17 ottobre, 2022

La concezione buonista del peccato - Terza Parte (3/3)

  La concezione buonista del peccato

Terza Parte (3/3) 

I buonisti falsificano la divina Provvidenza

I buonisti hanno di Dio una concezione dimezzata: accettano alcuni attributi, ma ne rifiutano altri, con la conseguenza, però, che, dato che essi sono tutti connessi fra di loro, togliendone alcuni, vengono distrutti tutti, si finisce nell’ateismo e nel nichilismo.

Ammettono un Dio creatore, infinito, eterno, trascendente, sapiente, provvidente, buono, pacifico, misericordioso, amante dell’uomo. Ma non ammettono che possa esistere senza l’uomo, perché secondo loro l’uomo, come dice Rahner, è il «destino di Dio», cioè l’uomo è finalizzato a Dio, ma anche Dio è finalizzato all’uomo, per cui, come dice Hegel, «Dio non è Dio senza il mondo». Si capisce allora che scompare la trascendenza divina.

Dio per i buonisti è per essenza sempre con l’uomo; perdona sempre e non castiga mai. Ciò fa sì che ognuno nutra troppa fiducia di salvarsi, per cui viene meno quel santo timore di Dio, che rende vigilanti nel timore di peccare e quindi facilita la fuga dal peccato. Coloro che cadono più facilmente nel peccato sono infatti coloro che sono troppo sicuri di non peccare. Non che non si debba confidare nella grazia, ma il fatto è che dobbiamo tener conto anche della nostra fragilità, volubilità ed inaffidabilità. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-concezione-buonista-del-peccato_17.html

Se certe azioni della natura, come i cataclismi, i terremoti, le siccità, le alluvioni, le carestie, le epidemie, le bestie feroci recano danno all’uomo, e se la parte materiale dell’uomo è governata da leggi chimiche che prima o poi costringono l’anima ad abbandonare il corpo con la morte, non significa che anche l’azione di questi agenti chimici sia cattiva, perché fa danno all’uomo, giacchè anche qui siamo davanti a un ordine stabilito da Dio, il quale ordine, perché stabilito da Lui, è con ciò stesso buono, e danneggia l’uomo solo come conseguenza del peccato originale.

 

Il buonista, che considera il racconto genesiaco privo di qualunque attendibilità storica, ammettendo il darwinismo ed essendo possibile anche il poligenismo, un semplice mito eziologico per spiegare poeticamente l’attuale fragilità e peccaminosità umane, perde di vista la realtà tragica del peccato nella sua essenza profonda e nelle sue conseguenze umanamente irrimediabili, e lo riduce a un semplice, banale inevitabile incidente di percorso

 Se al vasaio capita di sbagliare nel formare un vaso e viene fuori un vaso deforme, non ha bisogno di confessarsi e invocare il perdono divino, ma semplicemente getta via il vaso malriuscito e prosegue tranquillo nel lavoro.

 
Immagini da Internet:
- Eruzione Vesuvio, Pierre-Jacques Volaire
 

15 ottobre, 2022

La concezione buonista del peccato - Seconda Parte (2/3)

 

  La concezione buonista del peccato

Seconda Parte (2/3) 
 

Il buonismo fraintende il rapporto fra il peccato e la grazia

Il buonismo è la soluzione soporifera e pseudoconsolante del famoso dramma del giovane monaco Lutero, angosciato dal terrore di non sapersi liberare dal peccato, neppure con la confessione e con le più aspre penitenze.  Egli prese troppo sul serio certi passi della Scrittura, che sembrano alludere al fatto che a causa dell’orgoglio nascosto l’uomo non può sapere se è approvato o disapprovato da Dio. Fraintende inoltre il concetto paolino della predestinazione, come se noi fossimo giudicati da Dio non secondo giustizia e verità, ma secondo una volontà senza motivo e senza ragione.

Il buono non può attendersi il premio e il malvagio non ha da temere il castigo, perché Dio, che fa quello che vuole, si riserva di agire così da castigare il buono e da premiare il malvagio. Dunque un concetto errato della libertà divina, separato dalla verità e dalla giustizia. 

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I buonisti interpretano l’opera salvifica di Cristo prescindendo dal sacrificio redentivo e sostituendolo con la passione del profeta e del martire della giustizia, che non retrocede neppure davanti alla prospettiva della morte.

Per i buonisti, eredi liberali di Lutero, Dio non esige da noi nessuna espiazione, nessuna riparazione, nessun sacrificio, ma con tutto ciò ci garantisce che saremo salvi. Oggi i rahneriani hanno peggiorato l’eresia di Lutero con l’aggiungere che anche Cristo non ha compiuto alcuna espiazione, non ha dato al Padre nessuna soddisfazione al nostro posto, non si è affatto sacrificato per la remissione dei peccati. Il suo sangue non è prezzo del nostro riscatto, ma semplicemente sangue di un martire. La sua morte non è stata affatto voluta dal Padre per la nostra redenzione, ma soltanto dai suoi uccisori. Semplicemente Cristo è l’esempio del buon cristiano.

 

Il buonista, nell’opera della redenzione rintraccia giustamente un aspetto di amore e di misericordia, che è fondamentale, ma non è il solo. 

Egli infatti sbaglia quando esclude che sia stata anche, seppur secondariamente, un’opera di giustizia per compensare il Padre per l’offesa ricevuta dal peccato.


 

Immagini da Internet:
- Il Polittico di Gand, Adorazione dell’Agnello Mistico
- Il Polittico di Gand, Vergine Maria

14 ottobre, 2022

La concezione buonista del peccato - Prima Parte (1/3)

 La concezione buonista del peccato

Prima Parte (1/3)

Il male confuso col bene

Una mentalità oggi molto diffusa è quella del buonismo, un modo di vedere e giudicare gli uomini che si proclama liberale, aperto, dialogante, accogliente, pluralista, pacifista, tollerante, inclusivo e comprensivo. alieno dalle condanne e dalle esclusioni, salvo poi a manifestare, come vedremo, un segreto volto di prepotenza, arroganza, doppiezza, aggressività, faziosità, violenza ed oscurantismo.

 Malintendendo la bontà divina di salvare tutti, nonché il fatto che nulla si può opporre ad essa (cf Is 22,22), il buonismo intende questa volontà come se effettivamente essa si attuasse in tutti e quindi come se nessuno disobbedisse a Dio col peccato precipitando nell’inferno. Il male di colpa dunque non esiste, ma semmai soltanto il male di pena. 

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Il male è privazione del bene dovuto, che, come tale, non può essere dato dal semplice non-essere metafisico, che può essere finito o infinito. Il male non è il nulla. Il male dunque non dipende dal semplice essere, non può quindi avere una spiegazione o motivazione ontologica, ma è spiegabile solo con l’intervento di un ente categoriale personale, sia pur aperto alla totalità dell’essere, ossia lo spirito e precisamente la volontà.

Causa del male è dunque la volontà finita, la quale, violando, turbando o sovvertendo l’ordine ontologico e morale stabilito da Dio, ossia il comando dato da Dio, priva l’agente della rettitudine del volere, distorce la direzione della volontà, e priva il paziente che subisce l’atto disordinato, ossia il peccato, del bene che gli spetta, causando in esso il male di pena, dolore o sofferenza.

Il buonismo confonde il buono in senso morale col buono in senso trascendentale, perché per lui l’uomo stesso è un ente trascendentale. 

Invece mentre il buono in senso metafisico non è l’altro che la bontà ed amabilità dell’ente come tale, il bene morale non è il bene dell’ente come tale, ma di quel tale ente, di quel dato e particolare ente che è l’uomo. Per questo non è il bene trascendentale, ma è un bene categoriale adatto all’uomo, un bene, che se manca, si ha il male.

Immagini da Internet:
- Kabul, opera di Shamsia Hassani
- Madonna Odigitria, arte ucraina, Musei Vaticani

11 ottobre, 2022

I diversi significati della giustizia

 I diversi significati della giustizia

 

Pubblico questa interessante trattazione dei diversi significati o modi parlare della giustizia, tratta dalla bozza della tesi di dottorato di Padre Tyn, dedicata alla questione della giustificazione del peccatore. Sappiamo come questo concetto di giustificazione lo ricaviamo dal famoso passo di Rm 3,21, dove Paolo intende la giustizia divina nel senso della misericordia. Ciò tuttavia non toglie la differenza tra giustizia misericordia, per cui la giustizia rimane definita in un modo diverso da quello col quale si definisce la misericordia. Dunque, proprio al fine di fare questa distinzione, il Padre Tomas ci offre qui un importante discorso su come dobbiamo definire la giustizia.

Le note a piè di pagina in parte le ho curate io e sono contrassegnate da un +; in parte sono di Padre Tyn.

Cf. da pag. 319 a pag. 326 bis :

http://www.arpato.org/testi/tesi/dottorato/Bozza/3-4BozzaTesi_307-464.pdf

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/i-diversi-significati-della-giustizia.html

Secondo lui infatti Adamo fu pienamente giustificato nel primo istante della sua creazione con una giustizia strettamente soprannaturale, la quale, oltre all’integrità preternaturale della natura e delle sue facoltà, conteneva anche un perfetto ordine a Dio, fine ultimo soprannaturale della vita umana. Nel primo uomo vi fu una natura distinta dalla sua integrità connaturale ma non dovuta e perciò derivante da un dono preternaturale e dal dono strettamente soprannaturale della grazia santificante, che ordinava perfettamente in Dio ed era principio di vero merito soprannaturale. I tre beni distinti secondo la natura, coincidevano secondo il tempo nello stesso istante della creazione, che terminava al bene della natura, all’integrità della medesima e al suo ordine soprannaturale verso Dio, fine ultimo della vita umana.  

Immagine da Internet: Adamo ed Eva nel paradiso terrestre, Bottega Maestro Genesi

07 ottobre, 2022

La razionalità nella conduzione della guerra

 La razionalità nella conduzione della guerra
 

Con decisioni prudenti si fa la guerra

Pr 24,6

Deprecabilità ed inevitabilità della guerra

Il fenomeno della guerra è indubbiamente un’impressionante, ricorrente e tragica manifestazione di irrazionalità, scatenamento di passioni incontrollate, crudeltà, soprattutto la superbia di chi, divinizzando se stesso, e privo di timor di Dio, crede che tutto dipenda da lui e sia a suo servizio; da cui l’imposizione delle proprie idee come fossero la verità assoluta, l’inganno e la frode per assoggettare il prossimo ai suoi fini perversi, una volontà di potenza, che lo porta a voler dominare, umiliare, rapinare, sfruttare e schiacciare il prossimo, l’ira scatenata, espressione dell’odio assetato di sangue, l’avarizia, la sete di impossessarsi dei beni altrui.

La guerra è una delle conseguenze più macroscopiche, allucinanti, odiose e mortifere del peccato originale, che ha diviso quell’umanità, uomo e donna, che avrebbe dovuto e potuto essere unita, ha posto ostilità dell’uomo contro Dio, ha posto per conseguenza ostilità e divisione fra uomo e donna, fra spirito e carne, tra anima e corpo, tra persona e persona, tra fratello e fratello, tra padre e figlio, tra razza e razza, tra stirpe e stirpe, tra popolo e popolo, tra nazione e nazione, tra uomo e natura. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-razionalita-nella-conduzione-della.html

Bisogna dire che il fenomeno della guerra, soprattutto in questo caso della guerra in Ucraina, ha sempre radici e motivazioni profonde nell’animo umano.

Un conto è che un credente sia convinto in buona fede che Dio la vuole, un conto che un ateo combatta in nome del Partito o per fanatismo o in nome di un’ideologia totalitaria, come sono l’idealismo o il marxismo.

In questo tumulto di passioni, in questo irrompere di violenza fisica e verbale si fatica a sapere qual è la verità o a chi credere, in questo apparire di terrificanti sinistri bagliori ci sentiamo smarriti e impotenti.

Tra tutte le voci tuttavia ne sento una emergere, pur con tutto il carico della fragilità umana: quella di Papa Francesco. L’altra voce, me lo si lasci dire, voce attesa, voce discussa e discutibile, voce debole ma voce dello spirito, voce religiosa, voce che ha alle spalle il millennio del cristianesimo russo, è quella del Patriarca Cirillo. 

Immagini da Internet 

01 ottobre, 2022

Il dialogo di Gesù con l’uomo

 Il dialogo di Gesù con l’uomo

Un Lettore mi ha sottoposto una questione molto interessante, cioè quella del rapporto del pensiero nostro e di quello divino nei confronti della Rivelazione.

In questa risposta io intendo mettere in luce che, se da una parte il nostro intelletto, illuminato dalla fede, può essere elevato ad adeguarsi al dato rivelato, il Verbo divino, che è Dio come lo è il Padre, essendo l’ideatore del piano della salvezza, rivelato nel messaggio evangelico, è invece quella mente che non si deve adeguare al dato rivelato, ma è questo stesso dato rivelato che è adeguato alla mente divina, che lo ha ideato e progettato.

Cf. https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/san-tommaso-riconfermato-dottore-comune.html

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 https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-dialogo-di-gesu-con-luomo.html

 

 

Possiamo dire che la mente umana di Gesù, quando ci spiegava le parabole, si rifaceva a concetti che Egli stesso, come uomo, si era formato osservando la realtà, quindi adeguando il suo intelletto alle cose, mano a mano che ne faceva esperienza mediante i sensi, riceveva una istruzione da sua Madre e da Giuseppe, e faceva delle deduzioni e dei ragionamenti su quello che aveva imparato.


 



Immagini da Internet:
- Gesù a scuola, dipinto, Cripta del Duomo di Siena
- Maria accompagna Gesù a scuola, vetrata, Frauenkirche di Esslingen, presso Stoccarda

 

30 settembre, 2022

Dio non è ambiguo e non vuole un sacrificio umano - Seconda Parte (2/2)

 

    Dio non è ambiguo e non vuole un sacrificio umano

Ancora sul sacrificio di Abramo

Seconda Parte (/2) 
 

Prosegue D. Candido:

«Dal prosieguo del racconto si evince che Abramo ha capito - o ha voluto capire – di dover sacrificare Isacco. Stenderà infatti la mano armata sul figlio, prima di essere fermato dall’angelo (Gen. 22, 10-11). Ma avrebbe potuto fare diversamente e in un secondo tempo si sarebbe potuto giustificare appellandosi al senso letterale del comando di Dio: l’ambiguità dell’espressione divina glielo avrebbe consentito.

Ripeto che il comando divino non è per nulla ambiguo, ma molto preciso: sacrificare Isacco. 

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/dio-non-e-ambiguo-e-non-vuole-un_30.html

 

 

Indubbiamente Dio può chiederci di restituirgli ciò che ci ha dato, ma questo va fatto nel rispetto della vita, perchè Dio è Dio dei viventi, non dei morti. 

E quindi questa restituzione, se si tratta di un figlio, non sarà mai un sacrificio umano
 

 



Immagini da Internet:
- Gregorio Lazzarini
- Tiziano Vecellio

 

29 settembre, 2022

Dio non è ambiguo e non vuole un sacrificio umano - Prima Parte (1/2)

   Dio non è ambiguo e non vuole un sacrificio umano

Ancora sul sacrificio di Abramo

Prima Parte (1/2)

Il nostro lettore Bruno, mi ha fornito ulteriori interventi su questo argomento importante ed appassionante, che è il famoso episodio biblico del sacrificio di Abramo, episodio che davanti all’esegesi moderna suscita delicate questioni e stimola ad una importante tematica concernente la natura del sacrificio cultuale, il modo in cui Dio intende il sacrificio, nonché l’importanza della buona fede e della libertà di coscienza, sempre nell’orizzonte ermeneutico tradizionale della figura di Abramo come padre nella fede ed esempio eccelso di obbedienza e di fedeltà ad un Dio che ci promette una grande abbondanza di frutti di vita eterna.

Di seguito il testo di Bruno con le mie risposte.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/dio-non-e-ambiguo-e-non-vuole-un.html


 

Il sacrificio di Abramo si può considerare una prefigurazione del sacrificio di Cristo. 

Naturalmente di ciò Abramo non era assolutamente consapevole. 

È una considerazione che possiamo fare noi oggi, dopo il fatto del sacrificio di Gesù.

Immagine da Internet:
Ravenna - Basilica di San Vitale - l'ospitalità di Abramo ai tre angeli e il sacrificio di Isacc

28 settembre, 2022

San Tommaso riconfermato Dottore Comune della Chiesa

  San Tommaso riconfermato Dottore Comune della Chiesa

Quando Cristo ha incaricato Pietro di confermare i fratelli nella fede, ha esteso questo potere alla facoltà di indicare tutte quelle cose o valori che motivano la fede, conducono alla fede, facilitano, proteggono e condizionano la fede, rendono possibile o impossibile o permettono la fede, impediscono od ostacolano la fede, illustrano, interpretano o conseguono alla fede, rafforzano e sviluppano la fede, diffondono la fede, applicano la fede nella condotta umana.

Ora è evidente che occorre distinguere chiaramente quella che è la dottrina della fede dalla teologia. La dottrina della fede è la stessa dottrina di Cristo, oggetto della fede teologale e soprannaturale, interpretata dalla Chiesa nel dogma, dottrina divina e quindi assolutamente vera ed infallibile, necessaria alla salvezza. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/san-tommaso-riconfermato-dottore-comune.html

Viceversa Papa Francesco, raccomandando la filosofia di Tommaso, implicita nella sua teologia, ci ricorda che la verità è una sola, è universale ed è di tutti, lumen publicum, come diceva Sant’Agostino, bene comune, e quindi si oppone al relativismo filosofico, falsa libertà e generatore di discriminazioni ideologiche e sociali, deleterio per l’unità e la verità della fede.

27 settembre, 2022

Le condizioni per la pace in Ucraina

 Le condizioni per la pace in Ucraina

Programma della Rivoluzione Europea

 

Tu regere imperio populos, Romane, memento

Virgilio

Avanzo modestamente alcune proposte, che mi sembrano utili per raggiungere la pace in Ucraina.

C’è una prima parte (1-11), che tratta degli aspetti militari, territoriali, giuridici, etnici, economici e politici.

La seconda parte invece (12-13) affronta la millenaria questione dell’unità cristiana dell’Europa, ossia la congiunzione, come diceva San Giovanni Paolo II, dei due polmoni dell’Europa.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/le-condizioni-per-la-pace-in-ucraina.html


 

L'Europa vista dallo spazio

Immagine da Internet

 

 

23 settembre, 2022

Nuove accuse di eresia a Papa Francesco

Nuove accuse di eresia a Papa Francesco 

In occasione della pubblicazione della Lettera Apostolica Desiderio Desideravi del Santo Padre, è apparsa una pubblica dichiarazione firmata da un gruppo di intellettuali cattolici, la quale muove delle accuse gravi ed ingiuste nei confronti dell’insegnamento dottrinale del Papa.

Riporto qui una breve corrispondenza con un Lettore, nella quale io ricordo alcuni principi ermeneutici del Magistero Pontificio, dei quali più volte ho trattato in questo blog, principi che ci aiutano a comprendere come anche questa volta il Santo Padre manifesti la sua genuina autorità apostolica di Successore di Pietro.

Cf. 

https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_letters/documents/20220629-lettera-ap-desiderio-desideravi.html 

-    https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-liturgia-come-servizio-pubblico_23.html

Caro Padre Cavalcoli,

sottopongo alla vostra considerazione la mia opinione personale (e la sottopongo alla valutazione che volete fare) sulla recente lettera di critica dottrinale a Papa Francesco 

Continua a leggere:

https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/nuove-accuse-di-eresia-papa-francesco.html


Papa Francesco I

 

Immagine da :

https://www.vatican.va/content/photogallery/it/eventi/kazakhstan2022.html

22 settembre, 2022

La vera essenza della filosofia moderna - Quarta Parte (4/4)

La vera essenza della filosofia moderna

Quarta Parte (4/4) 

I tre livelli dell’io

Un importante applicazione del trascendentale idealista è la dottrina dell’io trascendentale, ricavato per ampliamento dall’io cartesiano, che è l’io dello stesso Cartesio. Egli infatti, avendo presa coscienza del suo esistere come spirito costituente la fondamentale certezza, si chiede se possiede un corpo e se per caso non è il solo ad esistere nel mondo, dal momento che non ha ancora dimostrato che esistono cose attorno a lui.  

Ora, per risolvere questo arduo problema, Cartesio universalizza il proprio io, allarga l’ampiezza del suo io individuale e ne fa un principio valido per tutti gli io. Così egli ottiene l’io trascendentale o io puro, che abbraccia anche gli altri io diversi da lui. In tal modo egli si assicura dell’esistenza degli altri io.

Ma siccome nell’io trascendentale risiede l’idea di Dio verità assoluta, ecco che dall’io trascendentale Cartesio deduce l’io assoluto o divino, che gli garantisce l’esistenza e la conoscibilità del mondo esterno, mentre il sum rende possibile, come noterà Fichte, l’accostamento dell’io empirico all’Egò èimi di Gesù Cristo aprendo la porta al panteismo.

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 https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-vera-essenza-della-filosofia-moderna_22.html

Davanti al famoso sum cartesiano, gli idealisti si sono ingannati. Non si sono accorti che io, come uomo, posso dire io esisto, non io sono. Solo Dio può dire di Se stesso Io sono (Es 3,14). 

Il sum cartesiano è ambiguo, perché può essere interpretato nei due sensi. 

Ora, mentre nel caso dell’io umano, l’io esisto non ha predicati nominali, l’io sono è seguito da un predicato nominale («io sono un uomo»). Nel caso di Dio, Egli e solo Lui può dire non solo Io esisto, ma anche Io Sono senza predicati. E questo perché? Perché dire io sono senza predicati vuol dire io sono infinitamente ed assolutamente, cosa che conviene solo a Dio, mentre nel caso del mio io, il cui essere è limitato, devo precisare e dire, per esempio, io sono un uomo, in quanto il mio essere è limitato all’esser uomo ed esclude l’esser donna.


Il Sommo Pontefice oppone allo gnosticismo come suo rimedio l’umile riconoscimento delle cose come sono, create da Dio per il nostro bene, il realismo gnoseologico biblico del «primato della realtà sull’idea».

 Immagini da Internet:

- Edward Hopper, I nottambuli
- Boscarati Felice, Donna con cesto di fiori e un uomo che l'abbraccia

21 settembre, 2022

La vera essenza della filosofia moderna - Terza Parte (3/4)

  La vera essenza della filosofia moderna

Terza Parte (3/4) 

La rifondazione kantiana della metafisica

Era un detto corrente presso gli scolastici del preconcilio che Kant sarebbe l’affossatore della metafisica per la sua proibizione all’intelletto di travalicare con puri concetti l’ambito dello sperimentabile. Ora l’oggetto della metafisica va ben oltre il semplice sperimentabile. Dunque Kant distrugge la metafisica. Ma se leggiamo Kant con attenzione, noteremo che egli ci dice che il suo intento, ben lungi dal negare il valore della metafisica come farebbe un volgare empirista sul tipo di Hume o di Comte, è quello di darle una base sicura.

Ora è vero che Kant è l’affossatore della metafisica realista, che è quella vera. Tuttavia egli è convinto di aver fondato la vera metafisica. Per questo nel criticare Kant non basta fermarsi a dire che egli distrugge la metafisica, ma bisogna dimostrare che la sua metafisica è falsa, ossia idealista. Bisogna dimostrare che non può esistere altra metafisica che quella realista.

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 https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-vera-essenza-della-filosofia-moderna_21.html

Kant confonde la materia cosmologica con la materia logica, l’oggetto cosmologico – il sinolo – con l’oggetto logico (ob-jectum). La materia del conoscere, ossia la materia in senso logico non è come la materia cosmologica, che è informata dalla forma, così come lo scultore dà forma al marmo. La materia in senso logico non è altro che l’oggetto del conoscere, così come diciamo che la data cosa è materia di studio.

Per questo la materia del conoscere non viene solo dai sensi, ma è anche l’essenza o forma intellegibile della cosa, che può essere anche spirituale, anche Dio e non solo la cosa sensibile o il fenomeno. La materia sensibile è oggetto della conoscenza sensibile, che abbiamo in comune con gli animali. Non esiste una forma del conoscere così come la forma del formaggio dà forma al formaggio parmigiano.

Il conoscere non è una forma vuota da riempire con un contenuto che viene dal di fuori. L’intelletto non è una specie di bicchiere che dev’essere riempito di vino, ma è una potenza dell’anima mediante la quale l’anima acquista intenzionalmente la forma del bicchiere e del vino. «L’anima, come dice Aristotele, è in qualche modo tutte le cose» mediante la conoscenza. Non dà forma alle cose, ma è intenzionalmente la forma delle cose.

Quindi non solo il contenuto della cosa, ma anche la sua forma vengono dal di fuori, ossia dalla cosa e insieme compongono l’essenza della cosa, che è l’oggetto del conoscere, si tratti di una cosa materiale (materia e forma) o di una cosa spirituale (pura forma).

Immagini da Internet:
- Copia, Michelangelo fanciullo scolpisce la testa del Fauno
- Diego Velàzquez, Il pranzo degli agricoltori


20 settembre, 2022

La vera essenza della filosofia moderna - Seconda Parte (2/4)

 La vera essenza della filosofia moderna

Seconda Parte (2/4) 

Le pretese dell’idealismo

L’idealismo si presenta come la filosofia originaria, la più radicale, la più spirituale, rigorosa, inconfutabile, fondamento del realismo e nel contempo confutazione del realismo oppure legittima alternativa ad esso, il nuovo che sostituisce il vecchio, la verità che sostituisce l’apparenza. Si tratta in realtà di tutte menzogne, che non confuto qui perché sarebbe troppo lungo farlo, ma che da secoli sono state confutate da realisti, filosofi scolastici e tomisti.

L’idealismo pretende di giudicare contradditorio il realismo, quando esso stesso si fonda sulla violazione del principio di non-contraddizione, come apparirà esplicitamente in Hegel, violando il principio sacro dell’onestà e coerenza del pensare, al quale sostituisce la doppiezza e l’ipocrisia.

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-vera-essenza-della-filosofia-moderna_20.html

Realtà esterna che vuol dire? Che è lì davanti a noi senza che l’abbiamo fatta noi. E chi l’ha fatta? Un’altra realtà, superiore, che chiamiamo Dio. Quindi negare la realtà esterna porta all’ateismo o a sostituirci a Dio nel creare la realtà.

Non c’è dubbio che noi cogliamo il reale nel pensiero ed è impossibile contattarlo direttamente senza far uso del pensiero. Ma per contattare col pensiero il reale esterno non siamo obbligati ad uscire ontologicamente da noi stessi, cosa evidentemente impossibile. 

Eppure nella conoscenza avviene in qualche modo proprio così; essa ci fa uscire da noi stessi, essa ci apre ad accogliere l’essenza o la forma delle cose esterne, esterne non solo spazialmente, ma ontologicamente, quindi i valori morali e spirituali e Dio stesso. 

Noi effettivamente, in certo senso, raggiungiamo la realtà esterna uscendo da noi stessi, e come? Immaterialmente ed intenzionalmente, appunto pensandola; ossia la cogliamo come è in se stessa fuori di noi, ma all’interno di noi, ossia del pensiero e della coscienza. In ciò l’idealista ha ragione.

Che cosa è la cosa? Realtà viene da res, cosa, ente: tutti concetti basilari ed intuitivi, che formiamo fin da bambini da soli, senza che alcuno ce li insegni o ce li definisca. Tutti sanno che cosa significano. Ma questo è il realismo.