10 marzo, 2021

Il progetto del demonio - Terza Parte (3/4)

 

Il progetto del demonio

Terza Parte (3/4)

L’azione di Satana contro Cristo e di Cristo contro Satana

Dopo il peccato di Adamo ed Eva Dio maledice il serpente «più di tutto il bestiame e più di tutte le bestie selvatiche» (Gen 3,14), condannandolo ad un’azione abbietta e spregevole: «nel tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita» (ibid.). Il demonio, già castigato per la precedente ribellione a Dio, vede aumentata la sua pena.

Ma il discorso non finisce qui. Dio dà una speranza di riscatto all’infelice coppia e all’intera umanità caduta con lei. Rivolgendosi al serpente, Dio lo avverte: «io porrò inimicizia fra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (v.15).

La stirpe della donna è evidentemente Cristo.  Non è un guaio eccessivo per la donna essere insidiata al calcagno. È invece la sconfitta del serpente che gli sia schiacciata la testa.  Dio quindi gli concede sì di tentare e far soffrire l’umanità fino alla fine del mondo. Ma con l’avvento della «stirpe della donna», cioè di Maria, sarà sconfitto. 

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La missione antisatanica di Cristo è ben rappresentata dalle parole che Cristo stesso rivolge a San Paolo:

«Io ti sono apparso per costituirti ministro e testimone di quelle cose che hai visto e di quelle per cui ti apparirò ancora. Per questo ti libererò dal popolo e dai pagani, ai quali ti mando ad aprir loro gli occhi, perché passino dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio e ottengano la remissione dei peccati e l’eredità in mezzo a coloro che sono stati santificati per la fede un me» (At 26, 16-18).


Beato Angelico, Miniatura, Conversione di San Paolo

 

 

 

Per questo il Concilio afferma che

«tutta intera la storia umana è pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre: lotta cominciata fin dall’origine del mondo, che durerà, come dice il Signore, fino all’ultimo giorno».

 
 
Rubens, Monaco di Baviera, L'arcangelo Michele contro gli angeli ribelli

 Immagini da internet


09 marzo, 2021

Il progetto del demonio - Seconda Parte (2/4)

 

Il progetto del demonio

Seconda Parte (2/4)

Satana ci propone di essere come Dio

 e propone sé stesso all’uomo come alternativa a Dio 

La proposta originaria del demonio all’umanità è narrata dalla Bibbia nella vicenda del peccato originale. I due suddetti orientamenti non sono che un’applicazione di tale proposta originaria adattata al fatto che l’uomo è composto di anima e corpo, per cui il demonio ci seduce attraverso queste due vie: o facendo leva sul corpo o facendo leva sull’anima.

L’angelo decaduto, da parte sua, come narra la Scrittura, dopo essersi opposto a Dio ed essersi per sempre fissato in uno stato di ribellione a Lui, ha potuto entrare, per divina permissione, nel paradiso terrestre ed ha istigato l’uomo a ribellarsi a Dio e così l’uomo, nella coppia primitiva, ha commesso il peccato originale, la cui colpa si è propagata a tutta l’umanità.

È evidente, dalla narrazione biblica, che il demonio si presenta ai progenitori come alternativa a Dio, come una persona più autorevole e degna di fiducia e più credibile. Si presenta come fosse il vero Dio, che vuol divinizzare l’uomo, mostrargli la verità e liberarlo dal giogo di un Dio bugiardo, invidioso e dispotico, come se il Creatore e il benefattore non fosse Dio, ma fosse lui, il demonio. 

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Occorre allora dire che, se l’ateismo è l’uomo che nega il vero Dio per sostituirsi a Dio, le lusinghe del demonio sono la prima istigazione all’ateismo. 

Se panteismo è l’uomo che si fa Dio, le parole del demonio sono la prima istigazione al panteismo.

 

Il diavolo bara, eppure non vince; non vince mai, nemmeno con l’inganno.

Il capitello della “psicostasi” a Chauvigny -  Spoleto (immagini da internet)

07 marzo, 2021

Il progetto del demonio - Prima Parte (1/4)

  Il progetto del demonio

Prima Parte (1/4)

Satana propone all’uomo una prospettiva

in alternativa a quella che ci propone Gesù Cristo 

Ognuno di noi, come ci rivela la Bibbia e possiamo farne esperienza noi stessi, siamo per tutta la vita e in ogni momento della nostra giornata, oggetto di attenzione e d’interesse, destinatari di messaggi, di proposte, istruzioni, suggerimenti, sollecitazioni, esortazioni, inviti, consigli, comandi, lodi, rimproveri, minacce e promesse da parte di due persone invisibili, la cui presenza viva ed operante avvertiamo nell’intimo della nostra coscienza.

Si tratta della presenza sottile, non sempre facilmente percettibile, ma  costante di due misteriose persone invisibili al senso ma non all’intelletto e alla coscienza, che hanno libero accesso alla nostra coscienza, persone che ci interpellano e cercano di persuaderci argomentando oppure chiedono che crediamo in loro, esibendo prove di credibilità, persone che a volte ci piacciono ma a volte  ci infastidiscono, persone che a volte ci attirano, ma a volte ci ripugnano, persone che ci chiedono a volte con insistenza di essere ascoltate, restando a noi la possibilità di ascoltarle o non ascoltarle; due persone che si contendono senza sosta il nostro plauso e il nostro destino, persone che ci assicurano di guidarci alla nostra felicità, l’una in competizione con l’altra, e ci obbligano a prender posizione, a vagliare, discernere, esaminare e valutare, a fare scelte precise, ad accettare o rifiutare, ad acconsentire o a dissentire. Una è Gesù Cristo, l’altra è il demonio[1].

A noi la scelta di seguire o l’una o l’altra di queste due persone. Dopo aver vagliato gli argomenti dell’una o dell’altra, ognuno di noi è libero di sceglierne definitivamente una, respingendo l’altra, dopo avere valutato le conseguenze e i vantaggi dell’l’una e dell’altra. Ma nel corso della vita ci è possibile cambiare direzione e passare dall’una all’altra, per il fatto che ci facciamo l’idea di aver preso la strada sbagliata. 

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Due persone si contendono senza sosta il nostro plauso e il nostro destino, 

persone che ci assicurano di guidarci alla nostra felicità, l’una in competizione con l’altra, e ci obbligano a prender posizione, a vagliare, discernere, esaminare e valutare, a fare scelte precise, ad accettare o rifiutare, ad acconsentire o a dissentire. 

Una è Gesù Cristo, l’altra è il demonio.


A noi la scelta di seguire o l’una o l’altra di queste due persone.

Gesù tentato dal demonio - Immagini da internet

05 marzo, 2021

Il rapporto del Papa con la dottrina di Gesù Cristo

  Il rapporto del Papa con la dottrina di Gesù Cristo

Due princìpi della dottrina cattolica

 in apparente contraddizione fra di loro

Uno dei principali problemi che tormentano molti oggi è quello di avere le idee chiare sulla considerazione che noi fedeli dobbiamo avere degli insegnamenti del Papa in rapporto alla dottrina di Gesù Cristo.

Esiste infatti un duplice problema. Uno: che valore ha l’interpretazione che il Papa dà della dottrina di Gesù Cristo? E l’altro: con quale criterio interpretare ciò che il Papa dice circa o in relazione alla dottrina di Gesù Cristo?

Ora è certo per noi cattolici che il Papa è, nella Chiesa, colui che ci chiarisce definitivamente la verità circa certi punti della dottrina di Cristo, punti attorno ai quali non riusciamo a metterci d’accordo su quale sia l’interpretazione giusta.

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Non è che non esista un moto circolare della ragione. Esso esiste,

 

ma l’assurdità del circolo vizioso, come pare che sia qui il caso, è data dal fatto che la ragione avanza e retrocede nello stesso tempo. 

Sarebbe come se si affermasse che una auto è andata nello stesso tempo da Bologna a Milano e da Milano a Bologna.

Il circolo virtuoso è dato invece quando una tesi si succede all’altra. 

È questo il processo della riflessione o dell’autocoscienza, nel quale la ragione, uscita verso il reale esterno, torna in sé stessa col concetto del reale esterno.

Così i due processi di andata e ritorno possono stare assieme senza contraddirsi ed anzi completandosi vicendevolmente. 

Similmente qui per quanto riguarda il rapporto del Papa col Vangelo.  I fedeli devono abituarsi a percorrere ora una via ora l’altra, perché entrambe sotto punti di vista diversi, hanno una loro necessità per una piena comprensione della Parola di Dio.

 

Immagini da interne

 

03 marzo, 2021

Un Rahner mite agnello

 Un Rahner mite agnello

Ho visto l’empio trionfante, ergersi come cedro rigoglioso

Sal 36,35

Una presentazione

 ingannevolmente edulcorata del pensiero rahneriano 

L’Osservatore Romano del 22 febbraio scorso ha pubblicato due articoli su Rahner in occasione dell’80° anniversario della pubblicazione di un suo famoso libro: Uditori della parola: Dimensione ignaziana di Mons. Ignazio Sanna e Una visione ottimistica dell’umano di Giorgia Salatiello.

Si tratta di un breve schizzo del pensiero rahneriano, che descrive indubbiamente taluni aspetti positivi e si nota uno sforzo di interpretazione benevola in sé buono, ma tutto sommato non riuscito, perché si nota un voler celare ad ogni costo i lati negativi, e questo non è bene, perché il metterli in luce serve a trovare il modo di correggerli. 

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Ai tempi dei lavori del Concilio Joseph Ratzinger fu amico e collaboratore di Rahner. 

Ma finito il Concilio, ed avendo Rahner manifestato la sua impostazione idealista, Ratzinger prese le distanze e svolse contro Rahner una severa critica: «fondamentalement Rahner a très largement repris le concept de liberté propre à la philosophie idéaliste – un concept de liberté qui en réalité ne convient q’à l’Esprit absolu – à Dieu – et nullement à l’homme»



 

 

 

 

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27 febbraio, 2021

Perché Dio permette il male? - Terza Parte (3/3)

 Perché Dio permette il male?

Terza Parte (3/3)

Il problema del castigo del peccato 

La ragione naturale sa che se Dio bontà infinita permette l’esistenza del male deve avere un motivo. E tale motivo lo ha scoperto inizialmente la religione naturale. Indubbiamente, prima della venuta di Cristo la religione naturale presso i popoli pagani, seppure in un orizzonte politeistico e nell’Israele veterotestamentario in un clima monoteistico, esprimono la convinzione che l’uomo non è in pace con Dio perché ha peccato contro di Lui, per cui sente il bisogno di offrirGli sacrifici per placare l’ira divina ed ottenere perdono e grazia.

Inoltre già i saggi pagani, come per esempio gli stoici o filosofi come Seneca, sapevano dare un perché alla sofferenza giustificandola col fatto che essa mette alla prova la nostra pazienza e la saldezza delle nostre convinzioni e della nostra virtù. 

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Come Giobbe, fidiamoci del Padre. Egli ci ha dato nel suo Figlio la massima prova del suo amore per noi, e quindi rinunciamo a voler sapere ciò che è troppo al di sopra della nostra piccola comprensione. 

di quanto ci ha rivelato il Figlio, che si presta ad essere indagato in un progresso che durerà per l’eternità. Per questo è bene seguire il monito di Dante: «State contente, umane genti, al quia, chè se possuto aveste veder tutto, mestier non era parturir Maria» (Purgatorio, III v.37).

In conclusione, possiamo dire che, in quest’ordine di idee, al di là di tutte le cose preziosissime che Cristo ci ha rivelato con la sua parola, la sua vita, passione, morte e risurrezione sul perché della sofferenza, resta sempre vero che «il perchè della sofferenza – come dice Papa Francesco – è un mistero».

 

Dante, Paradiso (Immagini da internet )

26 febbraio, 2021

Perché Dio permette il male? - Seconda Parte (2/3)

Perché Dio permette il male?

Seconda Parte (2/3)

Occorre che ci decidiamo a recuperare

la nozione biblica del castigo divino del peccato

Al riguardo, occorre chiarire alla luce della teologia naturale e della Sacra Scrittura qual è il vero concetto del castigo divino, oggi frainteso e rifiutato da molti, con grave danno al nostro cammino di salvezza.

Inoltre, dobbiamo riscontrare che spesso si è perso di vista il concetto del castigo divino, che è certamente un atto col quale Dio causa sofferenza, ma a fin di bene, ossia per richiamare il peccatore dal suo peccato, per correggerlo e indurlo a penitenza.

Esiste bensì anche un castigo meramente afflittivo, che è la dannazione eterna, ma questa è giustificata dal fatto che il peccatore, angelo o uomo che sia, si è fissato per sempre nella sua volontà peccaminosa, quindi senz’alcuna volontà o possibilità di pentirsi, condizione, questa, necessaria per ottenere il perdono divino.

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Ed appare anche nell’episodio del lebbroso sanato (Mt 8,1-4): la legge lo considerava un peccatore punito da Dio, per cui non poteva essere toccato e stare in società. Gesù, trasgredendo questa legge ingiusta, e col guarirlo, mostra che non si trattava di un castigo divino meritato, ma semplicemente di una sventura, dalla quale aveva tutto il diritto di essere liberato.

Così si spiegano le parole de Papa all’Angelus del 14 febbraio scorso: «La sua malattia era considerata un castigo divino, ma, in Gesù, egli può vedere un altro volto di Dio: non il Dio che castiga, ma il Padre della compassione e dell’amore, che ci libera dal peccato e mai ci esclude dalla sua misericordia».

 

 

 

Miniatura medievale

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24 febbraio, 2021

Perché Dio permette il male? - Prima Parte (1/3)

  Perché Dio permette il male?

Prima Parte (1/3)

La reazione degli uomini di oggi al fatto della sofferenza.

 

                          A Papa Francesco, evangelizzatore della misericordia

 

Dio vi castiga per le vostre ingiustizie

     ma userà misericordia a tutti voi

Tob 13,5

Quando di solito si pensa alla questione del male, la prima cosa che viene in mente, è quella forma di male, che ci colpisce più immediatamente. Il male di pena, il dolore, la sofferenza.  Il male di colpa, la cattiva azione, il male morale, il peccato certo non sono ignorati, ma restano più sullo sfondo; giudicare di questo tipo di male sembra meno sicuro e più soggetto alla diversità dei pareri: che un mal di denti o una sciatica sia un male ci trova tutti d’accordo. Ma che l’aborto o la sodomia sia un male, incontra oggi pareri contrari. Eppure il male di pena, come vedremo, ha origine dal peccato. Ma, per iniziare dalle cose evidenti per tutti, cominciamo dal problema della sofferenza. 

Il paradigma più evidente della sofferenza è indubbiamente la sofferenza fisica. Quella spirituale certo non è ignorata; ma per la sua complessità, per la sua interiorità e soggettività richiederebbe sottili analisi, che ci porterebbero troppo lontano. Comunque, è chiaro che quando parliamo un generale di sofferenza, come in questo articolo, includiamo anche la sofferenza spirituale. 

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Dio ha creato l’uomo dotato di libero arbitrio, per il quale l’uomo può fare il bene o fare il male, può peccare o non peccare.

 

 

Davide e Golia, Caravaggio

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17 febbraio, 2021

Maria Figlia e Sposa del Padre

 Maria Figlia e Sposa del Padre

Una riforma dei titoli mariani

Come credo di aver dimostrato in un mio precedente articolo, ritengo che convenga abbandonare, perché superati, senza per questo nutrirne disprezzo, alcuni titoli mariani, come quelli «sposa dello Spirito Santo» e «sposa di Cristo», i quali, pur avendo un’antichissima e veneranda  tradizione, non sono dogmatici ma devozionali; non sono fondati su di una rigorosa argomentazione teologica ed esegetica e sono legati ad una concezione della donna come inferiore all’uomo; ed inoltre sembrano improntati ad un’inopportuna pudicizia, che svuota il termine «sposa» del suo essenziale riferimento al sesso.

Ho spiegato infatti che, se proprio vogliamo usare per la Madonna questo titolo metaforico e simbolico di sposa, esso può essere usato appropriatamente in riferimento a Dio Padre, e quindi possiamo e dobbiamo parlare di Maria Sposa del Padre, in quanto Maria genera lo stesso Figlio, che è generato dal Padre. Infatti, si considerano normalmente sposate due persone che hanno lo stesso figlio. 

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Bisogna fare una distinzione: un conto è l’esser Maria figlia di Gioacchino ed Anna e un conto l’esser figlia del Padre.


Giaquinto Corrado - 1755-1756 - Madrid, Museo del Prado-  La Santissima Trinità, la Vergine e santi

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La Madonna e la fine del mondo

  La Madonna e la fine del mondo

Le profezie neotestamentarie dei Vangeli, dell’Apocalisse e di San Paolo (II Ts 2) riguardanti la fine del mondo e i segni della fine non ci permettono di sapere quando questa fine avverrà, perché ciò è noto solo a Dio Padre, ma ci consentono di riconoscere da alcuni segni la venuta di Cristo glorioso presente, venuto, come Egli stesso ci ha rivelato, per giudicare il mondo e separare i giusti dai malvagi.

Tali profezie ci rivelano più precisamente quali saranno i fatti che preparano la fine del mondo, senza però chiarire la data di questa fine, perché questi fatti in diversi gradi di entità, avvengono per tutto il corso della storia presente, senza però che ci sia dato di sapere quale sarà l’entità precisa di tali fatti, che segnerà effettivamente la fine del mondo. Infatti, come ormai l’esperienza della storia dimostra, già in altre occasioni del passato sono avvenuti fatti di quel tipo, che hanno fatto pensare che ormai fosse la fine; e invece c’è stata magari una ripresa della quotidianità e la storia è proseguita.

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Il Concilio Vaticano II insegna che Maria, «nella sua materna carità, si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora pellegrinanti e posti in mezzo a pericoli ed affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata» (Lumen Gentium, 62).

 

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12 febbraio, 2021

La Beata Vergine Maria e la Santissima Trinità

  La Beata Vergine Maria e la Santissima Trinità

Precedenti pagani del Dio cristiano

Nelle antiche mitologie pagane egiziane, babilonesi, greche e romane esiste l’idea che il dio possa congiungersi sessualmente con una dea o con una persona umana e generare o un uomo o un altro dio. È evidente qui la confusione fra la natura divina e la natura umana: il dio non è altro che una persona umana ingigantita, dotata di anima e corpo e quindi sessuata, non esente dalla sofferenza e da difetti morali, ma tutto sommato in possesso di una felicità e di poteri molto superiori a quelli dell’uomo e in particolare dell’attributo dell’immortalità.

Senza addentrarci in un esame teologico dettagliato, che ci porterebbe troppo lontano, per fermarci al tema che qui c’interessa, e cioè la possibilità che Dio generi un figlio unendosi a una persona umana, ci limitiamo a ricordare che il pagano coglie solo alcuni attributi del divino: una potenza sovrumana sulla natura, la capacità di soccorrere o castigare l’uomo, la fruizione di una vita beata ed immortale. 

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Nelle antiche mitologie pagane egiziane, babilonesi, greche e romane esiste l’idea che il dio possa congiungersi sessualmente con una dea o con una persona umana e generare o un uomo o un altro dio. È evidente qui la confusione fra la natura divina e la natura umana: il dio non è altro che una persona umana ingigantita, dotata di anima e corpo e quindi sessuata, non esente dalla sofferenza e da difetti morali, ma tutto sommato in possesso di una felicità e di poteri molto superiori a quelli dell’uomo e in particolare dell’attributo dell’immortalità.

La nascita di Venere - Botticelli
 

Il rapporto del Padre con lo Spirito Santo nell’evento del concepimento di Maria illustrato dalle parole dell’angelo sollecitato dalla Madonna getta una luce decisiva sul ruolo fecondante dello Spirito Santo, che rende possibile la maternità di Maria. 

 L' Annunciazione -  Leonardo

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10 febbraio, 2021

La dinamica della salvezza in San Tommaso, Luigi Molina e Lutero - Terza Parte (3/3)

  La dinamica della salvezza in San Tommaso, Luigi Molina e Lutero

Terza parte (3/3) 

La fede come principio della salvezza

Certamente la fede per Tommaso, Molina e Lutero è accogliere per vero l’insegnamento di Cristo in forza dell’autorità di Cristo. Senonchè però, mentre per Tommaso e Molina il Papa ha da Cristo il compito di interpretare infallibilmente la Parola di Cristo, per Lutero questa Parola, contenuta nel Vangelo, è già chiara per sé stessa e non ha bisogno di essere interpretata, se non dall’esegeta biblico.

Per Lutero la fede non è tanto l’accettazione dei dogmi, quanto piuttosto uno slancio fiducioso del cuore e di tutti noi stessi verso Cristo, che parla, con la nostra convinzione che Cristo non ci abbandona, ma accoglie il peccatore, pentito o non pentito che sia, in quanto il pentimento come opera del libero arbitrio, è superato dall’opera della grazia. 

La sciagura per l’uomo, che lo priva della salvezza, non è quindi per Lutero la disobbedienza ai comandamenti, ma è il rifiuto della fede fiduciale, cioè che Cristo ha promesso di salvarmi. Può Dio mancare alle promesse?

Tommaso invece e Molina non ammettono che Cristo ci prometta di salvarci, ma solo ci rivela la via dei mezzi della salvezza, per cui ci salviamo solo se osserviamo i comandamenti.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-dinamica-della-salvezza-in-san_10.html


Certamente la fede per Tommaso, Molina e Lutero è accogliere per vero l’insegnamento di Cristo in forza dell’autorità di Cristo. 

Senonchè però, mentre per Tommaso e Molina il Papa ha da Cristo il compito di interpretare infallibilmente la Parola di Cristo, 

per Lutero questa Parola, contenuta nel Vangelo, è già chiara per sé stessa e non ha bisogno di essere interpretata, se non dall’esegeta biblico.


 

Resta sempre valida e necessaria la soluzione tomista, 

capace di comprendere l’istanza luterana della gratuità della salvezza

e nel contempo di tener conto dell’evidente insegnamento della Scrittura circa la funzione essenziale del libero arbitrio, 

mosso da Dio eppure libero, come mezzo per la pratica dei comandamenti, sostenuto dalla grazia, pratica che è condizione essenziale per meritare il paradiso.

 

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09 febbraio, 2021

La dinamica della salvezza in San Tommaso, Luigi Molina e Lutero - Prima Seconda (2/3)

  La dinamica della salvezza in San Tommaso, Luigi Molina e Lutero

Parte Seconda (2/3)

Lutero si getta nel vortice dell’azione

Certo, per quanto riguarda Lutero, ci si potrebbe domandare chi glie l’ha fatto fare ad operare così intensamente, con tanta energia, per tutta la vita, in mezzo a tante battaglie e sofferenze, con tante rinunce e sacrifici, sopportando tanti nemici, con tanta decisione e determinazione, spendendo tutte le sue forze, se è vero, come dice lui, che la ragione è corrotta, il libero arbitrio non esiste, la penitenza è inutile, i comandamenti non sono obbligatori, la concupiscenza è invincibile e le opere e gli sforzi non servono alla salvezza, non abbiamo alcun merito da acquistare ma fa tutto la grazia.

In realtà Lutero era coscientissimo dell’esistenza del libero arbitrio in lui e nel prossimo e di utilizzarlo a volontà. Sapeva benissimo di operare continuamente delle scelte. Lutero è per eccellenza un uomo d’azione. E da cosa dipende l’azione umana se non dal libero arbitrio? 

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Per Tommaso, Dio, causa prima e motore immobile di tutte le sue creature, è il creatore e motore degli atti del nostro libero arbitrio, che è una causa causata, ossia una causa seconda, che comporta il fatto che la volontà è padrona dei propri atti (compos sui), decide dei propri atti, muove sé stessa ai suoi atti, vuole o non vuole, vuole questo o vuole quello, e per questo sono liberi e causati da lei. Per questo ne è responsabile.

Si badi bene, però: compos sui non vuol dire causa sui.                                                                                                            
Ercole al bivio, dipinto di Annibale Carracci (1596), 
raffigurante l'indecisione dell'eroe fra le alternative della virtù e del vizio




Per San Tommaso la volontà umana si muove da sé ed è libera proprio perché è mossa da Dio. 

Per Molina si muove da sé, ma se fosse mossa da Dio non sarebbe libera. 

Per Lutero il libero arbitrio serve per gli affari di questo mondo, ma non per ottenere la salvezza. Unico atto del libero arbitrio ammesso da Lutero in questo campo è la scelta di Cristo («afferrare Cristo») come Salvatore.

 

Cristo Salvatore, Icona, Andrej Rublev

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