibili, se noi siamo portati naturalmente alla conoscenza di quelle visibili? Eppure Dio ha creato il nostro intelletto proprio affinchè, partendo dall’esperienza delle cose sensibili, per induzione e sorretto dalla sua grazia, trovasse la sua beatitudine proprio nella visione immediata di Lui, Spirito assoluto. Per cogliere tuttavia lo spirito abbiamo bisogno di simboli o paragoni o immagini o effetti sensibili dello spirito, come per esempio il gesto, lo sguardo o il linguaggio.

Così Gesù riprende l’immagine veterotestamentaria molto significativa del soffio, dell’alitare, del vento (rùach), realtà impalpabile, eppure sentita, per cui la sua mobilità, il suo andare e venire esprimono bene l’idea della libertà e il mistero della sua origine e del suo fine.

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Questo fondamento fu trovato nello scoprire il principio della vera distinzione tra il Figlio e lo Spirito, entrambi procedenti dal Padre. Infatti i teologi e di conseguenza la Chiesa locale spagnola che li approvò, si accorsero che le differenze di uffici e mansioni che il Nuovo Testamento assegna al Figlio e allo Spirito non sono sufficienti, perché, come ho detto sopra, si tratta di operazioni divine, che dipendono da Dio che è uno per entrambe le Persone.

Indagando meglio sulle parole di Cristo, i teologi si accorsero allora che il vero principio della distinzione è dato dalla differente origine di una Persona dall’altra. Per distinguere allora il Figlio dallo Spirito, dato che non si poteva ammettere che il Figlio procedesse dallo Spirito, non c’era altra strada che ammettere che lo Spirito procede non solo dal Padre ma anche dal Figlio.

Questa grandiosa scoperta, frutto di uno stringente ragionamento teologico basato sulla rivelazione neotestamentaria, del rapporto Figlio-Spirito, gettava una nuova splendida luce sul dinamismo trinitario e portò per conseguenza ad una migliore comprensione e fondazione trinitaria del carisma petrino, che apparve ancor più dipendente dallo Spirito in quanto Spirito del Figlio procedente dal Figlio.

Immagine da Internet: Pentecoste, Tiziano 

30 maggio, 2025

Che cosa intende Gesù quando parla di spirito? - Prima Parte (1/2)

 

Che cosa intende Gesù quando parla di spirito?

Prima Parte (1/2)

Una nozione fondamentale nell’insegnamento di Cristo

Tra noi ci sono di coloro i quali non hanno problemi circa la verità, l’evidenza, la certezza e la realtà delle cose visibili, sensibili, sperimentabili, materiali. Si trovano invece in difficoltà ad ammettere e comprendere qualcosa che sia più reale, più certo e più importante, che non abbia queste proprietà, ma sfugga alla vista, ai sensi, all’immaginazione e all’esperienza. Se c’è qualcosa di siffatto lo ritengono meno importante e frutto dell’immaginazione. Sono i materialisti eredi di Democrito.

Per altri, invece, la coscienza di sé o la coscienza di pensare, atti interiori dello spirito, sono i dati più certi, fondanti, più veri, più evidenti, più reali, di esperienza immediata che non le cose materiali esterne, oggetti sfuggenti, incerti, soggettivi, illusori, ingannevoli. Per loro è la certezza dello spirito che fonda la certezza delle cose materiali esterne. Sono gli idealisti derivanti da Cartesio.

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La novità introdotta da Gesù nella vita spirituale è l’invio del suo Spirito, che è anche lo Spirito del Padre, lo Spirito Santo. Lo spirito come ne parla Gesù non è più solo una forza emanata da Dio, ma è una Persona divina, è Dio stesso.
La missione di Cristo, al d là di quella di salvare l’uomo dal peccato e dalla morte, è quella di inviare lo Spirito Santo, di glorificare l’uomo rendendolo figlio di Dio, abitato dallo Spirito Santo. 

 

Immagine da Internet: Gesù invia gli undici Apostoli, Duccio

26 maggio, 2025

950.000 russi morti. Per che cosa? - Seconda Parte (2/2)

 

950.000 russi morti. Per che cosa?

Seconda Parte (2/2)

 Perché lo scisma del 1054?

Credo che noi Europei non ci rendiamo conto di quale terribile ferita all’Europa abbia inferto il famoso scisma d’Oriente del 1054, con la tendenza che abbiamo a relegarlo ad un semplice episodio religioso del passato. Non riflettiamo abbastanza che oggi l’Europa dell’Ovest è separata da un abisso dall’Europa russa, per cui è semplicemente ridicolo parlare di edificazione dell’Europa senza trovare il modo di ottenere che ne faccia parte anche la Russia.

Un contrasto di tipo teologico o una questione astratta come quella del Filioque ci paiono del tutto ininfluenti o di nessun interesse ai fini di un lavoro concreto ed efficace per ottenere la pace fra Russi ed Ucraini e per edificare l’unione europea. Forse è meglio il riarmo proposto dalla Von der Leyen. Per cui ci sembra che il ricordare che cosa è stato quello scisma non sia di alcuna utilità per risolvere la guerra in Ucraina.  Ma le cose non stanno assolutamente così.

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I Russi ortodossi, autoproclamatisi nel sec. XVI Terza Roma, si considerano come i custodi dell’ortodossia cristiana. Un russo cattolico, secondo loro, tradisce la Russia. Gli scismatici d’oriente si considerano i veri cattolici, che hanno conservato la retta fede contro l’eresia del Vescovo di Roma. Il patriarca scismatico di Mosca si considera come erede e correttore del Vescovo di Roma, che nel passato ha tradito la retta fede. In questo senso il patriarca moscovita designa la propria Chiesa come Terza Roma, dopo e al di sopra del patriarcato scismatico di Costantinopoli, che Mosca considera come Seconda Roma, mentre Mosca sarebbe per il Patriarca di Mosca detentrice della piena ortodossia cristiana, corrotta dal Papa di Roma, ossia della prima Roma.

Per capire il senso e il perché di questa guerra, bisogna mettersi dal punto di vista dei Russi, giacchè sono loro che l’hanno voluta, mossa e causata. Alcuni dicono che sono stati spinti da Putin e dal suo gruppo di potere. Quindi essa, più che dal popolo russo, sarebbe stata voluta dal regime per scopi espansionistici o imperialistici. Che Putin sia l’erede dello stile autocratico e dispotico degli zar, nessun dubbio. Ma ricordiamoci che nessun dittatore riesce a mandare un esercito in guerra, se, per quanto obbligato, la maggioranza del popolo non è con lui, magari ingannata dalle sue idee, ma comunque in qualche modo convinta ed anzi certe volte fanatizzata del fascino esercitato dal dittatore.


Nel 1989 il popolo russo ha voluto riprendere in mano le sue risorse religiose, caratterizzate dall’ortodossia, abbandonando il progetto marxista. Dobbiamo tuttavia notare che la Russia non si è pienamente convertita secondo gli auspici della Madonna a Fatima. Ma anche l’Ucraina ha bisogno di convertirsi a Cristo, giacchè è chiaro che quando la Madonna parlava della Russia, sottintendeva anche l’Ucraina.

Resta tuttavia il fatto della comune devozione di noi cattolici e i nostri fratelli ortodossi alla Santissima Madre di Dio, Regina della pace, alla quale affidiamo con immensa fiducia la causa della pace in Ucraina.

 

Immagini da Internet: Vergine di Vladimir




25 maggio, 2025

950.000 russi morti. Per che cosa? - Prima Parte (1/2)

 

950.000 russi morti. Per che cosa?

Prima Parte (1/2)

Perché la Russia ha invaso l’Ucraina?

Recentissimi ed affidabili dati statistici riguardanti la guerra in Ucraina parlano di 950.000 Russi uccisi dagli Ucraini e 46.000 Ucraini uccisi dai Russi. Sono rimasto stupito. Sin dall’inizio della guerra l’UE e gli Stati Uniti si sono giustamente interessati per soccorrere l’Ucraina aggredita continuamente richiedente aiuto e per fornirle aiuti militari utili a respingere l’aggressione russa, mentre sappiamo dei continui bombardamenti su città, delle crudeltà, delle stragi e delle violenze commesse dai Russi invasori.

Alla notizia di quei dati, però, ho fatto un semplice ragionamento: dalle notizie che da tre ani ci giungono di continue azioni militari russe contro l’Ucraina e al sentire da parte dell’Ucraina una continua richiesta di soccorso all’Occidente, quasi fosse sopraffatta dai Russi, mi aspettavo che li cifre fossero ben diverse: pochissimi morti russi e moltissimi ucraini.

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In ogni guerra l’uomo in qualche modo prende posizione davanti a Dio, come avviene in tutti i grandi avvenimenti della nostra vita, dove la vita è messa a repentaglio; ed è chiaro il rapporto di Dio con la vita. In ogni guerra sono pertanto in gioco interessi vitali; solo a questo prezzo un uomo è pronto a uccidere e prospetta l’eventualità di essere ucciso.

Certo questi interessi possono essere puramente economici o politici o nazionali; ma è impossibile che dietro ad essi non ci sia Dio, giacchè l’uomo non è la semplice bestia che lotta per il cibo e il per il sesso, ma è sempre davanti all’Assoluto, anche se fà di una creatura o di se stesso l’Assoluto.

In questo senso si può dire che tutte le guerre, se non sono bestiali sfoghi di odio e di passioni, sono sempre guerre di religione, anche se Dio non viene nominato. Le guerre – basta vedere le narrazioni bibliche - nascono tra uomini che hanno concezioni opposte della divinità e della volontà di Dio. E la guerra in Ucraina non fa eccezione.

Gli Ucraini ortodossi e Russi non capiscono che non l’ortodossia ma il cattolicesimo consente la vera realizzazione dell’identità nazionale e la pacifica convivenza dei vari popoli, nel rispetto delle diversità e nella reciproca complementarità, perchè il cattolico affida la suprema custodia della retta  fede e della disciplina ecclesiastica al Papa e non alle singole Chiese nazionali, con l’impagabile vantaggio che mentre l’universalità della fede e della disciplina sono  garantite, nel contempo non si creano conflitti tra i popoli in nome della fede.

Immagine da Internet: La battaglia di Giosuè contro gli Amaleciti, Nicola Poussin