23 aprile, 2023

Considerazioni sulla questione della sofferenza - Prima Parte (1/3)

 

Considerazioni sulla questione della sofferenza

Prima Parte (1/3)

Nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi

                                                                                                                                     I Pt 2,4

Natura della sofferenza

Il discorso sulla sofferenza è sempre attuale e assorbente. Essa è la compagna di tutti i nostri giorni. Moltissime sono le sue forme e i suoi gradi. Spesso e inaspettatamente la incontriamo senza volerla o desiderarla e a volte ce la procuriamo noi stessi o per la nostra stoltezza o per la nostra distrazione o perché riteniamo che ci sia utile. Di per sé non è mai gradita; il gradirla di per sé è cosa patologica; tuttavia possiamo renderla gradita e possiamo anche amarla: è il paradosso cristiano, che vedremo di spiegare in questo articolo. Spesso riusciamo a sopportarla, a volte riusciamo e toglierla o a diminuirla; a volte non ce la facciamo.

Essa ripugna alla nostra natura. Eppure ci troviamo sempre a combattere contro di essa. Il cristianesimo ci dice che è possibile allontanarla, ma proprio passando attraverso di lei. Vediamo in questo articolo come si risolve questo paradosso. Cominciamo col definire che cosa è la sofferenza. Essa è lo stato emotivo di turbamento di un soggetto senziente, conseguente alla percezione di ciò che per il soggetto è nocivo o male, ossia la mancanza di un bene dovuto. 

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/considerazioni-sulla-questione-della.html

«Cor nostrum - come dice Sant’Agostino - inquietum, donec requiescat in te». Qui abbiamo quella «sana inquietudine», della quale ha più volte parlato il Papa, per la quale noi ci sentiamo male lontani da Dio. Infelici coloro che non sentono questa inquietudine benefica e salvifica, che ci conduce a liberarci da ogni sofferenza per una perfetta ed eterna felicità!

Una sofferenza inutile e psichicamente dannosa può nascere da uno sforzo fuori luogo od eccessivo, come è quello che è motivato da un atteggiamento troppo severo e dispotico nei confronti delle proprie passioni o stati emotivi, per esempio di tipo sessuale o di tipo aggressivo. Questa eccessiva durezza con se stessi può nascere da una concezione dualistica del rapporto fra spirito e corpo, per la quale, come già notava Aristotele, si trascura il fatto che l’istinto non è un semplice peso o un oggetto fisico da muovere al cenno della volontà, ma ha una sua autonomia vitale, che chiede di essere governata con rispetto e semmai moderata, ma non ignorata.

La sofferenza suppone dal punto di vista ontologico l’ente creato composto di essenza ed essere, potenza ed atto, sostanza e proprietà, per cui una sostanza creata materiale o spirituale può essere privata di un certo suo atto o qualità o bene che le spetta di diritto, per cui nei viventi conoscenti, dall’animale fino all’angelo, la conoscenza di questa privazione è la sofferenza.

L’origine prima della sofferenza, secondo il cristianesimo, è il peccato dell’angelo alle origini della creazione del mondo. Questi nel paradiso terrestre ha istigato a peccare i nostri progenitori, i quali sono stati da Dio puniti in loro stessi e in tutta l’umanità che da essi avrebbe tratto origine con la cacciata dal paradiso terrestre, la perdita dei doni preternaturali della familiarità con Dio, dell’immortalità, del dominio sull’universo fisico, nonché della scienza di tutto il creato ed inoltre con la perdita dell’innocenza e della giustizia, della perfezione fisica e spirituale, della piena funzionalità dell’intelletto e della volontà, della comunione uomo-donna e della piena comunione sociale, del pieno dominio sulle passioni e del rapporto sereno e costruttivo con la natura.

Immagini da Internet: Adamo ed Eva rimproverati da Dio:
- Francesco Furini
- Tintoretto
- Rubens

17 aprile, 2023

Il mistero dell’essere in Karl Rahner - Mistero dell’essere e mistero di Dio - Quarta Parte (4/4)

 

Il mistero dell’essere in Karl Rahner

Mistero dell’essere e mistero di Dio

 
Quarta Parte (4/4)

La soggettività umana come apertura all’essere e come autocoscienza

Per Rahner alla trasparenza dell’essere (il «categoriale») corrisponde l’incomprensibilità dell’essere (il «trascendentale»), che egli chiama «mistero dell’essere». Ora, però questa autotrasparenza e questa incomprensibilità dell’essere sono ad un tempo quelle dell’uomo e quelle di Dio, giacchè, come si è visto, Dio è l’orizzonte ultimo della trascendenza dell’uomo e l’uomo è la determinazione storica ed empirica del divenire di Dio.

Rahner ammette dunque un rapporto dialogico fra Dio è l’uomo: l’uomo è quell’ente che per essenza è in ascolto di una possibile rivelazione da parte di Dio e Dio per essenza è libero manifestarsi all’uomo. L’uomo è uomo in quanto aperto a Dio e Dio è Dio in quanto divenuto uomo. 

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-mistero-dellessere-in-karl-rahner_17.html

 

Un merito di Rahner è stato quello di stimolare molti ad interessarsi delle questioni fondamentali della vita e dell’esistenza, credenti e non credenti, ha offerto stimoli per una vita cristiana attenta ai valori della modernità, capace di confrontarsi con le sfide del nostro tempo, in linea col rinnovamento promosso dal Concilio Vaticano II.   

Ha fatto un forte richiamo ad un cristianesimo libero e responsabile, attento ai valori dello spirito e nel contempo ai bisogni e alle prospettive del mondo d’oggi.

Rahner ha tuttavia esercitato anche un influsso negativo col promuovere una maniera modernistica di attuare le direttive del Concilio. Nel tentativo di realizzare un tomismo aperto ai valori della filosofia moderna, ha inquinato la visione cattolica con errori provenienti dal protestantesimo liberale e dall’idealismo tedesco, tanto da orientare molti ad un’impostazione tendenzialmente pelagiana e gnostica del cristianesimo nelle classi intellettuali, mentre a livello popolare ha contribuito alla diffusione di quel buonismo, misericordismo e permissivismo che oggi è molto diffuso.

Immagini da Internet: mosaici, Basilica Aquileia

16 aprile, 2023

Il mistero dell’essere in Karl Rahner - Mistero dell’essere e mistero di Dio - Terza Parte (3/4)

 

Il mistero dell’essere in Karl Rahner

Mistero dell’essere e mistero di Dio

 
Terza Parte (3/4)

Trasparenza e misteriosità dell’essere in Rahner

Il sistema rahneriano, come quello di Hegel, risolve la totalità dell’essere nell’autocoscienza dello spirito. Tutto si risolve nel mistero dell’essere come spirito cosciente di sé, che comincia da sé (cogito cartesiano), esce da sé in quanto finito luminoso («categoriale») e torna a sé come mistero oscuro («trascendentale»). Ma il mistero dell’essere viene ad essere ad un tempo il mistero dell’io e il mistero di Dio. 

 Una nozione fondamentale del sistema rahneriano, fonte di tremendi equivoci, che lo minano alla sua base, è quello di «trascendenza», che egli non chiarisce mai sufficientemente, dando adito a due possibili interpretazioni, sulle quali egli gioca continuamente, per dar luogo al realismo e all’idealismo. Il verbo trascendere viene dal latino transcendo, che vuol dire oltrepassare, andar oltre verso l’alto, passare salendo, superare. Rahner poi lo usa in senso riflessivo, come autotrascendenza. 

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-mistero-dellessere-in-karl-rahner_16.html

Una nozione fondamentale del sistema rahneriano, fonte di tremendi equivoci, che lo minano alla sua base, è quello di «trascendenza», che egli non chiarisce mai sufficientemente, dando adito a due possibili interpretazioni, sulle quali egli gioca continuamente, per dar luogo al realismo e all’idealismo. Il verbo trascendere viene dal latino transcendo, che vuol dire oltrepassare, andar oltre verso l’alto, passare salendo, superare. Rahner poi lo usa in senso riflessivo, come autotrascendenza.

È il senso già usato da Sant’Agostino nel suo famoso transcende teipsum. In Agostino il significato è chiaro: egli si riferisce allo sguardo della nostra ragione, la quale, trovando se stessa mancante di fondamento, per trovare questo fondamento, deve salire oltre se stessa e raggiungere così quella luce infinita, che è Dio. È in altre parole lo stesso ragionamento che farà San Tommaso nel mostrare come la ragione, partendo dalla considerazione della contingenza delle cose, si eleva alla conoscenza dell’esistenza di Dio applicando il principio di causalità.


Rahner, invece, che confonde l’essere col pensare, intende l’autotrascendenza agostiniana, che è solo gnoseologica, in un senso ontologico, come se io per il fatto che mi elevo col pensiero e col mio desiderio a Dio, elevassi il mio stesso essere a Lui, cioè potessi sollevare, accrescere o aumentare il mio essere sino a diventare Lui, cosa semplicemente assurda, perché io non posso innalzarmi al di sopra del mio essere, se non è la causa stessa del mio essere che mi innalza.

Posso, invece, e questa è la meraviglia del pensiero umano, ampliare ed elevare il mio pensiero a pensare all’ente infinito, benché la capacità del mio pensiero, essendo un pensiero non autofondato, sia finita.

Immagini da Internet: mosaici Basilica San Marco, Venezia

15 aprile, 2023

Il mistero dell’essere in Karl Rahner - Mistero dell’essere e mistero di Dio - Seconda Parte (2/4)

 

Il mistero dell’essere in Karl Rahner

Mistero dell’essere e mistero di Dio

 

Seconda Parte (2/4)

La dottrina del mistero in San Paolo

Il significato teoretico del mistero appare chiaramente in San Paolo, quando, tessendo le lodi della sapienza divina, dice, stando alla traduzione della Bibbia della CEI: «Quanto sono imperscrutabili (anexeràuneta) i suoi giudizi e inaccessibili (anexicnìastoi) le sue vie!» (Rm 11,33).

Anexerauneta significa propriamente inesplicabile e anixicnìastoi vuol dire ininvestigabile. San Paolo usa il verbo katalambano, comprendere, quando parla della conoscenza dell’«amore di Cristo, che sorpassa ogni conoscenza» (Ef 3, 19). Quindi, come nota acutamente San Tommaso, San Paolo nel riferirsi alla conoscenza di Dio, distingue katalambano, comprehendo da ghinosko, cognosco. In base a questa distinzione, egli afferma che Dio può essere colto o conosciuto dall’intelletto, ma non compreso.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-mistero-dellessere-in-karl-rahner_15.html

Il mistero divino, non è unico, come crede Rahner, ma molteplice. Esistono cioè molti misteri rivelati, oggetto di fede. Questi misteri sono realtà o proposizioni intellegibili, ma il cui contenuto o significato ci sfugge perché è al di là e al di sopra di quanto possiamo capire, anche illuminati dal lume della gloria celeste.

La loro molteplicità dipende dal fatto che la nostra mente è un ente complesso, in quanto creato, per cui la nostra mente apprende il vero solo mediante una composizione di concetti, che è quella del giudizio, nonchè nella molteplicità dei sillogismi. Per questo noi possiamo apprendere il mistero di Dio e di ciò che lo riguarda solo per mezzo di questa molteplicità, dalla quale si ricavano gli articoli del Credo e i dogmi della fede.

Esistono due gradi di conoscenza del mistero divino rivelato: la fede e la visione. La conoscenza di fede è un sapere provvisorio, proprio della vita presente, per il quale il credente accoglie la verità divina nascosta sotto le proposizioni di fede formulate dalla Chiesa, i dogmi e gli articoli del Credo, e velata da immagini e simboli proposti da Dio stesso rivelante. Si tratta di un sapere che può e deve sempre progredire con un continuo approfondimento del contenuto della fede, ma che resta sempre mediato dalla concettualità, per quanto arricchita dal dato rivelato e dalla dottrina della Chiesa.

Ma anche in paradiso Dio resterà un mistero. In ciò Rahner ha ragione. Tuttavia, resterà mistero non nel senso che non vedremo nulla. Qui Rahner ha torto.

Immagini da Internet: Cena in Emmaus e Cristo Pantocratore, mosaici, Duomo Monreale

13 aprile, 2023

Il mistero dell’essere in Karl Rahner - Mistero dell’essere e mistero di Dio - Prima Parte (1/4)

 

Il mistero dell’essere in Karl Rahner

Mistero dell’essere e mistero di Dio

Prima Parte (1/4)

                                                                          Per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero

Ef 3,3

Considerazioni generali

Un oggetto del nostro intelletto può essere chiaro o può essere misterioso. È chiaro se in esso comprendiamo tutto quello che c’è da capire. Sono queste le verità matematiche. Infatti gli enti matematici sono enti di ragione, perfettamente calcolabili, misurabili, controllabili e verificabili dalla nostra ragione.  Invece in tutte le altre scienze, che sono a contatto con la realtà esterna, da quelle sperimentali a quelle filosofiche e teologiche, l’oggetto presenta sempre un lato oscuro, attualmente impenetrabile, che stimola l’intelletto ad una ricerca e ad un’indagine che non hanno mai termine. Il filosofo procede di sillogismo in sillogismo con ragioni necessarie e dimostrative; il teologo cristiano produce argomenti di convenienza, che non sono necessari o dimostrativi, ma che mostrano l’armonia della fede con la ragione.

Il mistero, in generale, è un fatto empirico o narrato o un’asserzione teoretica o pratica, il cui contenuto è conoscibile ed intellegibile e in tal senso è  confusamente comprensibile, ma il suo contenuto attualmente non è esaurientemente e chiaramente comprensibile; infatti il suo contenuto  è nascosto e la ragione di detto contenuto è attualmente ignota, e per questo è attualmente un fatto inspiegabile o la cui causa è ignota, o è un’asserzione intellegibile, ma non attualmente dimostrata, benché possa essere dimostrata razionalmente.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-mistero-dellessere-in-karl-rahner.html

Il mistero della conoscenza dell’essere è il fatto che tutti sanno spontaneamente che cosa è l’essere senza che nessuno l’abbia loro insegnato, ma semplicemente partendo dall’esperienza delle cose.

Il mistero dell’essere è il mistero della sua analogica intellegibilità, della sua unità nella molteplicità, della sua singolarità nella sua universalità, della sua diversificazione nella sua unità, della sua opposizione al nulla.

Il mistero dell’uomo è il mistero di una creatura materiale, composta di anima spirituale e corpo, fatta ad immagine e somiglianza di Dio, fragile, peccatrice e mortale, eppur redenta dal sangue di Cristo, possibile erede della vita eterna, ente finito, eppure con una mente e un cuore capace di conoscere ed amare l’Infinito.


Il mistero dell’essere divino è il mistero dei misteri, il mistero del suo essere sussistente, della sua assolutezza, attualità, semplicità, perfezione ed infinità, della sua infinita personalità, della sua totalità, autosufficienza ed autofondatezza, della sua sconfinata ed illimitata vastità, tuttavia precisa e determinata, della sua inesauribile intellegibilità.

Il mistero di Dio è rappresentato con l’immagine della nube. La nube c’impedisce di vedere il sole. Tuttavia sappiamo che dietro la nube c’è il sole. Così il mistero divino in sé è luminoso, ma ai nostri occhi mortali, alla nostra ragione oscurata dal peccato originale e dalle passioni indomite, si nasconde dietro una nozione confusa e indeterminata dell’assoluto, dell’infinito e dell’essere.

Immagini da Internet: mosaici, Ravenna

11 aprile, 2023

Come può costui darci la sua carne da mangiare?

 

Come può costui darci la sua carne da mangiare?

(Gv 6,52)

Problemi del dialogo ecumenico

Il dialogo ecumenico con i luterani si è fermato attorno a tre punti essenziali di quanto Cristo ha voluto per la nostra salvezza: l’eucaristia, la Messa, il sacerdozio.  È presente il pastore, il maestro, il profeta. Manca il sacerdozio come potere di offrire il sacrificio della salvezza e nutrire la comunità cristiana col cibo eucaristico.

Iniziamo con la questione dell’eucaristia. Essa prevede, come si sa, la consumazione di un cibo che rappresenta Cristo presente nella comunità radunata nel suo nome. Ma come è da intendere questo mangiare e come è da intendere la presenza di Cristo? Nella comunione eucaristica il mangiare fisico si associa ad un nutrirsi spirituale ed è la condizione di un nutrirsi spiritualmente. 

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/come-puo-costui-darci-la-sua-carne-da.html

 

Gesù, presentando ai discepoli un pane spezzato (almeno ciò che ai sensi appariva pane), ha detto loro «prendete e mangiate: questo è il mio corpo», come se ciò che appariva ai sensi come pane non fosse in realtà pane, ma fosse quella sua carne, che in precedenza aveva detto dover essere mangiata per avere la vita eterna? Gli apostoli hanno veramente mangiato la carne del Signore? Certamente. Ma in che modo?

I Padri del Concilio di Trento hanno risposto: spiritualiter, sacramentaliter (Denz.1648) e realiter (Denz.1658). Spiritualiter vuol dire che è stato un mangiare spirituale, un alimentarsi spirituale; sacramenaliter vuol dire misterioso o mistico, ossia razionalmente incomprensibile e verbalmente inesprimibile; realiter vuol dire fisicamente o materialmente, perché la carne di Cristo «è vero cibo» (Gv 6,55) dell’anima e del corpo.

Immagine da Internet: Ultima Cena, Philippe de Champaigne

08 aprile, 2023

I due ladroni - Oggi sarai con me in paradiso - Seconda Parte (2/2)

 

I due ladroni

Oggi sarai con me in paradiso

 
Seconda Parte (2/2) 
 
 AUGURO A TUTTI I LETTORI UNA SANTA PASQUA!

Dice il buon ladrone al cattivo: «Neanche tu, condannato alla stessa pena, hai timore di Dio?», come a dire: «non ti commuove il fatto che il Figlio di Dio abbia voluto patire, Lui innocente, per noi quella pena che noi subiamo giustamente per i nostri crimini, dandoci modo di salvarci unendoci alla sua stessa croce? Come mai non hai rispetto per Dio davanti a tanta prova di misericordia e di amore? Non sei contento di poter espiare le tue colpe grazie al suo sangue? Non vuoi andare con Lui in paradiso?».

L’altro ladrone non riconosce la sua colpevolezza e invece accusa Gesù di essere un falso Messia per non essere capace di salvare se stesso e loro due. Evidentemente non crede al regno predicato da Gesù e per conseguenza non vuole entrarvi. E dove andrà? Quale sarà la sua scelta?  

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/i-due-ladroni-oggi-sarai-con-me-in_6.html

 

Tutta l’umanità si raccoglie dunque attorno ai due ladroni e deve necessariamente dividersi in due: la parte che sta col buon ladrone e la parte che sta col cattivo. Tutti noi siamo dei ladroni crocifissi davanti all’Innocente crocifisso.

In realtà Cristo ci libera dalla concupiscenza, dall’odio, dal peccato, dalla schiavitù di Satana, dall’inferno, dalla morte e alla fine dalla stessa sofferenza, ma passando attraverso la sofferenza purificatrice e redentrice della croce.

 

Immagini da Internet:
- Gesù risorge, Rubens

 

07 aprile, 2023

I due ladroni - Oggi sarai con me in paradiso - Prima Parte (1/2)

 

I due ladroni

Oggi sarai con me in paradiso

Prima Parte (1/2)

Il famosissimo episodio di Cristo crocifisso tra due ladroni, che ci accingiamo a ricordare nel prossimo Venerdì Santo, non è, come appaiono tanti racconti evangelici, un semplice fatto privato accidentale, oggetto di curiosità storica o di gusto per l’aneddotica, ma è, come tutti i racconti del Vangelo, al di là della sua effettiva realtà storica, il simbolo paradigmatico della condizione dell’umanità davanti a Cristo.

Davanti a Lui tutti dobbiamo scegliere, tutti operiamo la nostra scelta: o con Lui in paradiso o contro di Lui all’inferno. Non si può essere neutrali, non ci si può tener fuori; non si può evitare di prender posizione; non si può scegliere Cristo accanto e alla pari di altri valori, così come non possiamo mettere Cristo al secondo posto dopo un altro valore ritenuto supremo. O Cristo è al di sopra di tutto, e allora ecco il paradiso. O non lo è e allora ecco l’inferno.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/i-due-ladroni-oggi-sarai-con-me-in.html


I due ladroni non sono due qualunque personaggi casuali, circa i quali noi potremmo non riconoscerci né nell’uno né nell’altro. Al contrario, nessuno di noi può evitare di riconoscersi o nell’uno o nell’altro. Non in entrambi contemporaneamente per il fatto che esiste un’opposizione radicale dell’uno all’altro. Potremmo essere tentati di farlo, ma sentiamo che è una posizione instabile e alla fine impossibile. Dobbiamo scegliere. E l’oggetto della scelta non è fra due alternative secondarie che possono lasciare intatta o non compromessa la scelta del fine della nostra vita. No. Toccano il senso stesso della nostra vita: o per Dio o contro Dio.
 
Immagini da Internet:
- Crocifissione di Gesù Cristo ed il sacrificio di Isacco, Antonio Vassillacchi detto Aliense

06 aprile, 2023

Circa l’identità del popolo ebraico - Quarta Parte (4/4)

 Circa l’identità del popolo ebraico

Quarta Parte (4/4) 

Popolo messianico

Caratteristica della religione ebraica è la speranza in un Salvatore, «unto del Signore» o Messia, che liberi il popolo dai suoi peccati. È un uomo che rivendica e fa valere i diritti del popolo presso i suoi oppressori. Il Salvatore è chiamato goèl, che si può tradurre con «vendicatore». Vale anche la traduzione con «redentore», nel senso di colui che per liberare una persona prigioniera di un rapitore, persona che appartiene ad un’altra per un legame d’amore, strappa con la forza al rapitore il prigioniero e lo restituisce al proprietario pagando il riscatto alla persona alla quale il riscattato appartiene, onde risarcirla della perdita di colui che viene riacquistato dal redentore.

Ma la cosa importante da tenere presente è che dalle profezie bibliche risulta che il Messia sarà sì un uomo, ma siccome questo uomo emergerà da Israele, cioè sarà un ebreo, lo stesso popolo ebraico in quest’uomo è il popolo-Messia salvatore dell’umanità mediante il sacrificio sacerdotale di se stesso. Israele è un popolo di sacerdoti. Ecco perché Gesù dice che la salvezza viene dagli ebrei. Cioè: viene da me in quanto sono ebreo. Io rappresento il mio popolo. In me e attraverso di me l’ebreo salva l’umanità. Ecco perché Simeone prendendo in braccio Gesù bambino lo chiama «gloria d’Israele». 

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/circa-lidentita-del-popolo-ebraico_6.html

Uno dei pregi della Bibbia ebraica, dal Genesi fino ai libri sapienziali, è la chiarissima distinzione che pone fra natura umana e natura divina. Benchè uomo e Dio siano entrambi persone e l’uomo sia creato ad immagine e somiglianza di Dio, sì che tra di loro può esistere un dialogo, tuttavia gli attributi dell’uno e dell’altro sono opposti: Dio esiste ab aeterno ed in eterno, è lo stesso Essere per se sussistente, è il creatore del cielo e della terra.

L’uomo è una semplice creatura, composta di spirito e corpo, esistente nel tempo e nello spazio, fragile peccatore, mutevole, passibile, mortale.

Ma d’altra parte Gesù è un uomo che dà prova di possedere non solo proprietà umane, ma anche proprietà divine. D’altra parte, è chiaro che la persona umana è distinta dalla persona divina. D’altra parte sarebbe assurdo immaginare Gesù come composto di due persone. È chiaro che Gesù è una sola persona. Ma persona come? Umana o divina? Bisogna scegliere.

Paolo e Giovanni in modo speciale si sono accorti che Gesù, pur essendo uomo, aveva una natura divina. Paolo lo dice chiaro e tondo: Gesù era di «natura divina» (en morfè theù yparcon, Fil 2,5), per cui era «uguale a Dio» (isa Theù, ibid.). Quanto a Giovanni, egli chiama Gesù Logos, evidentemente logos divino, traducendo così il dabar ebraico, parola, sapienza, concetto, idea. Gesù è Figlio di Dio in modo simile al quale il concetto è concepito dalla mente. È generato dal Padre in modo simile al quale la mente genera il pensiero o il pensante proferisce la parola.

Successivamente noi cristiani, quindi, indagando sul mistero di Gesù, nel 325, nel Concilio di Nicea, siamo giunti ad una prima conclusione direttamente ricavata da San Paolo e San Giovanni: la Chiesa ha definito che Gesù è della stessa sostanza o natura del Padre (omoùsios to Patrì). Restava però adesso un altro problema: se Gesù è di natura divina ed evidentemente è anche di natura umana, dunque ha due nature. Ma d’altra parte, alla persona corrisponde normalmente una natura. dunque Gesù sono due persone? Assurdo! Abbiamo allora capito che la nozione di persona non è la stessa che quella di natura.

Anche una persona umana può avere in qualche modo due nature. Per esempio una medesima persona può essere medico e pittore. Abbiamo allora capito due cose: prima, che Gesù non poteva essere una semplice persona umana, benché a tutta prima potesse sembrare tale, perché sennò non poteva essere una persona divina. Ora era ormai certa la sua divinità di Figlio divino dal Padre. Così nel 451 giungemmo al Concilio di Calcedonia, nel quale la Chiesa dichiarò che Gesù è una persona divina in due nature, non due nature accidentali, come nell’esempio che ho portato sopra, ma due nature sostanziali. Peraltro per indicare la natura la Chiesa usò il termine greco fysis.  


Immagini da Internet:
- Volto di Gesù, Sindone, Torino
- Volto di Gesù, Pantocratore, Monreale

05 aprile, 2023

Circa l’identità del popolo ebraico - Terza Parte (3/4)

 Circa l’identità del popolo ebraico

Terza Parte (3/4)

Israele, maestro di sapienza

La sapienza d’Israele ha dato all’umanità i più alti concetti della teologia naturale. Essa completa, innalza e corregge quanto era già stato conquistato da Aristotele: Dio altissimo ed eterno, purissimo spirito, creatore del cielo e della terra, Colui Che È, sapientissimo, leale, onnipotente, provvidente, giusto, clemente, fedele, «misericordioso e pietoso, lento all’ira e grande nell’amore» (Sal 86,15); l’uomo, maschio e femmina, composto di anima spirituale e corpo, dotato di senso ed intelletto, passioni e volontà, inclinato ad agire in obbedienza alla legge morale naturale per il conseguimento del fine ultimo, sommo bene, che è Dio.

Il Dio dell’Antico Testamento è un Dio personale, è un Dio Padre, ma solo nel Nuovo Testamento Gesù ce Lo rivela come Padre del Figlio, per cui il Padre appare come Relazione sussistente di paternità nei confronti del Figlio che è generato dal Padre, Figlio che procede o «esce» dal Padre, come dice Gesù di se stesso, per cui il Figlio, ossia Gesù stesso, è Relazione sussistente di Figliolanza al Padre. Padre e Figlio appaiono così due Persone divine distinte ed uguali nella natura divina, che è Dio stesso come sostanza spirituale, quindi come persona.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/circa-lidentita-del-popolo-ebraico_5.html

La Scrittura insegna l’esistenza di un mondo che trascende quello materiale e terrestre che cade sotto i nostri sensi, un mondo invisibile ai sensi, un mondo puramente intellegibile, ad esso superiore, dal quale questo mondo trae origine ed è governato, un mondo immensamente più prezioso di questo, un mondo dove troviamo la nostra piena felicità, senza per questo negare che anche il benessere fisico faccia parte della nostra felicità. È il mondo dello spirito, rappresentato dall’immagine del cielo. A questo mondo appartengono gli enti più importanti: Dio, gli angeli e le anime umane.

 

Sempre secondo la Scrittura, mentre Dio è Spirito infinitamente santo e per conseguenza lo Spirito del Signore, dono del Signore, è santo, gli spiriti creati si dividono in buoni e cattivi, spiriti celesti e spiriti diabolici. E così similmente ci sono anime sante e anime malvagie, anime beate e anime dannate.

San Tommaso, per interpretare il dato rivelato, ha usato il meglio che offriva la sapienza pagana, e pertanto ha usato provvidenzialmente la filosofia di Aristotele, e quanto Platone poteva offrire alla spiritualità, con grandi vantaggi per la fede e con piena cognizione di causa, sicchè egli non ha affatto piegato i concetti biblici ad una filosofia ad essi estranea, come credeva Lutero, ma ci ha mostrato come essi confermino, superino, correggano e migliorino la luce e la forza della pensare umano e quindi come la scienza, la logica e la ragione siano in armonia con la fede.

Immagini da Internet: Beato Angelico

04 aprile, 2023

Circa l’identità del popolo ebraico - Seconda Parte (2/4)

 

 Circa l’identità del popolo ebraico

Seconda Parte (2/4)

Il dialogo ebraico-cristiano

Benchè a tutt’oggi permanga nella stragrande maggioranza del popolo ebraico il rifiuto di accogliere Gesù come Messia e Salvatore d’Israele, mentre molti ebrei sono addirittura atei, non c’è che da rallegrarsi che il Concilio abbia creato fra cristiani ed ebrei un clima di accoglienza, attenzione, interesse, rispetto e fiducia reciproci, che hanno avuto ed hanno come effetto l’intensificazione delle comunicazioni, delle convivenze comuni, degli scambi culturali, delle conversazioni, delle discussioni teologiche, dei rapporti di amicizia e collaborazione in vari campi.

Tutto ciò ci colpisce e ci rallegra profondamente, se facciamo il confronto con i secoli passati, segnati quasi sempre da incomprensioni reciproche, odii, inimicizie, ingiustizie, persecuzioni, emarginazioni, conflitti sanguinosi,  lancio reciproco di insulti e calunnie, diffusione di notizie false, di ingiuste accuse e diffamazioni, giudizi di condanna globale ed indiscriminata. E bisogna purtroppo osservare che il peso maggiore di questi peccati grava sulle spalle dei cristiani più che su quelle degli ebrei, quasi sempre piccole minoranze rispetto alla maggioranza cristiana. Ma occorre anche osservare che spesso ebrei credenti sono stati perseguitati da ebrei non credenti. Del resto, i primi cristiani, che erano ebrei, non sono forse stati perseguitati da loro connazionali che non hanno accolto Cristo?

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/circa-lidentita-del-popolo-ebraico_4.html

Dovere speciale e compito essenziale per un dialogo con gli ebrei è prendere esempio dalla predicazione di Giovanni il Battista e svolgere nei loro confronti la missione del Battista esortandoli a preparare le vie del Signore.

Giovanni il Battista porta chiarezza su chi era il Messia indicandolo presente ed esortando tutti a seguirlo. Egli presenta l’essenziale della sua missione redentrice indicandolo come l’Agnello che toglie i peccati del mondo. Molte infatti erano le domande e le discussioni circa l’identità del Messia. 

Molti pensavano che fosse un semplice uomo, per quanto straordinario e prediletto di Dio, Nessuno s’immaginava che potesse essere addirittura una Persona divina, Dio in quanto Figlio di Dio, il Verbo incarnato.

Forse poteva farlo lontanamente sospettare la grandiosa profezia del figlio dell’uomo di Dn 7, 13-14, dove il profeta annuncia:

«ecco apparire sulle nubi del cielo uno, simile a un figlio d’uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui, che gli diede potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano; il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai e il suo regno è tale, che non sarà mai distrutto».

 

Pochissimi invece pensavano a un Messia umiliato, castigato e sofferente, che salva il popolo espiando al suo posto i suoi peccati mediante l’offerta sacrificale di se stesso, come predice Isaia (c.53). Invece Gesù, per mandato del Padre, aveva scelto proprio quella strada, che aveva convinto pochi.


Immagini da Internet:
- San Giovanni Battista, Antonio Campi
- Cristo abbraccia la croce, Luis de Morales,

02 aprile, 2023

Circa l’identità del popolo ebraico - Prima Parte (1/4)

 Circa l’identità del popolo ebraico

Prima Parte (1/4)

                                                                                                                       La salvezza viene dagli Ebrei

                                                                                                                                                                  Gv 4,22

Tu sei un popolo consacrato al Signore tuo Dio:

il Signore tuo Dio ti ha scelto

per essere il suo popolo privilegiato

fra tutti i popoli che sono sulla terra

Dt 7,6

 

L’identità del popolo ebraico è un mistero di fede

Risulta dalla rivelazione biblica che il popolo ebraico come entità etnica è prediletto da Dio fra tutti gli altri popoli, in quanto ha ricevuto da Dio la missione di essere mediatore di salvezza per tutta l’umanità e quindi esemplarmente santo fra tutti i popoli.

Dio quindi entra in una speciale comunione con lui, lo considera suo figlio prediletto, gli dona il suo Spirito e la sua legge di vita, è geloso di lui come uno sposo della sposa; non tollera che abbia altri amanti; gli si manifesta come modello di santità: «Voi sarete santi, perchè io sono santo» (Lv 19,2). 

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/circa-lidentita-del-popolo-ebraico.html

Nella visione ebraica Gerusalemme è la madre di tutti i popoli, i quali tutti devono radunarsi a Gerusalemme per adorare il Signore (Zac 14,17.

Gerusalemme è paragonata da Isaia ad una madre che consola ed allatta i suoi figli (Is 66, 10-13).

Perché Pietro ha voluto andare a Roma? Perché Cristo gli aveva fatto capire che per suo mezzo Egli avrebbe trionfato sull’Impero Romano. E difatti, dopo tre secoli di tenacia, di perseveranza, di fedeltà, di umiliazioni, di sacrifici, di martìrii, di fede, di speranza e di coraggio, nel 323 l’Imperatore Costantino gli avrebbe detto: «hai vinto, o Galileo!».  

Pietro, cioè il Papa, alla fine del mondo, compiuta la sua missione, tornerà a Gerusalemme, perché è là che tutti i salvati devono convenire, come profetizza anche l’Apocalisse di San Giovanni.

 
Immagini da Internet: Sull’arco di fondo della Porta Triumphalis del Colosseo, in corrispondenza dell’accesso occidentale al monumento, venne realizzato nel XVII secolo uno straordinario dipinto murale raffigurante una veduta ideale della città di Gerusalemme.