La setta e la comunità cristiana. Settarismo e comunione - Prima Parte (1/2)

 

La setta e la comunità cristiana

Settarismo e comunione

Prima Parte (1/2)

 

Perché non si parla più di sètte?

Una cosa degna di nota è il fatto che l’uso del termine «setta» per designare un’associazione religiosa è scomparso dal linguaggio pastorale della Chiesa, quando invece, negli ultimi due decenni del secolo scorso fino al primo decennio, si diffuse un largo uso del termine, tanto che sorsero persino periodici espressamente dedicati a trattare delle «sètte», si fondarono centri di studio  sulle «sètte», ci furono sociologi che si specializzarono su questo tema, furono organizzati convegni e dibattiti sull’argomento, furono pubblicati addirittura documenti di conferenze episcopali. Ovviamente è chiaro che in tutto questo immenso lavoro sono rimasti molti dati importanti ed attuali, molti giudizi giusti, molti orientamenti utili.

Ma per quale motivo oggi i Vescovi non trattano più di questo tema? Perchè ci si è accorti che il concetto stesso di «setta» rischia di essere è settario e corrisponde a un modo  di giudicare le associazioni religiose scismatiche o ereticali in modo manicheo, esclusivista ed astratto, modo di giudicare semplicistico, tagliente e sbrigativo, che fu frequente in passato, ma che è stato superato dalla pastorale avviata dal Concilio Vaticano II, che ci ha fatto capire che non c’è associazione religiosa così perversa e anormale, che non abbia lati positivi, così come non esiste nella storia di questo mondo comunità umana, e questo vale anche per la Chiesa, che non abbia difetti da togliere o aspetti da riformare.

Definire un movimento religioso, per quanto scismatico ed ereticale, come setta, appare oggi umiliante per quel movimento. Nessun movimento oggi è disposto a sentirsi denominare come setta. La parola setta sembrerebbe ridurlo al livello di una mera associazione a delinquere.

Nemmeno la mafia viene designata come setta, nemmeno l’organizzazione dei trafficanti di uomini, di armi o di droga. Neanche un’associazione terroristica, benchè si possa ben dire che è composta di settari, per esempio islamici[1]. E se nelle moderne traduzioni della Bibbia troviamo ancora l’uso del termine[2], questo è il residuo di un linguaggio oggi superato e sarebbe meglio sostituire la parola con «partito» o «corrente».  La nozione di «setta» nell’Enciclopedia Cattolica non esiste, mentre esiste quella di eresia e di scisma. Semmai si potrebbe dire che un eretico o uno scismatico è un settario, come spiegherò più avanti.

Consigliabile e utile, invece, come vedremo, è l’uso dell’aggettivo «settario», che equivale a «fazioso» o «parziale». Infatti il fazioso prende la parte per il tutto e considera il particolare come se fosse universale. E questo purtroppo è un fenomeno frequente nella Chiesa di oggi. I pastori non si preoccupano abbastanza di custodire l’unità e la Chiesa è travolta dal caos e dalla confusione. Quot capita, tot sententiae.

La sofistica regna al posto dell’onestà intellettuale, la grettezza di mente al posto dell’apertura intellettuale, la miopia al posto della lungimiranza, la superficialità al posto della profondità, la bassezza al posto della nobiltà, il doppio gioco al posto della linearità e della limpidezza, l’astuzia al posto della prudenza, la frivolezza al posto della serietà.

Qui ci sono in gioco l’ideologismo e il fondamentalismo. C’è chi pretende nella Chiesa di essere un leader o un profeta, chi pretende di essere il centro, il vertice e, il punto di riferimento, chi manca del senso dell’universale e dei valori comuni perenni ed immutabili e non negoziabili. La parola «cattolico» in tanti casi ha perduto il suo significato ed è stato sostituito dall’individualismo, dal soggettivismo e appunto dalla faziosità e dalla parzialità, sorgenti di interminabili ed irresolubili conflitti, magari col pretesto del pluralismo e della diversità. Ognuno pretende di definire che cosa è cattolico indipendentemente dal Catechismo della Chiesa cattolica.

Quello di cui oggi la Chiesa ha estremamente bisogno è di giudici oggettivi, sapienti, disinteressati e imparziali, super partes, che sappiano mediare tra le opposte fazioni dei modernisti e dei passatisti, riconciliandoli fra di loro nella concordia e nella pace, sia pur nella legittima diversità, liberandoli dagli eccessi ereticali, creando la mutua comprensione, la reciproca collaborazione ed integrazione. Imparzialità non vuol dire essere neutrali fra i due avversari o palleggiarsi fra i due, fare l’occhiolino ora di qua ora di là, ma prendere a cuore la situazione, studiarla e proporre efficaci rimedi per la soluzione del conflitto.

Certamente resta la distinzione biblica fra giusti ed empi, tra le pecore e i lupi, tra santi e peccatori, tra fedeli ed eretici, tra veri e falsi cristi e tra veri e falsi profeti, tra figli di Dio e figli del diavolo, tra la Chiesa di Cristo e la sinagoga di Satana, tra il grano e la zizzania. Tuttavia nella vita presente, come figli di Adamo, siamo tutti peccatori e non esiste nessuno tanto malvagio da non possedere lati buoni, così come non esiste uomo tanto virtuoso, che non abbia qualche vizio. Per questo la maniera dualistica di designare la realtà ecclesiale – conservatori e innovatori, progressisti e tradizionalisti – è sbagliata  e rispecchia il linguaggio di queste due fazioni.

Se vogliamo essere precisi, dobbiamo distinguere oggi nella Chiesa tre formazioni: i cattolici normali, che possono essere progressisti o tradizionalisti, fedeli ai pastori e al Papa nell’attuazione della riforma conciliare e due movimenti scismatici o settari: i modernisti e i passatisti. Ovviamente i modernisti non designano se stessi come tali, ma si denominano «progressisti», mentre i passatisti si considerano i veri cattolici della tradizione.

Oggi inoltre sappiamo meglio di un tempo scusare le cattive azioni, perché meglio conosciamo la vita interiore della coscienza e meglio conosciamo il potere della malizia perché meglio conosciamo la vita dello spirito. La demonologia ha fatto progressi e abbiamo capito meglio l’azione di Satana non solo negli ossessi, ma anche nei filosofi, nei teologi e nei Vescovi.  Ma anche la teologia dello Spirito Santo ha fatto progressi, per cui sappiamo meglio che cosa può operare lo Spirito non solo nel Papa, nei Vescovi e nei teologi, ma anche negli indotti, nei semplici, nei fanciulli, nei non-cristiani,  in chi non sa parlare di Dio.

Anche l’ecclesiologia conciliare, che presenta un volto di Chiesa più ampio che per il passato, un esser Chiesa graduato e non per sic e non, secondo lo schema semplicistico del dentro e fuori, ha contribuito a farci provare ritrosia a definire come «setta» un dato gruppo o movimento religioso. Un tempo si vedeva la Chiesa come un tutto e si diceva: o tutto o niente. Oggi si vede ancora la Chiesa come un tutto, ma un tutto che può esser partecipato in vari gradi e misure. Queste partecipazioni sono quelle che in passato si chiamavano sètte.

È chiaro comunque che esiste un esser fuori della Chiesa. Ma questo esser fuori è fuori del grado minimo di ecclesialità e non immediatamente ad un’ecclesialità intesa come un locale, rispetto al quale o si è dentro o si è fuori. Ciò che una volta chiamavamo setta è un modo incompleto di esser Chiesa.

 

Che cosa è la setta?

La parola setta viene dal latino secta, a sua volta derivata dal verbo sequor, seguo. Si tratta di fare una scelta, di seguire scegliendo: seguire quel dato leader, quel dato politico, quella data dottrina, quel dato maestro, quel dato teologo, quelle date idee, quella data comunità, praticare quella data condotta.

La setta, intesa come gruppo di persone, corrisponde ad un’estensione del significato originario di sequela. Ma a sua volta la sequela è effetto di una scelta. Per questo la Vulgata di San Girolamo traduce con «setta» (secta), il termine greco airesis, da aireo, «scelgo», che immediatamente significa «scelta». La traduzione italiana della CEI traduce airesis a volte con eresia, a volte con setta, a volte con divisione. L’airetikòn anthropon, haereticum hominem di Tt 3,10 traduce con «uomo fazioso», quindi potremmo dire settario.

Il seguace di una setta che cosa sceglie? Chi o che cosa segue? Un fondatore, un iniziatore, un maestro,  un illuminato, un sapiente straordinario e carismatico, una guida meravigliosa, efficace  ed affidabile,  che propone una dottrina, un metodo, una via, un esempio attraentissimo, con segni miracolosi, in ordine alla realizzazione del fine della propria vita o dell’intero universo.

Naturalmente uno può scegliere un buon maestro e uno può sceglierne uno cattivo. E non è detto che si resti sempre fedeli al maestro prescelto. Se ne può incontrare uno migliore. Oppure può capitare che il maestro prescelto proponga una condotta migliore o una dottrina più alta e il discepolo non se la senta più di seguirlo o lo tradisca perchè attratto da un falso maestro.

L’adesione ad una setta è l’effetto di una scelta individualistica, cioè non dettata da veri interessi comuni, ma da interessi individuali fatti passare per universali. E anche l’oggetto della scelta non è una dottrina veramente universale, ma è l’attaccamento assoluto alla personalità del fondatore, del maestro, della guida, del führer, ancor più che alla sua dottrina. Invece nello scegliere Cristo, l’attaccamento alla dottrina viene a coincidere con l’attaccamento alla Persona, perché qui la persona è Dio stesso.

Aggiungiamo che siccome l’oggetto della scelta, col progredire dell’esperienza storica, è apparso, soprattutto in clima cristiano, sempre più qualche cattiva dottrina o qualche idea falsa, scelta in contrapposizione alla verità insegnata dalla Chiesa, la setta, avente originariamente il significato neutro d’aver scelto una data guida o una data dottrina, cominciò sempre più sempre più ad assumere il significato negativo di una tendenza separatista, biasimevole, disgregatrice, divisiva.

La airesis cominciò a diventare l’eresia, la scelta di una falsa dottrina di fede, per cui col termine setta si cominciò a significare  una un movimento o una comunità ereticale. Così col sorgere del luteranesimo, ci cominciò a parlare in campo cattolico in tono spregiativo, di setta luterana, perché effettivamente Lutero volle separarsi dalla Chiesa Romana e nella dottrina di Lutero sono contenuti degli errori contro la fede, benchè Lutero fosse convinto di non uscire dalla Chiesa, di non creare nessuna setta, ma di ritrovare il senso autenticamente evangelico dell’essere Chiesa.

La Scrittura usa più volte il termine setta, per esempio parlando dei farisei e dei sadducei, secondo il significato antico, che non suppone necessariamente un biasimo o senso negativo, ma significa quello che oggi diremmo un partito o una corrente politica o religiosa o di pensiero. La Scrittura parla di eretici che si separano dalla Chiesa e nei confronti dei quali occorre stare in guardia fino a togliere il saluto.

Gesù Cristo, che ha fondato la sua Chiesa separandosi dall’ebraismo farisaico, benchè in continuità con la religione mosaica ed abramitica, ha fatto a tutta prima la figura di fondare una setta, finchè i cristiani non mostrarono la continuità della religione della Nuova Alleanza con la religione dell’Antica Alleanza.

La setta invece sorge da una religione preesistente, staccandosi da essa con la  convinzione fanatica di esser la vera Chiesa, di realizzare meglio l’ideale della Chiesa,  dalla quale si separa, convinta di essere una comunità migliore e di realizzare meglio il fine della Chiesa salvandola dalla corruzione o dalla distruzione.

Per comprendere che cosa sono le sètte, può esser utile partire da alcune parabole del Vangelo. Cristo paragona la Chiesa al territorio recintato nel quale alloggiano le pecore, ossia l’ovile, dentro il quale possono trovare cibo e riposo per la notte. Il pastore si prende cura di esse, le nutre, le guida al pascolo fuori del recinto, costituito da una barriera che deve impedire l’ingresso ai lupi. Può capitare però che un lupo riesca ad entrare; nel qual caso, il buon pastore si affretta a cacciarlo per impedire che sbrani qualche pecora. Può capitare altresì che una pecora, magari al pascolo, si smarrisca, per cui occorre che il pastore ne vada in cerca per ritrovarla e per riportala all’ovile. Il pastore deve vigilare affinchè non venga ammessa nel gregge una falsa pecora, ossia un lupo travestito da agnello.

Le pecore sbranate dai lupi sono le vittime degli scismatici, degli eretici e dei settari, mentre i lupi travestiti da agnelli sono i falsi profeti e falsi cristi che sono fomentatori degli scismi o, se vogliamo, delle sette. Essi sembrano essere nella Chiesa, sembrano appartenere alla Chiesa o addirittura essere i migliori, i più avanzati, ma in realtà sono fuori, come la pecora che, uscita dal recinto o allontanatasi dalle altre al pascolo, si smarrisce e rischia di essere anche lei divorata da lupi. È chiaro come i  lupi sono i simboli dei settari, che attirano i fedeli verso la loro falsa Chiesa, dove li divorano.

La pecora o le pecore che si separano dal gregge sono paragonate dalla tradizione cristiana a coloro che si separano dalla comunione ecclesiale o perché ribelli o perché sedotti. Sono gli scismatici o gli eretici o gli apostati. Sono gli scomunicati. Possono essere fedeli scontenti della Chiesa o che addirittura rifiutano la Chiesa. Vogliono cambiare la Chiesa col pretesto di riformarla o vogliono lasciarla perché hanno perduto la fede. 

Questi personaggi seduttori ed impostori possono essere di spiccata personalità, dotati anche di qualità straordinarie, ma che essi impiegano solo nel loro interesse fingendo di servire il prossimo o di render gloria a Dio. Possono avere idee originali, giuste o errate, essere trascinatori, fascinatori, seducenti, attraenti, abili persuasori, spiriti polemici e divisivi.  Sono personaggi che, magari sotto pretesto della ricerca della verità, sotto le apparenze dell’umiltà e di volere il bene della Chiesa e del prossimo, vogliono in realtà farsi notare, aspirano a primeggiare, sono assetati di gloria umana, desiderano che si parli di loro, vogliono imporre agli altri le proprie idee facendo leva sui bassi istinti della gente o sulla tendenza alla superbia, che tutti, chi più chi meno, ci tenta.

Nel qual caso fanno un’enorme pubblicità alle loro idee, affettano una vita austera e virtuosa, raccolgono attorno a sé seguaci, discepoli, ammiratori che li seguono, ossia che scelgono le loro idee, programmi e proposti, che sono in contrasto con la Chiesa, la comunità dalla quale si sono separati, giudicata perduta e irrecuperabile, per fondare un’altra comunità giudicata,  migliore e più conforme, a loro giudizio,  al modello di Chiesa voluto da Cristo.  Sono i fondatori di sette, i settari.

 

La pluralità delle religioni

È interessante vedere la differenza fra le sètte religiose e le religioni. Queste per lo più nascono autonomamente, per conto proprio, o dall’iniziativa del fondatore o per iniziativa popolare, sicchè in questo secondo caso gli iniziatori restano ignoti, come nel caso della religione indiana e quella ebraica. Da una religione può nascerne un’altra senza la rottura di tipo settario, ma per evoluzione e adattamento alle condizioni di altri popoli, così come il buddismo è sorto dall’induismo, il Tao è nato in Cina, lo Zen è nato in Giappone dal buddismo.

Della pluralità delle religioni, considerato che nascono da sé o dalla semplice religione naturale universale, non diciamo che sono sètte, benchè ne abbiano tutti i caratteri tipici, benchè cioè sia presente un certo esclusivismo, fanatismo, dogmatismo e una certa presunzione; benchè manchino di quel pieno senso di universalità e di quella apertura a tutti gli uomini, che è presente solo nel cattolicesimo (katholikòs=universale).

Le religioni non cristiane tendono ad assolutizzare se stesse senza averne il diritto. Esse tendono al settarismo, in quanto tendono, benchè in possesso solo di alcune verità religiose, e senza averne il mandato divino come nella religione cristiana, a voler conquistare tutta intera l’umanità. Tale diritto infatti, spetta solo alla religione cristiana, l’unica fra tutte ad esser stata fondata da Dio stesso, Gesù Cristo.

Tuttavia la moderna storia delle religioni ci rende edotti di immensi valori spirituali e morali, fino alla teologia e alla mistica, presenti in queste enormi millenarie formazioni umane, per cui, senza ignorare gli errori e i difetti presenti in esse, possiamo arrivare a dire con Papa Francesco che la pluralità e varietà delle religioni, in quanto contenenti sul piano del vero del bene valori diversi (a prescindere dal confronto vero-falso) sono veramente volute da Dio e - possiamo aggiungere col Concilio - tutte convergono verso Cristo e provengono da Cristo.

Ma oggi, se dobbiamo ancora parlare di eresie, non parliamo più di setta ereticale. Non diciamo più che i luterani sono una setta, ma una formazione ecclesiale -, si parla anche di Chiese protestanti - formazione ecclesiale imperfetta e incompleta di fratelli separati, chiamati ed entrare in piena comunione con la Chisa cattolica, ma non diciamo più che sono fuori della Chiesa o che hanno un falso concetto di Chiesa, ma che ne hanno uno incompleto e bisognoso di essere integrato da quegli elementi che si trovano solo nella Chiesa cattolica. Un tempo si sarebbe detto che lefevrismo e modernismo sono  due sètte. Oggi li vediamo come due formazioni di fratelli che posseggono i loro valori, ma che devono liberarsi dai loro errori per raggiungere in pienezza, con i cattolici normali, la vita normale e sana della Chiesa.

Certo, occorre un minimo di condizioni, occorre l’abito di nozze per appartenere alla Chiesa. Non possiamo utilizzare i suoi servizi, se non adempiamo sufficientemente alle condizioni per appartenervi. Oggi ci si è dimenticati che la coppia «onori e oneri» è una coppia inscindibile. Si vorrebbe gratuitamente ciò che occorre meritare e si pretende di ottenere da soli ciò che non si può ottenere senza la grazia.  Si vorrebbe fruire dei diritti senza compiere i doveri o, come dice il Catechismo di San Pio X, ci si vorrebbe salvare senza meriti. Certamente, chi non ha questo abito è gettato fuori nelle tenere, ossia entra nella sinagoga di Satana.

Oggi diciamo che i cristiani non-cattolici sono nostri fratelli, diciamo che sono all’interno sebbene ai margini della Chiesa. Essi costituiscono due partiti estremisti, ma non sono privi di valori ecclesiali, come la tradizione e il progresso. Essi hanno bisogno di correggere il loro concetto parziale di Chiesa, di cessare dalla loro litigiosità e dalla presunzione; devono assumere in pienezza la vertà cattolica, riconciliarsi e accordarsi fra loro di diventare cattolici normali,  sulla base della pienezza della vertà cattolica e della piena e sincera comunione con la Chiesa e col Papa, nella vera attuazione della riforma conciliare.

La setta è un movimento separatista, che si stacca da una comunità più ampia perché ritiene che abbia tradito il suo scopo e il suo ideale, oppure vuole costituire una nuova comunità, che ritiene possa elevarsi a un ideale superiore a quello della comunità dalla quale si è separata. Così per esempio ha inteso fare il Budda, staccandosi dal brahmanesimo. Così ha creduto di fare Lutero staccandosi da Roma. Ricordiamo il famoso appello luterano «los von Rom!».

Gli scismi, che sono sètte, sono nati prestissimo nella Chiesa. Ne parla lo stesso San Paolo citando le parole dei settari:

«“Io sono di Paolo”, “io invece sono di Apollo”, “e io di Cefa”, “e io di Cristo!”. Cristo è stato forse diviso? Forse Paolo è stato crocifisso per voi o è nel nome di Paolo che siete stati battezzati?» (I Cor 1,12-13). «Quando uno dice: “io sono di Paolo” e un altro: “io sono di Apollo”, non vi dimostrate semplicemente uomini? Ma che cosa è mai Apollo? Cosa è Paolo? Ministri attraverso i quali siete venuti alla fede e ciascuno secondo che il Signore gli ha concesso. Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere. Ora, né chi pianta né chi irriga è qualche cosa, ma Dio che ha fatto crescere» (I Cor 3,4-7).

Le sètte cristiane oggi assumono come quadro di fondo della loro azione la lotta tra la Donna dell’Apocalisse e il Dragone, ossia la lotta, direbbe Sant’Agostino, fra la città fondata nell’amor Dei usque ad contemptum sui e la città dell’amor sui usque ad contemptum Dei. E fin qui tutto bene. Solo che la setta si sente incarnata nella Donna apocalittica al posto della Chiesa, per cui considera la sua lotta contro la Chiesa come fosse la lotta contro la sinagoga di Satana.

Le sètte cristiane hanno un programma escatologico. Si considerano l’attuazione finale della Chiesa: l’esercito dei giusti sotto la guida di Cristo, trionfatrice sugli empi sotto la guida di Satana nella battaglia finale annunciata dall’Apocalisse. Alexander Dugin, il consigliere filosofico di Putin, fondatore del Partito Euroasiatico, ha scritto che la guerra della Russia contro l’Ucraina è solo l’inizio della guerra escatologica dell’Ortodossia e delle culture orientali, giapponese, cinese e indiana contro l’Occidente corrotto, patria degli empi.

Fine Prima Parte (1/2)

Padre Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 3 settembre 2026

 


Ognuno pretende di definire che cosa è cattolico indipendentemente dal Catechismo della Chiesa cattolica.

L’ecclesiologia conciliare, che presenta un volto di Chiesa più ampio che per il passato, un esser Chiesa graduato e non per sic e non, secondo lo schema semplicistico del dentro e fuori, ha contribuito a farci provare ritrosia a definire come «setta» un dato gruppo o movimento religioso. Un tempo si vedeva la Chiesa come un tutto e si diceva: o tutto o niente. Oggi si vede ancora la Chiesa come un tutto, ma un tutto che può esser partecipato in vari gradi e misure. Queste partecipazioni sono quelle che in passato si chiamavano sètte.

La setta invece sorge da una religione preesistente, staccandosi da essa con la  convinzione fanatica di esser la vera Chiesa, di realizzare meglio l’ideale della Chiesa, dalla quale si separa, convinta di essere una comunità migliore e di realizzare meglio il fine della Chiesa salvandola dalla corruzione o dalla distruzione.

Le religioni non cristiane tendono ad assolutizzare se stesse senza averne il diritto. Esse tendono al settarismo, in quanto tendono, benchè in possesso solo di alcune verità religiose, e senza averne il mandato divino come nella religione cristiana, a voler conquistare tutta intera l’umanità. Tale diritto infatti, spetta solo alla religione cristiana, l’unica fra tutte ad esser stata fondata da Dio stesso, Gesù Cristo. Tuttavia la moderna storia delle religioni ci rende edotti di immensi valori spirituali e morali, fino alla teologia e alla mistica, presenti in queste enormi millenarie formazioni umane, per cui, senza ignorare gli errori e i difetti presenti in esse, possiamo arrivare a dire con Papa Francesco che la pluralità e varietà delle religioni, in quanto contenenti sul piano del vero e del bene valori diversi (a prescindere dal confronto vero-falso) sono veramente volute da Dio e - possiamo aggiungere col Concilio - tutte convergono verso Cristo e provengono da Cristo.

Le sètte cristiane oggi assumono come quadro di fondo della loro azione la lotta tra la Donna dell’Apocalisse e il Dragone, ossia la lotta, direbbe Sant’Agostino, fra la città fondata nell’amor Dei usque ad contemptum sui e la città dell’amor sui usque ad contemptum Dei. E fin qui tutto bene. Solo che la setta si sente incarnata nella Donna apocalittica al posto della Chiesa, per cui considera la sua lotta contro la Chiesa come fosse la lotta contro la sinagoga di Satana.

Immagini da Internet: Sibilla Persica e Sibilla Eritrea, Michelangelo, Roma

[1] Il terrorismo è respinto dallo stesso Corano.

[2] Per es. At 5,17 o 15,5.

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