11 dicembre, 2023

Ateismo e salvezza - Nona Parte (9/10)

 

Ateismo e salvezza

Nona Parte (9/10)

  Il sacro

La lingua tedesca e la lingua ebraica hanno un solo termine, rispettivamente heilig e qadòsh, per esprimere i due concetti romani di sacrum, ossia ciò che attiene a Dio distinto da Dio, per esempio il sacramentum, in quanto opposto al prophanum, ciò che attiene al mondo, e di sanctum, ciò che partecipa di Dio stesso, ossia il sanctum, la grazia divina.

Heidegger mostra di avere un grande interesse per il sacro, ma non per il santo. Il sacro per lui è sì il divino e ciò annuisce e che prepara al divino, ma non è, per sua espressa dichiarazione, il sacro del cristianesimo, connesso al santo ed ordinato al santo, che è la grazia divina e Dio stesso. 

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Martin Heidegger

 

Notiamo che tutto il discorso heideggeriano, della differenza tra l’ente e l’essere, nulla ha a che vedere con la trascendenza dell’ipsum Esse riguardo agli enti, perché Heidegger dice chiaramente che ente ed essere si richiamano a vicenda e l’uno non può fare a meno dell’altro. Ciò dipende dal fatto che l’essere per Heidegger non è l’essere in sé indipendentemente da me (la cosa in sé è già stata abolita da Fichte), ma l’essere «fenomenologico», ossia l’essere-che-appare-a-me.

Heidegger ha inoltre preteso proporre una sua nozione della verità in contrasto con quella spontanea della ragione naturale illustrata da San Tommaso d’Aquino nella famosa formula adaequatio intellectus et rei, corrispondenza fra l’intelletto e la cosa, fra pensiero ed essere, fra ideale e reale. 

 

Va fuori strada sostenendo, contro Tommaso, che la verità appartiene all’essere prima che al giudizio.

Infatti San Tommaso fa notare che la nozione del verum non è necessariamente legata a quella dell’ens, che dice solo ciò che esiste, ma suppone il riferimento all’intelletto, il quale o adegua l’essere a se stesso in base all’idea formatrice (ecco i diritti dell’idealismo platonico!) oppure adegua se stesso all’essere, ed ecco la verità del sapere o del giudizio.

Per Heidegger il concetto o la rappresentazione (Vorstellung), come egli lo chiama, non coglie il reale; non lo raggiunge, non lo contatta: resta ad una certa distanza e tende a sostituire se stessa al reale; soltanto lo indica; è come un segnavia, un cartello indicatore, che indica la via giusta. Tuttavia, se per strada vediamo l’indicazione «Roma», non possiamo ancora sapere che cosa è Roma. Per saperlo, occorre esserci stati.

È sempre il vecchio errore, già implicito in Cartesio, per il quale conosciamo le cose a partire da Dio e non arriviamo a Dio partendo dalle cose.


Immagini da Internet

10 dicembre, 2023

Ateismo e salvezza - Ottava Parte (8/10)

 

Ateismo e salvezza

Ottava Parte (8/10)

Vano tentativo di scagionare Nietzsche

dall’accusa di avere ispirato il nazismo

È interessante però notare come oggi molti seguaci di Nietzsche da una parte provano sdegno per gli orrori commessi dai nazisti, ma dall’altra sono sedotti dall’ateismo antiteista ed anticristiano di Nietzsche. Vorrebbero sostenere che il nazismo non trae ispirazione dal pensiero di Nietzsche o quanto meno non sarebbe accostabile al suo pensiero, ed anzi sarebbe addirittura in contrasto. Così da una parte si sentono legittimati nel loro ateismo e nel contempo fanno la figura dei benpensanti condannando il nazismo senza accorgersi di quanto con tale misero espediente sono ridicoli o forse meglio fanno pena.

Non mi addentro a confutare nel dettaglio le loro tesi, la cui insostenibilità e forzatura, per non dire ipocrisia è evidente a chiunque conosca anche superficialmente le idee di Nietzsche e quelle del nazismo. Infatti, il senso dell’operazione di questi difensori di Nietzsche è evidente: vogliono assumere il suo antiteismo anticristiano e nel contempo apparire riprovatori delle orribili conseguenze pratiche, del tutto logiche, che discendono necessariamente dall’antiteismo anticristiano di Nietzsche, conseguenze dimostrate dalla stessa storia del nazismo.

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Nella famosa proclamazione della morte di Dio, Nietzsche probabilmente non vuol dire che Dio non esista, ma solo che non si fa più sentire. Tuttavia, potremmo chiederci: come fa Nietzsche ad immaginare un Dio che possa morire? Potrà essere morto ai nostri occhi nel senso suddetto, ma non certo in se stesso. «Noi lo abbiamo ucciso», dice Nietzsche.

Che significa? Evidentemente egli non intende dire che abbiamo ucciso l’Immortale, ma che lo abbiamo allontanato dai nostri pensieri e dai nostri interessi.


Lo splendore della spiritualità tedesca si è verificato nel Medioevo, nei secc. XIII-XIV. Raggiunta dall’evangelizzazione benedettina, domenicana e francescana nel sec. XIII, iniziò ad esprimere la dimensione femminile della sua spiritualità con una prodigiosa fioritura di monasteri femminili, grazie ai quali l’originalità della spiritualità femminile cristiana fà la sua comparsa pubblica nella letteratura spirituale, dopo Santa Ildegarda nel sec. XII, con Santa Gertrude la Grande, Gertrude di Hackeborn, Matilde di Helfta, Matilde di Magdeburgo nel sec. XIII.

Nel secolo XIII rifulge la luce splendidissima di Sant’Alberto Magno Vescovo, filosofo, scienziato, teologo e mistico. Nel sec. XV fiorisce la mistica domenicana con Susone, Eckhart e Taulero.

Nel sec. XV appare un opuscolo anonimo oggi, a partire da Lutero, chiamato La teologia dei tedeschi, dove appare per la prima volta la volontà fiera dei Tedeschi di possedere una propria teologia eccellente fra tutte, in conflitto con la teologia cattolica.

Immagini da Internet:
- Santa Ildegarda di Bingen
- Friedrich Nietzsche

09 dicembre, 2023

Ateismo e salvezza - Settima Parte (7/10)

 

Ateismo e salvezza

Settima Parte (7/10)

Hegel

Hegel non ha difficoltà ad ammettere l’esistenza di Dio: anzi egli si professa luterano col proposito di dare fondamento filosofico alla sua fede luterana. Ma egli si pone nella linea dell’impostazione anselmiana portandola alle estreme conseguenze. Se infatti Sant’Anselmo era realista e intendeva essere realista – cosa che salva la validità del suo concetto di Dio e della sua fede in Dio -, Hegel, che identifica il pensare con l’essere, ammette un Dio che non è più il Dio che trascende il pensiero umano, ma che è prodotto del pensiero.

Per lui basta concepire il concetto dell’essere per sapere che Dio esiste. Dice egli infatti che «l’Assoluto è l’essere»[2]. Ma nel contempo «l’Assoluto è il nulla»[3]. Come mai questa contraddizione? Perché, come è noto, Hegel identifica l’essere col non-essere. Da qui il suo concetto nichilistico di Dio, che però ai suoi occhi è il Dio che muta e diviene, stante il fatto ben noto che Hegel fonda il divenire sulla contraddizione. Possiamo pensare al Dio di Leopardi, che viene dal nulla e ricade nel nulla, il Dio Arimane negatore dell’essere.

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Fontanellato, 3 novembre 2023

Marx non fa che portare all'esplicito quell'ateismo che in Hegel è già implicito a causa di una falsa concezione del mistero dell'Incarnazione, che secondo lui non comporta la distinzione delle due nature, come insegna il Concilio di Calcedonia, ma l'"unità", come fu già l'eresia di Eutiche.

Come è noto, Marx concepisce la realtà secondo lo schema o movimento dialettico hegeliano. Secondo Hegel, l'essere non è identico a sè, fisso o immutabile, ma progredisce e si supera contraddicendosi.

Per cui il ciclo ricomincia, né ha mai fine, perchè rappresenta il divenire dell'Assoluto, il divenire o la "storia" di Dio, che è tutto (panteismo). Il simbolo di questo eterno divenire della vita è la svastica, già presente nell'antica simbologia del panteismo indiano.

Nietzsche mostra sommo disprezzo per la metafisica, che egli associa giustamente alla teologia, parimenti da lui disprezzata. È comunque sicuro che Nietzsche non ammette l’esistenza di un puro spirito, separato dalla materia o dal corpo, come l’anima spirituale separata, l’angelo e Dio.

Per questo la sua antropologia simpatizza per la concezione positivista e darwiniana. Lo spirito o anima sono da lui intesi non come forma sostanziale del corpo, ma come sublimazione, trasformazione e perfezionamento del corpo, derivati dal corpo, una concezione sostanzialmente materialistica dell’uomo, del resto coerente con l’ateismo.

Immagini da Internet:
- Charles Robert Darwin
- La svastica in un tempio buddhista

06 dicembre, 2023

Accoglienza degli omosessuali e remissione del peccato di sodomia - Misericordia e correzione fraterna

 Accoglienza degli omosessuali

e remissione del peccato di sodomia

Misericordia e correzione fraterna

Nel periodico Dalle Api alle rose n.6 del novembre scorso edito dal Santuario monastero di Santa Rita da Cascia è apparsa una raccolta di articoli dedicata alla promozione della carità da praticare nei confronti degli omosessuali ed alla condotta che si deve tenere nei loro confronti affinchè essi possano sentirsi ed essere membra vive, attive ed accolte nella comunità ecclesiale.

L’intento che ci viene inculcato da parte degli scrittori e delle scrittrici degli articoli di mettere tutto l’impegno della buona volontà e della nostra operosità a è ottimo e di estrema attualità, nonché importanza. È l’impegno che ci viene richiesto, vero banco di prova per tutti noi cattolici, che dietro l’appello pressante di Cristo fortemente ed insistentemente echeggiato dal Santo Padre, siamo più che mai  esortati a mettere tutta la nostra volontà e la nostra operosità nel mostrare a un’umanità che si sente disorientata, emarginato, giudicata, esclusa o disprezzata, la bellezza d’appartenere ad un’immensa famiglia di fratelli e sorelle delle più diverse condizioni umane, nazionali, sociali, psicologiche, etniche e culturali,  che si amano in Dio alla ricerca del suo Volto, sparsa nel mondo nel servizio ai più poveri, sofferenti e bisognosi.

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Affidiamo a Santa Rita, Santa degli impossibili, la cura celeste di questi nostri fratelli, chiedendo che preghi per loro al fine di ottenere per loro una grazia che sembra impossibile, ma che impossibile non è: la pratica serena e perfetta della temperanza sessuale, nel rispetto della tendenza naturale voluta da Dio.

 

 Immagine da Internet:

file:///C:/Users/Sr%20Matilde/Downloads/Rivista-Santuario-Santarita-da-Cascia-1.pdf

 

04 dicembre, 2023

Ateismo e salvezza - Sesta Parte (6/10)

 

Ateismo e salvezza

Sesta Parte (6/10)

 La Kabbalà

Conduce all’ateismo la concezione kabbalistica di Dio come En-Sof, «all’infinito»[1]. Super-Infinito, nome supremo innominabile, magico ed esoterico, al di sopra del Nome Jahvè, il Tetragramma. Secondo questa visione l’uomo è emanazione dell’En-sof e quindi è potenzialmente onnipotente. Attua questa potenza magica mediante l’uso calcolato numerologico del Nome Jahvè, che gli consente di creare il Golem, ente materiale pensante al servizio dell’uomo. 

Prometeo

I saggi pagani avevano già il sentore che il voler essere come Dio o il considerarsi un dio o il ribellarsi al dio o il voler detronizzare il dio e sostituirsi a lui, è una folle presunzione, che essi chiamavano hybris, che possiamo tradurre con: "arroganza", “protervia”, "tracotanza" o "superbia". L'uomo fa bene ad esser grande, ma non deve pretendere di innalzarsi al di là dei suoi limiti. Non deve trasgredire (trans-gradior= vado oltre) i confini che gli ha posto la divinità. 

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Leopardi non nega che Dio esista, solo che per lui questa esistenza, come quella di tutte le cose, origina dal nulla e si dissolve nel nulla. Non è una esistenza reale ma solo pensata o ipotizzata, solo «possibile», come egli dice. Ma in realtà non si attua: è un’illusione credere che Dio esista realmente. Il Dio-pensato di Leopardi assomiglia al Dio-Idea di Kant, se non fosse che Leopardi rifiuta empiristicamente il valore dell’idea secondo l’insegnamento platonico.

Alla fine della sua vita giunge a dire addirittura che lo stesso concetto di Dio è impossibile e contradditorio. 

Ma siccome accetta la contraddizione – e qui egli assomiglia curiosamente ad Hegel suo contemporaneo – insiste nell’accettare questo Dio contradditorio, che afferma e nega la nostra felicità, sostenendo che l’unica felicità che possiamo avere è questa illusione.

 

 

Il Dio massonico è solo l’ideale della ragione del quale parla Kant. Tuttavia i gradi alti, «speculativi», prevedono una conoscenza esoterica e iniziatica di Dio come «gnosi» o «scienza assoluta» come attuazione dell’«Io» di Fichte, ovvero come attuazione del panteismo.

In base a queste considerazioni si può dire che il concetto massonico di Dio, benché non privo di aspetti positivi, e benchè venga opposto all’ateismo, non è altro in fin dei conti che un’idea, quindi un idolo della ragione, mentre la ragione a sua volta non appare creata da Dio, ma è la ragione cartesiana, la ragione come atto del cogito, cioè dell’io che, pensando se stesso, pone se stesso.

Immagini da Internet:
- Giacomo Leopardi
-Simboli massonici

02 dicembre, 2023

Il progresso non è rivoluzione, ma un perfezionamento

 

Il progresso non è rivoluzione, ma un perfezionamento

Non sono venuto ad abolire la legge, ma a dar compimento

Mt 5,17

Tutti coloro che sono venuti prima di me sono ladri e briganti

Gv 10,8

Conservazione e progresso

Nella nostra vita ci sono alcune verità che possediamo con certezza, altre circa le quali sbagliamo ed altre che dobbiamo ancora imparare. Quelle delle quali siamo certi sono di due specie: o le apprendiamo da soli, per cui ci appaiono evidenti o al senso o all’intelletto. Esse sono inconfutabili senza che occorra dimostrarle perché il negarle o il porle un dubbio ci metterebbe in contraddizione con noi stessi.

Oppure sono state già trovate da chi ci ha preceduto. Qui è importante informarci con una ricerca storica per vedere se il nostro problema è già stato risolto da chi ci ha preceduto.  Esse ci vengono comunicate dai nostri educatori.

Esse sono i princìpi del nostro sapere; contengono potenzialmente o in germe tutto quello che impareremo.  Degli errori ci correggiamo in base alle verità che già conosciamo. Qui abbiamo il dovere di conservare ciò che abbiamo acquisito con certezza e non rimetterlo in discussione.

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Originariamente, all’epoca di Galileo il termine è riferito ai movimenti dei corpi celesti e quindi si riferisce semplicemente al moto fisico, senz’alcun riferimento all’ambito del pensiero o dell’agire umano. È però già del Seicento che il termine comincia ad assumere un significato nell’ambito dell’agire umano.

Il termine progressus da pro-gradior implica l’idea del camminare (gradior) e quindi dell’avanzare. Comporta sì mutamento, ma non necessariamente sostanziale: una persona che cammina è sempre lei, solo che si sposta nello spazio e cambia luogo.

C’è una diffidenza preconcetta verso il nuovo nel sospetto che sia deviazione dalla tradizione. Si fatica a vedere la continuità nelle dottrine proposte dal Concilio e le si vede in rottura con la tradizione.

Responsabilità e compito più che mai urgente per la concordia, l’unità e la pace della Chiesa è l’opera di conciliazione da promuovere da parte dei cattolici normali tra i due partiti avversi dei lefevriani e dei modernisti.

Immagini da Internet

01 dicembre, 2023

Ateismo e salvezza - Quinta Parte (5/10)

Ateismo e salvezza

Quinta Parte (5/10)

Lutero

Il concetto luterano di Dio

Dio non appare a Lutero come causa prima o Essere sussistente, oggetto dell’intelletto, ente primo e perfettissimo, la cui esistenza è affermata a conclusione di un procedimento razionale, che parte dagli effetti sensibili della sua attività creatrice, benché Lutero accetti senza difficoltà il Dio biblico, sapiente, provvidente, onnipotente, creatore del cielo e della terra, giusto e misericordioso, incarnatosi in Gesù Cristo.

In tal senso il concetto luterano di Dio è indubbiamente salvifico, anche se non sa staccarsi da un rivestimento emotivo per rivelarsi nella sua intellegibilità, e lascia implicito il procedimento razionale induttivo ed inferenziale, nascosto sotto un fideismo sentimentale ed antirazionale. Anzi a livello esplicito Lutero sembra raggiungere Dio con una «fede», che sostituisce la ragione corrotta dal peccato originale, fede che non è un prender per vera la Parola di Dio sull’autorità della Chiesa, ma senso spirituale verbalmente inesprimibile della presenza adirata o misericordiosa, terrificante o consolante di Dio. La Parola di Dio, per Lutero, più che essere oggetto di fede, è espressione della fede in quanto comunione con Cristo nella potenza dello Spirito. 

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La Scrittura parla del dio «fatto dalle mani dell’uomo». Essa si riferisce immediatamente alla fabbricazione degli idoli, ma è chiaro che il discorso si può applicare anche all’opera del pensiero o dell’immaginazione, ossia alla produzione di un Dio immaginario non corrispondente al Dio reale.

E allora è chiaro che l’idolatria non è soltanto il grossolano e volgare culto degli idoli, che facilmente diventa o nasconde totemismo, sciamanismo, vuduismo, spiritismo, satanismo, divinazione o stregoneria, ma idoli sono anche quei raffinati concetti di Dio che non rappresentano il Dio reale, ma un Dio inventato ad usum delphini, dove Dio è lo stesso contenuto del concetto.

Ora, posto che siamo noi a produrre i nostri concetti, se formiamo un concetto di Dio non basandoci sul Dio reale, ma mettendo dentro a questo concetto falsi attributi divini, ossia quello che fa al nostro comodo, è chiaro che il contenuto intellegibile di questo concetto non corrisponderà a ciò che Dio è veramente, al Dio reale fuori della nostra anima, ma ad un idolo inventato da noi stessi, estraneo al Dio reale. Non si tratterà più del Dio trascendente, creatore della nostra mente, ma sarà la nostra mente a produrre Dio. Ma Dio qui non è altro che un ente immaginario. Non è altro che un idolo.

Immagine da Internet: Divinità Etrusche

30 novembre, 2023

Il cattolicesimo corrotto di Gianni Vattimo

 

Il cattolicesimo corrotto di Gianni Vattimo

Sul sito La settimana news del 24 novembre scorso è apparso un articolo di Flavio Lazzarin dal titolo Vattimo, il cristianesimo, la verità. Mi rifaccio a questo articolo per quanto dirò, prendendo alcuni pensieri o tesi di Vattimo riportati dall’Autore.

Desidero tuttavia introdurre quanto dirò su Vattimo con un preambolo al fine di inserire il mio discorso nel giusto contesto, perché Lazzarin comincia col dire che oggi la Chiesa è divisa fra tradizionalisti e conciliaristi. Ora, il quadro completo della situazione della Chiesa oggi non è la semplice opposizione fra tradizionalisti e seguaci del Concilio Vaticano II, ma a questo conflitto bisogna aggiungere una distinzione, che è quella tra veri e falsi interpreti del Concilio, ossia tra i veri cattolici fedeli all’interpretazione che del Concilio danno i Papi del postconcilio, i veri progressisti, e gli pseudocattolici modernisti, sedicenti «progressisti», che interpretano per loro comodo il Concilio in senso modernista.  

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Nessun privato, nessun teologo, nessun Vescovo, nessun gruppo nella Chiesa hanno il diritto e l’autorità di attribuire alle proprie idee la qualifica di cattoliche se non sono approvate dalla Chiesa o indipendentemente da quanto la Chiesa definisce come essere cattolico.

È un sofisma anche ciò che dice Vattimo per escludere l’uso della metafisica: «alla scuola di Francesco e Chiara, la Parola di Dio è sufficiente ad alimentare e sostenere la fede dei discepoli». È vero che non risulta che San Francesco a Santa Chiara abbiano studiato Aristotele: ma ciò non toglie valore a quanto ho detto, perché certamente i due grandi Santi sapevano che Dio è Colui Che È e che ha creato il mondo dal nulla. E senza l’intelligenza metafisica queste cose non si capiscono, senza che sia necessario studiare Aristotele.

Immagine da Internet: Gianni Vattimo

28 novembre, 2023

Ateismo e salvezza - Quarta Parte (4/10)

 

Ateismo e salvezza

Quarta Parte (4/10)

Concetti di Dio imperfetti ma sufficienti

Brahmanesimo

La più antica nozione di Dio e di alta qualità la troviamo nella letteratura vedica a partire dal sec. XIV avanti Cristo, scritta da autori ignoti che asseriscono di trasmettere una tradizione sacra (smrti) ricevuta per rivelazione (sruti).

Questa nozione espressa dalla parola Brahman, ha un duplice orientamento semantico: da una parte induce al teismo e dall’altra suggerisce il panteismo. Quindi nel primo senso si tratta di un concetto salvifico, perché l‘io (jivan) o anima (atman) è distinto da Brahman. Abbiamo allora la visione «duale» (dvaìta) sostenuta da Ramanuja nel sec. XIII, di tendenza realistica favorevole alla Trascendenza.

Viceversa, se l’io o l’anima sono visti come apparenza sensibile e fenomenica di Brahman come Io vero, profondo e assoluto (vedi l’Io trascendentale degli idealisti), abbiamo la visione «non-duale» (advaìta), che potremmo chiamare monistica, della quale abbiamo un parallelo in Occidente in Parmenide.  Questa è l’impostazione di Shamkara nel sec. VIII-IX. 

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Il difetto del Dio islamico dipende dal fatto che esso non è basato su di una nozione analogica dell’essere, quindi del vero, della ragione, del bene e della volontà, ma su di una nozione univoca, che per salvare la pluralità, ammette l’equivocità e la contraddizione. Inoltre l’unità divina è intesa così monisticamente, da escludere la Trinità, perché questa, sempre a causa dell’univocismo e della negazione dell’analogia, appare come negazione dell’unità.

Se qui dunque c’è la pretesa di salvare il principio di non-contraddizione, il musulmano non si fà scrupolo di violarlo quando concepisce un Dio benevolo e violento, sincero e bugiardo, crudele e misericordioso.

In tal modo, col pretesto che Dio è il nostro Signore e Legislatore, che decide di ciò che è bene e ciò che male, che può fare e ha diritto di fare tutto quello che vuole, senza spiegarcene i motivi e senza dover render conto a noi, è un Dio che ha diritto di imporci la sua volontà, sicchè noi non possiamo conoscere il perché dei voleri divini. Per cui il musulmano confonde l’incomprensibilità e il mistero dei decreti divini con l’idea che Dio possa comandare o render lecito il peccato e proibire o punire la giustizia.

È evidente allora che il musulmano, partendo dal concetto di un Dio dispotico ed arbitrario, che esercita la violenza ed un potere irrazionale, si sente autorizzato a sua volta da una parte a concedersi anche cose illecite e a comportarsi con gli altri con la stessa licenza, violenza e crudeltà con le quali suppone che Dio si comporti con lui.

Se il concetto di Dio è assunto dall’islamico nei termini descritti dal Concilio, rinunciando all’aspetto difettoso denunciato da Benedetto XVI, il concetto può essere salvifico. Lascia sottintendere l’assunzione di tale concetto l’accordo di Abu-Dhabi stipulato da Papa Francesco col Grande Imam del Cairo Ahmad Al-Tayyeb.

Immagini da Internet

25 novembre, 2023

Ateismo e salvezza - Terza Parte (3/10)

 

Ateismo e salvezza

Terza Parte (3/10)

Alcune considerazioni iniziali

I ragionamenti tortuosi allontanano da Dio

Sap 1,1

La distinzione fra atei e teisti non è facile. Ci sono in gioco due cose: che cosa s’intende con la parola Dio e qual è il giusto concetto di Dio. Al riguardo, tenendo conto di ciò, si può dire che ci sono certamente alcuni che sono indubbiamente atei. Ma ci sono anche alcuni che sembrano atei, ma che in realtà non lo sono. Altri sono teisti senz’alcun dubbio. Altri ancora sembrano teisti, ma in realtà sono atei.

 Chi non parla mai di Dio non necessariamente è un ateo, mentre può essere sostanzialmente ateo un religioso o un teologo accademico che hanno sempre il nome di Dio sulla bocca, ma in realtà non ci credono e non obbediscono a Dio. Ma chi parla di Dio, ne ha un giusto concetto? Non è sempre detto. E si può avere un giusto concetto di Dio senza nominarlo?

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Per poter arrivare al vero teismo, ed evitare l’ateismo esplicito o implicito, occorre essere realisti, aderenti alla realtà esterna, e pertanto riconoscere la veracità, benché non infallibile, del senso e dell’intelletto.

La materia è nello spazio-tempo, che sono accidenti della sostanza, quindi causati, mentre solo lo spirito, nella sua immaterialità, è al di sopra dello spazio-tempo e quindi solo lo spirito può essere creatore e dello spirito e della materia.

Nell’interrogarci sull’origine del mondo e delle cose non possiamo fermarci sul piano dell’essenza, del concetto, della causa formale o ideale, ma occorre porre anche e soprattutto il problema della causa efficiente, che riguarda l’essere extramentale e la realtà esterna indipendente da noi e dalle nostre idee, causa che produce l’essere dal nulla, altrimenti finiamo nell’idealismo e nel  panteismo, come è successo a Spinoza, col confondere Dio con l’idea di Dio, o nell’ateismo, come è successo a Marx, col confondere Dio con la materia e con l’uomo.

La causa prima non può essere, come credeva Kant, un’Idea senza essere Realtà, ma dev’essere coincidenza di pensare ed essere. Per essere quello che deve essere, dev’essere il suo stesso pensare e deve pensare il suo stesso essere, che è pensiero: «Pensiero del Pensiero», come dice Aristotele. 

Immagine da Internet: Ritratto da giovane di Karl Marx

21 novembre, 2023

Ateismo e salvezza - Seconda Parte (2/10)

 

Ateismo e salvezza

Seconda Parte (2/10)

Fenomenologia dell’ateismo

 L’ateo, come Prometeo, si sente potente e capace di operar cose divine; dall’ateismo sorge l’impresa empia della magia, attuata non senza il concorso del demonio, maestro di superbia, sempre pronto ad intervenire laddove l’uomo si lascia ingannare dalla superbia. L’ateo è «tracotante» (trans-cogitans) e «trasgressore» (trans-grediens) perché col suo pensare ed agire esce dai giusti limiti regolandosi col suo solo arbitrio.

L’ateo è l’erede e l’emulo di Adamo che preferisce ascoltare il serpente piuttosto che Dio. Hegel nella sua interpretazione del peccato originale sostiene che il serpente insegna all’uomo come diventare Dio liberandosi dal dominio del Dio creatore il quale proibendo di mangiare dell’albero del bene e del male, gli ha mentito avvertendolo che sarebbe morto.

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Un famoso pretesto per negare l’esistenza di Dio è quello di Epicuro, che Hume riporta in questi termini: «Ha la divinità la volontà di impedire il male, ma non il potere di farlo? Allora è impotente. Ne ha il potere, ma non la volontà? E allora da dove deriva il male?».

Alcuni oggi ritengono che Dio stesso sia debole e sofferente per le sofferenze dell’uomo. Ma è evidente che questo è un concetto indegno di Dio. Altri, influenzati dalle idee di Severino, per il quale tutto è bene così com’è, dicono che la sofferenza è un bene e per questo è un attributo divino. Altri, riprendendo Hegel che si rifà a Spinoza, dicono che ciò che a noi sembra male in realtà è bene.

Sant’Agostino risponde ad Epicuro dicendo che Dio è così buono e così potente, da ricavare dal male un maggior bene, mentre dimostra che l’origine del male non può che addebitarsi alla cattiva volontà della creatura, come è insegnato chiaramente nel libro del Genesi della Sacra Scrittura.

Immagine da Internet: Epicuro


20 novembre, 2023

Il mio appello di cristiano ai fratelli ebrei e musulmani

 

 Il mio appello di cristiano ai fratelli ebrei e musulmani

Ho letto con molta apprensione nel Corriere della Sera del 10 novembre scorso un articolo di Lorenzo Cremonesi nel quale egli traccia un quadro drammatico dello stato d’animo di alcuni Israeliani coinvolti nell’attuale guerra contro i Palestinesi. Quello che mi ha colpito è stato il riferimento fatto da essi a quanto narrato dalla Scrittura circa la conquista della Palestina da parte degli Ebrei, con la cacciata o uccisione delle popolazioni ivi residenti, nella convinzione di adempiere ad un comando di Dio.

Riporto alcune accese dichiarazioni di persone colà residenti, riferite dal giornalista. La loro impostazione fondamentalista mostra quanto importante ed urgente sia l’esegesi storico-critica della Scrittura. Mi vengono in mente le parole di Cristo «avete inteso che fu detto dagli antichi» al c.5 di Matteo. Essi credevano che si trattasse di volontà di Dio, mentre obbedivano ad uno stadio arcaico della coscienza morale, ancora influenzato dalla durezza di cuore conseguente al peccato originale.

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Fratelli ebrei e musulmani, deponete dunque le armi! 

È questa la vera volontà di Dio! 

Gerusalemme è la nostra madre, madre di tutti i popoli.

 

 

E la Palestina è la Terra Santa, terra bagnata dal Sangue di colui Che col suo Sangue ha redento il mondo.


 Immagini da Internet


18 novembre, 2023

Ateismo e salvezza - Prima Parte (1/10)

 

Ateismo e salvezza

Prima Parte (1/10)

Lo stolto pensa: Dio non esiste

Sal 53,2

 

Se non credete che Io Sono,

morirete nei vostri peccati

Gv 8,24

Occorre prendere sul serio la questione dell’ateismo

Scrivo questo saggio perchè faccio mie e parole pronunciate da Benedetto XVI, nella memorabile lettera che egli scrisse ai vescovi il 10 marzo del 2009:

«Il vero problema in questo nostro momento della storia – scriveva quel Papa – è che Dio sparisce dall’orizzonte degli uomini e che con lo spegnersi della luce proveniente da Dio l’umanità viene colta dalla mancanza di orientamento, i cui effetti distruttivi ci si manifestano sempre di più».

Si potrebbe dire per converso che l’umanità resta umana solo in quanto almeno implicitamente crede in Dio e viceversa diventa disumana nella misura in cui abbandona Dio. È impossibile amare l’uomo se non si ama Dio, così come non si può ottenere l’effetto se non si fa leva sulla causa. Parimenti, se c’è l’effetto, c’è la causa che lo produce: chi ama sincerante il prossimo, dà prova di amare Dio, è egli stesso una prova dell’esistenza di Dio, anche se forse si considera ateo, ma, come è stato detto, «crede di non credere». È quella che un tempo si chiamava «fede implicita».

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L’ateismo, come dice Gian Franco Morra, non è una teoria ma un postulato pratico. Non è un sapere, ma un non voler sapere. Non è una cosa saputa, ma una cosa voluta. 

Ecco subito un punto importante, al quale forse molti non pensano: l’ateo sa che Dio esiste, ma non vuole pensarci perché vuole fare la sua volontà e non quella di Dio. 

Simone de Beauvoir diceva: «so benissimo che Dio esiste. Il mio ateismo è che a Dio non ci voglio pensare». Questo non è solo l’ateismo della de Beauvoir, ma ogni ateismo.

Nessuno ignora in buona fede che Dio esiste come io posso ignorare quante sono le isole dell’arcipelago filippino. Sicchè nessuno al momento della morte può presentarsi a Dio dicendo: «Scusami, o Dio, ma non sapevo che Tu esistevi. Non sapevo che peccando offendevo Te. Ti prego allora di non incolparmi dei miei peccati!».

Immagine da Internet: Simone de Beauvoir

13 novembre, 2023

Cristo ha affidato alla Chiesa la interpretazione della Sacra Scrittura

 

Cristo ha affidato alla Chiesa

la interpretazione della Sacra Scrittura

Il piano della divina rivelazione

L’interpretazione della Sacra Scrittura è l’attività della mente umana con la quale essa mostra, spiega e chiarisce il senso di quanto la Scrittura insegna e racconta circa quanto Dio ha detto e fatto per la salvezza dell’uomo e per rivelargli il mistero della sua propria essenza.

La cosa tipica della Bibbia, che la distingue da tutte le altre opere letterarie dell’umanità, anche di carattere religioso, è che nel caso della Bibbia ci troviamo davanti a un complesso di dottrine che non nascono dalla pura ragione o dal semplice ingegno umano, ma da una fonte di verità ben superiore, che è Dio stesso, per cui la ragione non può chiedere alla Bibbia che le si dimostri razionalmente le sue tesi, ma deve porsi in fiducioso ascolto della verità, anche se essa supera le capacità della ragione.

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Lo Spirito Santo muove la Chiesa nel corso della storia, servendosi dell’opera degli esegeti e dei teologi, ad una sempre migliore interpretazione della Scrittura e ad uno sviluppo e migliore conoscenza del dato rivelato, nella fedeltà e nell’esplicitazione progressiva dei contenuti della Sacra Tradizione.

È questo il progresso dogmatico, che non cambia affatto il senso dei dogmi, come credono erroneamente i modernisti, ma al contrario lo capisce sempre meglio.

Restano così sempre per tutto il corso della storia, nonostante i chiarimenti definitivi continuamente fatti grazie al Magistero dei Papi, molti altri testi biblici e proposizioni che ancora rimangono oscuri e richiedono spiegazione. Su di essi si affatica la ricerca degli esegeti, i quali propongono una soluzione. Se essa è giusta, la Chiesa l’approva e viene dogmatizzata.


Accanto e successivamente al lavoro degli esegeti c’è quello perfettivo dei teologi, i quali, partendo dal dogma, dalla ragione e da una buona esegesi, approfondiscono il senso e i contenuti delle verità di fede mediante l’uso della filosofia e delle scienze, e seguendo un ordine sistematico, mostrano come le verità di fede si colleghino tra di loro in una meravigliosa armonia, tutte attorno al dogma del Dio Trino. 


Immagini da Internet:
- San Girolamo, Cesare Dandini, Galleria degli Uffizi, Firenze
- Il Rotolo di Isaia, esposto nel Museo della Bibbia a Gerusalemme


 

Video: https://www.youtube.com/watch?v=PLH55E27c8I