16 luglio, 2022

I miei dati

I miei dati

Padre Giovanni Cavalcoli, OP

Convento San Giuseppe - Santuario, 43012 Fontanellato (PR)

Tel.  - Cell. 339.4495966 - email: padrecavalcoli@gmail.com

blog: https://padrecavalcoli.blogspot.com/ 

siti: www.arpatotyn.org - www.studiodomenicano.com

canale You Tube: https://www.youtube.com/results?search_query=arpatotyn

 

Precedenti indirizzi:
Convento San Domenico, Piazza San Domenico n.13, 40124 Bologna Tel. 051.6400411  

Convento San Domenico, Piazza San Domenico n. 5, 17019 Varazze (Savona)


 

Ho pubblicato sulle Edizioni Studio Domenicano di Bologna (ESD), Rivista Sacra Doctrina di Bologna, Riv. Divus Thomas di Bologna, Bollettino di San Domenico di Bologna, Riv. Temi di predicazione di Napoli, Riv. La Madonna di Fontanellato, Ed. Fede&Cultura di Giovanni Zenone di Verona, Ed. e Rivista VivereIn di Monopoli (BA), Ed. Chora Books di Aurelio Porfiri, Ed. Piemme, Rivista Divinitas di Brunero Gherardini, Rivista PATH della Pontificia Accademia Teologica, Riv. Sapienza dei Domenicani di Napoli, Ed. L’Isola di Patmos, e altro.

La mia bibliografia e alcuni link.

 - https://www.domenicani.it/fra-giovanni-cavalcoli/

- http://www.arpato.org/studi.htm

- http://www.studiodomenicano.com/cronaca.htm

- https://www.youtube.com/@ArpatoTyn/videos

Inoltre ho trasmesso Corsi per Catechisti a Radio Maria dal 1995 al 2016.

Partecipato alle attività di Doctor Humanitatis - sezione di Verona S.I.T.A. 

Tenuto Corsi di Esercizi Spirituali a Religiose, Religiosi e Sacerdoti.


 



 

 

 

 


 

14 luglio, 2022

Ancora sul sacrificio di Abramo

  Ancora sul sacrificio di Abramo

Caro Padre Giovanni, innanzitutto, desidero vivamente ringraziarla per l’attenzione e la considerazione che riserva ai miei commenti, come spunti per suoi ulteriori approfondimenti e delucidazioni.

Mi consenta però di continuare a rimanere perplesso dinanzi alla nuova esegesi del sacrificio abramitico, che lei intende propugnare. ...

Caro Bruno, come al solito, rispondo per punti.

Nell’Antico Testamento certi ordini o azioni attribuiti a Dio non possono essere presi alla lettera, perché ne uscirebbe un Dio crudele e fautore del peccato, come per esempio quando la Scrittura dice che Dio indurì il cuore del Faraone, oppure comanda di distruggere Gerico in tutte le forme della vita, dagli uomini fino agli animali, oppure quando comanda a Saul, per mezzo del profeta Samuele, di praticare il cosiddetto herem, che era appunto la distruzione totale di una città nemica, con tutti i suoi abitanti.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/ancora-sul-sacrificio-di-abramo.html

Abramo e Isacco, Mattia Preti

 

Certamente Dio vuole che Abramo compia un sacrificio, ed Abramo è esemplare nell’obbedire, ma Dio non vuole assolutamente un sacrificio umano e questo appare evidente, perché quando Abramo capisce, si rende conto che in realtà Dio non aveva voluto il sacrificio di Isacco, ma il sacrificio dell’ariete.

Immagine da Internet

 

12 luglio, 2022

La Russia e l’Europa - Seconda Parte (2/2)

 La Russia e l’Europa

Seconda Parte (2/2) 

La missione della Russia

È comprensibile che la Russia, il cui territorio comprende anche la Siberia, guardi ad un’egemonia sulle nazioni confinanti, come l’Armenia, gli Stati musulmani, la Georgia, la Moldavia, la Cecenia, la Mongolia, la Cina, la Corea, l’India, il Pakistan, la Tailandia, il Borneo, il Giappone e le Filippine. Tuttavia la Russia è originariamente europea e per la precisione ucraina, dato che essa è nata col Battesimo della Russia di Kiev ad opera di San Vladimiro nel 988.

L’Unione europea, pertanto, non potrà essere veramente europea finché non includerà la Russia fino agli Urali, anche se ciò naturalmente non comporterà nessuna divisione dalla Russia asiatica. Certo l’Europa non è solo un’entità geografica, ma anzitutto culturale e religiosa, avendo comuni radici cristiane. Ma nulla impedisce alla Russia, come sostiene Dugin, di essere un popolo euroasiatico.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-russia-e-leuropa-seconda-parte-22.html

La Chiesa bizantina era a disagio e scandalizzata per il fatto che in occidente, a cominciare dal sec. VII in Spagna, e poi successivamente in Gallia nel sec. VIII e poi in Germania nel sec. IX e finalmente a Roma nel sec. X era stata introdotta nel Credo recitato nella liturgia il famoso Filioque.

I Papi, considerando, dietro suggerimento dei teologi latini, che il Filioque non faceva che spiegare come il Figlio si distingue dallo Spirito Santo avendo comune origine dal Padre, e poiché le Persone divine si distinguono per l’origine, non c’era altro modo per fare questa distinzione che ammettere che lo Spirito procede anche dal Figlio, i Papi accondiscesero all’inserimento della formula, che appare nel Simbolo Niceno-Costantinopolitano che noi cattolici recitiamo a tutt’oggi.

Perché avvenga la pace in Ucraina e sia scongiurato il rischio della guerra atomica, bisogna che Biden e Putin non credano di essere loro i protagonisti di questo dramma. No. La regia dev’essere passata alle guide spirituali, a quelle che s’intendono di Spirito Santo, perché è da qui e non dalla forza delle armi che verrà la pace. 

Immagini da internet:
- Icona russa che raffigura Costantino I fra i Padri conciliari al primo Concilio di Nicea (325)
- Patriarca Cirillo

09 luglio, 2022

La Russia e l’Europa - Prima Parte (1/2)

 La Russia e l’Europa

Prima Parte (1/2)

Dall’oriente all’occidente grande è il mio nome fra le genti

e in ogni luogo è offerto incenso al mio nome

e una oblazione pura, perché grande è il nome fra le genti

Ml 1,11 

La guerra in Ucraina è la conseguenza

della frattura dell’Europa avvenuta nel 1054.

L’attuale guerra in Ucraina mostra in modo lampante le estreme conseguenze della gravissima frattura fra l’Europa occidentale e l’Europa orientale, un tempo interamente cattolica e dipendente dalla guida del Romano Pontefice, frattura avvenuta con lo scisma d’Occidente del 1054, aggravato successivamente dal primato direttivo della Chiesa rivendicato da Mosca su Costantinopoli del 1589. Nel contempo nel 1517 la riforma luterana allontanava ancora di più, a causa delle sue eresie, il cristianesimo europeo occidentale dal cristianesimo ortodosso orientale.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-russia-e-leuropa-prima-parte-12.html

 

Bartolomeo, col suo atteggiamento modesto e dignitoso, aperto al dialogo ecumenico e comprensivo verso l’Occidente, fedele alla Tradizione ortodossa, appare oggi più di Cirillo, troppo compromesso con Putin, l’interlocutore più autorevole dell’oggi più che mai necessario dialogo ecumenico cattolico-ortodosso.

Lo Spirito Santo ha dunque due origini alla pari: il Padre e il Figlio. La Trinità, dunque, non dev’essere intesa secondo uno schema discensivo: il Padre al vertice; dal Padre si scende al Figlio e dal Figlio si scende allo Spirito. È vero che il Padre è l’unica origine di tutta la Trinità, ma è alla pari del Figlio nello spirare lo Spirito. Il Padre e il Figlio sono alla pari in quanto Dio. 

Per capire quindi il Filioque occorre avere una nozione rigorosa dell’unità della natura divina.

Fare ecumenismo vuol dire invitare il fratello al banchetto di nozze preparato dal Padre; fargli capire che nella casa del Padre si sta bene e non si è costretti a mangiare le carrube dei porci.   

L’ecumenista deve fare ogni sforzo per rendere al fratello quanto più amabile e desiderabile possibile il pellegrinaggio verso Roma ed accompagnarlo passo passo fino al conseguimento della meta.

Immagini da Internet:
- Papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo
- Santissima Trinità, Rubens


03 luglio, 2022

Il sacrificio di Abramo

 Il sacrificio di Abramo

Caro Bruno,

con questo articolo rispondo alle opinioni de La Civiltà Cattolica e di Gianfranco Ravasi, così come lei me le ha inviate il 30 giugno u.s.

Continua a leggere:

 https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-sacrificio-di-abramo.html

 

 

Ciò che Abramo ritiene in buona fede di dover fare non è di sacrificare la sua fede, ma di sacrificare suo figlio, in nome della sua fede.




Abramo, probabilmente suggestionato dall’esistenza dei sacrifici umani, sul momento non si rende conto che Dio non può assolutamente volere sacrifici umani, perché lo stesso Salmo 40, 9-10 afferma: “Per quanto si paghi il riscatto di una vita, non potrà mai bastare per vivere senza fine,
e non vedere la tomba”.
Il che vuol dire che l’uomo da solo non può riscattare se stesso.



Immagini da Internet:
- Il sacrificio di Abramo, del Veronese
- David Teniers il giovane, sec. XVII

01 luglio, 2022

La stoltezza del dubbio cartesiano - Seconda Parte (2/2)

 La stoltezza del dubbio cartesiano  

Seconda Parte (2/2) 

Chi sono io?

La scelta equilibrata sarebbe stata la concezione aristotelica del composto umano, fatta propria dalla Chiesa per il tramite di San Tommaso, e che Cartesio aveva a portata di mano. Ma egli purtroppo, per voler fare l’originale, ancor più saggio della Chiesa, la scarta.

Infatti, accertatosi della propria esistenza, Cartesio si domanda:

 

«Che cosa, dunque, ho io creduto dapprima di essere? Senza difficoltà, ho pensato di essere un uomo. Ma che cosa è un uomo? Dirò che è un animale ragionevole? No di certo: perché bisognerebbe, dopo, ricercare che cosa è animale e che cosa è ragionevole e così da una sola questione cadremmo insensibilmente in un’infinità di altre più difficili ed avviluppate e io non vorrei abusare del poco tempo ed agio che mi resta, impiegandolo a sbrogliare simili sottigliezze» (p.82).

È evidente che queste difficoltà che Cartesio oppone al definire se stesso come uomo, animale ragionevole, sono pretestuose, perché Cartesio evidentemente mantiene il dubbio circa l’esistenza dei corpi, il suo corpo e le cose esterne.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-stoltezza-del-dubbio-cartesiano_1.html

Propongo questo articolo come risposta a un Lettore, che pochi giorni fa mi aveva scritto:

 Caro Padre Cavalcoli, …

Nel leggere sul Suo blog il Suo articolo intitolato "Gratitudine a San Tommaso", ho appreso che, da ragazzo, Lei rimase turbato dal dubbio cartesiano sulla veracità del senso, e fu poi guarito da un sacerdote che Le fece riacquisire la certezza dell'esistenza del mondo esterno.

Devo confessarLe che, avendo studiato Cartesio, sono stato assalito dallo stesso turbamento che Lei visse da adolescente, e non riesco a venirne fuori. Come posso fare per superare il mio angoscioso dubbio?

Cartesio si domanda: 

 

«Che cosa, dunque, ho io creduto dapprima di essere? Senza difficoltà, ho pensato di essere un uomo. Ma che cosa è un uomo? Dirò che è un animale ragionevole? No di certo: perché bisognerebbe, dopo, ricercare che cosa è animale e che cosa è ragionevole e così da una sola questione cadremmo insensibilmente in un’infinità di altre più difficili ed avviluppate e io non vorrei abusare del poco tempo ed agio che mi resta, impiegandolo a sbrogliare simili sottigliezze» (p.82).

Cartesio si è rifiutato di ammettere che l’io da lui scoperto è semplicemente il soggetto umano, animale ragionevole. 

Questo io puro spirito senza corpo, principio e fondamento di tutto il sapere e dal quale viene dedotto tutto l’essere, compreso Dio, come non appare un soggetto che si trova troppo stretto nei limiti della semplice umanità? 

Come è dimostrabile da un’analisi dei filosofi che nei secoli seguenti si sono rifatti a Cartesio, il principio del cogito cartesiano conduce a sostituire il proprio io a Dio e quindi all’ateismo e al panteismo. 

Immagini da Internet:
- Michelangelo
- Scuola Veneta, XVII secolo

30 giugno, 2022

La stoltezza del dubbio cartesiano - Prima Parte (1/2)

 La stoltezza del dubbio cartesiano

 Prima Parte (1/2)

Non si può dubitare dell’indubitabile

Ogni uomo sano di mente sa ben distinguere con i sensi e l’intelletto le cose esistenti fuori di lui, indipendenti da lui, nello spazio e nel tempo, le altre persone, il proprio corpo, il mondo e quanto può essere relativo alla sua soggettività: sogno, allucinazione, illusione, sembianza, apparenza, invenzione, creazione, immaginazione, idea.

Anche gli animali sono istintivamente dotati di discernimento nel campo della sensibilità e sanno distinguere il reale dall’apparente, benché anche loro occasionalmente possano essere ingannati o conoscere il dubbio. Ma sanno benissimo di avere cose davanti a loro nello spazio e lo si vede dal fatto che, se il loro senso è sano, le cercano e ne fruiscono, come per esempio il cibo.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-stoltezza-del-dubbio-cartesiano.html

Noi ci accorgiamo degli errori dei sensi utilizzando gli stessi sensi. Si può quindi parlare di errori dei sensi solo dando per scontato che il senso di per sé è verace. 

Cartesio, quindi, fa una cattiva deduzione quando vuole estendere al senso in generale quella illusorietà che è propria di alcune ben precise esperienze sensibili, come quella del bastone apparentemente spezzato. È utilizzando il senso che io, tirando fuori il bastone dall’acqua, mi accorgo che non è spezzato.

Sarebbe impossibile raggiungere la certezza spirituale del proprio esistere, senza il presupposto della certezza iniziale del senso. Se non fossimo certi dell’esistenza e della conoscibilità delle cose materiali che ci circondano (la quidditas rei materialis della quale parla San Tommaso) e che noi stessi siamo, benché animati da un’anima spirituale, non potremmo esser certi di nulla e non potremmo uscire da questa incertezza, come già si accorsero gli scettici greci.

In realtà, noi non scopriamo lo spirito direttamente come gli angeli, ma ne deduciamo l’esistenza con fatica e rischiando l’errore, per analogia e per metafore, come causa e modello di quelle realtà sensibili, che sono l’oggetto naturale iniziale del nostro sapere. Qui non siamo differenti dagli animali. Già il neonato di tre mesi non ha alcun dubbio dell’esistenza della poppa della madre dalla quale prende il latte.

Immagini da internet

29 giugno, 2022

Il ripudio del sacrificio di Cristo in Padre Felice Scalia

  Il ripudio del sacrificio di Cristo in Padre Felice Scalia

Crucifixus etiam pro nobis

Il Lettore che mi ha di recente inviato le tesi di Alberto Maggi, Carlo Molari e Joseph Ratzinger circa il sacrificio di Cristo per avere un mio parere, mi ha inviato allo stesso scopo anche alcuni pensieri del Padre gesuita Felice Scalia, che riporto qui con relativa mia risposta. 

Continua a leggere: 

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-ripudio-del-sacrificio-di-cristo-in.html

Santo Pietro e Paolo

Scalia distorce il pensiero di San Paolo. Quanto a Pietro, è chiaro che non aveva afferrato come Cristo doveva raggiungere la sua gloria attraverso la croce.

San Paolo e la Lettera agli Ebrei riprendono l’insegnamento di Is 53: Il Servo di Dio «si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui. Per le sue piaghe siamo stati guariti».

Chi si unisce alla croce di Cristo è liberato dalla colpa e dalla pena. Soffrendo con Cristo si vince la sofferenza. Questo atto di ricavare la gioia dalla sofferenza senza che essa perda il suo essere sofferenza, è evidentemente un atto che solo Dio può fare nella sua bontà creatrice, un atto a cui rende partecipi i credenti in Cristo, atto che solo Lui può compere, perché comporta il ricavare l’essere dal non-essere, anzi dalla privazione o la mancanza di essere, qual è appunto il dolore e la sofferenza.

Dottor Faust

Un Dio che non chiede sacrifici e promette solo felicità e benessere non è il vero Dio. È quel dio che secondo l’opera di Goethe, si presenta al Dottor Faust proponendogli un patto: io in questa vita ti assicuro piaceri, benessere, fortuna ed onori. Ma tu, quando morirai, verrai con me.  Questo dio dolce, tenero, buono e benevolo è però quel dio crudele che nell’al di là bastonerà a sangue i suoi fedeli per l’eternità. È il demonio.

 

Immagini da Internet

26 giugno, 2022

La concezione idealistica del soggetto umano - Quarta Parte (4/4)

  La concezione idealistica

del soggetto umano

Quarta Parte (4/4) 

Soggetto e oggetto

Si sa come nell’idealismo soprattutto schellinghiano riveste un’enorme importanza il concetto del «soggetto». Esso è collegato al concetto dell’«io», che a sua volta proviene dall’io cartesiano, ossia l’ego dell’ego cogito. Kant lo chiama «io penso». Fichte parla semplicemente dell’Io; Schelling introduce il termine «Soggetto»: l’io di Cartesio, Kant e Fichte è per Schelling il Soggetto. Hegel continuerà a parlare di Soggetto, che però non è più l’oscura intuizione intellettuale pre o ultraconcettuale di Schelling, ma è il Concetto. Il reale, come si sa, per Hegel, è il razionale. L’oggetto della metafisica è lo stesso della logica.

Soggetto e oggetto per gli idealisti rappresentano, a partire da Schelling, la diade di pensiero e realtà, ovvero di ideale e reale. Essa è l’esplicazione dell’opposizione fichtiana fra Io e non-Io, la quale è posta da Fichte per fondare l’origine del diverso. Senonchè però il ricorso alla negazione crea all’interno dell’Io un’opposizione che mal si concilia con quella che dovrebbe essere l’unità originaria dell’Io. Fichte si dibatte in questa contraddizione senza venirne fuori. 

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-concezione-idealistica-del-soggetto_26.html

Il ragionare hegeliano, privo dello strumento dell’analogia, è costretto a operare le distinzioni per opposizioni dialettiche, come per esempio positivo-negativo, essere-non-essere, finito-infinito, esterno-interno, soggetto-oggetto, io-non-io, astratto-concreto. Nel contempo l’aut-aut («sì, sì, no, no») è sostituito dall’et-et, sicchè il pensare cade nella doppiezza e nella disonestà.

Hegel arriva a tesi farneticanti, come quelle per esempio di dire che l’Assoluto è essere e nulla, che vita e morte si richiamano a vicenda, che il bene e il male sono la stessa cosa e che il conflitto bellico è la molla del progresso storico.

Hegel non riesce a cogliere veramente l’essere reale come vi è riuscito San Tommaso. E questo perché? Perché Hegel è rimasto ingannato dall’idealismo cartesiano, che scambia l’idea per la realtà.


Immagini da internet:
- Le conseguenze della guerra, Rubens
- Vittoria del bene sul male, Ricciardi, sec. XVIII

25 giugno, 2022

La concezione idealistica del soggetto umano - Terza Parte (3/4)

  La concezione idealistica 

del soggetto umano

Terza Parte (3/4) 

Kant

La famosa rivoluzione copernicana di Kant non è che un’esplicitazione del cogito cartesiano: il pensiero non gira più attorno alle cose, ma sono le cose che devono girare attorno al pensiero; Kant riprende la pretesa cartesiana di non misurarsi più sulle cose, che giudica inconoscibili, ma pretende che sia esso stesso a stabilire l’oggetto del sapere.

Così la verità non nasce più dall’adeguazione del pensiero all’oggetto, ma dalla produzione del soggetto e dal fatto che il soggetto si adegua a se stesso. L’oggettività della conoscenza non è più data dal fatto che l’intelletto si adegua al suo oggetto, ossia all’ente reale esterno, oggetto che non ha prodotto, ma gli è dato e presupposto, ma è data dal fatto che l’intelletto stesso costruisce il suo oggetto in base alla propria autocoscienza. È quella che Rahner ha chiamato la «svolta al soggetto».

L’io penso kantiano non è atto di una sostanza, la res cogitans di Cartesio, ma è atto del pensare; l’io kantiano esplicita la virtualità dell’io cartesiano di essere una sostanza nella quale il pensare coincide col suo stesso essere sostanza. Già da adesso si profila quello che sarà il «soggetto» in Fichte, Schelling ed Hegel. Per Cartesio l’uomo non ha la facoltà di pensare, ma è un pensante in atto. Kant mantiene la dottrina delle facoltà, ma concependo l’io penso come pensiero in atto, fa un ulteriore passo verso la divinizzazione del pensiero.

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-concezione-idealistica-del-soggetto_25.html

Ci domandiamo ancora come abbiamo fatto con Cartesio: perché mai il sapere dovrebbe partire dall’io e fondarsi sull’io? L’oggetto del sapere non è la realtà? E il soggetto del sapere non è la ragione come tale, che pure Kant aveva mantenuto? Perché allora farla diventare la mia ragione?  Si tratta dell’evidente influsso dell’io cartesiano, per il quale a causa di un indebito passaggio logico la mia ragione diventa la ragione sic et simpliciter e quello che penso io deve valere per tutti.

Ma perché mai dovrei limitarmi a conoscere il mio io? Perché non esiste altro che il mio io. Non è questo forse, come abbiamo visto, l’effetto del cogito cartesiano? La riflessione sul sé certo non è nata con Cartesio, perché è un atto spontaneo della coscienza di chiunque. E non c’è dubbio che, riflettendo sull’atto del nostro pensare, noi ci accorgiamo con assoluta certezza di esistere.


 

Ma perché mai dovremmo restare bloccati nel nostro io? Perchè, cartesianamente, io devo dimostrare che esiste qualcos’altro oltre al mio io, che non sono io. Il cogito mi consente solo di sapere che io esisto. Del resto non so ancora nulla: lo devo ricavare dall’io, perché l’Io è tutto. 

Senonchè bisogna dire con chiarezza che il fondamento del sapere non riguarda solo la conoscibilità della mia esistenza singola, bensì anche quella delle cose e della realtà in generale. La verifica della verità del sapere è fatta quando prendo coscienza del fatto che il mio intelletto ha per oggetto l’ente, partendo dall’esperienza sensibile degli enti materiali a me esterni. Il sapere ha per oggetto l’intera realtà e non soltanto il mio io, per quanto interessante esso possa essere. L’idealismo è affetto da uno spaventoso narcisismo.

Immagini da internet:
- Il pensatore, Munch
- Narciso, Caravaggio
 

23 giugno, 2022

La concezione idealistica del soggetto umano - Seconda Parte (2/4)

   La concezione idealistica 

del soggetto umano

Seconda Parte (2/4) 
 

Il metodo di Cartesio

Per dare fondamento al sapere si può sì iniziare col dubitare universalmente della verità; ma occorre immediatamente rendersi conto che ciò è impossibile, perché implica contraddizione. Infatti, se la verità non esiste, sarà vero che non esiste, giacchè non possiamo pronunciare alcun giudizio senza la convinzione che sia vero quello che diciamo. Inoltre, le prime certezze immediate della ragione e del senso sono indubitabili; dubitarne, anche qui supporrebbe far uso di quelle certezze per negarle.

Nell’acquistare il sapere il dubbio ha certo una funzione essenziale. Si chiama allora «dubbio metodico»: dubitiamo se una data cosa è vera o è falsa, se è buona o è cattiva e vagliamo le possibilità contrarie per vedere qual è quella giusta, che scioglie il dubbio, almeno in via opinabile o ipotetica. Ma è chiaro che per sciogliere il dubbio dobbiamo basarci su princìpi o premesse indubitabili. Giunti a questi princìpi, evidenti per se stessi, dobbiamo fermarci senza pretendere di cercarne altri precedenti, perché non può esserci un prima di ciò che è primo. 

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-concezione-idealistica-del-soggetto_23.html

 

Il voler dimostrare, quindi, come ha fatto Cartesio, ciò che è primo, come i primi princìpi del senso e della ragione, è cosa stolta e irragionevole, così come viceversa è stolto dare per evidente o punto di partenza ciò che è secondo o che è derivato.  Mi riferisco all’autocoscienza. Essa non è il punto di partenza del sapere, ma è un sapere derivato dal vero punto di partenza, che è il contatto diretto con le cose esterne. 


Anche le Confessioni di Sant’Agostino sono la narrazione della storia del suo spirito individuale: quale differenza però dal Discorso sul metodo e le successive Meditazioni metafisiche di Cartesio! 

Nel testo agostiniano troviamo sì uno spirito che ha patito i suoi dubbi e le sue sconfitte; ma quanta abilità, quale linearità e forza d’argomenti in Agostino nel saperci condurre dalle tenebre alla luce e dal dubbio alla certezza!

 
 
Immagini da internet:
- Pierre-Auguste Renoir, Monet dipinge in giardino
- Monica e il giovane Agostino a Cassiciaco, opera di Silvano Crippa (1994)