La stoltezza del dubbio cartesiano
Seconda Parte (2/2)
Chi sono io?
La scelta
equilibrata sarebbe stata la concezione aristotelica del composto umano, fatta
propria dalla Chiesa per il tramite di San Tommaso, e che Cartesio aveva a
portata di mano. Ma egli purtroppo, per voler fare l’originale, ancor più
saggio della Chiesa, la scarta.
Infatti, accertatosi
della propria esistenza, Cartesio si domanda:
«Che cosa, dunque, ho io creduto dapprima di essere? Senza difficoltà, ho
pensato di essere un uomo. Ma che cosa è un uomo? Dirò che è un animale
ragionevole? No di certo: perché bisognerebbe, dopo, ricercare che cosa è
animale e che cosa è ragionevole e così da una sola questione cadremmo
insensibilmente in un’infinità di altre più difficili ed avviluppate e io non
vorrei abusare del poco tempo ed agio che mi resta, impiegandolo a sbrogliare
simili sottigliezze» (p.82).
È evidente
che queste difficoltà che Cartesio oppone al definire se stesso come uomo,
animale ragionevole, sono pretestuose, perché Cartesio evidentemente mantiene
il dubbio circa l’esistenza dei corpi, il suo corpo e le cose esterne.
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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-stoltezza-del-dubbio-cartesiano_1.html
Propongo questo articolo come risposta a un Lettore, che pochi giorni fa mi aveva scritto:
Caro Padre
Cavalcoli, …
Nel leggere
sul Suo blog il Suo articolo intitolato "Gratitudine a San Tommaso",
ho appreso che, da ragazzo, Lei rimase turbato dal dubbio cartesiano sulla
veracità del senso, e fu poi guarito da un sacerdote che Le fece riacquisire la
certezza dell'esistenza del mondo esterno.
Devo
confessarLe che, avendo studiato Cartesio, sono stato assalito dallo stesso
turbamento che Lei visse da adolescente, e non riesco a venirne fuori. Come
posso fare per superare il mio angoscioso dubbio?
Cartesio si domanda:
«Che cosa, dunque, ho io creduto dapprima di
essere? Senza difficoltà, ho pensato di essere un uomo. Ma che cosa è un uomo?
Dirò che è un animale ragionevole? No di certo: perché bisognerebbe, dopo, ricercare
che cosa è animale e che cosa è ragionevole e così da una sola questione
cadremmo insensibilmente in un’infinità di altre più difficili ed avviluppate e
io non vorrei abusare del poco tempo ed agio che mi resta, impiegandolo a
sbrogliare simili sottigliezze» (p.82).
Cartesio si è rifiutato di
ammettere che l’io da lui scoperto è semplicemente il soggetto umano, animale
ragionevole. Questo io puro spirito senza corpo, principio e fondamento di tutto
il sapere e dal quale viene dedotto tutto l’essere, compreso Dio, come non appare
un soggetto che si trova troppo stretto nei limiti della semplice umanità?
Come è dimostrabile da
un’analisi dei filosofi che nei secoli seguenti si sono rifatti a Cartesio, il
principio del cogito cartesiano conduce a sostituire il proprio io a
Dio e quindi all’ateismo e al panteismo.
Immagini da Internet:
- Michelangelo
- Scuola Veneta, XVII secolo